Cathleen Schine.
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IL LETTO DI ALICE.
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Titolo originale: ALICE IN BED.
Traduzione di: STEFANO BORTOLUSSI
1999. ARNOLDO MONDADORI Editore, MILANO
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Alice non  pi una bambina, ha abbandonato il Paeese delle Meraviglie ed  diventata seducente, irresistibile, irriverente verso il mondo dei maschi. Nella sua camera d'ospedale, dove  costretta all'immobilit da una malattia misteriosa, entrano ed escono genitori stravaganti, innamorati respinti, spasimanti bizzarri e poi medici sedotti e seduttori, infermiere impertinenti, scocciatori di varia natura. Il suo letto diventa cos un folle volano, un osservatorio dal quale il lettore pu intuire gli spazzi smisurati dei desideri non detti, i sentimenti intatti che durano soltanto un minuto, le fantasie amorose rese pi trasgressive dall'insolita condizione.
Ma Alice sa cosa vuole e come ottenerlo: urla, strepita, piange e, alla fine, centra sempre l'obbiettivo, sia esso l'insperata guarigione o un bacio dato al medico pi attraente.
L'autrice della Lettera d'amore ha inventato una straordinaria satira, e dalla stanza di Alice ci avverte che la vita dev'essere giocata, ora e subito. Il Mondo che Stanley Elkin e Philip Roth hanno creato con i loro romanzi ha trovato una nuova scrittrice, coraggiosa, pronta a difendere quei confini con un ruggito e un sorriso.
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L'AUTRICE.
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Cathleen Schine  una scrittrice statunitense.
Nata nel 1953 a Westport, Connecticut, vive e lavora a Los Angeles.
Dopo gli studi di storia medievale compiuti all'Universit di Chicago, ha esordito nella narrativa nel 1983 con Il letto di Alice, su una giovane donna costretta a rimanere sdraiata un anno intero a causa di una misterioso dolore agli arti inferiori.
Dopo altri due romanzi, L'ossessione di Brenda nel '90 e Le disavventure di Margaret nel '93, ha raggiunto notoriet internazionale due anni dopo con la commedia romantica La lettera d'amore trasposta in pellicola cinematografica nel 1999.
L'ex marito, con cui  stata sposata dal 1981 al 2000 e con cui ha avuto due figli, Max e Thomas,  il critico cinematografico David Denby. Oggi la Schine vive a Venice, in California, con la moglie Janet Meyers.
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IL LETTO DI ALICE.
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Capitolo 1.
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Per quattro settimane era rimasta nel letto dei genitori: un lettone gigantesco, pi lungo del normale perch suo padre era alto e aveva piedi grandi. Fissando il soffitto, ricordava quando vi si coricava da bambina, borbottando spazientita mentre sua madre si metteva il rossetto o parlava al telefono. Ogni mattina, prima che facesse completamente giorno, pedinava il padre intorno al letto, posando i piedi sulle enormi impronte di talco che lui lasciava sulla moquette. Lo seguiva nel ripostiglio dove lui teneva le scarpe, nel bagno dove ascoltava il ronzio del suo rasoio elettrico, nel guardaroba da dove provenivano i cartoni delle confezioni delle camicie che lui le dava per disegnarci sopra.
Pack up your troubles in your old kit ba-a-a-ag cantavano all'unisono con la radio.
Sto delirando? domand Alice.
Hai la febbre rispose sua madre, immergendo la pezzuola in un bicchiere di carta pieno d'acqua di lavanda.
Mi sembrava di delirare. Il delirio, se non altro, aveva un che di romantico. Sicura che non sto delirando?
Sua madre rispose che credeva di no e le pass la pezzuola bagnata sulla fronte. L'acqua di lavanda profumava di pulito,
come il cassetto delle camicie da notte di una zitella.
Bere molti liquidi! si raccomand sua madre un minuto dopo, porgendole uno dei bicchieri di carta traboccanti d'acqua che
erano posati sul comodino.
Alice se lo avvicin alle labbra. "Ho riportato danni cerebrali" pens con languore. "L'acqua ha uno strano sapore. Sa di..."
Mamma! Mi hai dato l'acqua di lavanda!  disgustosa.
Ti ho avvelenata! Oh mio Dio, ti ho avvelenata! grid sua madre baciandole le mani.
Il dolore giungeva a ondate roventi, come un vivo imbarazzo.
Partiva dai fianchi e scorreva con raffiche quasi cadenzate fino alle ginocchia, ai piedi e al resto del corpo. Alice gemeva con violenza e avrebbe voluto pestare i piedi per la rabbia, ma a volte non riusciva nemmeno a muoverli.
La notte, il caldo umido dell'estate e lo strano dolore aleggiavano su di lei per poi intensificarsi all'improvviso. "Sto delirando, ne sono sicura" diceva fra s Alice. Le notti erano i momenti peggiori, e sua madre la consolava accarezzandole la fronte. Accanto al letto stazionava un deambulatore, nuovo di zecca ma apparentemente male in arnese; era scalcagnato come pu esserlo soltanto l'alluminio. Quando Alice lo guardava, capiva che non stava delirando. La stanza da bagno incombeva a poco pi di un metro di distanza.
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Cara Katie,
mia madre mi ha detto che sei stata finalmente ricoverata.  terribile?
Lo so, non ti ho pi rivolto la parola dal giorno in cui mi hai tirato addosso quel piatto, ma ti ho pensata. E comunque, da quel giorno - e sai bene che tutto quello che dissi fu "Ciao": non capisco che cosa ti abbia fatta infuriare a quel modo - a quanto pare mi sono ammalata anch'io.  successo circa due settimane dopo che ci siamo viste, al mio rientro al Sarah Lawrence. Stavo facendo la baby-sitter; mi sono alzata per prendere un bicchiere d'acqua per il moccioso e sono caduta! Sono
crollata a terra. Dolore, dolore e ancora dolore alle gambe. Il padre del ragazzino mi ha accompagnata a casa, malgrado dovessi soltanto attraversare la strada. Ho letteralmente strisciato - come uno scarafaggio - in bagno, a letto, al telefono quando il giorno dopo si  messo a squillare. Fortunatamente era un'amica di mia madre, e mi chiedeva se volevo un passaggio per Westport.  venuta a prendermi, mi ha aiutata a salire in macchina e mi ha accompagnata a casa, dove sono rimasta a letto un mese intero.
I dottori non avevano idea di che cosa mi fosse successo. Dapprima hanno creduto che si trattasse di un'infezione, e mi hanno infilato una siringa nel fianco per estrarne il pus. Ci hanno provato due volte, ma niente pus. Allora mi hanno messa in trazione, con questo congegno antidiluviano. Sembrava uno di quegli elettrodomestici pubblicizzati alle ore piccole in tiv: "Affetta! Taglia! Pesta! Monta!". L'hanno sistemato sul mio letto. Sul letto dei miei, a dire il vero; la mia camera 
troppo umida, e una delle pareti sta perdendo l'intonaco (problemi idraulici, credo). Comunque sia, i miei poveri genitori si sono dati il cambio, dormendo uno nella camera degli ospiti e uno sul pavimento accanto a me.  stato molto strano, perch circa tre settimane prima si erano separati. Per questa ragione, mio padre pensa che l'intera faccenda sia psicologica. Si sente molto in colpa. Chiaro, si sente comunque in colpa per aver lasciato mia madre. Ma io sono felice che si siano finalmente separati. Erano dieci anni che litigavano, perch farne una tragedia? A loro, per, non posso dirlo. Non a mio padre, perlomeno:  talmente serio.
E cos ho dormito per un mese in quel letto fradicio. C'era una tale umidit. E io sudavo molto perch avevo la febbre. Un tempo le scarpe che tenevo nell'armadio si ammuffivano, al punto che ho temuto di vedermi crescere il muschio sulle gambe, ma non  successo. Credo di avere una specie di artrite -  quello che ti dicono quando non trovano il pus e non hanno idea di che cosa si tratti - ed  probabile che l'umidit me l'abbia addirittura peggiorata.
Il bagno era a quattro passi dal letto - lo so perch li ho contati - ma per arrivarci dovevo usare il deambulatore. A volte mi posavo dei termofori sui fianchi, e quando non funzionavano mi facevo impacchi di ghiaccio, e quando anche questi non funzionavano mi rimettevo i termofori.
Mi aiutava a passare il tempo e a sviluppare la coordinazione mano-occhio.
Mio padre russava per terra e saltava su gridando "Che? Chi?" al minimo rumore, e ogni volta che gemevo mia madre si precipitava dalla parte opposta della casa. Non so come facessero a sentirmi.
Prender "non classificabile" in tutte le materie, e quest'estate dovr ovviamente rinunciare al viaggio a Firenze con Cindy. Anche lei si sentiva in colpa, visto che ci va in ogni caso, e allora  venuta qui per un fine settimana. Ha cercato di intrattenermi ballando intorno al letto vestita soltanto di borse per il ghiaccio e cantando canzoni di Carmen Miranda. Ha avuto un discreto successo.
Avevo sempre la febbre - circa 39 - e cos i dottori hanno deciso che fosse meglio ricoverarmi in ospedale. L'ambulanza sembrava una giardinetta. Tragitto in barella fino all'auto molto doloroso. Caricata sul retro, mi sono sentita come la spesa al supermercato. Ho urlato parecchio. Mi credono tutti un'isterica. Tranne i miei, naturalmente. Suppongo che nessuno riesca a immaginare una simile sensibilit al dolore. In effetti sembra eccessiva: tanto per darti un'idea, soffro quando la barella
passa sopra le crepe del pavimento di linoleum.
Eccomi qui in ospedale, dunque. A New York, perch pare che il dottore sia bravo. In un angolo della stanza c'erano dei mozziconi di sigaretta, e ancora non si  capito quale sia il mio problema. Non vogliono darmi sedativi perch sono ancora troppo giovane.
Ti scriver di nuovo, quando avr notizie pi allegre. E tu mi scriverai?
So che questa  una lettera molto egocentrica, e che al momento  centrata su un ego non particolarmente interessante - pi che altro piango, urlo e cerco di trattenere la pip, perch camminare fino al bagno fa troppo male -, ma  pur sempre una lettera.
Con amore, Alice.
...
Le tendine divisorie circondavano uno dei letti come lenzuola stese ad asciugare in un vicolo. Dall'interno di una tenda a ossigeno, una donna la guardava con sospetto. Un'altra si drizz a sedere con improvvisa ritrosia, sistemando i fazzoletti di carta e i bicchieri sul comodino come se stesse facendo ordine per un ospite inatteso.
Alice temeva che qualcuno vomitasse o morisse. Cerc di sorridere
educatamente. E se avessero russato, o tossito per tutta la
notte? Si sentiva importuna. Detestava quelle donne.
Non  una vista magnifica? domand la signora accanto a
lei indicando la strada. Era intasata di traffico. Di tanto in tanto
si udivano lontani colpi di clacson. Ho appena subito un intervento.
Be', non sono mai stata robusta. Sospir. Cominci a descrivere
il suo defunto marito - carnagione rosea, brillanti occhi
azzurri, capelli bianchi - e infine prese a singhiozzare.
Oh grid all'improvviso le mie amiche hanno cercato di
presentarmi qualche vecchio sporcaccione in Florida... Il suo
tono, che fino a quel momento era stato affettato come quello di
un omosessuale lezioso, improvvisamente assunse una sfumatura
lasciva, e Alice si chiese con orrore cos'altro avrebbe potuto
rivelarle quella fragile vecchietta. Ma nessuno di loro era all'altezza
del mio amato dichiar lealmente la donna ritornando al tono di prima.
Bene comment Alice con rispetto.
La donna sul lato opposto si era addormentata. La signora
nella tenda a ossigeno era oscurata dal riflesso del sole al tramonto,
ma Alice era sicura che la stesse ancora fissando con aria
irriducibilmente sospettosa.
Suon il campanello dell'infermiera. Quando un donnone gigantesco
si avvicin con passo pesante al suo letto, Alice chiese
la sua iniezione. Attese nell'oscurit finch non si rese conto che
era passato molto tempo da quando l'infermiera se n'era andata,
quindi la richiam.
 va bene, va bene disse il donnone di prima porgendole
una minuscola pillola.
Iniezione protest Alice gemendo e contorcendosi. Il medico
mi ha prescritto iniezioni.
Iniezione? Niente iniezione. Hai chiesto una pillola. Non
avrai nessuna iniezione.
Puntura. Ho diritto a una puntura, voglio la mia puntura.
Vedi forse una siringa nei dintorni? Ho una pillola, non una
puntura. E una pillola  quello che avrai.
Iniezione.
Non sarai tu a dirmelo ribatt l'infermiera. Tutto ci che Alice
poteva distinguere nella penombra erano le sue mani carnose.
Mani che reggevano una bustina e un bicchierino di carta. Ho
gi aperto la confezione della pillola. Che cosa ne faccio se non la
prendi? domand l'infermiera.
La prender pi tardi. Per il momento mi faccia la puntura. 
la prima in tutto il giorno. Ne posso avere una ogni quattro ore.
Dovremo buttarla via dichiar risentita l'infermiera lasciando
cadere la minuscola pallina nel cestino della cartastraccia.
La pillola produsse un colpetto secco, e l'infermiera si allontan.
Ritorn e le fece l'iniezione con mossa energica.
La donna con il marito defunto vomit tutta la notte. Alice
ebbe l'impressione che esagerasse volutamente un po', producendosi
in sonori conati molto prima e molto dopo le crisi vere e
proprie.
La donna nella tenda a ossigeno era morta, come scopr l'infermiere
venuto a misurare la temperatura alle cinque del mattino.
Fredda come il marmo. Alice si chiese se avrebbero davvero
portato via il cadavere con i piedi in avanti, ma gli inservienti
tirarono le tendine attorno al letto e le impedirono di seguire la
scena.
Il mattino successivo Alice fu trasferita in una camera singola.
Sdraiata le disse quel pomeriggio il dottor Witherspoons.
Alice era seduta sul bordo del letto con le gambe ciondoloni, come
le aveva raccomandato il suo medico nel Connecticut. Si stava
preparando al lungo viaggio con il deambulatore fino al bagno,
dove si sarebbe lavata i denti. Leggermente stordita dal dolore,
non sapeva decidersi.
Sdraiata ripet il dottor Witherspoons. Era alto e abbronzato,
e aveva l'aria di essere freddo al tatto. Era il medico curante
di famose squadre di football americano, ed era a propria volta
famoso. Gi, immediatamente.
Ma il mio dottore...
Sdraiata. Il dottor Witherspoons viveva a Westport, e i vicini
di casa di Alice lo conoscevano. Le avevano rivelato che il
suo vero cognome era Wittstein, guidava una Mercedes e aveva
una moglie terribile. Le tue ossa sono infiammate. Devono restare
immobili. Non ti voglio mai pi vedere seduta.
Va bene, va bene rispose lei mentre il dottore si voltava e
usciva dalla stanza.
L'infartuato alla 915 ha bagnato il letto Alice ud annunciare
in corridoio. E non ho potuto fare a meno di notare che Mrs
Pulman  lunga distesa per terra.
Hmmm replic una voce indifferente.
Oygevalt disse una terza, esile vocina strascicata. Oygevalt,
Johnson. Che pasticcio!
Hmmm grugn la voce indifferente. Io non sono Johnson,
e nemmeno lei  Johnson. Lei  Mrs Pulman. Qui non c' nessun
Johnson. E perch non riesce a starsene un po' ferma? Sempre l
ad agitarsi e a scalciare, noi la leghiamo con le lenzuola e lei ci
scivola via, magra com'...
Oy gevalt, Johnson fu la risposta di Mrs Pulman. Oy gevalt,
Johnson.
La porta della stanza di Alice si apr e la possente Miss Darty
entr reggendo una padella.
 sola? grid Alice mentre l'infermiera si avvicinava. Lo
sa che ho bisogno di due persone. La prego, non ci provi da sola.
Fa male, in questo modo. La prego...
Miss Darty non rispose, ma aveva il respiro affannoso, e le
narici frementi e teneva le mani alzate a mezz'aria come gli
strangolatori nei film.
Non mi tocchi! grid Alice quando la donna si accost al
letto. Non si avvicini... Aaauuu....
Miss Darty la sollev con un braccio e le infil sotto la padella.
Se ne pentir minacci Alice, mentre la sua gamba sinistra
si sollevava di scatto in uno spasmo violento. La odio disse,
la gamba destra ridicolmente flessa a rischio di rovesciare la
padella.
Oh, sta per straripare! grid improvvisamente Miss Darty.
Bene!
Corse a prendere un'altra padella e gliela mise sotto, togliendo
quella piena.
Disgustosa, sconsiderata. Evacuare solo una volta al giorno.
E con tutte quelle flebo! brontol uscendo dalla stanza e lasciando
la paziente a piagnucolare con i pugni conficcati nei
fianchi per cercare di frenare le contrazioni che le facevano impallidire
il volto e ondeggiare il letto.
Le ci voleva qualche minuto, la mattina, per familiarizzare
con tutta l'attrezzatura. Ignota, ridicola e un po' sinistra, la circondava
toccandola in modo inconsueto: il vello sotto la schiena;
le babbucce di pelle di pecora a cui erano attaccate cordicelle
munite di pesi che non riusciva a vedere; le aderenti calze
elastiche bianche senza dita; il freddo tubicino di plastica che le
sgocciolava antibiotici nel braccio. A volte, la trazione sferragliava.
Alice sollev una mano. Le sue unghie erano lunghe come
quelle di un mandarino. La vita agiata, che ironia. "Se soltanto
potessi grattarmi la piaga irritata sul coccige" pens. "Un mese
fa non sapevo neppure dove fosse il coccige."
Una graziosa infermiera filippina le aveva fatto la manicure,
dipingendole le unghie curate di un viola bluastro che le sue
amiche trovavano orrendo. "Mani" apostrof in silenzio "avete
un aspetto delizioso." Pallido e delicato, decadente e pericoloso.
"I vecchi si guardano le mani in questo modo" pens. "E i brutti
con belle mani."
Estrasse il grosso specchietto di plastica rossa dal cassetto del
comodino. La sua carnagione era grigiastra, pallida, e gli occhi
erano segnati da solchi scuri come caverne. Abbass le palpebre
e cerc di assumere un'espressione seducente. Le labbra avevano
un colorito leggermente bluastro, ma almeno non erano screpolate.
C'erano due cavit sotto gli zigomi che non le dispiacevano
affatto, e una spruzzatina di foruncoli sulla fronte. Osserv due
lacrime velarle gli occhi e scivolare teatralmente lungo le guance
pallide. Il dolore le pulsava nelle membra. "So che non me lo merito"
si disse.
Si allacci l'orologio al polso. Lo faceva ogni giorno. Brandelli
di antiche abitudini che rimanevano attaccati alla sua nuova
esistenza. Altre abitudini erano scomparse. Aveva smesso di lavarsi
i denti, ma usava ancora il deodorante.
Riflettendoci sopra, si sent eccentrica ed ebbe paura. Afferr
lo spazzolino e se lo pass con vigore sui denti, quindi complet
la pulizia con il filo interdentale. Ripose l'orologio nel cassetto e
consult invece la radiosveglia accanto al letto. Erano le otto in
punto.
Hai visto? Non era poi cos terribile disse Miss Darty alle
otto e mezzo. Miss Darty era una donna corpulenta con la pelle
giallastra e portava sottili, delicati anelli alle dita enormi. Aveva
un tono allegro ma forzato, come quello di chi si rivolge a un
parente arteriosclerotico che s'informa dei risultati scolastici di
uno zio morto da tempo. Non era poi cos terribile. Non so che
cosa avessi tanto da gridare.  soltanto una spugna. E adesso faremo
qualcosa per quelle piaghe da decubito.
Io non ho nessuna piaga.
E non vogliamo che ti vengano, giusto? Ora ti girer su un
fianco: prima venti minuti sul sinistro, poi venti minuti sul destro.
E adesso che cosa succede? Che cos'hai da strillare?
Non posso sdraiarmi su un fianco. Morir. Mi lasci in pace.
Perch non mi lasciate in pace?
Devi metterti su un fianco.
Sdraiarti su un fianco, e comunque non lo far. Se ne vada.
Mi chiami il medico di guardia. Mi chiami il dottore...
 stato proprio il dottore a ordinarlo ribatt Miss Darty. Il
dottor Witherspoons.
E allora, cazzo, che mi giri il dottor Witherspoons. Se lei mi
tocca, la denuncio. Glielo giuro, far un gran casino e citer tutta
la baracca per negligenza. Ma l'inesorabile Miss Darty si avvicin
con la spietata noncuranza che le derivava dalla forza
dell'abitudine, passando sopra le proteste come un panzer annoiato
con i suoi enormi cingoli, e si ferm accanto al lato sinistro
del letto. Alice tese la mano verso il telefono, dando un lieve
strattone al tubicino della flebo, e sollev la cornetta fra s e
l'infermiera.
Chiamer mio padre! annunci.
Stava piangendo, e la sua voce suonava stridula e poco convincente.
Miss Darty, alzando gli occhi al cielo e picchiettando con il
piede sul pavimento, la lasci fare. Quando Alice prese la linea,
disse fra i singhiozzi convulsi: Pap, quest'orribile infermiera
mi vuole girare su un fianco. Lo sai che non posso: mi preme proprio
sull'articolazione. Che cosa stanno cercando di farmi? Il dottor
Witherspoons... Non lo vuole chiamare... va bene... eccola....
Porse la cornetta a Miss Darty, che l'afferr con un piccolo sospiro
e se l'accost all'orecchio, mettendosi la grande mano giallastra
sull'ampio fianco e preparandosi ad ascoltare.
Il suo colorito, solitamente di un malsano giallo limone, si fece
paonazzo. Le labbra rigide e secche cominciarono a tremare.
Miss Darty - azzimato, compiaciuto accessorio della sua uniforme
bianca inamidata e della sua assurda cuffia - prese ad ansimare
e a balbettare.
Bene! Depose la cornetta con violenza e scivol silenziosamente
fuori della stanza.
Miss Darty! chiam Alice, ma l'infermiera non si volt.
Alice attese la rappresaglia. "Oh-oh" pens, vedendo entrare
il dottor Witherspoons.
"Perch i chirurghi ortopedici sono tutti cos magri?" si chiese.
Se il dottor Witherspoons fosse stato un conoscente oppure un
parente, avrebbe forse ceduto alla tentazione di infilargli oggetti
- caramelle o matite - nelle orecchie e nel naso per provocare una
qualsiasi reazione. "Quant' rigido" pens distogliendo lo sguardo
dai freddi occhi azzurri. Visto come stavano le cose, ci sarebbe
voluta qualche granata. Una per narice, una per orecchio, qualcuna
nella tasca del camice bianco, qualche altra nei risvolti dei pantaloni,
granate per via anale, granate per via orale...
Ho dato ordine di girarti su ciascun fianco per venti minuti,
tre volte al giorno, siamo intesi?
No sbott Alice.
Non importa quante infermiere riuscirai a tiranneggiare...
Ma se sono loro che tiranneggiano me! Volevo vederla soltanto
perch...
Non importa quante infermiere riuscirai a tiranneggiare,
verrai girata sul fianco. Venti minuti sul sinistro e venti sul destro.
Tre volte al giorno. Non voglio avere una paziente con le
piaghe da decubito.
Ma dottore, non posso. Lei lo sa che non posso. Le mie ossa
malandate, schiacciate una contro l'altra... Fa male! Ha visto le
radiografie. Me ne ha fatte abbastanza. Sono tutte infiammate, e
mi fanno male! Male!
Mi dispiace disse il dottor Witherspoons, che non sembrava
particolarmente dispiaciuto ma le regole sono queste. Venti
minuti per parte. Tre volte al d. Ogni giorno.
Ma fa male! Alice aveva cominciato a gridare. Il dolore non
fa bene. A quell'osservazione, il dottor Witherspoons si strinse
nelle spalle. Non potrebbe almeno somministrarmi qualcosa
per alleviare il dolore? Almeno un po'? La prego, mi dia qualcosa
lo implor mentre lui si avvicinava al letto. La prego, prima
di girarmi mi deve somministrare qualcosa.
Il dottor Witherspoons sembrava un po' annoiato. Adesso
basta ordin, come un padre esasperato che frenava di botto la
macchina e spediva a casa a piedi l'irrequieta figlioletta di cinque
anni. Sei isterica.
Sar anche isterica, ma ho ragione!
Il dottor Witherspoons si stacc dal fondo del letto, le si avvicin
e la volt. La piccola, ordinata stanzetta prese a girare tutt'intorno.
"Cazzo" pens Alice "sto svenendo."
Perse i sensi soltanto per pochi minuti e si risvegli con una
leggera nausea, mentre un dolore lancinante la teneva stretta
con l'oppressiva familiarit di un compagno diventato insopportabile.
Pens che portasse male dire che voleva morire. Voleva soltanto
che il dolore se ne andasse. Non voleva morire. Si sentiva
come se volesse morire.
"Perch quel dottore veste di nero?" si domand osservandolo
attraverso una nebbia da farmaci. "E chi mi ricorda?" Era magro e
calvo, gli zigomi alti in un volto scarno color carta e il naso adunco
e sottile come un'ostia. "Quale dottore si veste di nero?"
Alice Brody disse lui in tono grave.
"Dante!" pens lei. Sopra il suo banco, in classe, aveva attaccato
una cartolina con la maschera funebre di Dante. "Assomiglia
alla maschera funebre di Dante con gli occhiali."
Alice Brody ripet l'uomo. Io sono il reverendo Householder.
Ah. Non era un dottore. Era un prete. "Sto morendo?" si
chiese Alice. " venuto a darmi l'estrema unzione?" Era tanto
stanca. Forse stava morendo. Nella penombra non riusciva a capire
se fosse mattino presto, pomeriggio inoltrato o soltanto una
brutta giornata grigia. Le veneziane erano abbassate, e incerte
strisce di luce debole aleggiavano attraverso le fessure. La stanza
era tranquilla ed estranea. Il dottor Dante era cos alto che riusciva
a stento a vederne il volto. Era cos magro che poteva a malapena
metterlo a fuoco. Dov'era sparito? Perch se n'era andato? Era
un immunologo? O un reumatologo? Oppure soltanto un altro
chirurgo ortopedico?
Alice Brody ripet lui in tono severo, e lei apr gli occhi.
" quel prete" pens. "Sto morendo." Le lenzuola erano intrise
di sudore, malgrado la stanza fosse fredda. "Le sue labbra"
not "sono bluastre quasi quanto le mie."
Sei un membro del tempio di Park Hill? le domand.
Eh?
Sei...
Lei annu, risvegliandosi un po' al pensiero dell'orrenda costruzione
moderna.
S disse il reverendo Householder. Le sue dita intrecciate si
contorcevano come vermi in un pezzo di legno. Preghiamo.
Eh? Va bene, ma...
Le sue mani si distesero su di lei, sfiorandole il volto. La sua
voce si distese su di lei come le mani. Parlava con quel tono confidenziale
che gli uomini di chiesa sembrano usare sempre con i
perfetti sconosciuti che devono assistere. "Spero non stia cercando
di convertirmi" pens Alice.
Amen concluse il reverendo Householder.
Ciao rispose Alice, lieta che non le avesse dato alcun opuscolo.
Ma il reverendo Householder torn spesso. Aveva con s una
lista di nomi e tracciava un segno accanto al suo ogni volta che
si girava per fare la propria tenebrosa uscita di scena. Quest'uomo
non  di nessun conforto" si disse Alice, sebbene ormai
sapesse che la sua comparsa non significava che lei stesse morendo.
"Quest'uomo si veste di nero, spunta nomi dal suo elenco,
assomiglia alla maschera funebre di Dante e parla di ombre
e vallate." Aveva il volto bianco come la carta, ma la fronte scura
di preoccupazioni, e Alice si chiese se non stesse diffondendo
i germi da un paziente all'altro del suo elenco.
Preghiamo diceva lui chinando la testa calva dall'aspetto
ascetico.
Meglio di no. Ma dopotutto stava soltanto cercando di aiutare,
di essere gentile. Una specie di pastore ecumenico, probabilmente.
E cos Alice decise di essere educata, anche se lui non faceva
che aggrottare la fronte e leggerle passi della Bibbia.
"La mia carne  coperta di vermi e zolle di terra; la mia pelle
 lacerata, ed  diventata repellente" recitava lui.
Alice sorrideva cortese, annuendo.
Amen diceva il reverendo Householder con tetra dignit
nel suo tono di voce sommesso.
Ciao sospirava Alice con sollievo quando lui si allontanava
lentamente verso la porta.
"Tremate!" recitava il reverendo Householder sollevando il
naso verso il soffitto. "Tremate, o donne agiate; toglietevi le vesti
e denudatevi..." Seguivano altri discorsi sulla semina, i lombi
e i servi.
"E io distrugger tua madre" disse un giorno, ritraendo
lentamente le lunghe mani che le aleggiavano sul volto come
nuvole basse. Amen. Le giunse con aria soddisfatta.
Ah, Alice disse puntando ancora una volta il naso dantesco
verso il soffitto e quindi riabbassandolo su di lei. Ah, Alice,
bambina mia, spero che tu ti riprenda presto da queste sofferenze.
E non vedo l'ora che tu venga in chiesa.
Chiesa? domand lei. Io, in chiesa?
Ma certo, Alice. Al tempio metodista di Park Hill.
Chiesa? Tempio metodista? E chi ha mai sentito parlare di
un tempio metodista? Il tempio di Park Hill  ebraico. Certo, 
riformato, ma non  metodista.  a Westport, nel Connecticut,
ma non  metodista!
Il reverendo Householder era paonazzo. Oh! esclam. Oh!
Alice non avrebbe mai immaginato che il reverendo Householder
fosse in grado di darsela a gambe, ma fu ci che gli vide fare
in quel momento, in direzione della porta.
Be', comunque, che Dio ti benedica! grid, cosa che lei, considerate
le circostanze, trov alquanto gentile.
Chiam l'infermiera per la sua iniezione. Erano le undici, e
voleva cercare di dormire. Le gambe le pulsavano.
 troppo presto annunci la voce dall'altoparlante sul muro.
Te ne  stata fatta una alle otto.
Alle otto del mattino. Me l'avete fatta alle otto di stamattina.
Alle otto.  scritto sulla tua cartella clinica.
Del mattino. Alle otto del mattino!
Discusse con la stridente, gracchiante scatoletta e fu poi costretta
a gridare ripetutamente: Mattino! e a percuotere la
sbarra del letto con un cucchiaio finch qualcuno non si degn
di controllare.
Inservienti vestiti di bianco entravano ogni giorno nella stanza
spingendo una barella.
Radiografia! annunciavano avvicinandosi per sollevarla e
coricarvela sopra.
Aaahhh! Indietro! Chiamate un'infermiera! gridava Alice.
Oddio udiva borbottare in corridoio. E va bene, arriviamo
fra un minuto.
Le due ridacchianti infermiere si cambiavano ogni giorno le
uniformi pastello, si lamentavano di non uscire mai con nessuno
e stavano in piedi accanto a lei da una parte del letto. Dall'altra
parte, al di l della barella, c'erano un inserviente e la corpulenta
Miss Darty. Alice chiudeva gli occhi e tratteneva il respiro,
e i quattro le infilavano le mani sotto le ginocchia, i fianchi, la
vita, le spalle e tutto il resto, e spingendola da un lato e tirandola
dall'altro la spostavano dal materasso alla barella. A quel
punto, mentre lei gemeva e contraeva le gambe per il dolore,
l'inserviente la spingeva lungo il corridoio come se fosse un appendiabiti
a rotelle.
Attenzione, attenzione gridava allegramente ai vecchietti
in vestaglia che si aggiravano sospingendo i trespoli della flebo.
Fate largo!
Quando sua nonna era morta, Alice l'aveva vista distesa su
un piano smaltato di bianco all'obitorio, e aveva pensato a
quanto si sarebbe sentita scomoda se fosse stata ancora viva.
"Avevo ragione" pensava mentre veniva scaricata, senza troppe
cerimonie, sul piano freddo e duro come il ferro del tavolo da
radiografia.
Ma spesso quel movimento la faceva svenire, e un giorno
chiese di essere lasciata sulla barella. Le risposero che le radiografie
sarebbero venute meno bene, ma Alice si mise a strillare
in modo cos assordante, insistente e orribile che gli inservienti
furono costretti a rivedere i loro criteri di valutazione e ad arrendersi.
Una volta che lei era distesa sotto la macchina per i raggi X,
l'operazione si svolgeva senza sorprese. Gli spasmi del trasferimento
sulla barella e del tragitto di solito si placavano, e Alice si
limitava a trattenere il fiato a comando. Le raccomandavano di
stare ferma, malgrado lei facesse sempre di tutto per non muoversi.
Dopo una settimana introdussero un nuovo tipo di radiografia.
Le spinsero le gambe, che si piegavano a malapena, verso
l'alto, avvicinandole il pi possibile le ginocchia al petto. Un assistente
gliele tenne in posizione facendo forza con tutto il suo
peso, mentre strani ritagli geometrici di gommapiuma le venivano
applicati sui fianchi, sulle ginocchia e sulle gambe. L'assistente
lasci la presa, e Alice si rese conto di essere costretta in
quell'orribile posizione da quei triangoli, quadrati e cerchi che
le erano sembrati tanto innocenti. Il dolore era cos intenso che
sentiva soltanto una sorta di gigantesca, traboccante ondata di
calore.
Chiedi il grembiule di piombo quando ti fanno le radiografie
le consigli suo cugino Sam, che studiava medicina. Per
proteggere le ovaie.
Come puoi fare una radiografia delle anche senza esporre le
ovaie, Sam?
Lui rimase in silenzio per un minuto. La linea telefonica era
disturbata dai crepitii dell'interurbana.
Be', non volevo allarmarti disse infine. Com' il vitto?
L'inserviente sospingeva canticchiando la barella lungo i corridoi.
Le fenditure fra i riquadri di linoleum sembravano irregolari
e profonde come buche stradali. Alice dava un gemito a
ogni giro delle rotelle.
Aaaaaahhhhhh piagnucolava.
Me and Mrs Jo-o-o-nes canticchiava l'inserviente. We got a
tha-a-a-ang goiri on...
Benvenuta! grid un tecnico magro con le orecchie a sventola.
"Il risultato dell'esposizione alle radiazioni? E non ha capelli!"
Benvenuta, benvenuta. Prendi posto per lo spettacolo. Brava
cos, non ti muovere. E non respirare. Azione! Respira... Trattieni
il fiato... Respira! Sfil le pesanti lastre scorrevoli da sotto il
corpo di Alice e le port in una camera oscura dalla quale provenivano
brontolii sinistri. Quando ricomparve, teneva in mano
due radiografie flosce. Le fiss su uno schermo luminoso.
Di-na-mite! esclam.
Gli spazi fra i due femori e le rispettive cavit non esistevano
pi. Fra le due spettrali masse ossee non vi era alcuna sottile linea
grigio-nera. C'era una massa bianca e bitorzoluta. "Ci credo
che non posso muovermi" pens Alice. "Sono incastrata."
Aaaaaahhhhhh! gemette. Oooooohhhhhh!
Let's get it on... canticchiava l'inserviente sospingendola
verso la camera. Merda, merda, merda mormorava Alice singhiozzando.
A volte fingeva che le ondate di dolore fossero onde vere e
proprie. Non fragorosi cavalloni, bens le piccole onde della sua
infanzia, quelle che lambivano ritmicamente gli scogli coperti di
alghe della banchina sulla quale lei stava seduta a guardare le
vele bianche in lontananza, i gabbiani chiassosi e di tanto in tanto
un'anatra che tuffava la testa sott'acqua. Il sole rimbalzava
sulla superficie del mare come un sasso piatto, non tre, quattro
volte, e nemmeno cinque o sei, ma centinaia, fino a Long Island.
Certi giorni poteva vedere l'isola lunga, piatta e curva al di l
dello stretto. Altri giorni scorgeva soltanto i tre alti fumaioli di
Port Jefferson. C'erano minuscoli insetti gialli nelle pozzanghere
che si formavano lungo la banchina. Bambini grassocci che
non aveva mai visto sfilavano a bordo di automobili con le targhe
azzurre e arancioni di New York. Quando sedeva in riva al
mare, poteva vedervi guizzare i pesciolini.
Suo padre le infilava un paio di minuscoli occhiali da sole e
sua madre si sedeva sotto un ombrellone verde e giallo e le disegnava
figure sulla schiena con la crema solare. Alice leccava
ghiaccioli colanti finch non cadevano dagli stecchini, e poi stava
a guardare la sabbia che vi si ammucchiava attorno piano
piano e il ghiaccio arancione che si scioglieva formando rigagnoli
appiccicosi.
Nelle ore pi calde rientravano a casa e lei si sedeva nel prato,
catturando vermi rosa e tagliandoli in due con un coltellino da
burro per vedere se i due pezzi si allontanavano davvero nelle
opposte direzioni, come se niente fosse. Ma adesso non riusciva
pi a ricordare se ci fosse accaduto. Forse le due met si erano
rattrappite ed erano morte.
Alice seguiva il giardiniere nelle sue mansioni, e lui le raccontava
dei vecchi tempi, prima che lei nascesse, quando la casa era
una fattoria in cui si coltivavano cipolle. Un giorno aveva visto
due picchi saltellare su un ramo nel dignitoso rituale dell'accoppiamento.
Un'altra volta aveva osservato alcuni grassi passeri
cinguettanti cacciare una famiglia di scriccioli dalla casupola
appesa a un cavo davanti alla sua camera. Il foro di ingresso era
cos piccolo che il passero maschio vi era rimasto incastrato per
un attimo, mentre prendeva possesso del suo nuovo regno.
Alice giocava nel bosco o si sedeva sul ciglio della strada, lanciando
sassi alle auto di passaggio finch qualcuno non la fermava;
poi tornavano tutti in spiaggia, e nel fresco, grigio crepuscolo
mangiavano pollo fritto freddo. E lei saltellava cercando
di evitare le onde che lambivano la sabbia.
Ah, Westport. Alice teneva gli occhi chiusi. Westport? Era stata
mai cos, Westport? Adesso pullulava di campi da tennis e di
adolescenti. "A Westport" pens "i cani vengono investiti dalle
auto. E i professori di inglese ti fanno diventare consapevole."
Il suo professore di inglese era stato il modernissimo Mr Marcus.
Questo incontro dar significato alla tragedia greca.
Diceva agli studenti di prendersi per mano, li spingeva ad apostrofarsi
con epiteti offensivi. Westport aveva un liceo progressista,
e il dipartimento di inglese, che offriva corsi sulla metodologia
dei mezzi di comunicazione di massa e sull'J Ching, era
l'invidia di tutto lo Stato. Gli studenti erano invitati alla sperimentazione,
all'indipendenza, alla partecipazione. Il giorno
dello sciopero, Mr Marcus aveva lasciato che i suoi studenti si
riunissero in cortile e dipingessero cartelli. Si era allontanato discretamente
per non comprometterli, e loro avevano scritto "Ricorda
la Kent State" a lettere rosse che colavano come sangue
sul cartone.
Che cattivo gusto! aveva commentato in tono spregiativo la
professoressa di latino alla vista del macabro cartello. La vox
della conscientia  una cosa ammirevole, discipuli aveva aggiunto
ma se non vi presenterete alla mia lezione, dovr segnarla
come un'absentia ingiustificata. Vale! aveva gridato allegramente
proseguendo per la sua strada.
Poi un'autoritaria ragazza in tutina di tela li aveva guidati nel
canto di Kumbaya. Era una leader nata del gruppo. Sua madre
aveva un negozietto in centro chiamato Third World Paraphernalia.
Vendeva calendari dell'UNICEF e patrocinava una veglia di
pace silenziosa nella quale non era permesso masticare gomma
americana.
Il mio braccio disse Alice rivolta all'altoparlante appeso al
muro. Il braccio della flebo  tutto gonfio e mi fa male.
Va bene gracchi la scatola. Solo un minuto.
Alice aspett fissando la radiosveglia, che diffondeva un inquietante
brano di musica contemporanea. Lo trovava insopportabile,
ma chiss perch non riusciva a spegnerlo. Dopo dieci minuti
suon di nuovo il campanello. Il cicalino, una scatoletta di
plastica bianca con un pulsante, era agganciato al lenzuolo di
sotto con una spilla da balia. Quando lo premeva, sopra la testa le
si accendeva una spia rossa, come se si fosse trovata in un cartone
animato e avesse avuto un'idea... Un'idea rabbiosa.
Arrivo subito rispose la scatola.
Guardi disse Alice quando Mrs Trawling, l'infermiera di
notte, comparve con espressione arcigna  tutto rosso e gonfio,
e mi fa male. Molto male.
Deve far male replic Mrs Trawling. Dev'essere rosso e
gonfio.
Ah fece Alice.
Spense quella musica sinistra e cerc di prendere sonno.
Dorm in modo discontinuo, tormentata dal pulsare del braccio
che, alle cinque meno dieci, sembrava palpitare, pompandole
dolore nelle vene. Dormire era impossibile. Aspett venti minuti,
chiedendosi che cosa fare. Poi premette il tasto, e la luce rossa
sopra la sua testa si accese nel buio.
Il braccio mi sta facendo morire disse, quando Mrs Trawling
entr nella stanza. Non pu staccare la flebo? Forse l'ho
tenuta troppo a lungo.  inserita da una settimana. Non mi ha
mai dato una sensazione simile.
 troppo tardi. Mrs Trawling punt il raggio della sua torcia
elettrica negli occhi di Alice. Non c' nessuno.
Lei c' fece notare Alice.
Non sono abilitata a togliere le flebo rispose l'infermiera.
E in corsia non c' nessun altro.
Come fa a non esserci nessun altro? Che ospedale  mai
questo?
Ma Mrs Trawling stava gi uscendo dalla stanza.
Lo far da sola le url dietro Alice. Poi si fiss il braccio,
che al buio non sembrava rosso, ma era molto gonfio e ingrossato.
"Li ho osservati staccare le flebo" disse fra s. "Basta tirare,
letteralmente." Mise la mano sul tubicino. L'ago nella vena era
nascosto dal cerotto, ormai lacero e sporco. Tir con delicatezza,
un tentativo, e sent l'ago muoversi nella vena. "Oddio" si disse,
improvvisamente a disagio. Distese entrambe le braccia lungo
i fianchi, chiuse gli occhi e cominci a coniugare verbi latini.
Ma si ricordava soltanto il presente della prima e seconda coniugazione.
Sentendosi stupida, pass a declinare hic, haec, hoc,
ripetutamente, immaginandosi una pecora per ogni parola. Il
dolore al braccio era ormai diventato una pulsazione regolare.
Hic, e le zampett accanto un'enorme pecora lanuginosa. Haec,
e un'altra pecora la fiss con espressione stupida e si accod alla
prima. Hoc, una terza. Huius, pecora. Huius, pecora. Huius,
pecora. Era tutto molto noioso.
Alle otto arriv l'infermiera del mattino.
Oh! grid nel vedere lo spaventoso gonfiore del braccio di
Alice. Allung la mano e le strapp la flebo. Flebite! esclam
inorridita. Com' potuto succedere?
Sapeva che era luned perch il giorno precedente il dottor
Witherspoons le aveva risparmiato la sua visita. Le uova alla coque
l'attendevano nei loro igienici gusci. Ne tocc uno: era ancora
caldo.
Buongiorno disse un'alta, compassata infermiera di colore
che Alice non aveva mai visto. Mi chiamo Stephanie Carter.
L'infermiera privata. Dopo la flebite, i suoi genitori avevano
deciso di assumerne una. Stephanie Carter sembrava molto severa.
Si era raccolta i capelli in una crocchia e sedeva impettita.
Non volevo svegliarti disse.
Davvero? chiese Alice. Tutti gli altri lo volevano sempre.
Desideri le uova?
Non mi costringer a mangiarle?
Stephanie Carter inarc un sopracciglio e le lanci un'occhiata
incuriosita. Parlava quell'inglese ricercato dei neri colti che
ha un suono cos meraviglioso. Durante la giornata chiese ad
Alice se desiderasse qualcosa. Un bagno? Meglio di no rispose
Alice per metterla alla prova. Va bene replic Stephanie
Carter magari domani. Voleva pranzare? Be', d'accordo. Voleva
girarsi?
Lo devo fare sospir Alice. Mi controllano.
Lo so rispose Stephanie Carter. Mi hanno avvertita.
Odio girarmi.  doloroso. Ma, ehm, ho escogitato una specie
di sistema. Sembra assurdo, lo so, ma... Alice era quasi troppo
imbarazzata per proseguire. Quella donna premurosa e sensibile
l'avrebbe giudicata una bambina, una viziata, un'isterica.
Venti minuti dopo l'iniezione di Talwin, quando il suo effetto 
massimo, lei mi mette qui questo cuscino, poi piega in due quello lungo e lo infila qui sotto... Si accorse che Stephanie Carter si
stava sforzando di nascondere la sua impazienza. "Mi crede
una matta" disse fra s desolata. "Mi credono tutti una matta."
A quel punto irruppe nella stanza sua madre, con due ventiquattrore,
una borsa piccola all'interno di una pi grande e il sacchetto
di un negozio. Le borse accompagnarono i suoi movimenti
come una gonna lunga, mentre lei si accasciava sulla sedia.
Medea disse.
"No" fece per rispondere Alice. "Stephanie Carter."
Medea ripet sua madre. Ho una nuova studentessa che si
chiama Medea. Lasci cadere le borse a terra e si sollev gli occhiali
scuri sulla testa. Oh, eccoli, li ho cercati dappertutto
esclam trovandovi gi appollaiato un altro paio di occhiali.
Chiamare tua figlia Medea, riesci a immaginartelo? A questo
punto perch non Medusa, o...
Mamma, questa  Stephanie Carter, l'infermiera privata.
Le due donne si strinsero la mano, quindi Stephanie Carter
consult il suo orologio. E ora di girarsi decret.
La madre di Alice cominci a piegare e accatastare cuscini.
Stephanie Carter sembrava scettica, ma non disse nulla. Insieme
girarono sul fianco destro Alice, che si trov di fronte la porta.
Da piccola aveva passato intere ore cercando di pensare a due
cose contemporaneamente. Si sforz di pensare a qualcosa che
non fosse il dolore. Quando i venti minuti furono trascorsi, si
addorment.
Si svegli urlando. Le gambe si muovevano in modo fastidioso
sotto il morbido lenzuolo bianco.
Mi dispiace, cara, quanto mi dispiace... Il dottor Davis, pallido,
era in piedi accanto al letto, e si teneva stretto alla sbarra di
acciaio. Alice lo fiss con espressione vacua, quindi fece una
smorfia mentre la gamba sinistra si contraeva in uno spasmo
particolarmente violento.
Mio Dio, mio Dio disse il dottor Davis sfregandosi le piccole
mani. Ho urtato il letto, poverina. E guarda cos'ho combinato.
Merde.
"No!" stava per gridare Alice mentre lui le posava delicatamente
la mano sulla gamba, ma il dottor Davis aveva gi individuato
il muscolo che la faceva sobbalzare. Fece pressione con il
palmo. Appoggi con delicatezza le dita sul lenzuolo all'altezza
della coscia di Alice. Lo spasmo pass, ma la mano del dottor
Davis rimase sulla gamba.
Il dottor Davis era un chirurgo degli occhi a cui Alice si era rivolta
all'et di sedici anni, quando aveva cominciato a diventare
strabica per ragioni a lei in gran parte ignote. Imbarazzata e
occhialuta, Alice aveva atteso imbronciata il suo turno in sala
d'aspetto. Ma il dottor Davis l'aveva trattata con una gentilezza
seducente e civettuola, baciandola dolcemente sulla fronte al
termine della visita. L'aveva guarita dallo strabismo, e lei gli
aveva scritto un'elaboratissima poesia ed era andata a trovarlo
ogni volta che si era trovata dalle sue parti, inventandosi una
scusa per passare dal suo studio, nella speranza che lui la seducesse.
Ma il dottor Davis si era limitato a darle le caramelle che
teneva per i pazienti pi piccoli.
Mi dispiace tanto ripet. Non volevo svegliarti. E di sicuro
non in questo modo. Mi perdoni?
Alice guard la mano del dottore sulla sua coscia. Aveva unghie
cos pulite. La copr con la sua.
Ma certo.
Nei primi giorni Stephanie Carter rimase seduta accanto a lei,
silenziosa e piuttosto compita. Non protestava n cercava di
blandirla quando le chiedeva un'iniezione: gliela procurava e
basta. Si muoveva, lavorava e si rendeva utile con una sorta di
compassione distaccata che per Alice fu un enorme sollievo, in
confronto all'atteggiamento smanceroso e ostile delle infermiere
dell'ospedale, le quali volevano sempre sapere se non fosse
possibile "aspettare ancora un pochino, cara? Non vogliamo
che diventi un'abitudine, vero?".
Stephanie stava dritta e composta sulla sedia e le parlava dei
suoi studi. Era iscritta alla New York University. In quel periodo
si stava preparando per l'esame di latino. Con il passare dei
giorni cominci a raccontarle del marito. Studiava anche lui, ingegneria,
e lei lo manteneva. Dopo qualche altro giorno, ammise
che il marito avrebbe dovuto studiare ingegneria, ma che in
realt non era affatto chiaro se lo stesse facendo. Lei aveva due
impieghi - faceva anche il turno di notte in un centro oncologico
-, mentre lui non lavorava affatto. Le raccont dei pazienti
dell'ospedale. Perlopi erano malati terminali. Quando uno di
loro superava un certo livello di disperazione e sofferenza, i
dottori gli somministravano con discrezione un'overdose di sedativi.
Si sentiva veramente il rantolo dell'agonia, spieg
Stephanie. Spesso i malati si svegliavano al mattino sapendo
che quel giorno se ne sarebbero andati. La maggior parte di loro
si spegneva a notte fonda.
Dopo una settimana, la compostezza di Stephanie si era rilassata
al punto che spesso lei appoggiava i piedi sull'altra sedia e
si abbandonava a un linguaggio pi colloquiale e gergale. Le loro
conversazioni si trasformarono in pettegolezzi, e questi ultimi
in confessioni intime. Alice confid a Stephanie di essere innamorata
del dottor Davis. Stephanie confid ad Alice di essere
innamorata di un medico del centro oncologico.
Nell'XI secolo gli orologi non esistevano. Fissando la radiosveglia
che segnava le undici e un quarto, Alice rimpianse di non vivere
nell'XI secolo. A quel punto sarebbe gi morta, nell'XI secolo.
Sarebbe morta da un pezzo di una malattia - di qualunque
cosa si trattasse - che invece ora la costringeva a rimanere distesa
su un letto con le gambe in trazione, i piedi avvolti in due babbucce
pelose, le braccia collegate a tubicini sgocciolanti, la faccia
rivolta verso l'orologio che sembrava non muoversi mai.
Quasi tutti quelli che entravano in camera se ne stavano in piedi
impacciati, le mani giunte, fissando il pavimento come ebrei in
chiesa. Parlavano in tono esitante e sommesso, e si affrettavano a
porgerle i loro doni: poster di Picasso, fragole fresche e carnose,
libri gialli, riviste di moda, musicassette. Nell'offrirle i fiori sembravano
ragazzini timidi con il mazzolino da appuntare al petto
per il ballo. Lei stessa, ricordava, al capezzale dei parenti malati
non sapeva mai che cosa dire, e non faceva che ondeggiare da un
piede all'altro. "Ma questa sono io" avrebbe voluto gridare ai
suoi amici "non una vecchia prozia rinsecchita."
Mentre cugini e conoscenti tergiversavano imbarazzati, sua
madre non si schiodava dalla sedia bianca accanto alla finestra.
Leggeva le sue incomprensibili riviste di psicologia, preparandosi
per gli orali del dottorato, e si cimentava in lavori di ricamo
che non riusciva mai a finire. L'ultimo della serie raffigurava una
tigre sdraiata in un campo di papaveri rossi. Era strategicamente
piccolo, ma presto venne accantonato, dimenticato, abbandonato
per una bocca da cui fuoriusciva la scritta thank you.
Sua madre aveva cominciato a presentarsi ogni mattina alle
nove, e ora si tratteneva fino alle nove o le dieci di sera. In un primo
momento le infermiere le avevano fatto notare in tono stizzito
gli orari di visita, ma col passare del tempo si erano abituate alla
sua presenza, e ora le chiedevano di aiutarle con la padella.
Aveva rinunciato alle sue lezioni e aveva preso in affitto un
appartamento a un isolato dall'ospedale. Le sue amiche avevano
cominciato a telefonarle all'ospedale, a darle appuntamento
nella caffetteria, ad andarla a trovare nella stanza della figlia.
Che giornata dicevano, accasciandosi sull'altra sedia portata
da sua madre, prima di attaccare a parlare dei loro divorzi e dei
loro studenti.
Un omone dai baffi folti aveva preso posto sulla sedia dei visitatori.
Era un uomo di mezz'et dallo sguardo stanco, e la fissava
sospirando. Un suono grave, prolungato. Alice si mosse,
l'uomo fece un altro sospiro e lasci ciondolare il capo. La forza
di gravit aveva un effetto ben visibile in quell'angolo della
stanza: la sua testa era china, le braccia penzoloni, perfino i baffi
sembravano un peso.
Alice non dormiva. I leggeri movimenti che seguivano i sonori
sospiri dell'uomo erano soprassalti di irritazione. "Prima o
poi se ne andr" pens. Anche se era suo padre, come poteva rimanere
l seduto a fissare qualcuno che chiaramente fingeva di
dormire? Fece attenzione a non aprire gli occhi. Lui rimase seduto
a guardarsi le ginocchia, le mani penzoloni fra le cosce, la
testa china. Diede un altro sospiro.
Perch te ne stai rigida come un baccal ogni volta che viene
tuo padre? le chiese sua madre pi tardi, dopo che lui era scivolato
fuori dalla porta.
Perch i suoi occhi sono umidi e arrossati. Mi fa venire la
nausea.
Mia povera cara disse il dottor Davis. Mia povera, coraggiosa
fanciulla. Accost la sedia al letto e si sporse verso di lei
come per comunicarle le notizie della sera.
Aveva un po' l'aspetto del mezzobusto: lineamenti regolari e
attraenti, capelli di un grigio distinto. Ma all'improvviso ti lanciava
un'occhiata seducente, increspava leggermente le labbra e
ti citava Shakespeare, oppure ti faceva l'occhiolino, o ti chiedeva
di infilarti le scarpe col tacco a spillo. Era un ometto piccolo e
frivolo.
Ti ho portato delle viole. Sensuali e timide. Proprio come...
Alice credette che stesse per dire "come te". Come me!
soggiunse lui sornione, posandole sul petto l'elegante mazzolino.
"Come se fossi un cadavere" pens Alice.
L'ospedale fa schifo disse. Non pu tirarmene fuori?
Tutti gli ospedali fanno schifo, piccola replic lui, lieto di
mostrarle che nel profondo era abbastanza giovane da usare
espressioni del gergo contemporaneo. Questo fa un po' pi
schifo degli altri, ma tu non puoi essere trasferita. Se tu potessi
essere trasferita, ti trasferirei aggiunse in tono sognante. Il suo
sguardo assunse quell'espressione misteriosa e seducente che
gli era caratteristica. Eccome se ti trasferirei sospir sfiorandole
la guancia con la morbida mano da chirurgo.
Le accarezz delicatamente la fronte e le sussurr paroline
dolci. Era cos giovane, era una tale ingiustizia, era cos paziente,
cos coraggiosa, cos bella, cos giovane, cos giovane...
Tub e tub, facendola sprofondare in un soffice, erotico stupore,
facendole desiderare di accoccolarglisi in grembo.
Fiss il cielo. Faceva cos caldo, il sole era cos radioso che
quella luce bianca l'abbagliava.
Adesso posso rientrare? domand da sopra la spalla. Ma
l'infermiera che l'aveva spinta fuori era rientrata in ospedale.
Rimase l distesa, abbandonata sulla sua barella, appena sfiorata
dalle lenzuola candide. Era sola sul tetto dell'edificio. Stava
sudando. L'aria aperta, le avevano detto, le avrebbe fatto bene.
Ehi! grid. Posso rientrare, adesso?
Nelle prime settimane cerc di leggere. Le sembrava l'occasione
perfetta. Tutto quel tempo libero. Cominci La montagna
incantata, ma si impantan dopo le prime cento pagine, leggendole
e rileggendole di continuo, dimenticando il punto a cui era
arrivata, il punto a cui i personaggi erano arrivati. I farmaci la
stordivano e gli occhi le davano qualche problema. Divor due
entusiasmanti romanzi di Raymond Chandler, ma soltanto alla
fine si accorse di aver letto due volte lo stesso libro. Ci rinunci,
lasciando la copia della Montagna incantata accanto al letto per
darsi delle arie con le amiche, e si mise a guardare la televisione.
Le uniche trasmissioni che le interessavano erano le soap opera
ambientate negli ospedali.
Il dottor Davis cominci a venirla a trovare ogni giorno, prima
di ricevere i suoi pazienti. Le port altri fiori. Tromboni, tulipani,
giaggioli, ancora viole, un mazzo di margherite che forn il
pretesto per un breve discorso sulla semplicit, una rosa e di
nuovo viole. Le port cioccolatini di diverse qualit, dolcetti al
cioccolato e gomme da masticare. Le port i romanzi di Edith
Wharton e le mand spiritose cartoline di gatti vestiti come esseri
umani. Al termine di ogni visita, molto dolcemente, molto
lentamente, le baciava la fronte.
"Che uomo assurdo" pensava Alice. Quando lui tardava, rispondeva
male alle infermiere e fissava imbronciata il soffitto.
Ciao, mia piccola amica gorgheggi il dottor Davis. Era cos
piccolo - non pi alto di un metro e sessantacinque, calcol
Alice - e cos elegante che le ricordava un piede preso a modello per la pubblicit di scarpe italiane: aggraziato, una perfetta
taglia trentotto.
Estrasse un grosso grappolo di uva verde da un sacchetto e
glielo tenne alto sopra la bocca. Alice strapp un chicco con le
labbra, e vide che lui la guardava. Quando il dottor Davis si
chin per il solito bacio d'addio, lei trad un fremito. Lui la fiss
per un istante, quindi la baci sulle labbra.
Che labbra adorabili mormor. Lei si chiese con orrore se
quella mattina si fosse lavata i denti.
La baci, tenendo la bocca aperta come un pesce. Mormor
quelli che sembravano versi poetici, ma Alice non aveva idea di
chi li avesse scritti. La baci ancora, sollevandole dolcemente il
camice ospedaliero fino al collo, dove form un mucchietto poco
romantico. La baci e sussurr. Se fosse stato un uomo pi
giovane a parlarle in quel modo, Alice avrebbe reagito con
smorfie d'imbarazzo. "Mio tesoro... I tuoi graziosi seni... come
boccioli di rosa..."
Si raddrizz. I suoi pantaloni erano gonfi come quelli di un
adolescente al ballo. Al di l della sbarra di alluminio, il rigonfiamento
era alla stessa altezza degli occhi di Alice, che tese la mano
e abbass lentamente la chiusura lampo dei calzoni, guardando
la propria mano, guardando la cerniera aprirsi. Dimentic quasi
il fatto che lui era l davanti a lei con la sua camicia dal colletto a
bottoni e la sua cravatta di maglia. Le sue paroline dolci sembravano
vaghe e inappropriate. Alice si sentiva un po' crudele... il
brivido segreto e colpevole che si prova schiacciando un insetto
repellente. Apr i pantaloni di flanella grigia e guard i boxer
bianchi, cercando di reprimere un sorriso lascivo. Per la prima
volta da quando si era ammalata si sentiva forte.
Il dottor Davis la guard aprirgli la lampo dei calzoni. Lanci
un'occhiata alla porta.
Lei gli tir fuori il pene dai boxer bianchi. La porta non si
apr. Il pene era esattamente allo stesso livello della sbarra di alluminio
pi bassa e accidentalmente la sfior.
Freddo! grid il dottor Davis. La porta rest chiusa.
Il pene pass sotto la sbarra di alluminio, poi sopra. Ma non
voleva saperne di raggiungere la bocca di Alice, e la porta continuava
a rimanere chiusa.
Abbassi il letto ordin lei. Il letto, per, era gi regolato sulla
posizione pi bassa. E allora abbassi la sbarra.
La porta rimase chiusa per un'altra mezz'ora. Rimase chiusa
finch il dottor Davis, leggermente accaldato e schiarendosi la
gola, non la riapr per uscire dalla stanza.
La temperatura  salita decret Miss Darty qualche minuto
pi tardi, dopo averle infilato il termometro in bocca. Le pulsazioni
sono aumentate. E anche la pressione del sangue.
Sto bene precis Alice. Si volt verso la finestra e si addorment.
Escogitarono un complicato sistema di chiusura e di allertamento.
Se la porta del bagno rimaneva spalancata, sfiorava
quella della stanza, che si apriva verso l'interno. Quando qualcuno
cercava di entrare, scoprirono un giorno in cui avevano dimenticato
il bagno aperto, le due maniglie s'incastravano, con
un rumore di ferraglia, e bloccavano il passaggio. Stephanie,
che sembrava aver capito quasi tutto, scendeva alla caffetteria o
camminava in su e in gi davanti alla porta chiusa della stanza.
Lui si sedeva delicatamente sul bordo del letto.
Lo sapevi che il colore dei capezzoli di una donna  sempre
uguale a quello della clitoride? le chiese un giorno. Se i capezzoli
sono scuri, lo  anche la clitoride. I tuoi sono di un rosa molto
grazioso. Te l'ha mai detto nessuno, questo?
Non di recente rispose lei, pensando che, analogamente, le
sue labbra e le sue unghie avevano la stessa sfumatura bluastra.
L'ha imparato a medicina?
Ti adoro disse lui. Questo lo sapevi?
Lo adorava anche lei, Alice lo sapeva, anche se a volte portava
slippini neri. Gli baci la mano e se la pos sulla guancia. Era
fresca.
Hai la febbre disse lui sfiorandole la guancia con il pollice.
Ce l'ho da due mesi. Da due mesi.
La figlia del dottor Davis si era sposata la settimana prima.
Ti ho portato le diapositive le annunci. Estrasse una scatola
e il visore portatile dalla sacca da pesca che usava al posto
della ventiquattrore -  pi comoda, in bicicletta. - e glieli
porse. Lei premette il tasto di plastica per vedere la prima immagine.
Non credo che questo sia il matrimonio di sua figlia obiett.
Un minuscolo neonato giaceva su un tavolo operatorio. Era scuro,
grinzoso, gonfio di ustioni. Le ossa bianche di un piede fuoriuscivano
dalla carne viva. Un occhio sembrava mancare, l'altro
era chiuso dal gonfiore.
Mio Dio esclam lui, quando guard la diapositiva. Ho
sbagliato scatola.
La prima erezione che aveva visto era stata quella del suo primo
ragazzo, Jeffrey. La camera da letto di Alice al pianterreno
era lontana da quella dei suoi genitori. Aveva una portafinestra
che dava sull'esterno, dalla quale Jeffrey era entrato quatto
quatto, secondo gli accordi, alle prime luci dell'alba. Si erano
baciati e spogliati sul letto singolo. In origine era un letto a baldacchino,
ma Alice l'aveva smantellato di recente.
Un'erezione! aveva esclamato indicando il gonfiore sotto le
mutande di Jeffrey.
Non  un'erezione l'aveva corretta Jeffrey. Un'erezione 
quando... insomma, quando c' lo sperma.
Quella  un'eiaculazione aveva detto lei, improvvisamente
timorosa e incerta.
Sicura?
Be',  quello che significano le parole: erigere, eiaculare.
Gi aveva convenuto lui dubbioso. Gi.
Si erano guardati negli occhi, un po' perplessi.
Oh, chi se ne importa aveva detto Jeff, vedendo che era ora
di andarsene.
Che cosa ci faceva Jeff Klein nel nostro giardino alle sei di
stamattina? si era informato a colazione il padre di Alice.
Oh... aveva mormorato lei. "Oddio" aveva pensato. Oh,
doveva andare a... ehm... all'allenamento di baseball, e io gli ho
preparato la colazione.
Capisco aveva detto suo padre. Poi aveva abbassato gli occhi
sul suo bacon, che quel mattino, aveva notato sorpresa Alice,
egli non aveva definito "troppo elastico".
Non l'aveva guardata negli occhi per un'intera settimana.
"Ha quella stessa espressione sfuggente e addolorata" pensava
adesso Alice osservando il padre percorrere a grandi passi la
stanzetta d'ospedale. Infelice, spostava il peso da uno dei suoi
grandi piedi all'altro.
Abbiamo qualcosa da dirti annunci infine. I suoi baffi
sembravano gravosi come un problema. Gli occhi erano gonfi e
cerchiati di scuro. "Ecco da chi ho preso" si disse Alice. "Grazie,
pap."
Abbiamo qualcosa da comunicarvi riprese suo padre. Suo
fratello Willie sedeva tendendo le lunghe gambe da adolescente
e ostentando una smorfia di disgusto.
"State finalmente divorziando" pens Alice. "Era ora."
Io e vostra madre abbiamo deciso di divorziare. Suo padre
diede un lieve colpetto di tosse, si schiar la gola e torse il collo
stretto dalla camicia. Abbiamo deciso che  meglio cos. Per entrambi.
Per noi tutti si affrett ad aggiungere. Spero che voi ragazzi
comprendiate. Tossicchi.
I ragazzi gli restituirono l'occhiata, Willie dalla sedia, Alice
dal letto, poco disposti ad alleviare il suo disagio con una risposta.
Il suo collo si torse di nuovo dentro il tessuto pesante della
camicia.
Bene, questo  quanto intervenne la madre. Era rossa di capelli,
sovrappeso, elegante e si chiamava Brenda. Aveva un ottimismo
esuberante, che spesso si traduceva in un invito a mangiare
in frangenti in cui nessuno aveva fame.
Qualcuno ha voglia di cenare? domand. Potrei prendere
della carne alla pizzaiola al ristorante italiano gi all'angolo.
I ragazzi tradirono una lieve smorfia di imbarazzo e rifiutarono
educatamente. Il marito rispose che doveva proprio andare e si
avvicin ad Alice, che gli scocc un'occhiata torva cercando di
impedire che il labbro superiore le si increspasse in segno di astio.
Sua madre non desiderava quel divorzio, Alice ne era sicura.
Ciao mormor suo padre con un'espressione disperata e
sconfitta.
"La faccia da cane bastonato non funzioner" disse fra s Alice.
"Non del tutto" pens quindi, addolcendosi suo malgrado.
Ciao, pap e gli diede un bacio.
Lui tossicchi varcando pesantemente la soglia e avviandosi
verso lo Yale Club, il suo nuovo recapito.
Willie sembrava sul punto di piangere, ma si limit a strofinare
con insistenza il tacco della scarpa da ginnastica sul linoleum.
Alla fine del mese, suo padre decise di trasferirsi a Vancouver.
Il pi lontano possibile, pur rimanendo sullo stesso continente
disse sua madre. In un paese diverso. Scosse la testa.
Oh, be'. Ha sempre desiderato vivere nei boschi.
La famiglia del padre commerciava in legname. Un tempo
possedeva segherie nel Vermont e nel Maine, ma un po' alla volta
le aveva vendute tutte, tranne quella alle porte di Vancouver,
nella Columbia Britannica. Occuparsi delle segherie era sempre
stato l'aspetto del suo lavoro che il padre di Alice preferiva. Per il
resto l'attivit consisteva nel gestire un deposito di legname, alcuni
magazzini, un grosso negozio di ferramenta che vendeva
merce di qualit inferiore destinata ai poveri, e una banchina di
attracco per le navi che trasportavano cemento. Il padre di Alice
non si era mai davvero sentito a proprio agio nelle vesti di uomo
d'affari, convinto nel profondo che avrebbe dovuto fare qualcosa
di pi nobile: il poeta, forse, o perlomeno il giudice. Le sue stravaganze
erano numerose e complesse. Un giorno aveva ordinato
una cornamusa, ma la sacca di tartan rosso aveva rivelato una
fessura che lui non aveva mai riparato. Si era fatto costruire una
complicatissima sauna in garage attorno a una stufa che aveva
portato a casa da una vacanza in Norvegia. Suonava la fisarmonica
sulla barca a vela, che aveva uno scafo in legno e non in vetroresina.
Si imbrillantinava i baffi. Trascorreva i suoi momenti
di relax allo Yale Club.
La segheria sulle Montagne Rocciose era un compromesso.
Era il suo lavoro; i boschi erano belli, il legname odorava di fresco
e i pittoreschi boscaioli lo trattavano come il signorotto del
paese che si era sviluppato attorno allo stabilimento. Il suo trasferimento
in montagna non stup nessuno. Lo stesso era accaduto
quella primavera quando i suoi genitori le avevano annunciato
che si sarebbero separati, Alice aveva alzato le spalle e
aveva commentato: Be', non posso certo dire di esserne sorpresa.
Sua madre e suo padre avevano litigato ogni singolo giorno
degli ultimi dieci anni. Suo padre si lamentava che gli spaghetti
non erano al dente e sua madre gli chiedeva perch non passeggiasse
mai con lei. Avevano avuto accese discussioni sulla guerra
del Vietnam, su Nixon, sull'opportunit o meno di lasciare il
coperchio del water sollevato.
Litigavano soprattutto a tavola. Alice ricordava sua madre
nell'atto di accendere le candele e versare il vino.
Esaminava la tavola apparecchiata con le guance rosee e un
sorriso eccitato sulle labbra, abbandonandosi alle sue fantasie.
Potremmo essere nella Francia meridionale diceva toccando
improvvisamente una pera matura nella fruttiera. O nella
Francia settentrionale.
I ragazzi passavano rapidamente le dita sulle fiammelle delle
candele.
Assaggiate questo pane delizioso li invitava lei. Quindi
chiedeva al marito se la cena fosse di suo gradimento. Maisie, la
donna di servizio, aveva lavorato come cuoca presso una ricca
famiglia ebrea del Sud. Preparava pane azzimo leggero e soffice,
pasticcio di spaghetti e punta di petto una sera, pollo fritto e
pane di granturco fumante quella successiva. Il padre di Alice
se ne stava seduto con il piatto ricolmo di leccornie davanti a s
e commentava in tono cupo: Non male. E i lineamenti del viso
della moglie crollavano di colpo.
Succedeva ogni sera, inevitabile preludio di un'inevitabile discussione,
come due pugili che si stringevano la mano prima di
salire sul ring mulinando i pugni. Non appena si sedeva a tavola,
Alice aspettava la domanda ansiosa di sua madre, e mimava
con le labbra la parola "delizioso" nella speranza che in qualche
modo suo padre la recepisse e la pronunciasse. Non male replicava
invece lui. E la lite incominciava. Ogni sera, Alice osservava
quel cinico di suo padre infliggere un duro colpo al roseo
universo di sua madre, mentre lei cercava inutilmente, con irritante
ostinazione, di suscitarne l'entusiasmo.
Quando Alice rispondeva male a sua madre, il padre prendeva
sempre le sue difese, anche quando aveva torto, torto marcio.
Perch mai dovrebbe rifarsi il letto? Abbiamo una cameriera
gridava sotto lo sguardo inorridito di Alice. Lei era convinta
che l'egoismo fosse un privilegio della giovinezza e vi si abbandonava
spesso, ma il suo non era certo un comportamento da
difendere. L'indesiderata alleanza con il padre la faceva vergognare
di se stessa, e presto Alice aveva cominciato a sforzarsi di
non discutere mai con sua madre, nel terrore che il padre la difendesse
immeritatamente.
C'era stato un tempo in cui lo aveva adorato ed era corsa tutte
le mattine alla finestra del bagno per vederlo partire per l'ufficio.
Ricordava quando si rannicchiava felice nel buio del ripostiglio,
tenendo in mano una delle sue scarpe. A volte, la notte,
lo sentiva sgranocchiare una caramella, e il cuore le si riempiva
di amore e ammirazione.
Quando aveva smesso di guardarla negli occhi? Alice aveva
ben presente il momento in cui lui aveva cominciato a disprezzare
le sue passioni e i suoi passatempi: il giorno in cui aveva
acquistato il suo primo 45 giri dei Beatles. Ne ricordava la copertina:
i quattro magrissimi Beatles con i loro stivaletti dal tacco
alto. I Want to Hold Your Hand. Ci aveva scritto sopra: "Alice e
Paul; Alice e Ringo; Alice e George; Alice e John".
Checche aveva commentato suo padre. Frocetti. Una moda
passeggera. Come hai potuto cascarci? Come fai a essere cos
sciocca?
Era pi o meno ci che tutti i padri delle sue amiche avevano
detto a tutte le sue amiche. Ma suo padre era sembrato ferito dal
quel 45 giri. Arrabbiato. Le aveva tenuto il broncio per diversi
giorni. Ad Alice era parso che avesse cominciato a mettere il
broncio per qualsiasi cosa. Quando, qualche anno dopo, lei si era
rifiutata di cantare America con il resto della famiglia al seder, suo
padre si era nascosto il volto fra le mani e aveva imprecato.
Perch mi vuoi ferire? aveva chiesto. Perch?
Non sto protestando contro di te, pap aveva risposto lei.
Sto protestando contro la guerra.
Taci, maledizione! aveva gridato lui balzando in piedi, ed
era uscito dalla sala da pranzo, sbattendosi dietro la porta che
avevano lasciato aperta per Elia.
Ben presto ogni cosa era diventata un affronto: la frangetta, le
amiche, le scarpe da ginnastica. Suo padre, che le aveva sempre
creduto, qualsiasi cosa avesse detto, perfino quando fingeva di
avere mal di stomaco per non andare a scuola, aveva cominciato
a dubitare di lei. Telefonava a casa delle sue amiche per controllare
che fosse davvero dove aveva detto di essere. Non lo
capirai mai aveva commentato, vedendola leggere L'idiota, che
Alice aveva scelto in biblioteca pensando che si trattasse di un
romanzo comico su una persona stupida. Aveva fatto scorrere le
pagine finch non aveva trovato una parola che lei non conosceva.
Era "aforisma". Vedi? aveva ribadito. Non capisci nemmeno
le parole. Come ti aspetti di capire il libro?
Tu dovresti incoraggiarmi aveva urlato lei.
Le uniche volte in cui lui sembrava soddisfatto o mostrava di
essere d'accordo con lei, le uniche volte in cui Alice non sembrava
commettere una sciocchezza erano i momenti in cui litigava
con la madre.
Sua madre le era seduta accanto e le rinfrescava la fronte con
una pezzuola. Dai suoi capelli rossi sbucavano alcune matite.
Odio il pap disse Alice.
Sta lasciando me, cara, non te rispose lei.
"No" pens Alice. "Sta lasciando anche me. E Willie. Siamo
una nave che sta affondando, e lui  un topo. Con una schifosissima
coda."
Non gli rivolgi neanche la parola, quando viene a trovarti
soggiunse sua madre.
Non mi piace.  deprimente. Viene qui per autocompatirsi.
E allora dovresti essere contenta che vada a vivere in mezzo
ai boschi.
Il suo posto  qui.
Perch tu lo possa ignorare.
Be', s ammise Alice. Sono all'ospedale. Non era giusto.
Era costretta in un letto d'ospedale da una misteriosa malattia.
Lui non doveva trasferirsi in un momento simile, anche se lei
era scortese. Suo fratello, diciassettenne, si trovava nella grande
casa in periferia, alto, triste, solo. Maisie andava ogni giorno a
preparargli da mangiare e a fare le pulizie, ma la sera lui si aggirava
per la casa guardando la televisione, dando la pappa al cane,
chiedendosi vagamente che cosa fosse successo alla sua famiglia
e alla sua vita.
Piangeva da un'ora. Chiamava sua madre "mammina" e non
smetteva di tenerle la mano.
Ho paura confess. Penso che preferirei essere morta. Sapeva
che non era vero. "Non  il genere di cose che si dicono alla
propria madre" pens, e si sent sopraffare dal rimorso. "Non dire
questo alla tua povera madre." Ma non riusciva a impedirselo.
Morta ripet. Dopotutto, avrebbe quasi preferito essere
morta. Per... Perdonami. Non volevo dire questo. Ma non so
per quanto ancora riuscir a sopportarlo. Troppo melodrammatica.
Guard il volto di sua madre, dolce e preoccupato.
Be', immagino di potercela fare si affrett ad aggiungere.
Se ce l'ho fatta fino a ora.
Chiamer Simchas Fresser annunci sua madre.
Oddio. Un ipnotizzatore mattoide. Erano dunque arrivati a
questo? Si sarebbe probabilmente messo a salmodiare, o avrebbe
sbranato un pollo vivo.
Ha scritto un libro sul dolore, sai.
Su come infliggerlo?
Alice l'aveva incontrato una sola volta, in una minuscola rosticceria
dell'East Side, mentre pranzava con sua madre. Simchas
Fresser aveva invaso il locale con l'impeto di un giocatore di
flipper, facendo tintinnare i campanelli, muovendo le levette,
accendendo e spegnendo le luci, facendo rimbalzare le palline
argentate.
Bene! aveva esclamato come se significasse qualcosa. Era
un sabra, nato e cresciuto in Israele. Ma di Israele non gradiva il
clima e le tasse, e qualche anno prima si era trasferito a New
York. Indossava un cappotto bianco di pelle di pecora lungo
quasi fino a terra, aveva una barba nera che si apriva intorno al
volto come un ventaglio e sopracciglia nere che si muovevano,
in modo ora comico, ora minaccioso, sopra due brillanti occhietti
castani. Quando si tolse il copricapo di pelle di pecora, i capelli
gli spuntarono dalla testa come una fetta di torta. Era alto, ma
aveva il piglio arrogante tipico dell'uomo di bassa statura, complessato
per la sua piccolezza. Aveva un tono di voce curiosamente
alto e teatrale, e un accento straniero marcato ma non ridicolo.
Brody! aveva detto a sua madre. Che cosa ci fai qui? E questa
chi ? Un'altra Brody? Oh, mio Dio. E a pranzo. Comunque,
Brody - la maggiore, intendo -, senti un po'... E avevano cominciato
a parlare di lavoro. Mentre Simchas esaltava le virt finanziarie
dei corsi di ipnosi, Alice fantasticava. " ovvio che ha una
tresca con mia madre" aveva detto fra s. "Ecco perch lei ha
scelto questa piccola rosticceria per il pranzo! Un appuntamento!
Questo tizio  proprio un mattoide." Lo aveva guardato mentre
si preparava a uscire indossando il copricapo e il cappotto di pelle
di pecora. I suoi occhietti avevano emanato un rapido bagliore.
Poi aveva preso con s il foglietto del conto. "Ha un aspetto un
po' ridicolo" aveva pensato Alice "ma ha un bel naso."
Simchas irruppe nella stanza d'ospedale. Alice e suo padre lo
fissarono. Sua madre sorrise.
I Brody! tuon lui.
"Bel modo di comportarsi con una malata" si disse Alice. Con
un gesto teatrale lui gett il cappotto sulla sedia dalla parte opposta
della camera.
 questa la paziente? Quanto sei paziente? E un pezzo che non
ti vedo. Eri molto alta. Adesso sei molto lunga. Si sedette sul davanzale
della finestra. Dio, che giornata! I miei pazienti sono
matti. Bene, stangona, che cosa posso fare per te? Si tolse la giacca.
Profumava di acqua di colonia. Un profumo gradevole.
Voglio che rovesci gli occhi all'indietro, nella testa. Provaci.
Alice obbed, la stanza tremol e lei ebbe la sensazione che il
resto del suo corpo stesse per seguire gli occhi in una capriola
all'indietro.
Meraviglioso! grid Simchas, battendo il palmo sulla sponda
ai piedi del letto per ribadire il concetto. Le gambe di Alice
schizzarono verso l'alto in una serie di contrazioni spasmodiche.
Suo padre si schiar tristemente la gola.
La prego, non lo faccia pi disse Alice quando le gambe si
furono calmate.
Come? chiese Simchas alzando gli occhi da un minuscolo
registratore che aveva estratto dalla sua valigetta. Oh, chiedo
scusa.
Sei ipnotizzatale soggiunse. Se uno rovescia gli occhi all'indietro,
di solito pu essere ipnotizzato. Se non lo fa, di solito
non pu esserlo.  cos che lo capiamo. Non so perch, ma  cos
che lo capiamo.
"Che impostore" pens Alice. Mamma disse in tono disperato,
nella speranza che lo allontanasse. Ma sua madre la
ignor.
Bene, stangona, ora sdraiati...
Sono gi sdraiata.
Giusto. Ora distendi le braccia lungo i fianchi. Simchas le
spieg che l'ipnosi era soltanto una forma di profondo rilassamento.
Non ci sarebbero stati pendoli n comandi. All'uno Alice
rovesci gli occhi all'indietro e li mantenne in posizione. Al due
trasse un profondo respiro e lo trattenne. Al tre lasci che le palpebre
le si chiudessero normalmente ed espir piano.
Ora stai andando in trance.
"Non sto andando da nessuna parte."
Voglio che ti rilassi. Sei avvolta in una coperta. Una coperta
soffice e calda. Rilassati. Riiilaaassati.
La sua voce era diventata tranquillizzante, profonda, musicale.
Senti un formicolio, un leggerissimo pizzicore.  cominciato
negli alluci. Ora sta salendo per le caviglie. Una sensazione gradevole...
Era vero, sentiva un piacevole, vibrante formicolio. A mano a
mano che Simchas ne descriveva il percorso lungo le cosce, lo
stomaco, il petto, le braccia, le mani, il collo, la testa e la fronte,
lei lo percepiva dappertutto.
Ora il tuo braccio destro si sollever dal letto, dolcemente,
come se fosse legato a un palloncino.
Le sue dita si contrassero. La mano si stacc lentamente dal
lenzuolo, trascinandosi dietro il resto del braccio. Le sembrava
leggero.
Bene. Ora riabbassalo adagio.
Le disse che si trovava in un campo. Splendeva il sole, ma non
faceva caldo. Era sotto un albero, sull'erba soffice. Gli uccelli cinguettavano.
Soffiava una brezza fresca. Ogni cosa emanava un
profumo intenso, delizioso. Lei sapeva, naturalmente, di non essere
davvero in quel luogo, spieg Simchas. Ma fingeva di trovarsi
sotto il pi azzurro dei cieli. Sentiva il proprio dolore, ma
non ne soffriva. Il dolore c'era, ma non le dava fastidio. Era solo
dolore, lo stesso dolore, ma non doloroso.
Quando rovesci di nuovo gli occhi all'indietro e si "svegli",
Alice scoppi a piangere. Scord la presenza dei suoi genitori,
vedendo soltanto il pallido dottor Fresser, la barba nera drappeggiata
sulla camicia come un tovagliolo.
Grazie piagnucol rivolta allo sbalordito dottor Fresser.
Aveva dimenticato che cosa si provasse a sentirsi a proprio agio.
Adesso era tranquilla, rilassata, e piangeva di sollievo.
Questa  la registrazione disse Simchas Fresser. Ascoltala
ogni volta che desideri. Naturalmente, non puoi riprodurla a
scopo di lucro.
Alice rise, Simchas Fresser no.
Era un'inferma, ma a differenza della zia della Strada di
Swann - persino Alice era riuscita a leggere fino a quel punto -
in strada non riusciva a vedere nulla che la interessasse. Non
riusciva a vedere nemmeno la strada. E cos cerc di seguire
l'andirivieni dei suoi vicini di camera.
Proprio di fronte alla sua porta, un uomo raffinato e dall'aria
agiata trascorreva il minor tempo possibile nella stanza. Passeggiava
nei corridoi avvolto in una vestaglia di seta color rosso
scuro che sembrava un sof vittoriano. Alice lo vedeva ogni
giorno, quando la trasportavano in sala radiografie.
Buongiorno diceva lui allegramente. Se avesse indossato
un cappello, era sicura che se lo sarebbe tolto. La sua compagna,
una bionda dall'aspetto giovanile, veniva a trovarlo tutte le sere
portandogli bottiglie di vino dall'aria costosa da sorseggiare
con il cibo asciutto e pastoso dell'ospedale.
Lawrence, caro annunciava in tono musicale sono qui.
Nella stanza accanto a quella di Alice, un uomo ulul per tre
settimane di fila finch non venne sostituito - lei non scopr mai
il perch n della sostituzione n degli ululati - da una tranquilla
signora con una vestaglia di ciniglia. Ogni volta che Alice le passava
accanto, la donna si aggrappava all'asta della sua flebo,
quasi temesse di cadere a terra sulla scia della barella. Aveva l'aria
confusa, e poich sembrava non aprire mai bocca, l'unico suono
che Alice associava alla sua presenza era il ritmico strascicare
delle pantofole sul pavimento.
Accanto alla signora ciabattante c'era Mrs Pulman, la decrepita
vecchietta che a ogni passaggio della barella si sedeva per terra
e tendeva miserevolmente le braccia gridando: Oy gevalt,
Johnson.
Dalle altre stanze fuoriuscivano suoni terribili e odori anche
peggiori, ma mai i loro occupanti. Alice sospettava che i loro arti
fossero in cancrena, cosa che avrebbe spiegato sia gli odori sia
l'assenza di attivit, ma le infermiere del piano asserivano che
erano semplicemente vecchi.
Disse fra s che era come leggere un racconto di fantascienza.
"Ti limiti ad accettare una premessa strana, e il resto viene di
conseguenza. Tranne che io detesto i racconti di fantascienza"
pens. Ma col passare del tempo accett del tutto la premessa
del suo letto d'ospedale, e i dottori, le infermiere e i visitatori
che comparivano a intermittenza al suo fianco divennero un fatto
naturale. A poco a poco, la premessa si ampli fino a includere
la stanza. Al suo arrivo in ospedale, Alice chiese alla madre di
fare piazza pulita di piante, fiori e poster. Facevano sembrare
tutto cos definitivo. Davano l'impressione che lei volesse essere
l. "Non verr cooptata" si disse Alice, e si rifiut di permettere
che la stanza sembrasse confortevole o vissuta.
Ma le cose cominciarono ad accumularsi. Biglietti d'auguri,
libri, scatole di caramelle. Venne portato un piccolo frigorifero
colmo di Coca-Cola e succhi di frutta. Poster vennero appesi alle
pareti mentre lei dormiva. E la stanza fin per essere colonizzata
come una prateria, finch non fu traboccante di piante verdi
e vasi da notte da cui spuntavano i fiori portati dagli amici.
The flowers that bloom in the spring! si era messo a cantare
suo padre prima di partire per il Canada, mentre saltellava per
la stanza fingendo di spargere il denaro qua e l. La camera singola,
con le sue veneziane, le sue finestre che non si aprivano e
la sua aria condizionata che non si spegneva, gli costava 217
dollari al giorno. Alice era assistita ventiquattr'ore su ventiquattro
da infermiere private. Calcolando 70 dollari per infermiera,
facevano 210 dollari al giorno. Oltre a Stephanie, la quale
era talmente sfinita dal doppio lavoro che passava la maggior
parte del tempo sonnecchiando raggomitolata su una poltrona
e avvolta in una coperta, c'erano Holly, la vivace filippina,
e Mrs Orion, un'infermiera esperta mezza nera e mezza
Cherokee.
Mrs Orion arrivava ogni sera a mezzanotte. Appendeva al
gancio il maglione, si guardava intorno e si dirigeva al frigorifero
per prendere la gelatina di frutta di Alice. Quindi cominciava a
spostare le piante. Il trasferimento notturno dalla stanza al corridoio
era lento e metodico, un vaso alla volta. Alice osservava in
silenzio, mentre Mrs Orion spostava quello che era ormai diventato
un boschetto di felci e begonie. Mrs Orion era convinta che
durante la notte le piante consumassero tutto l'ossigeno. Senza
ossigeno, spiegava Mrs Orion, si sarebbe addormentata sul lavoro.
E cos l'esodo notturno delle piante veniva portato coscienziosamente
a termine. Poi Mrs Orion spegneva la luce, si sistemava
sulla poltrona bianca e si addormentava all'istante. Alice
immaginava che fosse esausta per avere trasportato tutte quelle
piante.
Bene,  fatta disse una sera Mrs Orion sfregandosi le mani,
lieta che la foresta in vaso stesse innocentemente succhiando l'ossigeno
pubblico.
Si sedette in poltrona. Alice riavvolse il nastro dell'ipnosi del
dottor Fresser, premette il tasto della riproduzione e abbass il
volume. Simchas Fresser parlava, ma Alice non riusciva a prendere
sonno. Mrs Orion, al contrario, si era quasi subito abbandonata
al suo irregolare, irritante russare.
Alice avrebbe voluto un sonnifero, ma svegliare una persona
per chiedere un sonnifero le sembrava un'inutile e crudele ironia.
Chiuse gli occhi. Mrs Orion russava tranquillamente.
" ridicolo" pens Alice. Mrs Orion! la chiam.
Mrs Orion continu a russare.
Alice la chiam di nuovo, quindi diede un sonoro colpo di
tosse. Picchiett con una penna sulla sbarra di alluminio del letto.
Accese e spense la luce. Maledizione, Mrs Orion!
Infine si decise a chiamare l'infermiera in corsia.
Dov' la tua infermiera privata? domand la voce dal muro.
Credo sia in trance.
Al termine della prima visita di Simchas Fresser, dopo le lacrime
iniziali Alice prov un'ondata di benevolenza. Potrei baciarla
disse a Simchas.
Perch non lo fai? chiese sua madre.
Simchas abbass verso di lei la barba nera e incolta e gli occhietti
penetranti, e lei lo baci sulla guancia.
"Oh-oh" pens. "Succeder qualcosa. Un uomo che ha avuto
una tresca con mia madre. Disgustoso."
 arrivato Svengali ridacchiavano le infermiere quando
udivano il vocione di Simchas precederlo in corridoio. Entrava
arrancando, e si lamentava sonoramente, mulinando le braccia
in aria, come se fosse costretto a gridare per superare il fragore
delle onde.
Rilassati la blandiva ogni notte la sua voce amplificata,
quando Alice ascoltava la registrazione.
Gli occhi le si rovesciavano indietro nelle orbite, il braccio si
sollevava nel vuoto e il dolore smetteva di tormentarla.
Senti un gradevole formicolio nelle cosce le diceva il suo
vocione.
Il registratore giaceva al suo fianco sul letto.
Gli inservienti la immersero in una vasca di acciaio piena
d'acqua calda. Il motore dell'idromassaggio brontolava e l'acqua
le pulsava con forza attorno alle gambe. Alice si guard i
piedi, le cui dita galleggiavano sulla superficie dell'acqua. Una
patina di sudore le si form sul labbro superiore.
La fisioterapista fece compiere alle sue braccia lievi movimenti
circolari che lei chiamava esercizi.  un peccato che in
tutto questo tempo non ti abbiano fatto fare neanche un po' di
terapia alle gambe. Sono passati quasi due mesi. Avremmo potuto
ottenere un minimo di mobilit.
Quando sono stata ricoverata ero in grado di muoverle rispose
Alice.  stato il dottor Witherspoons a dirmi di non farlo.
Mi ha ordinato di stare distesa.
Be', il dottore  il miglior giudice disse la fisioterapista. E, in
ogni caso, a quel punto farle muovere le gambe era fuori discussione.
Quelle che un tempo erano articolazioni, magiche convessit
e cavit, congegni, trovava Alice, pi geniali della puleggia,
della leva e perfino della ruota, erano ora rigide come le gambe
di un tavolo. E non altrettanto forti. Le gambe di un tavolo reggevano
il tavolo. Le sue gambe, invece, giacevano bianche e sottili
su un materasso di silicone che la proteggeva dalle piaghe. Le
sue anche erano grossi, solidi blocchi.
Galleggi inerte nella vasca per mezz'ora. Quando la tirarono
fuori, i suoi piedi avevano un aspetto gommoso. Nella vasca
bollente erano rimasti mucchietti di pelle, simili ai pezzetti di
pollo della cucina cinese.
Che cosa mi  successo? chiedeva periodicamente ai dottori.
 quello che stiamo cercando di capire.
Che cosa mostrano le radiografie?
Niente rispondevano loro.
E allora perch le fate?
Per tenere d'occhio la situazione.
Ma le mie ovaie... cominciava lei, e i dottori scuotevano la
testa e le dicevano di non esagerare con le trasmissioni televisive
sullo sviluppo delle potenzialit individuali.
Aspettava l'iniezione. La sua vita era regolata sugli intervalli di
sei ore fra puntura e puntura, a cui si sovrapponevano i turni di
otto ore delle infermiere private. L'infermiera scostava il lenzuolo
e la coperta, sollevava il camice spiegazzato e le strofinava il fianco
con un batuffolo di cotone intriso d'alcol. I suoi fianchi non erano
pi sinuosi come quelli di una ragazza, ma concavi, punteggiati
di lividi gialli e viola provocati dalle punture.
L'infermiera le infilava l'ago nel fianco, le iniettava il contenuto
della siringa e poi lo estraeva. Alice osservava sempre l'operazione.
La sua pelle era talmente indurita che le sembrava fosse il
corpo di qualcun altro a essere infilzato. Stephanie le disse che a
scuola aveva imparato a fare le iniezioni esercitandosi su un'arancia.
I farmaci alleviavano il dolore per un'ora, a volte due. Poi Alice
aspettava l'iniezione successiva, fissando la radiosveglia e seguendo
la ristrutturazione dell'edificio di arenaria sul lato opposto
della strada. Stavano installando un'enorme finestra
panoramica al primo e al secondo piano, che dal giorno in cui
Alice aveva cominciato a osservare i lavori si erano trasformati
in un piano unico dai soffitti altissimi. Alice si chiedeva quanto
fosse costato il caseggiato, quanto costasse la ristrutturazione, a
quale cifra sarebbero riusciti a venderlo. Si chiedeva per quale
ragione qualcuno desiderasse soffitti cos alti e, soprattutto, una
finestra panoramica che si affacciava su un ospedale. Sperava di
non trattenersi abbastanza a lungo da doverli osservare mentre
l'arredavano.
A volte Stephanie le faceva l'iniezione con un quarto d'ora di
anticipo. La girava su un fianco ed estraeva un flacone marroncino
di liquido marroncino per le piaghe da decubito, che erano
sopravvenute nonostante i continui spostamenti, il materasso di
silicone e il vello di pecora sotto la schiena. Scartava un lungo
bastoncino dall'estremit ricoperta di cotone e lo immergeva
nella soluzione. Quando giungeva a contatto con le piaghe era
freddo, bruciava un po' e rinfrescava.
Ancora implorava Alice quando Stephanie si fermava. Ti
prego, ancora.
Dovrei usare del normale cotone diceva a volte Stephanie.
 probabile che questo bastoncino causi irritazione e faccia pi
male che bene.
Per favore, Steph. Solo un'altra volta, Stephanie, ti prego. E
Stephanie riprendeva a strofinare delicatamente le piaghe irritate
con il bastoncino dall'estremit di cotone per cinque, a volte
dieci minuti. Alice sorrideva in preda all'estasi, scordandosi del
dolore. Che godimento.
Nei primi due mesi di ospedale aveva fatto soltanto quattro
sogni. Nel primo si trovava a St Thomas con sua zia e due allegri,
giovani tedeschi che indossavano costumi da bagno aderenti
alla moda europea. Galleggiava e giocava nell'acqua cristallina
e stranamente calda. Quando si svegli, si accorse di aver
bagnato il letto. Rimase in silenzio per diverse ore, in preda a un
senso di umiliazione che non era in grado di spiegare n a sua
madre n alle infermiere, le quali le assicuravano che cose del
genere succedevano di continuo.
Nel secondo sogno si era dimenticata di dar da mangiare al
suo cavallo, un grasso pony grigio che di tanto in tanto vinceva
qualche premio ai concorsi ippici e che viveva in una stalla fatta
costruire, senza badare a spese, dal padre di Alice nel cortile
dietro casa. Alice aveva venduto il pony tre anni prima, quando
aveva sedici anni ed entrava nella stalla pi per fumare spinelli
che per prendersi cura di lui, sempre meno allenato e sempre
pi grasso, o per ripulire il suo box. Ma nel sogno non l'aveva
venduto. Si era dimenticata di lui. Per tre anni, il tondeggiante
pony era deperito nella sua stalla puzzolente. Alice si imbatteva
in lui per caso, le sue grosse ossa sparse sulla paglia fradicia di
urina, e sentiva che lo stomaco le si rivoltava. Si risvegli in preda
ai sudori freddi.
Il terzo sogno riguardava ancora il pony. Stavano attraversando
al piccolo galoppo i prati verdi ben curati del circolo di caccia.
L le era permesso cavalcare ma non tenere il suo cavallo,
poich soltanto i membri del circolo potevano farlo e fra i membri
non c'erano ebrei. Galoppavano dolcemente sul soffice prato
usato per i concorsi e le partite di polo. Davanti a loro si parava
il "dentro e fuori", un ostacolo formato da due steccati fra i quali c'era uno spazio appena sufficiente perch il cavallo atterrasse
e spiccasse subito un altro balzo. Mentre si avvicinavano all'ostacolo,
Alice si piegava in avanti, con le braccia lungo il collo
del pony. Volavano oltre il primo ostacolo, il collo del pony s'inarcava
sfiorandole la guancia, atterravano con grazia e, mentre
le zampe posteriori del cavallo toccavano terra, quelle anteriori
si sollevavano di nuovo, portandola facilmente al di l del secondo
steccato. Fu un momento di limpida, soave brezza mattutina
e di muscoli equini, e Alice si svegli tonificata, percependo
ancora il tocco dell'aria fresca sulle guance.
Il quarto sogno riguardava Simchas Fresser. Lui, Alice e sua
madre erano a Coney Island. Sua madre acquistava un hot dog,
lo divideva a met e gliene dava una. Alice faceva involontariamente
cadere il suo pezzo mentre apriva la bocca per morderlo;
quando lo raccoglieva, si accorgeva che era coperto di sabbia
grigia e di peli simili a quelli di un topo.
Che schifo esclamava gettandolo in un cassonetto verde
dell'immondizia.  sporco.
E riapr gli occhi, divertita e imbarazzata dalla banalit del
proprio inconscio.
Devi mangiare anche altre cose, e non solo uova disse la
donna minuta con il maglione rosa. Troppo colesterolo.
Adesso dovrei preoccuparmi anche del colesterolo? Ma per
favore.
La dietologa si accigli. Allora integrer io i tuoi menu.
Alice immagin il tacchino e la salsa viscida nel menu di quel
giorno. Uova disse.
Hamburger. La dietologa se ne and.
Per settimane Alice mangi soltanto uova alla coque e ciliegie
di un rosa dorato immerse in uno sciroppo denso, che sul menu
erano chiamate "ciliegie della regina Anne". Quando suo padre
and sulla costa orientale per lavoro, le port del cibo cinese -
pacchetti caldi di costolette di maiale e gamberetti con taccole -
dal ristorante accanto al garage in cui aveva lasciato l'auto. A
volte sua madre le portava il pollo alla Kiev dalla Russian Tea
Room o, al mattino, le brioche di Dumas, e Stephanie cominci
a uscire ogni pomeriggio per acquistare involtini e ghiaccioli
dai venditori ambulanti.
Mrs Trawling effettuava la sua ronda notturna. Aveva una faccia
lunga e occhi altrettanto vivaci e interessanti quanto i cumuli
di scorie che Alice aveva visto a Scranton, in Pennsylvania. La
cuffia le ondeggiava dietro la testa in energiche, inamidate folate;
le sue mani erano sempre fredde. Per Alice, Mrs Trawling era l'orrendo,
macilento emblema della sua stessa impotenza. Il fatto che
una vecchiaccia invadente armata di torcia elettrica potesse impunemente
disturbare il suo sonno prezioso, frugandola e tempestandola
di sgarbate domande sulle sue funzioni corporali, era
un'odiosa umiliazione quotidiana.
Hai evacuato? domand Mrs Trawling.
 scritto sulla cartella rispose Alice sbattendo le palpebre
alla luce della torcia.
Perch non sei coperta? E questo che cos'? Mrs Trawling
aveva spostato il fascio della torcia sul fianco nudo di Alice. C'
qualcosa che spurga! grid uscendo precipitosamente dalla
stanza.
Fece ritorno con tre colleghe. Un'esponente di quella cerchia
di incappucciate accese la luce. Alice le osserv mentre le scrutavano
il fianco. Accanto a lei, Mrs Orion russava beata.
 dovuto alla puntura spieg in tono paziente. Mi hanno
appena fatto un'iniezione, ricordate? La carne attorno ai suoi
fianchi era cos gonfia a causa delle continue punture che non
assorbiva pi molto bene il farmaco. Succede sempre.
Le infermiere stavano osservando le poche minuscole gocce
di denso liquido chiaro.
Non assorbe, tutto qui ripet Alice. Spurga. Lo fa sempre.
Non c' problema...
Chiamate il medico! ordin Mrs Trawling. C' qualcosa che
spurga!
Il medico di turno era un'assonnata ragazza con i capelli castani
lisci. Indossava un maglione rosso. Pochi minuti dopo il
suo arrivo lo spurgo era cessato. La dottoressa tast la coscia livida
di Alice, provocandole qualche spasmo, e sbadigli. Domattina
dovr parlarne con il dottor Witherspoons. Usc strascicando
gli zoccoli bianchi.
Bisogna intervenire annunci il dottor Witherspoons. Erano
le nove. Dall'avvistamento di Mrs Trawling, avvenuto alle due
del mattino, non c'era pi stato alcuno spurgo. Chirurgia esplorativa
urgente. Bisogna controllare che non ci sia un'infezione.
Alice si chiese a voce alta che bisogno c'era di controllare che
non ci fosse un'infezione quando gi le somministravano dosi
massicce di antibiotici come se ci fosse proprio un'infezione.
Perch disturbarsi? domand.
Urgente, urgente, urgente, continuava a ripetere il dottore.
Sua madre si torceva le mani.
L'operazione pi costosa della storia venne effettuata su Luigi
XVI disse il dottor Davis. Ridacchi. Sulle sue emorroidi.
Immagino che la mia coster molto meno. Per...
C' sempre l'assicurazione, mia cara ragazza.
Sembra essersi esaurita. La polizza copriva fino a 75.000
dollari di spese.
Tuo padre  preoccupato? Il dottor Davis stava schierando i
biglietti di auguri sul davanzale della finestra per poi abbatterli
come tessere del domino.
Credo che l'azienda di famiglia paghi tutto per poi scaricarmi
dalle tasse. Una cosa del genere. Suppongo che non sia cos
in pensiero. Vola ancora in prima classe. Dice che in turistica si
sta troppo stretti.
Lungo il percorso verso l'idromassaggio, trascinandosi dietro
i suoi tubicini, Alice vide il suo vicino Lawrence. Lawrence Caro,
l'avevano ribattezzato lei e la madre, ispirate dal quotidiano
saluto della sua compagna.
Buon pomeriggio le augur lui, producendosi in quello che
avrebbe quasi potuto essere un inchino. Buon pomeriggio ripet
all'inserviente che spingeva la barella.
Quando Alice - accaldata, paonazza e spossata - risal dal seminterrato
in cui si trovava l'idromassaggio, ud gli improbabili
rumori di un festino. I bicchieri tintinnavano, le voci cianciavano
in modo confuso ma gradevole, le risate salivano in lievi crescendo
per poi calare di tono.
Si  sposato! grid un'infermiera sfilandole accanto con
passo frettoloso. Proprio qui! In vestaglia!
Chi? domand Alice dalla sua barella.
Mr Lawrence.
Il tizio gentile di fronte alla mia camera? Credevo che Lawrence
fosse il suo nome di battesimo.
Lo . Lawrence Lawrence.
"Che comodo" pens Alice. Le faceva piacere pensare che
non stesse chiamando il vecchio gentiluomo con il suo cognome.
In vestaglia? Con la bionda?
Alice decise che avrebbe sposato il dottor Davis in ospedale.
Si chiese quanto avrebbe impiegato a ottenere il divorzio. Lui
avrebbe indossato il tight e piccole, lucenti scarpe nere. Lei una
camicia da notte. Lui avrebbe portato il bouquet.
Suo padre non sarebbe stato invitato. Simchas Fresser avrebbe
assistito col cuore segretamente spezzato.
Champagne! esclam l'infermiera avvicinandosi al frigorifero
della corsia, nel quale deposit i due sacchetti di plasma
che aveva fatto dondolare mentre parlava. A proposito soggiunse
dando un colpetto ai due fagotti scuri sul ripiano questi
sono per te!
Sua madre raccolse i biglietti e le buste sparse sul letto di Alice.
Vuoi la tua carta da lettere? domand.
Per farci cosa?
Per rispondere a tuo padre.
A quale scopo? Alice sollev un biglietto che ritraeva un
gatto con una stampella e prese distrattamente a disegnare un
paio di baffi a manubrio sul muso del povero animale.
Alice, credo che dovresti scrivergli.
Mamma, credo di non volergli scrivere. Credo che lui sia
troppo tirchio per telefonare.  l'unica ragione per cui mi ha
scritto. Ma, mentre lo diceva, sapeva gi che non era vero. Se
sua madre fantasticava sui pasticcini, raffigurandosi pittoresche
strade parigine a ogni boccone, l'immagine che suo padre aveva
della corrispondenza epistolare era quella di agiati gentiluomini
intenti a scribacchiare su pesanti pergamene. Quando Alice
era al campeggio estivo, le aveva spedito lettere piene di nostalgici
ricordi della sua giovinezza, esordendo con frasi come
"Non chiedere n concedere prestiti". Alice adorava quelle lettere,
che la facevano sentire adulta, abbastanza matura da potergli
rispondere con i propri ricordi.
E va bene, ma almeno telefonagli.
No. Enne-O.
Perch? chiese sua madre. Cominci a innaffiare le piante
con un bicchierino di carta.
Perch? ribatt Alice. Ma da che parte stai? E non venirmi a
dire che  pur sempre mio padre e che ha lasciato te e non me.
E allora?
Suo padre le aveva scritto:
Cara Alice,
sono stato contento di vederti e di sapere che sei in buone mani.
Sembra che tua madre abbia tutto sotto controllo, e la cosa mi solleva
molto, come puoi immaginare. La visita mi ha lasciato estremamente
ottimista riguardo alla tua definitiva guarigione.
Il mio viaggio sulla costa orientale  stato molto stressante - se c'
qualcuno che pu capirlo, questa sei proprio tu - e cos, per rilassarmi,
mi sono concesso una pausa. Ho preso a noleggio un piccolo sloop. 
un'imbarcazione comoda, solida e ben equipaggiata, perfetta per esplorare
le moltissime, pittoresche isole di questa magnifica regione. Forse
mi aiuter a sciogliere l'aggrovigliata matassa delle mie ansie.
Vorrei che tu e William foste qui con me. Ma state entrambi crescendo.
In un certo senso, trasferirmi quass  stato un omaggio a te e a
William, perch sto passando attraverso una serie di cambiamenti, e
sento di crescere anch'io. E a volte  meglio, per i figli, stare un po'
lontani dai loro genitori.
Porgi i miei saluti a tua madre.
Con amore,
Pap
Alice rilesse la lettera. Forse sua madre aveva ragione. Una
missiva del genere non poteva rimanere invendicata.
E va bene, gli scriver disse. Tir fuori un blocco e cominci:
Caro pap,
ti odio e spero che anneghi durante la tua pausa. Negli Stati Uniti la
chiamiamo vacanza.
Mi dispiace che il tuo viaggio sia stato stressante. Lo sai che cosa dicono
di New York: un posto delizioso da visitare, ma in cui non vorresti
vivere.
Porger sicuramente i tuoi saluti alla mamma. Al momento mi sta
svuotando la padella, ma quando avr finito sono sicura che sar ansiosa
di avere notizie della crociera di cui avevi tanto bisogno.
Sono d'accordo con te: abbandonare la propria famiglia in un momento
di crisi  un passo importante nell'impervio sentiero verso la
maturit. E naturalmente sono commossa da un simile, sentito omaggio
a me e mio fratello.
Sia io sia Willie ti siamo profondamente grati per la distanza che
hai cos generosamente frapposto fra noi e te stesso, e credo che i brutti
voti e i regolari colloqui di Willie con l'assistente scolastico siano
prova evidente dello spirito di indipendenza che la tua iniziativa ci ha
ispirato.
Spero che la matassa delle tue ansie si districhi e ti strangoli nel
sonno.
Con amore,
Alice
Alice sorrise rileggendo la lettera, la ripose nel cassetto del
comodino per mostrarla a Stephanie Carter e ne scrisse un'altra:
Caro pap,
grazie di avermi scritto.  bello ricevere una lettera vera, dopo tutti
questi biglietti d'auguri.
La notte scorsa un'infermiera idiota  entrata in camera e si  accorta
che il mio fianco spurgava. Le ho detto che era a causa dell'iniezione
che mi avevano appena fatto e che i tessuti non avevano assorbito,
ma lei ha stabilito che si trattasse di un'emergenza, e adesso
devo subire un intervento esplorativo. Far passare un po' il tempo,
suppongo.
Be', queste sono tutte le notizie dal letto. Willie  partito per Parigi,
come probabilmente saprai. Il cane e il gatto sono venuti a New York,
perch a casa non  rimasto nessuno che dia loro da mangiare.
Con amore,
Alice
L'intervento era previsto per il mattino successivo. Una donna
di mezz'et che parlava soltanto spagnolo e indossava un'uniforme
azzurra entr nella stanza spingendo un carrello. Alice
credette che dovesse passare lo straccio sul pavimento. "Perch
impugna un rasoio? Perch mi sistema degli asciugamani sotto
le gambe?" Quando la donna cominci a spalmarle del sapone
sulle cosce, Alice cap che la stava preparando per l'operazione.
Mentre le gambe di Alice si contraevano in preda a caotici spasmi,
la donna raschiava e pennellava col rasoio, evitando abilmente
di tagliarla. Quindi cominci a insaponarle i peli pubici.
Oh, no! gemette Alice in un filo di voce. C' un limite a tutto.
Deve proprio farlo? Mi devono operare alla gamba. Si indic
la coscia. Non alla passera, per l'amor del cielo. Riprese a
indicare la gamba e la scosse. Gamba! Gamba!
La donna si strinse nelle spalle e continu. Alice la osserv incredula,
e poco a poco vide comparire la vulva di una bambina.
Gamba mormor in tono distratto e disperato.
Cerc di non piangere. Poi si ricord di quando sguazzava
nell'acqua con il fratello e sua madre li asciugava con quello che
sembrava un enorme telo da bagno.
"Ricresceranno ispidi" si disse.
Cara Katie,
sono sicura che sia molto fastidioso essere inseguita attorno al letto
da una compagna di stanza nuda armata di matite numero 2 appuntite.
E anch'io proverei imbarazzo andando a sentire la sinfonia a bordo
di un pullman pieno di pazienti che parlano da soli e sbavano. Ma
non credo che rifiutarsi di fare il bagno sia una strategia di fuga particolarmente
efficace. I tuoi medici potrebbero facilmente interpretare
la protesta come un sintomo. Fa' attenzione.
A proposito, che cosa significa "basso affetto"? Qualunque cosa sia,
spero che il tuo si risollevi.
Anche i miei medici hanno finalmente formulato una possibile diagnosi.
Potrei avere l'osteomielite, il che significa che le mie anche
stanno marcendo a causa di un'infezione. Oppure potrei soffrire di
necrosi asettica, il che significa che le mie anche stanno marcendo, ma
non per un'infezione. Bene, puoi immaginare il sollievo di sapere qual
 il problema!
I medici, nella speranza di approfondire la loro gi precisa diagnosi,
mi hanno sottoposta a un intervento esplorativo. Oddio, sto cominciando
a parlare come loro. Quello che voglio dire  che mi hanno
aperto il fianco per vedere se riuscivano a trovare il pus. Hanno fatto
la biopsia e si sono divisi: una met crede che ci sia un'infezione, l'altra
met pensa di no. E cos siamo ritornati al punto in cui ci trovavamo
due mesi fa: le mie anche si stanno disintegrando e nessuno sa il
perch. Una grossa cicatrice sulla gamba - e sottolineo grossa - e un
sacco di vomito postoperatorio per niente. Che ci vuoi fare.
Mio padre si  trasferito in Canada, e mia madre  molto infelice ma
coraggiosa. Willie  a Parigi, e mi manca in modo terribile. Era il mio
visitatore preferito; si allungava in poltrona e cominciava a raccontarmi
storielle sul cane e sul gatto mentre le infermiere inciampavano
nelle sue gambe. Poi parlavamo di quanto odiamo pap. Un tempo
Willie lo adorava. Anch'io, se  per questo.
Ci sono ragazzi carini nel tuo ospedale? Qui non ci sono ragazzi,
punto e basta. Mi sono, tuttavia, follemente innamorata di un dottore
molto attraente e molto vecchio. E non  neanche pi il mio medico. 
l'oculista. Te lo ricordi? Con quei divini capelli grigi? Mi porta regali
su regali, recita poesie, mi canta canzoni di Cole Porter. Ho sempre
desiderato essere mantenuta da un uomo. Chiss se questo conta. Immagino
che, in realt, sia mio padre a mantenermi. Bene!
Ce n' un altro, un mattoide amico di mia madre che viene a ipnotizzarmi.
Niente pendoli, ma  cos romantico avere qualcuno che ti
sussurra di continuo che stai fluttuando nel vuoto. Credo, per, che
abbia avuto una tresca con mia madre. Sarebbe incestuoso o soltanto
schifoso?
In ogni caso, me ne sto su questo stupido letto e tutti pensano che
sia coraggiosa, mentre sono soltanto disperata.
Scrivimi ancora. Guarisci presto, come dicono i biglietti d'auguri. E
fatti il bagno.
Con amore,
Alice
La madre di Alice entr in camera con la posta: lunghe buste
provenienti da Bloomingdale's, Saks, Bergdorf's e Altman's.
Tutte le sue carte di credito erano state annullate.
Figlio di buona donna imprec. Che ragione c'? Poi cominci
a piangere. Si precipit fuori dalla stanza per non farsi
vedere da Alice, ma Alice la vide. L'umiliante procedura del divorzio
sconcertava sua madre, che era sempre pi coinvolta nei
ritmi ospedalieri di Alice e sembrava sorpresa ogni volta che le
pratiche legali s'intromettevano in quell'esistenza di padelle e
ricami.
Una sera torn dal ristorante con un uomo a rimorchio. Era
piccolo, asciutto, decisamente troppo scuro di carnagione, e Alice
sospett che si tingesse i capelli.
Questo  Louie annunci sua madre. Louie Scifo.
"Perch mi ha portato un mangiaspaghetti in camera?"
Ciao, Alice disse Louie con un gran sorriso. Aveva i denti
incapsulati. Tua madre mi ha informato della tua terribile situazione.
Sai, mio cugino, Dominique Scifo,  un importante
neurochirurgo in questo ospedale. E capisci, loro credono che io
sia mio cugino, il dottor Scifo...
Perch? domand Alice.
Be', perch io gliel'ho fatto credere. Se non ti trattano bene,
basta che tu me lo dica. Mi occuper io di questi buffoni.
Louie ha un anello di diamanti disse la madre di Alice sollevando
la piccola, scura mano dell'uomo. Ho pensato che ti
sarebbe piaciuto conoscere un uomo con un anello di diamanti
al mignolo.
Oh, s, grazie. Arrivederci, Mr Scifo, grazie dell'interessamento.
Mamma disse Alice quando l'uomo se ne fu andato e quello chi era? Rivide il suo doppiopetto color panna dai luridi bottoni
di stoffa.
Be', stavo percorrendo 67th Street, il tragitto che faccio sempre
per venire qui, e l'avevo gi notato altre volte, seduto sui
gradini di uno degli edifici di arenaria. Mi ha notata anche lui, e
mi ha chiesto dove andavo.
E tu gliel'hai detto?
 molto gentile. Gli italoamericani sono molto affettuosi, sai.
Mi ha offerto da bere. Ho pensato che ti sarebbe piaciuto l'anello.
Che cosa ci faceva seduto in 67th Street?
 casa sua. Possiede un edificio... la casa di arenaria.
Credo che stia l soltanto per abbordare le ricche signore dell'East
Side.
Pu essere disse sua madre in tono affabile, afferrando uno
degli innumerevoli ricami incompiuti.
Dopo che il vassoio con le bustine del t e i cucchiaini appiccicosi
venne ritirato, Alice ricevette la telefonata di Jeffrey. Non lo
vedeva dal pomeriggio di tre anni prima, quello in cui era scoppiato
a piangere in camera sua. L'aveva presa e scossa per un
braccio, affondandole le dita nella carne e pregandola di rimettersi
con lui nel suo tono pi melodrammatico. Gli era colato
del muco sul labbro superiore e, sentendo che le sue dita aumentavano
la stretta, Alice aveva cominciato ad avere paura.
Vattene aveva continuato a ripetere. Erano soli in casa e lui
non ne voleva sapere di allontanarsi: si tirava i lunghi capelli
con una mano e la scuoteva con l'altra. "Ma Jeffrey  pi vanitoso
che isterico" si era detta Alice.
Adesso chiamo Katie lo aveva avvertito. Ti sentir, Jeffrey.
Ti sentir piangere... Pronto, Katie? Ciao... Una cosa terribile,
guarda. Be', c' qui Jeffrey, e...
Vaffanculo aveva brontolato Jeff tirando su col naso e uscendo
dalla stanza.
Ora, udendo di nuovo la sua voce, la confusione e la paura
del loro amore adolescenziale la sommersero come un bagno di
sudore. "Era pazzo" pens. Ma era stato il suo primo ragazzo, e
spesso lei l'aveva creduto semplicemente passionale. "Che ingenua"
si disse ricordandone le urla di folle gelosia, il modo in
cui prendeva a calci e pugni le pareti di cartongesso della sua
stanza in mansarda.
Il loro corteggiamento si era svolto dopo la scuola, durante le
trasferte in autostop in citt, nelle quali dilapidavano in dischi
le loro paghe settimanali. Una sera erano stati al Fillmore East a
sentire Janis Joplin. Alice si era messa una gonna scozzese, calze
blu scuro fino al ginocchio e mocassini con la monetina. Sua
madre le aveva raccomandato di non rivolgere la parola agli
sconosciuti.
Jeffrey era molto brutto e molto vanitoso. Tanto vanitoso che i
suoi paffuti, ridicoli lineamenti assumevano una certa dignit,
come se lui fosse stato l'esponente di una razza diversa e soltanto
gli individui veramente emancipati avessero potuto superare
i loro meschini pregiudizi e apprezzarne la bellezza. La sua buffa
faccia e la sua brutta pelle erano una sorta di sfida per Alice,
come un'opera d'arte d'avanguardia.
Amare quel ragazzo cos arrogante e sgradevole - e un giorno
Alice si rese conto che effettivamente lo amava - costituiva
un atto di pura passione, un'emozione non corrotta dalla spregevole
considerazione in cui le sue amiche tenevano la bellezza
e la simpatia. Era vero che Jeff aveva i capelli pi lunghi di tutta
la scuola, suonava la chitarra solista in un complesso molto
popolare ed era considerato terribilmente "giusto" perfino da
quelle dell'ultimo anno, ma, si era detta Alice, i suoi sentimenti
erano puri.
Jeffrey non si allacciava mai le stringhe delle scarpe da ginnastica
di pelle bianca, e i suoi jeans - tutti - avevano uno strappo
sotto il ginocchio sinistro. Era ben piantato e camminava come
se fosse grasso, cosa che era stato da bambino. I suoi capelli erano
lunghi, ma in modo del tutto originale. Non gli scendevano
sulle spalle in onde rade, n si arricciavano rigogliosamente attorno
al capo. Fluivano. Fluivano e basta.
Mammina disse un giorno una bambina incrociandoli per
strada quanti capelli ha quel signore!
Aveva fratelli e sorelle maggiori che andava a trovare a
Berkeley, a Brandeis e a Bennington, e Alice lo giudicava sofisticato
e profondo. Parlavano della Vita, della Guerra e dei
Cream.
Non posso vivere senza di te confessavano l'uno all'altra
sentendosi molto seri e maturi. "Un'ossessione" si disse Alice,
superata con gioia. Nessuno dei loro amici trovava impossibile
vivere senza il partner.
Ti amo, ti amo, ti amo si ripetevano. Erano i tempi degli
adesivi con la scritta love e delle collane di perline, e loro si sentivano
parte di tutto ci, come se fossero appena arrivati da
Woodstock o vivessero nella comune sopra il ristorante cinese
in citt.
Quando Jeffrey aveva strappato per la prima volta il telefono
dal muro - perch lei aveva sostenuto che il primo Dylan era in
qualche modo pi sofisticato di quello pi recente - Alice era rimasta
stupita dalla sua passione. "Questa s che  sensibilit" si
era detta.
"Fa un po' paura" aveva cominciato ad aggiungere fra s al
termine delle scenate di Jeffrey, che avvenivano sempre pi
spesso e per motivi sempre pi banali. " un litigio quello che
stiamo vivendo" si rincuorava subito dopo. "Lui  infuriato, io
tremo. Poi terremo il broncio. E alla fine ci tufferemo l'uno nelle
braccia dell'altra! In lacrime."
Erano sempre insieme e, quando non lo erano, si telefonavano
e si dichiaravano eterno amore. Alice chiamava Jeff per avvertirlo
di ogni suo spostamento, anche soltanto per il pomeriggio.
Voleva dirgli quanto le sarebbe mancato. E naturalmente, se
non lo faceva, lui si stracciava le vesti in preda a una crisi di gelosia.
Un giorno sua madre le aveva chiesto di accompagnarla in
citt. "Dai. Andremo al museo, mangeremo fuori. Ci divertiremo."
Alice avrebbe voluto accettare, ma Jeffrey non era in casa,
e lei si era resa conto che aveva paura di farlo senza chiedergliene
il permesso.
Aveva cominciato a percepire che in una simile possessivit ci
fosse qualcosa di sbagliato, qualcosa di sconveniente. E un pomeriggio,
quando Jeffrey l'aveva scaraventata fuori dell'autobus
scolastico e lei era finita lunga distesa sulla ghiaia, aveva
deciso che non era soltanto sconveniente, ma orribile. Era un
autobus scolastico, dopotutto, un pullman giallo pieno di ragazzini
che masticavano gomma americana. Mentre le sue amiche
mentivano ai genitori sull'origine dei loro succhiotti, lei doveva
inventarsi scuse per i suoi lividi, talvolta limitandosi ad
arrossire per lasciar loro credere che fossero proprio succhiotti.
Il giorno dello sciopero studentesco, quando i greasers avevano
dato dei finocchi ai dimostranti e i dimostranti avevano risposto
dando dei fascisti ai greasers, e alla fine tutti avevano cominciato
semplicemente a mandarsi a quel paese, Alice, intenta
a sbraitare e saltellare allegramente con il resto della banda, si
era sentita improvvisamente afferrare per il braccio.
Era Jeffrey, sudato e con gli occhi fuori dalle orbite. Non potete
abbassare la bandiera a mezz'asta. Che cosa state cercando
di fare? Scatenerete una sommossa!
Sei un gran bel contestatore aveva ribattuto Alice. E comunque
abbiamo il permesso. Del preside.
Abbassa quella bandiera e noi ti spacchiamo la faccia aveva
gridato un greaser non appena uno di loro aveva fatto per sciogliere
il nodo.
Smettila! aveva urlato Jeffrey ad Alice. Aveva cominciato a
scuoterla, gridando che era un'irresponsabile e che stava commettendo
atti di violenza sconsiderati. L'aveva trascinata dietro
un angolo e scaraventata a terra, e cadendo Alice aveva visto
Mr Marcus, il suo insegnante di inglese progressista, che li osservava
da una finestra scuotendo il capo.
Aiuto! aveva gridato.
Mr Marcus aveva continuato a scuotere la testa.
"Crede che sia una riunione di seminario?" si era domandata
lei. "Perch non mi aiuta? La professoressa di latino direbbe che
sto facendo un'assenza ingiustificata, ma mi darebbe una mano."
Mr Marcus, invece, si era limitato a guardarli con espressione
dolente, come a dire: "Questo  ci che succede quando non vi
aprite in classe". "Alice ha dei problemi" le era parso di leggere
nei suoi occhi mentre crollava a terra.
Aveva distolto lo sguardo da Mr Marcus e lo aveva riportato
sullo scatenato Jeffrey. Crede anche lui che questa sia una riunione
di seminario.
Jeffrey gli aveva detto lasciami andare, oppure avverto
tua madre.
In quel momento era comparso Mr Marcus. Aveva guardato
Alice con espressione profondamente preoccupata.
Sei una persona felice? le aveva chiesto. Voglio dire, davvero
felice? E se n'era andato. Jeffrey l'aveva seguito.
Borghese! le aveva gridato girandosi verso di lei.
E Alice aveva osato ammettere ci che aveva a lungo sospettato:
Jeffrey era un cretino. Quando faceva a pezzi la sua stanza
oppure si scatenava in una scenata in mezzo alla strada non
sembrava pi esprimere se stesso. Non sembrava pi un disinibito
figlio della natura, come lei lo vedeva un tempo. Sembrava
un pazzo.
Ma io ti amo, ho bisogno di te aveva protestato lui quando
Alice gli aveva rinfacciato di essere un bambino e gli aveva comunicato
che non voleva pi vederlo. "Oh no" si era detta lei.
"Oh no, ecco che ricomincia a strapparsi i capelli. Ecco che mi
si getta ai piedi."
E mentre un tempo gli avrebbe preso la testa in grembo e
avrebbe pensato a quella situazione come a un momento di tenerezza
nel folle carnevale dell'amore, adesso invece l'aveva
guardato con disgusto, come se fosse stato coperto di piaghe, o
fosse stato lui stesso una piaga.
Sentendo la sua voce al telefono, cos possessiva e sollecita,
Alice digrign i denti e schiocc le nocche.
Mi dispiace tanto che tu sia all'ospedale. Stai bene? Voglio
dire, insomma, ti trovi a tuo agio, e via dicendo? Che cosa posso
fare? Dimmelo. Vuoi che ti porti qualcosa? Qualche disco? Sono
cos sconvolto.  una... una... tragedia! Capisci? Posso venire a
trovarti?
No rispose Alice.
S, ma...
Grazie della telefonata aggiunse lentamente, facendo uno
sforzo notevole per mantenersi gentile. Ora devo andare.
Non c' problema disse una voce dal pesante accento di
Brooklyn in fondo al corridoio. Sono il dottor Scifo. Il grande
neurochirurgo. Avete presente? Il dottor Scifo.
"Molto convincente" pens Alice. "Che cosa diavolo  venuto
a fare?"
Oh esclam sua madre, posando un libro pieno di grafici.
 Louie. Stasera usciamo a cena.  un uomo davvero affascinante,
Louie. Ha una storia personale cos interessante.
"Ci credo" si disse Alice mentre la scarpa verniciata di Louie
faceva capolino nella stanza, seguita da Louie in persona. "Capelli
sicuramente tinti" decise. "Denti incapsulati. Sono una
snob. So di esserlo, e me ne dispiace."
Porto la mamma a mangiare italiano annunci Louie. Ha
bisogno di nutrirsi. Mi sto prendendo cura di lei.
"Forse la porta a ballare o a fare lunghe passeggiate" pens
Alice osservando sua madre addentare compiacente la fetta di
torta avanzata sul vassoio. Trasse un profondo respiro e decise
di fare la simpatica per il bene di sua madre. "Facciamo finta di
essere gentili" ripeteva di continuo la nonna di una sua amica
mentre il resto della famiglia si mandava a quel paese e si sbatteva
le porte in faccia. E Alice fece finta di essere gentile.
Davvero? mormor quando Louie rivel all'improvviso di
aver studiato medicina a Boston.
Certo disse lui. Ma, capisci, non era abbastanza stimolante.
Quando sono andato in India e ho studiato con il guru Dhuri
Bokhara, be', quella  stata tutta un'altra storia, non so se mi
spiego. Vedi, sono contento di sentire che tu hai questo ipnotizzatore.
Il tuo problema, l'osteopatia...
Osteomielite intervenne la madre di Alice.
Termine generico, Brenda, termine generico...
Alice rimase in silenzio, poich le venivano in mente soltanto
due parole con cui rispondere: "Ma certo". "Le persone gentili,
per, non sono sarcastiche" continuava a ripetersi. "Facciamo
finta di essere gentili."
Quando sua madre e Louie se ne furono andati, Alice era
esausta per lo sforzo compiuto e sospettava di non aver avuto
un gran successo. Forse la madre si sarebbe stancata del suo
ingombrante amico prima che lui decidesse di tornare a farle
visita.
Sua madre, invece, cominci a frequentarlo regolarmente. 
cos divertente. Cos affettuoso ed espansivo.
"Chiassoso e volgare" pens Alice, ma non apr bocca. "Forse
le fa bene" si disse. " sola e triste, e non  divertente essere scaricate,
perfino da pap. Forse questo Louie Scifo le far bene."
Ma Louie era prepotente e ostinato, e si sbagliava sempre. Affrontare
una conversazione con lui era come trovarsi intrappolati
in un taxi con un conducente loquace. Im-credibile! continuava
a ripetere commentando cose perfettamente credibili. Bloccava i
medici in corridoio e dispensava chiassose diagnosi, infarcite di
inappropriati "in s e per s" e di avvertenze su farmaci di cui
storpiava i nomi. "A volte bisogna ridere" e "Non pretendo di sapere
tutto" erano i suoi commenti preferiti. Quando le si avvicinava,
Alice si sentiva accapponare la pelle, e quando si chinava
sul letto per salutarla con un bacio sospettava che fosse alla ricerca
di una rapida palpatina.
Louie Scifo andava e veniva di fretta, diceva a sua madre dove
parcheggiare e dove mangiare, le portava strani occhiali da
sole trovati per strada: "Sono perfetti!". Piccolo e rapido,
zampettava come uno scarafaggio in fuga lungo i tubi di scarico.
Alice scopr di non credere a nulla di ci che raccontava, nemmeno
a cose banali come le sue lamentele su un ingorgo stradale
in Lexington Avenue.
"Perch lo sta dicendo?" si chiedeva. "Che cosa ne otterr?"
"Forse la porta davvero a fare lunghe, piacevoli passeggiate" si
sforzava di tranquillizzarsi, immaginandoselo mentre sgambettava
intorno alla prosperosa Brenda. Ma ogni parola che pronunciava
sembrava far parte di una strategia per ingannarla,
una trama malamente ordita di menzogne dozzinali di cui sua
madre, scombussolata e vulnerabile, non poteva rendersi conto.
In un primo tempo sostenne di possedere un edificio di arenaria
in 67th Street. Quando la madre di Alice gli chiese di visitarlo,
per, le disse che il suo appartamento era occupato da certi
amici... personaggi del cinema che gli avevano chiesto di
dirigere il loro prossimo film.
Non  eccitante? le domand sua madre.
Mamma ribatt Alice.
Mentre i suoi amici lavoravano alla sceneggiatura, spieg
Louie, lui abitava al piano superiore, nell'appartamento di
un'inquilina - una sbiadita donna di societ dedita al bere - che
lo trattava come un figlio.
E apri gli occhi disse Simchas.
Alice li riapr lentamente, languida. Lui era in piedi accanto al
letto, e la guardava. La sua mano - rosea, dall'aspetto molliccio
e non particolarmente attraente - era posata sulla sbarra di alluminio.
La stanza sembr scivolare nel silenzio mentre i loro occhi
s'incontravano. Era accesa soltanto la fioca luce nell'angolo,
e l'ambiente era buio e tranquillo.
Il polsino color crema di Simchas si stagliava inamidato. Un
gemello d'oro a forma di nodo scintillava nella penombra. I
suoi abiti, si accorse Alice, erano molto costosi. Probabilmente
gli davano una sensazione piacevole: morbidezza e robustezza.
Tese la mano e gli tocc la giacca. Cachemire.
Sei molto bella disse lui.
"Era ora" pens lei. Se lo aspettava, lo attendeva.
Lui le pos lentamente la mano sulla tempia e gliela pass sui
capelli fino a giungere alla gola. Quando le loro pelli si sfiorarono,
trassero entrambi un rapido respiro. Lui aveva esitato al suo
capezzale, osservandola cauto. Lei si era limitata ad aspettare,
guardando le sue mani rosee.
Hai avuto una tresca con mia madre? gli domand all'improvviso.
Lui ritrasse la mano. Che diavolo di domanda  questa?
grid. Certo che no soggiunse drizzando le spalle. Alice decise
di credergli. La vita sarebbe stata molto pi semplice. Certo
che no mormor lui, chinandosi per baciarla.
Ti ho portato un mango, mia cara annunciava il dottor Davis
quando andava a trovarla.
Hmm-hmm replicava lei senza quasi ascoltarlo.
Mi chiedo se la tua dieta contenga abbastanza potassio diceva
Simchas Fresser quando si presentava da lei. Mi hai sentito,
Brody? Mi stai ascoltando?
I manghi del dottor Davis e i consigli di Simchas Fresser erano
eventi graditi nelle sue giornate. Quando Simchas irrompeva
in camera, insultato, offeso, bistrattato dal tempo, dal mercato
azionario, dal successo di un nemico, Alice poteva sfogarsi a
sua volta. Lui non reagiva con piet e nemmeno con solidariet,
ma con partecipe indignazione, come se fossero stati seduti in
un costosissimo ristorante parigino e avessero appena scoperto
che il vino sapeva di tappo. Quando compariva Simchas, scomparivano
l'umiliazione della malattia e della debolezza, il senso
di profondo fallimento provocato dal cedimento del suo corpo.
Non era lei ad avere fallito, ma tutti gli altri e tutto il resto.
Quando Alice e Simchas si lamentavano fra loro, la debolezza
di lei si trasformava in una sorta di pignoleria. Non era fragile,
non stava marcendo lentamente; era raffinata e perspicace, perseguitata
da medici incapaci, infermiere cafone e ossa che si stavano
vilmente disintegrando. Tutto ci che la circondava era
una triste delusione per la sua personalit colta e sensibile.
Per quanto riguardava il dottor Davis, Alice ne aspettava le
visite con la stessa ansia con cui al liceo attendeva le telefonate
dei ragazzi per i quali si era presa una cotta. Si spazzolava i capelli
e invece di chiedersi che cosa indossare, visto che indossava
solo camici spiegazzati, si domandava che cosa avrebbe indossato
lui e quale regalo le avrebbe portato, e si diceva che
quello doveva essere ci che faceva un'amante. Se ne stava a letto,
fingendo di aspettarlo in languido abbandono, fingendo di
essere l'amante del dottor Davis e non la paziente del dottor
Witherspoons.
A volte il dottor Davis e il dottor Fresser s'incontravano, e
Alice guardava prima uno e poi l'altro, cercando ansiosamente
qualche traccia di gelosia. Ma non riusciva mai a esserne sicura.
Il dottor Davis afferrava entrambe le mani di Simchas e lo ringraziava
per l'aiuto che le dava. Simchas di solito diventava
paonazzo e grugniva una breve risposta, e mentre Alice amava
pensare che fosse la rabbia nei confronti di un rivale a farlo arrossire,
sospettava che si trattasse del semplice orrore provocato
dalla stretta di mano.
C'erano giorni, poi, in cui non le importava che fossero o non
fossero gelosi, giorni in cui non riusciva a pensare ad altro che
al sesso. Nella nebbia causata dai farmaci e dal dolore i pensieri
diventavano pornografici. Non erano fantasie visive, ma sensazioni
tattili. Immaginava uomini nudi, sentiva le sue braccia
strette intorno a una vita, la sua faccia premuta contro un collo
caldo; immaginava membri e ne sentiva la pelle calda e tesa.
Lo svagato, elegantissimo dottor Davis e il chiassoso, prepotente
Simchas Fresser sembravano scomparire dietro i loro corpi.
Quando entravano in camera, Alice li vedeva, parlava con
loro, ma i suoi occhi si fermavano all'altezza dell'inguine, e ogni
altra cosa sembrava una visione confusa, un ricordo. Quei due
uomini e i loro organi sembravano le uniche cose di cui lei avesse
il controllo, e Alice aspettava di esercitare il potere distesa nel
letto come una despota. Poteva toccare dei dottori e guardarli
fare strane smorfie invece di essere toccata da loro e fare smorfie,
e questo la faceva sentire quasi sana e forte.
Simchas la chiamava di solito alle undici e un quarto della sera,
appena prima che l'ospedale smettesse di accettare le telefonate
in arrivo. Soffriva di insonnia e, dopo aver preso il sonnifero,
gli piaceva chiacchierare con Alice. Le pillole non riuscivano
mai a farlo addormentare, ma lo lasciavano intontito il mattino
successivo, quando Simchas prendeva solitamente una delle
amfetamine prescritte dai suoi amici medici.
Parlavano per ore, accompagnati dal borbottio di sottofondo
della televisione di Simchas, mentre Mrs Orion russava, a tratti,
accanto al letto di Alice.
Oggi Dita di Serpente non si  presentato per la sua seduta
raccontava Simchas. Dita di Serpente era un adolescente infelice
che pensava che le sue dita si trasformassero in serpenti quando
faceva la doccia.
Gliela metter in conto in ogni caso aggiungeva Simchas.
Devo ringraziare il cielo per avermi mandato quel ragazzo.
Quattro appuntamenti alla settimana, e di solito si presenta solo
a due.
Ai pazienti di mezz'et che non avevano un partner Simchas
consigliava di pubblicare inserzioni sulle pagine degli annunci
personali della "New York Review of Books". Seguiva i fallimentari
suggerimenti dei pazienti che lavoravano in borsa.
Aveva fondato un gruppo per obesi, un gruppo per fumatori,
un gruppo per l'emicrania e un gruppo per l'orgasmo. Era un
truffatore patentato, e non era mai cos felice come quando pensava
di averla data a bere a qualcuno.
Ma oltre un certo limite il suo cinismo si ritraeva di fronte al
desiderio di rispettabilit, e ci lo rendeva profondamente ipocrita.
Se Alice, come spesso accadeva, faceva qualche osservazione
sul suo disprezzo per i pazienti o lasciava intendere che
lui fosse opportunista o poco professionale, Simchas s'imbizzarriva
dietro la sua barba nera e, facendo muovere in su e in
gi il ciuffo di capelli insieme alle sopracciglia, gridava: Io
l'aiuto, quella gente!. Alice non lo metteva in dubbio, aveva
aiutato anche lei. Ma sapeva che avrebbe fatto quello che faceva
e presentato le parcelle che presentava anche se non fosse stato
di alcuna utilit. C'era qualcosa di cos assolutamente amorale
in Simchas, che a volte ad Alice bastava sentirlo parlare per essere
colta dalle vertigini, come se lui fosse stato un pirata con
uno sguaiato uccellaccio sulla spalla.
Le prime settimane, Simchas non si era fatto pagare. Ma passava
a trovarla ogni giorno, e la madre di Alice decise che non
era giusto approfittare di un amico. Insisteva per dargli qualcosa.
Simchas cedette e present regolarmente la sua parcella da
80 dollari l'ora.
I miei ti pagano 80 dollari perch io ti faccia un pompino
disse una sera Alice.
Io ti aiuto! ulul lui. E poi soggiunse pi tardi le visite a
domicilio verrebbero 100 dollari.
"Se non altro non si  mai trombato mia madre" pensava a
volte Alice con una sensazione di vuoto allo stomaco e scarsa
convinzione.
Sei malata. Miss Darty si drappeggi questa osservazione
sulla spalla come una lunga, ispida sciarpa. Si diresse verso la
porta, dove si trovavano le due infermiere che non uscivano
mai con nessuno.
Quella ragazza  malata ripet indicando Alice con un cenno
del capo. Le due infermiere che non uscivano mai con nessuno
la fissarono. Una aveva le lentiggini, alle quali attribuiva la
colpa dell'incapacit di trovare un uomo. L'altra il seno piatto.
Ma Alice le trovava passabili, eccezion fatta per i loro completi
color pastello, e non riusciva a capire come mai nessuno chiedesse
loro di uscire.
Malata, malata, malata disse Miss Darty.
Le due colleghe la guardarono come per dire: "Naturale che 
malata.  proprio per questo che  qui".
E mentalmente disturbata continu Miss Darty.
Le due infermiere pi giovani si scambiarono un'occhiata di
sollievo. Quella era tutta un'altra storia.
Non  vero protest Alice dal suo letto.
Sul muro riprese Miss Darty, piantandosi le mani sui fianchi
e facendo una pausa a effetto in una cornice, c' una fotografia.
L'immagine era stata accuratamente ritagliata dal giornale, e
ritraeva un famoso travestito che languiva nel suo letto d'ospedale,
circondato di camelie. Malgrado dovesse subire un intervento
di ordinaria amministrazione, il paziente si era convinto
di non poter sopravvivere, e si era fatto scattare la fotografia come
eredit per il suo pubblico. Era un ritratto romantico, ma
non sarebbe mai stato pubblicato dai giornali se i timori del travestito
non si fossero rivelati fondati. Alice l'aveva ritagliata, incorniciata
e appesa sopra il letto.
 malsano! dichiar Miss Darty. Un travestito!
 lei il travestito! grid Alice verso la porta quando l'infermiera
se ne fu andata. Grosso frocione che non  altro soggiunse
in tono pi sommesso.
Poi prese a contare sulle dita delle mani gli amici che erano
morti. Escluse dal calcolo i parenti.
C'era il fidanzato di Katie, annegato durante un viaggio in
barca a vela; il suo corpo non era mai stato ritrovato. Poi Jane,
una ragazza grassa e risoluta che aveva contratto una rara malattia
del sangue ed era morta cos, sui due piedi, nel giro di una
settimana. Rob Perry era sempre stanco, e i medici sostenevano
che fosse depresso; invece aveva il morbo di Hodgkin, e si era
spento lentamente, rattrappito e consumato dalla chemioterapia.
Don si era suicidato - al secondo tentativo - con i barbiturici.
Altri tre erano finiti sottoterra in seguito a incidenti stradali:
Jack Richie, Susan Miller e Debby. E un'amica era stata investita
da un'auto mentre attraversava la strada.
"A questa stregua" pens Alice guardando le otto dita aperte
sul lenzuolo "probabilmente dovrei considerarmi fortunata." Il
lenzuolo era macchiato di sangue. Un medico indiano era entrato
in camera armato fino ai denti di una gran variet di aghi. Da
mezz'ora stava cercando di infilargliene uno nel braccio per cominciare
una nuova flebo.
Oddio esclam guardandole il braccio stretto dal laccio
emostatico giallastro. Che vene! Ancora una volta, che vene!
Slacci la stringa di gomma dal braccio sinistro, gliela annod
sul destro e le disse di fare il pugno, ordine che lei esegu debolmente.
Le tast il braccio con le lunghe dita, lo picchiett, lo fiss
finch non divenne bluastro, disse: Oddio!, e quindi trasfer
di nuovo tutto l'armamentario sul sinistro.
Questa volta le infil un lungo ago, esclam: Oddio! quando
manc la vena e cominci a muovere l'ago sottopelle, esplorando
alla cieca. Che vene! Il lato interno delle braccia di Alice
era costellato di minuscoli puntini rossi e bianchi. I puntini
bianchi erano le cicatrici delle flebo. Quelli rossi erano i buchi
recenti, che non si erano ancora cicatrizzati. Alice li mostrava ai
suoi amici.
Buchi diceva orgogliosa tendendo il lungo braccio.
Ah esclamavano loro distogliendo gli occhi.
Questo si chiama drenaggio spiegava lei sollevando le lenzuola
a rivelare un lungo, contorto tubicino che le fuoriusciva dal
fianco. Vi scorreva un liquido rosa e schiumoso, come nelle cannucce
ricurve con le quali da piccola beveva latte alla fragola.
Questa si chiama fasciatura a pressione. Indicava uno spesso
tampone bianco che le avvolgeva il fianco destro. Ogni sei
ore mi somministrano ossacillina aggiungeva. Quando la senti
entrare, brucia ed  fredda.
Osservava le smorfie di disagio dei suoi amici che fingevano
di mostrare interesse e ne ricavava un maligno piacere.
Gli unici visitatori che gradiva, a parte la madre, il fratello,
Simchas e il dottor Davis, non erano affatto i suoi amici. Erano
le amiche di sua madre. Venivano all'ospedale perch lei non ne
usciva mai, e parlavano e spettegolavano come se fossero state
al telefono. Una parlava col naso, e a volte piangeva perch sua
figlia era lesbica e le aveva portato a casa l'amante per il pranzo
della Pasqua ebraica. Un'altra, Lili Hoffman, si abbandonava ai
ricordi di quando era fuggita dalla Germania durante la guerra
e aveva vissuto in un convento francese pieno di cimici. Mrs
Hoffman le portava vasetti di marmellata fatta in casa. Una delle
visitatrici preferite di Alice era Annie Bech, una donna minuta
e briosa che ogni marted e gioved veniva in citt da Westport
per prendere lezioni di canto. Per il resto, passava quasi
tutto il suo tempo facendo ginnastica e sollevamento pesi.
Quando salutava Alice, gli occhi le brillavano e la stretta di mano
era dura come l'acciaio. Sapeva ballare il tiptap, e spesso,
uscendo, accennava un passo di danza. Alice se ne stava distesa
in silenzio, fantasticando e ascoltando distrattamente le amiche
della madre, come faceva da bambina quando i suoi genitori
davano una festa e lei si sdraiava nell'atrio, dove nessuno la poteva
vedere. Riusciva a ricordare l'odore del tappeto dorato.
Oggi ci sentiamo un po' ostili, cara? chiese dolcemente sua
madre entrando e notando il bloc-notes sul ventre di Alice. Vi
campeggiava una grossolana ma riconoscibilissima caricatura
di Miss Darty che brandiva una voluminosa, sgocciolante siringa
ipodermica.
Hmm-hmm rispose lei tracciando una nuvoletta sotto i
lembi esagerati della cuffia dell'infermiera. "No!!!" vi scrisse
dentro.
Stamattina non mi ha voluto fare l'iniezione prima che mi
portassero via per le radiografie, e poi ha detto che sono malata
sbott, sporgendo sempre di pi il labbro inferiore. La
odio soggiunse. Fa male riprese dopo un istante. Fa sempre
male. Ogni cosa fa male.
Sua madre apr il sacchetto giallo con cui era entrata nella stanza.
Torta di lamponi la bland. Deliziosa torta di lamponi!
Mamma, sono cos infelice disse Alice prendendo la fetta di
torta e infilandosela in bocca fra i singhiozzi. Torn a dedicarsi
al suo disegno, tracciando rughe di cipiglio sulla fronte dell'infermiera
e una verruca sul mento.
Aaaaaahhhh! strill all'improvviso, il volto rigato di lacrime.
Si aggrapp alle sbarre di alluminio e strinse finch le nocche
non sbiancarono, mentre le gambe sbattevano come stupidissime
ali.
Sua madre si avvicin al letto e le premette i pugni sulle cosce.
L'ho trovato! grid alla fine facendo pressione su un nodo
di muscoli e facendo cessare lo spasmo.
Non te ne andare sibil disperata Alice.
Il dottor Witherspoons entr in camera, si ferm sui suoi passi
e le guard.
Venga qui gli intim la madre di Alice. Sorpreso dal suo tono
autoritario, il dottore obbed. La donna affondava le mani
nelle cosce della figlia, tenendo il suo ricamo sotto l'ascella.
Metta le mani qui ordin al dottore, che si sedette accanto
al letto e mise le mani sulle cosce di Alice. Provando il desiderio
di spezzargli le dita a una a una, la ragazza si chiese se le sue
mani fossero assicurate.
Non lo s-sopporto disse tirando su col naso, cosa che immaginava
le conferisse un aspetto assai poco dignitoso. Mi
aiuti lo preg mentre la sua voce si trasformava in un gemito
pietoso. A-aiuto. Non posso sopportarlo. Qualcosa di pi forte,
la prego, la prego... per il d-dolore. Abbondanti scorte di autocommiserazione
affiorarono in superficie. La prego gemette.
Non riusciva a fermarsi, pur sapendo che cos facendo non
aiutava certo la sua causa. Aveva preso il dottor Witherspoons
per un braccio.
Vedi ribatt il dottor Witherspoons scostando le dita sudaticce
di Alice dalla sua manica candida mi stai implorando. Mi
stai pregando di somministrarti degli analgesici. Vuoi diventare
morfinomane? Riflettici disse guardandola dall'alto in basso e
facendole venire in mente all'improvviso Mr Marcus, il suo professore
d'inglese. Se si trattasse soltanto di qualche settimana,
lo farei spieg. Ma non sappiamo quanto andr avanti questa
storia.
La logica del dottor Witherspoons sfuggiva ad Alice, la quale
stava ripensando alla morfina che le avevano somministrato subito
dopo l'intervento. L'aveva fatta sentire come se non avesse
pi le gambe.
Morfina, morfina insistette. Non posso resistere. Mi disintossicherete
quando star meglio. E quando lui la guardava
con quell'espressione severa, immaginava di prenderlo a calci,
di sollevare le sue gambe incurabili e di colpirlo alla mascella, al
ventre, sotto la cintola.
Non dovresti usare gli analgesici come una stampella, Alice
disse lui.
"Quanto vorrei avere una stronzissima stampella" pens lei
"per potertela dare sulla testa." "Ascoltami, costosissimo sadico
che non sei altro," avrebbe voluto dirgli "aiutami o procurami
un altro dottore." Ma riusciva soltanto a piangere.
A-a-a- balbett come se stesse avendo un infarto. Alla fine
si arrese e scoppi a piangere a pieni polmoni, finch il dottor
Witherspoons non si rivolse a sua madre con fare altezzoso.
Ha visto? chiese, e se ne and.
Stephanie Carter controll l'ora. Sta arrivando l'avvert bisbigliando
dalla sua postazione di guardia alla porta. Ci sono
qua io soggiunse.
Il dottor Witherspoons entr di gran carriera, le mani affondate
nel camice bianco. Spesso, quando Alice se l'immaginava,
vedeva soltanto il camice e le mani sane, al loro posto in un
corpo che solo raramente sembrava reclamarle. Il camice bianco
e le mani abbronzate, come un cappello a cilindro su un fantasma.
Senza nemmeno accennare un saluto, il camice bianco si port
ai piedi del letto di Alice, al contrario dei suoi visitatori, che raggiungevano
direttamente la testiera. Una mano abbronzata fuoriusc
dalla tasca del camice bianco, seguita dall'altra. Succedeva
la stessa cosa ogni giorno. Alice osservava le mani avvicinarsi
con le dita aperte alla sua caviglia sottile. Guardava le forti dita
chiudersi attorno a essa, le mani ruotare la gamba verso l'esterno,
girando il piede verso il bordo del letto. Prima una gamba,
poi l'altra.
Strillava, ora perdendo i sensi, ora rimanendo cosciente. Non
lo faccia, la prego, non lo faccia l'aveva implorato all'inizio. Le
anche non si muovevano mai, e nessuno dei due piedi riusciva a
ruotare all'esterno verso il bordo del letto o all'interno verso l'altra
gamba: le sue articolazioni erano blocchi rigidi di materiale
osseo. Alice gli chiedeva perch insistesse a torcere quella massa
compatta e infiammata. Ma il dottor Witherspoons non le rispondeva
mai, si limitava semplicemente a torcere.
Alice ci pens a lungo e, alla fine, decise che il dottore intendeva
stabilire il grado d'infiammazione in base ai decibel delle sue
urla. La trovava una tecnica diagnostica primitiva. Non appena
lui usciva dalla porta, Stephanie accorreva al suo capezzale impugnando
la siringa.
Non mi piace mormorava infilando l'ago nel fianco di Alice,
gemente e madida di sudore.
Stai di nuovo cercando di sfuggire alla realt disse una voce
soffocata.
La testa di Alice era affondata in un morbido guanciale di
piume, la faccia coperta da un secondo cuscino sagomato in
modo da lasciarle scoperti il naso e la bocca. Entrambi provenivano
da casa. Originariamente avevano federe di soffice cotone
bianco punteggiate di conchiglie rosa, ma il mattino successivo
alla loro comparsa un'infermiera le aveva tolte e mandate in lavanderia
secondo la procedura ordinaria.
"Una mitzwah" si era detta Alice. "Qualche poveretto che non
si pu permettere belle federe, imprigionato in una corsia dove
tengono le luci accese tutta la notte, in questo momento ci sta
sbavando sopra."
E ogni mattina, mentre le cambiavano le lenzuola, gettava
un'occhiata furtiva nel carrello della biancheria, nella speranza
che, come Lassie, le federe tornassero miracolosamente a casa. I
guanciali erano ora rivestiti del grezzo e duro cotone dell'ospedale,
sul cui retro era stampato shadow of the valley hospital
in caratteri neri.
"Amo i miei cuscini" disse Alice fra s, mentre quello superiore
le veniva sollevato dal volto.
Stai dormendo la rimprover il dottor Witherspoons. Di
nuovo.
E allora?
Usi il sonno come una via di fuga continu il dottore con
un'aria formale e compassata, molto simile a quella della sua
professoressa di latino quando l'aveva sorpresa a baciare Jeff nel
parcheggio del liceo.
"Sto usando il sonno come una via di fuga" convenne fra s
Alice. "Proprio cos."
E allora?
 una stampella rispose il dottor Witherspoons infilandosi
in tasca le mani abbronzate e corrugando la fronte alta e scura.
"Ancora con questa stampella" pens Alice. "Magari ce l'avessi."
Metafora infelice, dottore.
Dormire tutto il tempo non  salutare disse lui.
Alice si rimise il guanciale sul volto.
Stai sfuggendo alla realt insistette lui sollevandoglielo.
Alice si puntell il cuscino dietro la testa e accese il televisore.
Va bene cos? domand al dottor Witherspoons, che aggrott
la fronte e usc dalla stanza.
Alice era giunta alla conclusione che il pubblico delle trasmissioni
diurne dovesse consistere di massaie deboli e malaticce,
nauseate e doloranti per le troppe pulizie. Le pubblicit dei prodotti
igienizzanti dai nomi strani scritti in modo ancora pi
strano - pubblicit che si aspettava di vedere, poich se le ricordava
dai pomeriggi trascorsi a guardare la televisione a Westport -
si alternavano a quelle dei rimedi per le emicranie e la
diarrea. Nell'osservare donne in camicetta fare smorfie di dolore
per quelle che ormai le sembravano indisposizioni ridicole,
Alice veniva colta da una rabbia vittimistica.
Questa  mia moglie mormorava dolcemente un tizio dall'aria
preoccupata, girando la testa per mostrare la traccia di grigio
sulla tempia, con un braccio attorno alle spalle di una donna
sorridente e l'altro proteso verso una bottiglietta. Lei si prende
cura di se stessa.
Anch'io, stronzo di merda sbraitava Alice, lanciando talvolta
uno spazzolino da denti contro il minuscolo apparecchio
che pendeva dal soffitto. Che arroganza del cazzo. Stupida,
stronzissima pubblicit. Chi credete che guardi la televisione a
quest'ora? Gente malata che si prende cura di se stessa, viscidi
ciarlatani che non siete altro.
A quel punto ricominciava General Hospital.
Stiamo facendo tutto il possibile diceva l'attraente dottorino
mentre la sua assistente, la cognata con cui stava vivendo
una rovente ma problematica storia, si sfilava i guanti di gomma
con uno schiocco.
Alice si abbandonava sui guanciali e apriva lentamente la bocca,
come se stesse dormendo sul treno. Il ragazzino di dieci anni
per cui i dottori stavano facendo tutto il possibile era il fratellastro
di qualcuno, non si ricordava di chi, e da pi di un mese era sospeso
fra la vita e la morte. Alice sperava che morisse presto. Si rese
conto di sperare che tutti i personaggi morissero presto, e forse
era proprio quella la ragione per cui seguiva la trasmissione.
Non qui diceva il dottorino alla cognata, appassionata e seducente
nel camice verde da sala operatoria.
Che cosa stai facendo? chiese sua madre quando arriv
quel pomeriggio.
Alice si era accatastata i quattro guanciali in grembo e vi aveva
appoggiato contro lo specchietto rosso.
Niente rispose. Si stava schiacciando i brufoli, attivit che
richiedeva l'uso di entrambe le mani, e aveva abilmente puntellato
lo specchietto con i cuscini. Vorrei potermi sedere di fianco
a qualcuno. Non posso sedermi accanto alla gente, su un divano,
come le persone normali.
Si sentiva tagliata fuori, distante, come una specie estranea
scaricata per sbaglio fra gli esseri umani in quel letto d'ospedale.
Qualsiasi contatto fisico reale era troppo doloroso, e i palpeggiamenti
sessuali o i momenti in cui la madre le accarezzava la
fronte o le prendeva la mano sembravano atti dovuti: i tolleranti
esseri umani di tanto in tanto coccolavano la creatura aliena.
Guard sua madre da sopra le sbarre del letto.
Andrebbe bene chiunque riprese. Una qualsiasi vecchietta
sull'autobus. Mi accontenterei di sedermi accanto a una vecchietta
sull'autobus.
Su, su, la consol sua madre prendendole la mano. Su, su.
Vorresti toglierti quella sigaretta di bocca? chiese Simchas
Fresser. Era ai piedi del letto, il volto nascosto dietro un'enorme
macchina fotografica, con la pi completa dotazione di accessori
che Alice avesse mai visto. Era talmente piena di congegni che lui
non era in grado di tenerla in mano, e aveva dovuto montarla su
un cavalletto.
Hai proprio bisogno di quella sigaretta fra le labbra, Alice?
Lei la trovava decadente e sfacciata, e se l'era messa in bocca
di proposito. Ma non lo disse a Simchas, che l'avrebbe presa in
giro. Non gli prest attenzione.
E va bene si arrese lui. Testarda. La macchina fotografica
cominci a ronzare e a scattare come un minuscolo animaletto.
Simchas trascin il cavalletto da una posizione all'altra attorno
al letto, mont su una sedia, arretr fino alle finestre, si sporse
sul letto cambiando obiettivo di continuo. Alice sbuff nuvole
di fumo, fece la seria, sorrise, mise il broncio, si tolse la sigaretta
dalle labbra e ve la rimise, in quelle che immaginava fossero pose
eleganti. Accanto al letto, dentro un vaso cinese che Simchas
si era portato via da un convegno di ipnotizzatori a San Francisco,
campeggiava un mazzo di fresie gialle.
Alice spense accuratamente la sigaretta e all'improvviso si
sent a disagio. Perch la fotografava a letto? Era cos stupido. Il
profumo dell'acqua di colonia di Simchas invadeva la stanza,
causandole una leggera nausea.
Non gioco pi disse. Riprenditi i giocattoli e tornatene a
casa. Affond il volto nel guanciale.
Piantala ribatt lui nel suo marcato accento israeliano, e per
poco Alice non scoppi a ridere. "Se non altro ha usato il bianco
e nero" disse fra s, tastandosi i brufoli sulla fronte. E sul mento
ce n'erano due rossi e gonfi.
Per i tre giorni successivi pasteggi a sedano. Perfino le modeste
uova bianche, appollaiate sui loro piattini, le davano il
voltastomaco. Gli orrendi involtini che Stephanie acquistava in
strada sgocciolavano e puzzavano come non mai. Ma i lunghi
gambi di sedano, trasparenti e croccanti nella grossa ciotola che
le preparava sua madre, sembravano freschi e puliti. Al centro
dei gambi pallidi e delicati luccicava qualche gocciolina d'acqua
fredda. Alice li salava uno alla volta, li stringeva fra le dita e li
sgranocchiava sonoramente, guardando la televisione o fissando
il soffitto.
La dietologa introdusse nel menu ospedaliero una porzione
di misere verdure crude, pomposamente chiamate crudits. Si
premurava di includere carote, olive e pomodorini dolci, malgrado
Alice scrivesse ripetutamente "soltanto sedano" sul suo
menu e rifiutasse di mangiare altro. Quando le arrivavano in camera,
i sottili bastoncini di sedano erano ormai un po' secchi e
avevano un colore biancastro, come se fossero stati spruzzati di
talco, ma Alice li mangiava ugualmente. I pomodorini, le carote
e le olive giacevano intonsi nel cellofan raggrinzito, accanto al
piatto di grigio roast beef nel suo grigio sughetto.
Il dottor Witherspoons cerc di spaventarla, facendo comparire
il camice bianco accanto al letto e paventando anemie e carenze
di potassio. Sto sfuggendo alla realt rispondeva Alice. Se Dio
avesse voluto farmi mangiare, mi avrebbe dato l'appetito.
Sua madre cerc di tentarla con abbondanti leccornie provenienti
da pittoresche pasticcerie gestite da vecchiette con i grembiuli
bianchi. Alice sapeva che, se fosse rimasta zitta e l'avesse lasciata
raggiungere il culmine di quegli elogi, alla fine lei avrebbe
ceduto alla propria retorica e si sarebbe mangiata i bign.
Simchas le port un salame polacco che puzzava di piedi, e il
dottor Davis le fece dondolare davanti al volto frutti esotici che
puzzavano anch'essi.
Andate via, per favore disse lei, affondando i denti in un
lungo gambo verde cosparso di sale e strappandone con ostentazione
un grosso morso.
Mmm mormorava mentre il sale si scioglieva sulla patina
giallastra che le ricopriva la lingua da quando era entrata in
ospedale. A volte sollevava il sedano davanti alla finestra, fissando
la luce attraverso di esso.
Sua madre le chiese se insieme con il suo sedano non avrebbe
gradito un po' di insalata di pollo. No rispose Alice, bench
fossero ormai passati tre giorni dall'ultimo, vero pasto, e in
realt l'idea non le dispiacesse. Ma dopo tutto il polverone che
aveva sollevato, si scopr troppo imbarazzata per mangiare.
"Penseranno che non facessi sul serio" si disse. E per tutta la
notte dovette lottare contro la visione di una cremosa insalata di
pollo attorno ai gambi di sedano.
Il mattino dopo, sul vassoio campeggiava una grossa ciotola
bianca colma di densa, fumante pappa d'avena. "Non dovrei
far preoccupare mia madre digiunando" decise fra s Alice.
"Come ho potuto essere cos egoista?" si chiese versando quattro
bustine di zucchero sulla lucida superficie dei cereali.
La voce di Louie Scifo le sembrava la pi minacciosa di tutte.
Quanto a Louie Scifo in persona, appariva e spariva dal suo raggio
visivo come un minuscolo insetto dalla corazza lucente. Ma la
sua voce le ricordava piuttosto una pianta velenosa: una carnosa
acchiappamosche, per esempio. Le parole si facevano strada attraverso
una gola vischiosa, emergendo, cos le sembrava, con
grande fatica e allo scopo preciso di farle accapponare la pelle.
Sai, la tua povera mamma si sta strappando i capelli per la
preoccupazione le diceva in tono confortante.
Il nostro vero nome  de Scifo rivel un giorno. Nobili, capisci?
Ma un cugino ci ha rubato il titolo.
Nudo! Alice sent esclamare sua madre. Nudo come un
verme in Lexington Avenue, e senza scarpe!
In-cre-di-bi-le replic Louie Scifo. A volte bisogna ridere,
capite?
E allora? comment Simchas Fresser. Nudo? Senza scarpe?
E che cosa ne dite della mia compianta moglie? Era cos che si riferiva
alla sua ex. L'ho incontrata per strada e mi ha dato il suo
biglietto da visita. "Sarah Fresser, Ricercatore." Riuscite a crederci?
Un giudice che ha discusso una tesi su George Eliot.
Quando io facevo il giudice, le donne non erano neanche
ammesse disse Louie de Scifo.
Alice si rese conto di non essere completamente sveglia, e di
non essere costretta ad aprire gli occhi o ad ascoltare il resto della
conversazione. Scivol di nuovo nel sonno, mentre Simchas
raccontava che l'ex suocero aveva pagato gli studi della figlia
non appena quest'ultima l'aveva lasciato, mentre quando erano
sposati non aveva mosso un dito per aiutarli.
Oh esclam Alice quando si svegli e vide che Simchas era
ancora nella stanza. Che carino! disse dando un colpetto affettuoso
al piccolo oggetto grigio. Non aveva idea di che cosa
fosse, ma era sicura che l'intenzione era buona. "Ad Alice, l'amica pi
vivace con cui abbia mai lavorato" recitava il biglietto.
Simchas non si era mai espresso in termini tanto dolci, e lei ne
fu commossa.
Utilissimo disse lui. E un ventilatore, un piccolo ventilatore
a pile. L'ho preso da Hammacher Schlemmer. Lo puoi sistemare
accanto al letto.
Molto pratico comment Alice. Grazie.
Simchas Fresser era l'unica persona di sua conoscenza che
avesse comperato qualcosa da Hammacher Schlemmer. Ne portava
il catalogo nella valigetta, e vi aveva fatto non uno, ma numerosi
acquisti: uno scaldasciugamani elettrico; un miniaspirapolvere
a pile per raccogliere le briciole dalla tavola; cataplasmi
da immergere in turbinanti pediluvi; lucidascarpe elettrici con
un tampone nero a sinistra e uno marrone a destra. Inoltre, una
valigetta con quarantacinque contenitori per pillole tenuti in
posizione da eleganti cinghie di pelle e perfino penne che diventavano
pile tascabili.
Alice non si meravigliava che si trovasse cos a proprio agio
in quella stanza d'ospedale piena di intricatissimi aggeggi ai
quali lei si era abituata con profonda riluttanza. E un bel giorno,
come se non fosse soddisfatto della nota meccanica dominante
nella camera, Simchas diede il proprio contributo. Le regal il
piccolo ventilatore, le prest il registratore che riproduceva il
suo stesso vocione, le port un apparecchio che emetteva un
suono simile a quello delle onde sulla spiaggia e le faceva venir
voglia di fare pip.
E dovresti avere una macchina fotografica le disse nello
stesso tono con cui sua madre le avrebbe raccomandato di mettersi
il cappello perch era freddo.
Hmm-hmm replic lei, non abbastanza interessata per discutere.
Una macchina fotografica. Che assurdit. Un tempo
possedeva una Brownie. Aveva sei anni, forse sette, e fotografava
la gatta, opportunamente chiamata Spotnose, Naso Chiazzato,
addormentata nel cassetto della credenza. Poi, a quattordici
anni, le avevano regalato un'economica Polaroid, modello
Swinger, che faceva, perlomeno nelle sue mani, le stesse noiosissime
fotografie della stessa gatta.
"E adesso non ho nemmeno un gatto" pens Alice. La vita
senza gli animali domestici. "E non mi muovo mai. Dovrei scattare sempre la stessa fotografia, come Andy Warhol. Venti pose
identiche per consumare un rullino di pellicola."
Che idea stupida disse improvvisamente irritata, chiedendosi
se Simchas non si stesse prendendo gioco di lei. Venti foto
dei miei alluci in trazione. Brillante.
Ritratti rispose Simchas. Ritratti dei tuoi visitatori. E non
darmi mai pi dello stupido. Cominci a rimettere nella borsa
la sua attrezzatura.
Alice stava per dirgli che aveva definito stupida la sua idea e
che non voleva fotografie dei suoi visitatori se non poteva nemmeno
scattare quelle dei suoi animali domestici come chiunque
altro, quando una visitatrice in carne e ossa apparve sulla soglia.
Ebbene? chiese Simchas uscendo dalla stanza, come se quella
donna sulla porta provasse chiss come la validit della sua tesi.
Il suo nome era Colette, e lei sembrava andarne fiera. Aveva
capelli castani corti e ricci, di solito era accompagnata da due
sbuffanti bulldog e conservava un pesante accento francese anche
dopo quarantanni di permanenza negli Stati Uniti.
Non si era mai chiesta in quali circostanze il telefono di Jeffrey
era stato strappato dalla parete? A che cosa immaginava
fossero dovute le grida e i tonfi occasionali provenienti dalla
stanza del figlio? Un giorno Alice si era precipitata gi dalle
scale, in lacrime, terrorizzata dalla violenza che aveva scatenato
in Jeffrey, intento a sbraitare e pestare i piedi al piano superiore.
Colette era abbandonata sul divano, immersa nella lettura del
giornale.
"Oddio" si era detta Alice con un vago filo di speranza. "Forse
mi aiuter, mi spiegher che tutto questo  sbagliato, ci impedir
di rivederci."
Mia cara le aveva detto Colette con la sua voce roca e la "r"
arrotata. Alice, accasciandosi sfinita sul divano, le aveva posato
la testa in grembo e aveva pensato quanto fosse meravigliosa
quella donna, quanto fosse romantica, come l'eroina di un romanzo
francese. Colette chiamava tutti, perfino il garzone di Gristede's,
"mio caro" o "mia cara". Il panico di Alice si attenu.
Mia cara aveva ripetuto la donna dolcemente, accarezzandole
i capelli. Lo ami?
Hmm-hmm aveva risposto tristemente Alice, mentre la vaga
speranza che Colette potesse aiutarla cominciava a svanire.
 lui l'uomo che desideri? le aveva domandato lei. Uno dei
suoi bulldog addormentati aveva dato uno sbuffo umidiccio.
Hmm-hmm aveva ripetuto Alice, con l'allarmante sensazione
che Jeffrey non fosse veramente un uomo e che lei non
fosse del tutto sicura del perch lo desiderava.
Allora ce la farete aveva detto Colette calcando l'accento
sull'ultima sillaba del verbo. Ce la farete.
Okay aveva risposto Alice tirando su col naso; ma avendo
deciso che farcela al piano superiore con l'uomo che amava era
qualcosa che preferiva rimandare all'indomani, era tornata a casa
a piedi, prendendo a calci i ciottoli lungo la strada.
Ripensandoci ora, quei giorni le sembravano un altro eccesso
adolescenziale, alla stessa stregua delle collanine di perle, dei
diari traboccanti di versi esaltati o di Lawrence Durrell. Gli eccessi
dell'adolescenza si superano, e Alice era sicura di aver
adeguatamente superato quello. "Ma quanto ero sciocca" pensava
spesso, imbarazzata dai propri ricordi come se stesse assistendo
a una commedia dai dialoghi fasulli.
Mia cara disse ora Colette, posando le minuscole mani dalle
unghie laccate di rosso sulle sbarre del letto e chinando teatralmente
la testa ricciuta per schioccarle delicatamente un bacio
sulla guancia un po' infossata. Come sono lunghe le tue
ciglia, mia cara!  per via del tuo pallore? Sono decisamente
sorprendenti.
Davvero? chiese Alice. "Per" si disse "non  poi cos male."
 strano stare sempre coricate, non  vero? Sai, molti anni fa
ho avuto la tubercolosi.
"Tubercolosi!" pens Alice. "Quant' romantica." Probabilmente
delirava. "Vorrei avere un accento francese."
Ho passato del tempo in sanatorio. Hai letto La montagna incantata?
Pi o meno rispose Alice.
E cos difficile adattarsi quando se ne esce, mia cara.  una
sindrome... disse, e la sua "r" gutturale trasform il termine
clinico in qualcosa di passionale la sindrome della Montagna
incantata.
Alice non aveva idea di che cosa stesse dicendo. Pensava a
Colette come l'aveva sempre vista, languidamente abbandonata
sul divano con i due cani che le russavano accanto, intenta a fumare
sigarette francesi dietro il giornale, domestica e decadente
al tempo stesso. Ad Alice era sempre sembrata perfettamente a
proprio agio. E l'unica cosa che riusciva a ricordare della Montagna
incantata era un giovane che si provava continuamente la
febbre.
Interessante esclam, pensando all'abilit con cui Colette
condiva l'insalata e sbucciava le pere.
Jeffrey ti manda il suo amore disse Colette.
Odio Jeffrey rispose Alice riscuotendosi dalla sua fantasticheria
e rendendosi conto troppo tardi di essere stata scortese.
Colette reag con molto realismo. Ancora? chiese dandole
un affettuoso colpetto sulla mano. Devi averlo amato molto,
per odiarlo ancora tanto soggiunse in tono compassionevole.
"No, no" avrebbe voluto spiegarle Alice. "Non capisci! Mi
picchiava!" Ma sarebbe stato davvero poco carino, e cos fece un
debole sorriso e non disse nulla.
Quello che avevate era molto spec-ciale, mia cara gorgheggi
Colette. Poi, come se quella fosse una frase di incoraggiamento,
come se avesse detto "Tieni duro", "Nil desperandum" o
"Con una bella dormita passa tutto", si avvi verso la porta.
Molto spec-ciale ripet in tono rispettoso, e scomparve.
"Mi ha anche presa a calci" avrebbe voluto gridarle dietro. "E
una volta mi ha sputato in faccia.  stato disgustoso. E mi dava
la colpa di tutto. Di tutto! Perfino della guerra del Vietnam..."
Ma Colette se n'era ormai andata, e cos Alice accese la televisione
sulla soap opera in cui tutte le donne avevano nomi di liquori
e giorni della settimana e si predispose ad aspettare la sua
iniezione.
Simchas era in preda al caos. Si lamentava, saltava gli appuntamenti
mattutini, faceva isteriche telefonate al suo agente di
cambio, sperimentava su se stesso diverse combinazioni di antidepressivi,
tranquillanti e detrazioni fiscali. Aveva soltanto cose
sgradevoli da dire sul prossimo, e le diceva ad alta voce e continuamente.
A volte, nel vederlo cos impettito e ringhioso, Alice ripensava
a un proverbio che aveva sentito recitare a qualcuno: "Un
uomo che affoga si attacca anche a un serpente".
 una serpe disse un giorno sua madre, pungendosi
distrattamente il dito con la grossa, smussata punta dell'ago da ricamo.
Ahi. Ma  simpatico, non trovi? Nella sua terribile maniera.
Era simpatico nello stesso modo in cui lo sono i bambini pestiferi,
e Alice trovava congeniale il suo disgusto generalizzato.
Il mondo gli causava tali e tanti problemi che lei provava meno
vergogna nell'autocommiserarsi.
Oy gevalt, Mrs Pulman lo udirono salutare la vecchietta in
fondo al corridoio.
Johnson replic irritata Mrs Pulman, e subito dopo sentirono
il suono secco del suo piede nudo sul pavimento.
Ah, Brenda salut Simchas. E la Magnifica Stangona!
esclam come se fosse sorpreso di trovarla l. Si sedette sul davanzale
della finestra. Brenda, riprese ho acquistato qualcosina
da Saks e l'ho fatta mandare a casa vostra nel Connecticut.
Mi fa risparmiare un po' di tasse.  magnifica, la vostra casa nel
Connecticut.
Se devo essere sincera protest la madre di Alice non mi
piace che tu ti faccia spedire le mutande a casa mia.
Non sono mutande! grid Simchas. La madre di Alice lo
squadr. Sollev leggermente il capo, apr la bocca e scoppi a
ridere. "Com' bella quando reclina la testa e ride" pens Alice.
La guard piena di orgoglio. E all'improvviso si chiese se stesse
ostentando la sua risata e il suo attraente profilo a beneficio di
Simchas.
Simchas, disse sua madre stavo pensando...
Mazal tov! latr lui, ridendo e spostando lo sguardo da Alice
a sua madre come un terribile e arguto bambino di otto anni
a un seder. Non trovando risposta, agit furiosamente il ciuffo di
capelli, sotto il quale le sopracciglia simmetriche ondeggiarono.
Mazal tov, mazal tov ripet.
S, s disse la madre di Alice ma ascoltami, Simchas. A proposito
dei tuoi piccoli congegni...
Alcuni sono alquanto grossi borbott lui.
Perch non provi uno dei tuoi deliziosi congegni su Alice?
I miei congegni! grid Simchas. Eccitatissimo, balz gi dal
davanzale della finestra, alz le braccia al cielo e arranc verso
Alice.
I miei congegni sulla Stangona!
All'improvviso si ferm, facendo ricadere le braccia lungo i
fianchi. I miei congegni ripet assorto. Ma perch?
Gi intervenne Alice, che pensava di essere connessa con
un numero sufficiente di macchinari perch?
Per collegare gli elettrodi ai muscoli delle gambe e abituarli
a rilassarsi. Potrebbero ridurre gli spasmi.
Gli occhietti di Simchas brillarono. Si impett e rovesci la testa
all'indietro, quasi volesse spazzolare il soffitto con il suo
triangolo di capelli scuri. Elettrodi sulle gambe della Stangona!
esclam con dignit. Elettrodi sulle gambe della Stangona!
Quindi afferr la borsa, si volt e marci fuori dalla porta.
Sai, ogni volta che se ne va penso che dovremmo contare i
cucchiaini disse la madre di Alice.
I cavi s'incrociavano come autostrade. Il grosso filo elettrico
bianco che correva dalla scatola sulla parete al cicalino pinzato
al letto; il tubicino che andava dal sacchetto molliccio della flebo
al suo braccio; il cavetto del telecomando del televisore che si
tendeva dal minuscolo apparecchio al comodino; il tubo di
gomma nera collegato al misuratore di pressione, un cupo festone
sul suo grigio supporto metallico; il filo elettrico della radio;
quello della lampada da notte; i cavi fra le babbucce e i pesi
della trazione; il collegamento con la piccola centralina di comandi
per regolare il letto. "Come un chassid con i filatteri"
pens Alice guardandosi intorno. Dalla testiera ai piedi del letto
correva una sbarra di alluminio fissata a un'asta a ciascuna
estremit. Dalla sbarra pendeva una catena, a cui era agganciato
un triangolo di metallo molto simile a quelli che Alice all'asilo
percuoteva timidamente con una sottile bacchetta. Si chiamava
"trapezio", e le serviva per sollevarsi. "Alla faccia del trapezio"
si diceva Alice quando cercava di aggrapparvisi per facilitare
l'inserimento di una padella e finiva solitamente per crollare sfinita
prima che l'infermiera fosse riuscita a fargliela scivolare
sotto il corpo.
Alice si guard intorno nella stanza, osserv i flaconi e le coperte,
i rotoli di garza, le siringhe di plastica sparsi qua e l come bossoli
esplosi. Non era mai stata un tipo ordinato. Da bambina la
sua camera era disseminata di giocattoli, e da ragazza di libri e indumenti.
Ripens con affetto a quel disordine tranquillizzante,
gir il guanciale per nascondere la scritta shadow of the valley
hospital e si mise a fissare assorta il soffitto.
Quando Simchas entr spalancando la porta, con enormi borse
per la spesa appese alle braccia, era gi pomeriggio. Schier piccoli
aggeggi rivestiti in noce sul tavolino a rotelle accanto al letto,
colleg cavi marroni attorcigliati e ruot manopole argentate.
Stai per trasmettere la superclassifica, Simchas?
Lui indic una cuffia acustica appoggiata in equilibrio precario
sul ciuffo di capelli, facendole capire che non poteva sentirla.
Sei un grandissimo stronzo disse lei lentamente, scandendo
le parole. Ma lui scosse di nuovo il capo.
All'improvviso le lancette cominciarono a dardeggiare sui
quadranti luminosi e le macchine trillarono, belarono e ticchettarono.
Simchas sgran gli occhi, per quanto glielo consentiva la
loro piccolezza. Si mordicchi concentrato il labbro inferiore e
sollev gli angoli della bocca in un lieve, incerto sorrisetto. Ridacchi
due volte, le cosparse sulle cosce una gelatina fredda e
scintillante, ridacchi ancora. Alice si chiese se tanto godimento
avesse qualcosa a che fare con le sue gambe divaricate, ma si rispose
con rammarico che era dovuto solo ed esclusivamente a
quei congegni.
Simchas premette alcuni minuscoli elettrodi sulla gelatina e li
fiss con il cerotto. Erano collegati alle sue macchine da sottili
cavetti. Quando muovi il braccio... avanti, muovi il braccio
disse.
Alice lo sollev, e i macchinari s'illuminarono e suonarono.
Hai visto? Quando muovi il braccio, contrai i muscoli delle
cosce. Non  necessario farlo,  la tensione. Vedi? E ci, naturalmente,
ti provoca gli spasmi. Stava usando il suo tono di voce
professionale, enfatico, rassicurante e rispettabile, cos diverso
dalla lagna petulante cui ricorreva di solito. Quella voce sconosciuta
e sapiente colp Alice pi di quanto lei fosse disposta ad
ammettere. Gli prese la mano e la baci. Lui la ringrazi accarezzandole
delicatamente la testa, quindi torn a posare la mano
su una delle scatole di noce.
Bene, quando contrai i muscoli delle cosce gli elettrodi registrano
lo spasmo e fanno suonare i campanelli e muovere le lancette
sui quadranti. Diede un affettuoso colpetto a un altro dei
congegni. Si chiama "biofeedback" spieg.
Che cosa?
I campanelli. Le lancette. Come faresti a capire, altrimenti, che
non sei rilassata?
Alice si guard le gambe, divaricate, nude e punteggiate di
elettrodi. Si cal la cuffia sulle orecchie. Era perfettamente in
grado di udire i campanelli anche senza, ma Simchas sembrava
pensare che fosse meglio usarla. Poi mosse le braccia. Le lancette
guizzarono sui quadranti, le scatole suonarono e le sue gambe
furono scosse dagli spasmi.
Non ti preoccupare disse Simchas, ancora determinato dopo
il quinto tentativo. Ci riproveremo domani.
Rimise le scatole ormai silenziose nelle borse, si produsse in
un lungo racconto sul fratello minore che da Israele gli aveva
chiesto di procurargli delle Keds e poi, giocherellando con una
siringa finita chiss come sul davanzale della finestra, si punse
il pollice.
La mia mano, la mia mano! grid. Sanguina! Sanguino! E
corse verso il pronto soccorso, fasciandosi la ferita col suo fazzoletto
bianco.
Doveva proprio succedere in un ospedale disse quando
rientr a recuperare i suoi congegni. Molto pericoloso. Pieno di
germi.
Le sue compagne del college non amavano farle visita, e pertanto
passavano di rado. Un'amica che frequentava il corso di
specializzazione in lettere antiche and a trovarla e, su richiesta
di Alice, le lesse Tacito. Alice non era mai stata capace di leggerlo.
Non era una gran studiosa, e Tacito aveva l'inquietante abitudine
di sottintendere la maggior parte delle parole. Ma mentre
Anne, in piedi accanto al letto, declamava le succinte frasi
che Tacito dedicava ai grandi del suo tempo, Alice fissava stupidamente
la sua copia del libro e se ne sentiva tranquillizzata,
quasi che quelle parole facessero parte di una preghiera.
Un altro amico, un quacchero convinto che un giorno le aveva
regalato una registrazione della Prima sinfonia di Mahler perch
il valzer asimmetrico del secondo movimento - goffamente
elegante, l'aveva definito - gli ricordava Alice, tratteggi a matita
un delicato profilo del suo volto. Ma Alice non fu molto gentile,
e lui non si fece pi vedere.
Quando venne a trovarla, James Wellington pos senza pensarci
i piedi sul letto e lei trasal. Lui li ritrasse subito, ma Alice, l
distesa, si rese tristemente conto del disagio, del distacco che erano
subentrati in un'amicizia un tempo spensierata.
Le infermiere che venivano a misurarle la temperatura e la
pressione fissavano James, che indossava una tuta arancione.
Discendeva da un'antica dinastia di Boston il cui lato materno si
chiamava James, e tutti, nella sua famiglia, erano stati battezzati
con un cognome. Si manteneva grazie a un generoso fondo fiduciario
investito per qualche oscura ragione all'anacronistico
tasso d'interesse del 4 per cento e, con il suo volto scolpito dai
lineamenti regolari e le sue labbra lievemente increspate, ad Alice
sembrava l'ultima figura di un tableau vivant intitolato Il declino
della famiglia americana. L'aveva sempre trovato stravagante,
ma ora quell'individuo pittoresco che sfogliava le sue riviste e
cercava di rompere il silenzio imbarazzato con aneddoti spiritosi
le risultava vistoso e fuori luogo.
Gli altri amici sembravano tutti ugualmente irrilevanti.
Pensi domand una di loro che sia terribile mettere su uno
scaffale separato i libri dei professori con cui sono andata a letto?
Mi hanno scritto tutti una dedica firmata sul risguardo.
Credi chiese un'altra che una crema spermicida al sapore
di fragola sia oscena?
Nella mia domanda di iscrizione al corso di specializzazione
in medicina dovrei dire che sogno di fare il dottore da quando
avevo cinque anni?
Si pu indossare una camicia blu coi pantaloni neri?
Non riesco a impedire al gatto di pisciarmi nelle piante.
Bollette telefoniche da cento dollari, rapine, corsi di recitazione,
tresche, ricerche sul Tasso, stivali nuovi, sistemi per smettere
di fumare, voti. Ad Alice non importava pi di tanto. Riagganciava
la cornetta, accendeva il televisore, cercava una soap opera
e desiderava stare meglio.
Constat che non si era limitata a adottare il gergo ospedaliero
- evacuare, bere cl (e non bicchieri) d'acqua - ma che aveva anche
cominciato a interessarsi al suo corpo in modo nuovo, specialistico.
Si preoccupava di quanti cl avesse ingerito ed evacuato. Seguiva
attentamente le piccole variazioni della sua febbre. Insisteva
perch le mostrassero e le spiegassero le radiografie e
osservava la lenta erosione di quei canyon e di quegli altipiani
grigi con profondo, ma distaccato interesse professionale.
Posso vedere la mia cartella clinica? domand un giorno al
dottor Witherspoons, che teneva in mano un fascicolo con il suo
nome. Ma la sua cartella clinica era in realt una catasta di fogli
di carta che occupava un angolo della sala infermiere, una torre
alta pi di un metro di carte gialle, verdi e azzurre che cresceva
con la stessa regolarit di una popolazione ed era vista dalle infermiere
come un'atroce imposizione.
Qualche tempo prima, Alice si era resa conto - e ne era rimasta
alquanto sconvolta - che i medici non avevano la minima
idea del perch si fosse ammalata, n di che cosa fare per guarirla.
Intervenivano sui sintomi, poich i sintomi erano tutto ci
che riuscivano a trovare. Ignoravano il sintomo pi ovvio, il dolore,
ma per Alice esso era ormai diventato quasi un altro senso,
come la vista, l'udito o il gusto. Curavano i sintomi con ogni
possibile sistema: antibiotici, antinfiammatori, trazione, miorilassanti.
Gli antibiotici le venivano cambiati di due settimane in
due settimane e non portavano ad alcun risultato, ma Alice voleva
conoscerne i nomi.
Mi dispiace di non essere venuto a trovarti le dicevano i
suoi amici al telefono. Ma gli ospedali mi danno i brividi.
Anche a me rispondeva lei, anche se non era pi vero.
Lo starnuto, aveva sempre pensato Alice, era un gesto ostile.
Quando sua nonna starnutiva - con piccoli, leziosi "Etc! Etc!" -
il cane balzava sul suo vecchio grembo e cominciava ad abbaiare
come un forsennato. Sua nonna aveva finalmente imparato a
correre in bagno, chiudendosi dentro prima di ogni crisi.
Uno psichiatra aveva spiegato ad Alice che l'orgasmo era come
lo starnuto, ma lei la trovava un'analogia un po' forzata.
Una sera era andata con Jeffrey a fare l'amore in spiaggia, al
freddo e sotto le lucenti stelle autunnali; in sottofondo lo sciabordio
sommesso delle onde. Alice era scossa dai brividi e poco
interessata, ma non voleva provocare una scenata e cos era rimasta
passivamente distesa sulla sabbia umida e compatta. E
all'improvviso, sul pi bello, aveva starnutito: una sonora
strombazzata che aveva fatto fare a Jeffrey un sobbalzo di trenta
centimetri. Era scoppiata in una risata incontrollata, rotolandosi
sulla spiaggia e riempiendosi la bocca di sabbia. Lui si era offeso,
e lei ne era felice.
Ora, quando starnutiva, non rideva pi. Le sue gambe sobbalzavano
in aria come quella notte aveva fatto il povero Jeff.
Tutto bene? domand il dottor Davis. Alice si stava strofinando
la parte superiore del naso, e intanto mormorava: Pompelmo,
pompelmo, pompelmo.
Devo starnutire gli spieg. Molto...
pompelmo, pompelmo... doloroso. Dicono che funzioni.
Ah disse lui. Non credi che un fazzoletto di carta ti sarebbe
pi utile?
Lo starnuto spezz improvvisamente la litania dei "pompelmo", e le gambe di
Alice rotearono nel vuoto. Il dottor Davis le
prese la mano e le asciug il naso con il suo fazzoletto.
Credo che lei mi stia infantilizzando disse Alice, usando un
termine che aveva recentemente sentito adoperare dalla madre. Il
dottor Davis le aveva galantemente offerto in regalo il fazzoletto.
Assurdo rispose lui, e subito cominci a recitare "Un maialino
and al mercato" con le dita delle mani di Alice, poich non
osava sfiorare quelle dei piedi. Era seduto con grazia sulla sedia,
elegante come un uovo in un cesto, e teneva le gambe accavallate.
Una delle calze faceva capolino con noncuranza da sotto
i pantaloni, liscia e di un beige delicato. Cominci a spiegarle
come si preparava il pane toscano.
Non ha sale! continuava a ripetere incantato. Aveva appena
terminato la lezione del corso di cucina italiana. Non ha sale!
Lei quanti anni ha? gli domand Alice. Sapeva che doveva
essere suppergi fra suo nonno e suo padre, ma voleva sapere a
che punto.
Ma sessanta, naturalmente rispose lui in tono allegro, muovendo
un braccio come se si stesse avvolgendo una sciarpa di
chiffon attorno al collo, e riprese a illustrarle la ricetta. "Sessanta"
pens Alice. "Non cinquanta, bens sessanta." Suo padre
aveva quarantasette anni, suo nonno sessantasette. Non c'era
da stupirsi che non riuscisse a dargli del tu. Quando parlava di
lui, lo chiamava sempre dottor Davis. Quando parlava con lui,
evitava di chiamarlo. Sua figlia aveva pi di trent'anni.
Non ha sale, e in Toscana ci mettono sopra l'olio d'oliva invece
del burro!
" abbastanza vecchio per essere mio nonno" disse fra s Alice.
"Non mio padre, mio nonno." Ma era cos elegante, appollaiato
sulla sedia, intento ad annoiarla. "Be'" decise "non dimostra
sessant'anni. Soltanto cinquanta."
Non li dimostra gli disse interrompendolo.
Il dottor Davis sorrise, lieto che stesse pensando a lui e non al
pane senza sale.
Vuoi qualcosa da mangiare, angelo? domand la madre di
Alice a suo fratello.
Uhm, mamma rispose lui agitandosi sulla poltrona e facendo
una smorfia. Mamma riprese.
S, angelo?
Suo fratello stava sgranocchiando un pezzo di pane secco su
cui aveva spalmato del brie. Il mese a Parigi l'aveva trasformato
in un insopportabile francofilo che sbucciava la frutta e sorseggiava
il caff del mattino in una ciotola per cereali. Aveva portato
ad Alice il pane, il brie e una bottiglia di vino per un picnic a
letto. Minuscole briciole di crosta occhieggiavano fra le pieghe
del suo maglione.
Mamma, potresti smetterla di chiamarmi angelo? domand
arricciando ancora di pi il naso.
D'accordo, caro, ci prover.
Suo fratello diede un sospiro di sollievo e si mise in bocca un altro
pezzo di pane, masticando e facendo schioccare le labbra con
una volgarit decisamente non gallica. Da bambino aveva inventato
un modo di mangiare efficace anche se sgradevole: abbassava
il volto al livello del piatto e sospingeva il cibo direttamente
nella bocca spalancata. Bench questo metodo eliminasse il rischio
che qualche pisello o foglia di insalata ribelle cadesse a terra,
l'aveva abbandonato con il sopraggiungere della pubert. Ma
il suo modo di masticare eccessivamente rumoroso ed energico
era rimasto, e Alice si chiese come fosse stato recepito a Parigi. In
altre circostanze gliel' avrebbe fatto notare e gli avrebbe intimato
di smetterla, ma quel giorno lui le aveva portato il brie, il vino e
una collezione di minuscoli giocattoli: cubetti contenuti in una
scatola da fiammiferi, un coniglietto di plastica con una molla e
una ventosa che saltava in aria.
Alice aveva giocato a fare la mamma con suo fratello, mettendolo
in carrozzina e spingendolo in giro per la casa.
Tu farai il neonato lo istruiva.
Ghe-ghe-gu-gu rispondeva lui, poich era veramente un
neonato, la carrozzina era la sua e quello era tutto ci che era in
grado di dire. E adesso perfino lui, il suo fratellino, le portava regali
infantili. E lei ci giocava, sparando il coniglietto verso il televisore,
costruendo una citt in miniatura e radendola al suolo.
"E perch non sono pi alta" si disse. "Arrivo a malapena al
metro e venti, l'altezza del letto, l'altezza di una bambina. O
peggio, di una nana."
Vuoi che ti sbucci un'arancia? le domand sua madre, poi
la sbucci e, soprappensiero, se la mangi.
Mamma si lament Alice.
Oh, Alice! Hai proprio l'espressione che avevi in barca a vela!
disse sua madre ridacchiando. Il cipiglio di Alice sullo sfondo
del cielo azzurro e delle vele bianche era l'eterna barzelletta
della famiglia. E quando sua madre non si trovava a bordo, Alice
era solitamente ancora pi torva.
Ti dispiace? le chiedeva suo padre passandole sopra, sciogliendo
la drizza e cercando di recuperare il fiocco agitato dal
vento sopra la sua testa.
Lei trasaliva quando il lembo di nailon bianco le frustava il volto.
"Perch mi fanno partecipare a queste gite?" si interrogava.
Ma non diceva mai nulla a voce alta, continuando invece a leggere
con ostentazione. "Gliela far vedere io" diceva fra s, bench
non fosse mai sicura di che cosa avrebbe fatto vedere a chi.
Poi il fiocco le si adagiava sul libro, quasi fosse morto all'improvviso.
Non sta neanche leggendo protestava suo fratello dalla barra
del timone. Fa solo finta.  stupida.
Credi di poterti spostare un minuto, solo un minuto, per evitare
di farci annegare tutti quanti? le domandava suo padre, le
braccia cariche di velame.
Ts-ts-ts sibilava disgustata Alice raggiungendo di malavoglia
la zona di poppa invasa dai cuscini azzurri, da suo fratello,
da Eileen e dai due marmocchi di Eileen: tutta gente che odiava.
Odiava soprattutto Eileen, e quando sua madre non era presente
guardava con sospetto quell'ordinaria vicina di casa estiva.
"Si crede davvero chiss chi" diceva fra s, lanciandole occhiate
da sopra il suo libro.
Eileen era piccola ma non delicata. Le membra di dimensioni
ridotte e il corpo dalla vita corta erano pi naniformi che minuti.
Aveva seni piccoli, ma spingeva e strizzava le povere, modeste
mammelle finch, dure e poco attraenti come due teste calve, non
occhieggiavano dalla scollatura. Era una rispettabile newyorkese
con una villa a Westport, un rispettabile marito e capelli biondi
tinti. "Ma quelle tette" pensava Alice fissandole da dietro lo
schermo del suo libro "quelle tette significano guai!" "Eileen  repellente
come un carlino, un carlino in calore" decise quel giorno
rimpiangendo di non essere rimasta a casa o quantomeno di non
essere andata a Montauk in macchina con la madre. La sua graziosa,
sorridente madre con un seno normale.
Non alzare la voce con tuo fratello! grid Eileen rivolta al
figlio con gli incisivi terribilmente sporgenti, il quale stava gridando
al fratello pi carino di smetterla di stuzzicarlo.
Il fratello pi carino, il minore, cominci a esclamare che l'acqua
era "mirabile", il cielo "divino". Aveva cinque anni. "Parla
come mia nonna" pens Alice. La madre gli accarezz i capelli
lucenti come seta. Alice avrebbe voluto prendere tutti a schiaffi.
La barca a vela andava su e gi nella bonaccia, accontentandosi
di muoversi soltanto verticalmente, e Alice si rese conto all'improvviso
di avere il mal di mare.
"Non ne usciremo mai" pens "mai", come se si trovasse in
un ascensore allagato e non in mezzo a un ampio, soleggiato
braccio di mare. "Siamo bloccati. Bloccati qui per sempre. Con
loro. Lo stomaco le si torse e si rivolt in preda alla nausea. Eileen
era seduta accanto a suo padre, che stringeva la barra del
timone con grande dignit, e lo imboccava di cracker.
"Sto per vomitare" si disse Alice, e si affrett a scendere la
scaletta all'indietro, come le aveva insegnato suo padre, poi attravers
la cabina e raggiunse il bagno.
Mantieni la calma mormor sottovoce, sedendosi sul gabinetto
e appoggiando la testa alla parete. Mancano ancora delle
ore. Fu allora che not le mutandine. Erano scure di sangue.
"Magnifico" pens. "Le mie prime mestruazioni." Avrebbe voluto
sua madre, ma a bordo c'era soltanto Eileen, intenta a imboccare
lascivamente suo padre.
Alice si asciug gli occhi, ripieg alcuni fogli di carta igienica
e rimase seduta in preda a un curioso senso di colpa, come se la
carta igienica fosse roba da maleducati.
Alice guardava sua madre che sbucciava un'altra arancia. "
disorganizzatissima" disse fra s osservandola gettare distrattamente
le bucce nella borsetta. "Ma  qui, mi ha cambiato la
stanza, mi ha trovato le infermiere private."
Mamma le disse dolcemente, indicando la borsetta.
Oh! esclam sua madre, posando l'arancia mezza sbucciata
in un posacenere traboccante di mozziconi, mentre svuotava la
borsetta.
Oh! esclam nel vedere il frutto coperto di cenere.
Non importa, mamma disse Alice, ripensando a quel giorno,
quando era venuta loro incontro a Montauk, al termine della
terribile traversata. Aveva immediatamente accompagnato Alice
in farmacia, dove avevano acquistato tutti gli articoli sanitari che
potessero avere anche lontanamente a che fare con il ciclo mestruale.
Assorbenti interni ed esterni, aspirina, analgesici, mutandine
protettive, custodie e speciali sacchetti in cui infilare
quello che andava buttato via: tutto ci le aveva dato un'impressione
di legittimit, e Alice vi ripens con affetto. Puoi sbucciarmi
una mela.
A quel punto entr sua nonna, alta, vestita con un elegante
abito rosso. Aveva una carnagione pallida e delicata e piedi
enormi. Oy! grugn sedendosi. Sono debole come un gatto.
Gattino, nonna. Sei debole come un gattino la corresse Alice.
Ma sapeva che sua nonna aveva ragione: era debole come un
gatto, e i gatti erano tutt'altro che deboli.
Ciarpame, veleno, feccia riprese la nonna. Orribile, nauseante,
disgustosa.
Che cosa? chiese Willie.
Quella lurida 47th Street rispose lei. Tutti gli orecchini del
quartiere dei diamanti erano "roba da contadini" spieg. Con
l'unica eccezione del paio che aveva acquistato e che era fatto di
"raffinate, magnifiche gemme, perfette per i nobili e i vip".
Sono molto grandi osserv Alice. Le avevano appena servito
il pranzo, e gli orecchini avevano le dimensioni delle sue
crocchette di patate.
Semplice, discreta eleganza sospir sua nonna, tenendo in
mano i grossi agglomerati d'oro e diamanti, cullandoli dolcemente,
guardandoli con tenerezza.
Oh, mamma! sbott imbarazzata la madre di Alice.
A Dio piacendo continu la nonna un giorno sar la tua
mamma a portarli, e poi tu, quando me ne sar andata... La parola,
l'idea, le si strozz nella gola morbida e bianca. Una lacrima
le trem sulla coda dell'occhio.
E io? domand Willie. Io non becco niente?
Sono bellissimi, nonna si affrett a dire Alice. Hai un tale
buongusto... sfarzoso ma non volgare, chic eppure classico.
Sua nonna si rianim. Niente di volgare.
No, mai volgare.
Dov' la mamma? domand. La mamma era uscita silenziosamente.
Voglio che la mia bellissima figlia dia un'occhiata
ai miei bellissimi gioielli. La mia splendida Brenda. Alice, la tua
mamma ha un viso che potrebbe far virare un migliaio di navi.
Varare, nonna. Varare un migliaio di navi.
S mormor sua nonna. Un migliaio di navi.
Alice guard suo fratello accendere una grossa sigaretta senza
filtro. Willie era stato un bambino irritabile che in vacanza
collezionava pesanti sassi, costringendo il padre a trascinare valigie
piene di detriti per aeroporti, stazioni ferroviarie e strade
di citt remote. Quando le era stato proibito di stuzzicarlo, Alice
gli aveva spiegato che da quel momento in poi fischiettare significava
stuzzicare, e che ci lo avrebbe fatto piangere. Smascherata
dai suoi genitori, aveva cambiato il segnale in ammiccare,
poi in picchiettare, canticchiare, intrecciarsi i capelli. Non
importava quale fosse l'azione. Funzionava sempre, e spediva il
fratello in lacrime dai genitori. Alice si sta facendo la treccia
frignava.
Alice lo guard e cominci a canticchiare.
Hmmm, hmmm, hmmm...
Smettila, Alice le intim Willie da dietro una nube di fumo.
Un proverbio francese dice che in ogni storia d'amore c' l'amante
e l'amato soggiunse esaminandosi le dita nella speranza
di trovarvi macchie di nicotina.
Ah s?
Pap qual , secondo te?
Nessuno dei due rispose Alice. E cominci ad ammiccare.
Smettila, Alice l'ammon lui, gettandole addosso il pacchetto
azzurro di sigarette.
Ehi! Piantala, Willie.
Willie e Alice chiacchieravano e spettegolavano sulle ragazze
di cui lui era innamorato e sui professori che odiava; Alice si lamentava
del dottor Witherspoons, ed entrambi esprimevano il
loro disgusto per l'imminente divorzio. Ma il pi delle volte se
ne stavano seduti in silenzio. Alice adorava vederlo l al suo
fianco, intento a sgranocchiare patatine e a leggere "Le Matin".
Il suo volto, il suo portamento, la forma delle sue mani erano
cose che ricordava da casa, cose che aveva sempre conosciuto e
che le davano conforto.
Erano le otto in punto. L'eternamente allegra Holly aveva gi
riempito la stanza del suo canticchiare e, sollevando le veneziane,
della luce brillante del sole, con profonda irritazione di Alice,
che si era coperta occhi e orecchie con una catasta di cuscini.
Ma quando Holly cominci intrepidamente a lavarla con un
guanto di spugna, Alice si sent di nuovo bambina ed emerse
dal suo guscio per affrontare la vivace infermiera.
Buongiorno, Alice!
Buongiorno, Holly.
Sorseggi il caff annacquato e cerc di superare la momentanea
antipatia per la gioiosa Holly. Era un'infermiera tranquilla
ed efficiente, bella e serena, e Alice attribuiva alla gelosia la propria
occasionale antipatia per una persona cos ineccepibile. Per
una come Holly si poteva provare soltanto ammirazione o rancore,
e Alice oscillava fra i due sentimenti.
Ecco la tua posta! annunci Holly.
Oh, grazie mille. La posta. Magnifico, grazie. C'erano un biglietto
d'auguri con un cucciolo dall'aria triste, un altro con una
vignetta volgare e una battuta che Alice non cap, una cartolina di
un'amica in viaggio in India con una tale quantit di francobolli
che si riusciva a leggere solo la firma, e un biglietto di Jeff.
Puah! esclam spaventando Holly, che fece cadere a terra le
pillole e con profonda soddisfazione di Alice dovette andare a
prenderne un'altra dose.
Puah! ripet guardando il biglietto. Perfino la calligrafia di
Jeff le faceva ribrezzo: gli sgorbi isterici di uno psicopatico che
inviava minacce di morte in rima. La sorpresa di Colette per la
sua forte avversione nei confronti di Jeff le aveva creato un certo
imbarazzo, e per qualche tempo dopo la sua visita Alice aveva
protestato fra s che di Jeffrey Klein non le importava un bel
niente, e che non pensava mai a lui. In realt ricordava piccoli,
disgustosi episodi, indesiderati come grumi di vecchie gomme
da masticare sfiorati accidentalmente sotto il tavolino di un bar,
e rabbrividiva ritraendo la mano di scatto. Jeffrey l'aveva ingannata.
Si era dimostrato irragionevole e sgradevole, e le aveva
fatto credere di essere interessante. Lei era stata una sciocca, e
per questo non l'avrebbe mai perdonato.
"Spero che finisca in una betoniera" pens, bench nel biglietto
lui si fosse limitato ad augurarle una pronta guarigione.
"Come ha potuto farmi soffrire?" si chiese. E lei come aveva
potuto permetterglielo? La vita  breve, si vive una volta sola:
carpe diem, non carpe "melodramma". Come aveva potuto soffrire
quand'era normale? Come poteva soffrire chiunque fosse in
grado di usare un vero gabinetto e di dormire su un fianco?
Soddisfatta di questa visione olimpica delle cose, Alice si abbandon
sui guanciali e attese di carpire Simchas Fresser e il
dottor Davis, chiunque dei due fosse arrivato prima.
Posso avere la mia iniezione, Holly? domand alla deliziosa,
bianca visione, della quale tutti i medici dell'ospedale si erano
innamorati.
Ma certo! esclam Holly, sebbene in realt mancassero ancora
dieci minuti. Le fece la puntura in modo indolore, fischiettando
sommessamente, e si ritir in un angolo della stanza, dove
complet senza alcuno sforzo un ricamo contro il quale la
madre di Alice aveva lottato per settimane, prima di arrendersi.
Pi tardi Simchas venne a collegarla ai suoi cavetti, e la stanza
cominci a risuonare dei campanelli di tutti quei piccoli congegni.
Mentre riponeva l'attrezzatura nelle borse, entr il dottor
Davis con un mazzo di composite.
Meraviglioso, il suo ritratto di Alice! grid afferrando entusiasta
la mano rosea di Simchas con gesto quasi civettuolo, effeminato.
L'ho appeso nel mio studio.
La fotografia era in bianco e nero, e molto erotica. Nel vederla,
Alice era rimasta lusingata ma anche sbigottita. "Ho davvero
questo aspetto?" si era chiesta. "La lussuria scritta in volto?"
Grazie rispose Simchas Fresser con voce profonda per darsi
un tono.
 un frocio disse ad Alice il giorno dopo. Una checca scatenata,
non riesco a capire che cosa vedi in lui.
Cara Katie,
ti rendi conto che siamo in ospedale da tre mesi? E che io sono a
letto da quattro? Sono lieta che il Prozin ti faccia bene. Credo di averla
presa una volta. O forse era Modalina. Ero depressa, credo, o qualcosa
del genere. Comunque, ora sono depressa per davvero. Prima
che partissi per l'Italia, l'anno scorso, mia madre si augur che vedessi
qualcos'altro oltre al soffitto di camera mia. Ah, ah. E guardami
adesso.
I miei genitori stanno divorziando, e mio padre si sta comportando
malissimo con mia madre, anche se con me  buono che pi buono
non si pu. Quando si tratta di me niente  troppo bello o costoso - camera
singola, infermiere private -, ma con mia madre si sta davvero
dimostrando inflessibile. E insensibile, direi. Vuole andare a tutti i costi
in tribunale. Ricordi Divorce Court alla televisione, con tutti quei
bambini in lacrime, quei mariti bistrattati e quelle mogli esangui? Credi
che andr a finire cos? Mio padre che l'accusa con le lacrime agli
occhi di cuocere poco il bacon, e mia madre che gli rinfaccia di pretendere
le mutande stirate?
Certo che mio padre avrebbe potuto aspettare che guarissi, prima
di sottoporre la povera mamma a questa umiliazione. Al momento
non la si potrebbe certo definire spensierata. Ma dev'esserci un'altra.
E probabilmente lui pensa che sar malata cos a lungo che quest'altra
non lo aspetter, che lo lascer per un altro uomo dolente e baffuto. Se
non  disposta ad aspettare, dico io, allora  meglio perderla che trovarla!
Per quanto riguarda la mia guarigione, ogni volta che pongo la domanda
i dottori tossicchiano e cominciano a parlare del miglioramento
delle piaghe da decubito. E cos abbiamo deciso di consultare qualche
specialista. Il mio odioso ortopedico l'ha preso come un affronto
personale, il che non mi ha dato alcun pensiero. In un certo senso lo .
Voglio dire, lui non ha combinato un accidente, no? Se si eccettua
quell'intervento esplorativo che mi ha lasciata con una gamba pi
corta dell'altra. L'unica cosa che mi piace del dottor Witherspoons  il
fatto che sua moglie  un'insopportabile strega. O, almeno, cos ho
sentito raccontare.
Sono contenta che tu non abbia pi avuto quell'orribile sogno ricorrente.
No, non ho mai sognato che la mia intera famiglia finisse carbonizzata
in uno spaventoso incendio. Sei sicura che simboleggi la tua
ostilit? Non potrebbe significare che sei preoccupata per loro? Io sono
preoccupata per mia madre: ha un compagno terribile.
Io ne ho due, di compagni terribili: il vecchio gentiluomo e adesso
anche questo ipnotizzatore. Non ne avevo mai avuti due in una volta.
Loro non sembrano soffrirne. Sono malata, capisci, e cos qualsiasi distrazione
 ben vista dalla famiglia e dagli amici. (Una potrebbe anche
diventare una specie di tiranna, se non fosse troppo occupata a svenire
o bagnare il letto.) E qui non c' molto altro da fare, se non piangere
e lamentarsi. Cosa che faccio per il resto del tempo. Sono contenta di
non essere costretta a venire a trovare me stessa. Sono proprio insopportabile.
Con amore,
Alice
Lo specialista numero 1 veniva da New Haven e, grazie a un
diffusissimo manuale da lui scritto vent'anni prima (uno studio
definitivo sul cemento protesico), era una specie di celebrit nel
mondo in camice bianco dello Shadow of the Valley Hospital.
Dottor O'Solomon? Il dottor O'Solomon? chiesero i medici
dell'ospedale. Lo stesso dottor O'Solomon che ha scritto Il cemento
e l'ortopedico?
Lo aspettarono gironzolando attorno alla porta della camera
di Alice per tutta la mattinata. Quando arriv, il dottor O'Solomon
strinse amabilmente le loro mani, salut amabilmente Alice,
ne esamin le radiografie con gli stessi modi educati con cui
si era rifiutato di visitarla di persona e infine, con un simpatico
sorriso, si dichiar sconcertato.
 cos alla mano esclamarono i medici dell'ospedale dopo
che ebbe preso il primo treno per New Haven.
Lo specialista numero 2 percorse una distanza minore e attir
un pubblico meno folto, ma ad Alice piacque perch zoppicava.
Quando il dottor Onnen annunci che desiderava visitarla, Holly
cominci a preparare un'iniezione e Alice si aggrapp diligentemente
alle sbarre del letto.
Il dottor Onnen prov a ruotarle lievemente la gamba destra
verso l'esterno.
Uh grugn Alice, decisa a non strillare.
Fa male? domand il dottor Onnen. Anche la rotazione
verso l'interno? Entrambe le gambe? Smetto subito.
Ma deve visitarmi obiett Alice, non volendo ostacolare il
progresso della scienza e la possibilit che qualcuno scoprisse
come guarirla.
L'ho appena fatto rispose il dottor Onnen. Non  necessario
che ti torturi.
Davvero? chiese lei, profondamente confusa.
Certo che no replic il dottor Onnen zoppicando fino alla
finestra.
"Forse ci ha rinunciato" pens Alice. "Forse sono senza speranza."
Ne  sicuro? domand. Voglio dire, se le pu essere utile
vada pure avanti.
In tono alquanto condiscendente, come se si stesse rivolgendo
a una paziente molto anziana, molto giovane o molto stupida,
il dottor Onnen le spieg che non sarebbe servito a nulla,
che la sua soglia del dolore gli aveva gi detto abbastanza.
Ah s? chiese Alice.
S. Il dottor Onnen le rivolse alcune domande di routine, a
cui lei rispose in modo entusiastico e dettagliatissimo, quindi
raggiunse gli altri ortopedici, reumatologi, internisti, immunologi
e i genitori di Alice per il consulto fissato per quel pomeriggio.
"Tutti i medici dovrebbero essere storpi" disse fra s Alice.
"Diventano molto pi comprensivi." Trascorse il resto del pomeriggio
assegnando malattie invalidanti a ciascun dottore, nel
suo interesse professionale.
Dalla finestra, a volte, riusciva a vedere la luna. Quella sera
era piena e piatta, come se fosse stata schiacciata da un pollice,
come se non fosse affatto sferica. Alice ramment che un giorno
aveva detto a qualcuno di Cleveland che la sua citt non era che
una chiazza scura su una cartina geografica, senza esservi mai
stata. Probabilmente era una citt dignitosissima.
"Che cos' successo al consulto?" si chiese. Si era concluso
tardi, e nessuno le aveva detto nulla. Fiss la luna bianca finch
non scomparve dietro un edificio, guard l'alone seguirla e si
addorment.
Il mattino successivo, al risveglio, si trov davanti il solenne
camice bianco del dottor Witherspoons. Accenn a un movimento,
facendo sferragliare l'attrezzatura.
Il dottor Onnen dice che soffri molto esord il dottor
Witherspoons nel suo tono di voce monocorde.
"Urr!" pens Alice.
Ti ha prescritto quindici milligrammi di morfina ogni quattro
ore.
"Urr, urr" stava esultando Alice, quando il dottor Witherspoons
aggiunse: Il dottor Onnen suggerisce, inoltre, che ti
vengano asportate le anche.
Asportate le anche? domand Alice. E come si cammina
senza anche?
Non si cammina rispose il dottor Witherspoons.
Quando giunse sua madre, pi tardi, i singhiozzi disperati
percorrevano il corridoio come una cucciolata abbandonata.
Alice pianse per tutto il pomeriggio. Url per tutta la sera.
Le infermiere della corsia chiusero la porta della stanza. Lei
grid.
Ulul rivolta al soffitto. "Una vera storpia" si disse. "Troppo
grande per fare la pubblicit delle associazioni di beneficenza,
inabile per qualsiasi altra cosa."
Pianse fino a notte inoltrata.
La sala riunioni, arredata in stile igienico-allegro - sedie di lana
di vetro attorno a un tavolo di noce e formica e pareti di un rosa
acceso scelto da una commissione di psicologi dopo approfonditi
test finanziati dallo Stato -, era occupata da dottori dai
capelli grigi, la maggior parte dei quali portava il camice bianco
sopra il completo scuro. Seduti al tavolo vi erano anche un uomo
robusto curvo sotto il peso dei suoi baffi e una donna dai capelli
rossi e dalle guance piene, armata di matita e taccuino.
Sono un po' smemorata disse la donna. Non  un problema
se prendo appunti, vero?
Il dottore con l'abito pi scuro e il camice pi bianco si rivolse
proprio a lei. Sua figlia  molto malata, Mrs Brody.
S, ce ne siamo resi conto rispose lei prendendo ugualmente
un appunto, nella remota probabilit che la frase potesse sfuggirle
di mente.
Il suo dolore  tremendo. Insopportabile, farei meglio a dire.
Non le vengono somministrati i farmaci giusti, e soffre terribilmente.
S, Alice ha detto quasi la stessa cosa, dottor Onnen intervenne
l'uomo dall'aria affranta.
Con il consenso del dottor Witherspoons, le prescriver immediatamente
della morfina riprese il dottor Onnen.
Il dottor Witherspoons borbott quello che tutti diedero per
scontato fosse il suo consenso.
L'infiammazione  violentissima continu il dottor Onnen.
Gli antibiotici non hanno avuto alcun effetto. La biopsia  stata
inconcludente, sicch non sappiamo nemmeno se sia un'infezione
a provocare l'infiammazione. Francamente, non abbiamo
idea di quale sia la causa. Non sappiamo come curarla. E non
sappiamo quanto durer. Suggerisco, pertanto, che si faccia il
possibile per alleviare le sofferenze di Alice. Ritengo che si tratti
di un'emergenza, e suggerisco che appena possibile si asportino
chirurgicamente le anche della paziente, eliminando in tal modo
l'infiammazione e fermando il dolore.
Mrs Brody prendeva furiosi appunti sul suo taccuino. Mr
Brody affond di qualche altro centimetro nella sedia.
Alice diventer disabile disse il dottor Onnen ma potr comunque
condurre un'esistenza piena e intensa. Perbacco soggiunse
estraendosi di tasca una pipa e svuotandola nel posacenere
ho un'altra giovane paziente, un'adorabile ragazzina, a
cui di recente sono state amputate entrambe le gambe. Si  adattata
in modo straordinario.
Mr Brody e i suoi baffi crollarono improvvisamente a terra su
un fianco, producendo un tonfo sordo.
La ringraziamo molto, dottor Onnen disse Mrs Brody,
sventolando il taccuino davanti al volto dell'ex marito e agitandogli
sotto il naso i sali che un'infermiera aveva portato. Rifletteremo
a fondo sulle sue parole.
Alice smise di piangere non appena sua madre le ebbe raccontato
come si era svolto il consulto e le ebbe assicurato che non ci
sarebbe stato alcun intervento chirurgico prima che altri dottori
avessero detto la loro. I medici sciancati, Alice aveva deciso nel
frattempo, non erano l'ideale. Senza dubbio pi comprensivi, si
era detta, ma forse un po' troppo drastici. Il dottor Onnen non
stava facendo altro che condannare Alice a un fato che lui stesso,
dopotutto, aveva affrontato con un certo successo.
Fu un sollievo, nelle successive settimane di consulti, vedere
che gli specialisti erano tutti sani e interi. Ciononostante, nessuno
di loro fu di grande aiuto. Alice scrisse un elenco di domande
su un taccuino fornitole da sua madre. Ogni volta che compariva
un nuovo dottore, cominciava speranzosamente dalla
prima domanda.
Che cosa mi  successo? chiedeva, passando quindi a domandare
perch avesse la febbre; perch fossero le anche a essere
infiammate e non i gomiti, per esempio, oppure un'anca e un
gomito; che cosa gli facesse credere che si trattasse di un'infezione;
che cosa gli facesse credere che non lo fosse. Allora, che
cosa mi  successo? concludeva. Nessuno lo sapeva.
Niente asportazione delle anche, per il momento decise finalmente
un dottore. Perch non fare un altro tentativo con gli
antibiotici? Avete pazientato fino a ora... E le prescrisse dosi
massicce di un nuovo antibiotico.
Aspettiamo sei settimane continu. Poi vedremo. Che cosa
sono sei settimane? Hai pazientato fino a ora.
L'ha gi detto gli fece notare Alice. Ma pazient.
Le giornate scorrevano lente, e con grande sorpresa di tutti
l'infiammazione a poco a poco si plac. Il dolore rimase, sebbene
attenuato dalla morfina, ma la febbre scese.
 a causa della morfina? domand Alice al dottor Witherspoons
una mattina, dopo una notte in cui si era sorpresa a tremare
come una tossicomane: brevi tremiti convulsivi alle braccia e
alle spalle. Sono una drogata?  stata una crisi d'astinenza? Avevo
bisogno di un buco o qualcosa del genere?
S rispose lui non senza, sospett Alice, una certa soddisfazione.
"Che imbarazzo" disse fra s la ragazza. E che rabbia dover
pensare che quel repellente dottore avesse ragione.
A proposito le comunic pi tardi la fisioterapista, mentre
erano dirette verso l'idromassaggio potresti avere qualche spasmo
provocato da quei nuovi esercizi delle braccia. Non usavi
quei muscoli da molto tempo, capisci.
Su insistenza delle infermiere dell'ospedale, le quali non gradivano
che si oziasse, presto il dottor Witherspoons ordin ad
Alice di passare sulla sedia a rotelle. Ma quando Miss Darty,
Holly e la madre di Alice la fecero scendere dal letto, scoprirono
che non ci stava. Le sue gambe rimanevano tese davanti a lei,
lunghe e rigide.
Con Holly che le affondava le graziose dita nelle ascelle, Miss
Darty che la sosteneva per la vita e le cosce e sua madre che lottava
con i piedi, Alice venne calata sulla sedia e manovrata con
energia e inventiva. Ma fu tutto inutile. L'angolazione della sedia
a rotelle non corrispondeva alla sua, e nessuna delle due era
in grado di adattarsi all'altra.
Non mi sto divertendo diceva Alice di tanto in tanto, intromettendosi
nelle strategie e nei piani discussi dalle sue manovratrici.
Aspetta, facciamo un ultimo tentativo replicavano loro
guardando la sedia a rotelle verde opaco come se fosse uno
stretto corridoio e lei un pianoforte di mogano.
Finalmente Miss Darty si present con una sedia geriatrica,
che aveva il vantaggio di essere pi lunga e pi alta e consentiva
ad Alice di abbandonarvisi in una postura che poteva ricordare
quella seduta. Ma la sedia geriatrica era progettata per poveri
esseri rimbambiti che non erano in grado, o a cui doveva
essere impedito, di sospingersi con le proprie mani, e presentava
pertanto lo svantaggio di avere due minuscole rotelle al di l
della portata di Alice. Stephanie la spingeva nei corridoi, e Alice
guardava ogni cosa da quella nuova prospettiva. Arrancava trascinandosi
dietro Stephanie e il trespolo sferragliante della flebo,
le gambe tese davanti a lei come i respingenti di una locomotiva
staffetta. Si affacciava alle finestre per osservare le
vecchiette in strada che portavano a passeggio i loro cagnolini.
La zia di Alice, che aveva trascorso tutta la sua vita adulta a
perlustrare Loehmann's, le port il frutto pi recente della sua
tenace ricerca di occasioni: camicie da notte nei tenui colori pastello
che andavano di moda quell'anno e che Alice cerc di non
macchiare di sangue o di passato di piselli. Gli spiegazzati camici
ospedalieri vennero quasi completamente abbandonati. Il
macchinario della trazione venne smantellato e portato via dagli
inservienti. E, con l'attenuarsi dell'infiammazione, a poco a
poco diminu anche il dolore.
A quanto pareva, tutti si aspettavano che Alice potesse stare
seduta, se lo avesse voluto. Venne incoraggiata a lottare sulla sedia
geriatrica per consumare i suoi lauti pranzetti, per seguire le
soap opera, per ricevere i rincuorati visitatori. Ma Alice, che
aveva considerato il letto telecomandato la fonte pi immediata
di ogni sofferenza, si rese conto che vi si era abituata. In confronto
alla sedia geriatrica, adesso le ricordava meno una prigione
e pi un rifugio.
E poi diceva cercando di convincere gli altri a spostarla sono
abituata a mangiare a letto. Digerisco meglio.
Un giorno provarono a lavarle i capelli mentre era seduta sulla
sedia geriatrica. Prima lo facevano sulla barella, con l'aiuto di
secchi e bacinelle.
Sar molto pi semplice dichiar la zelante infermiera
Darty, decisa a farla sedere e a farglielo piacere.
Ma lo schienale della sedia, progettato per impedire alle teste
canute di ciondolare, torreggiava come un'invincibile barriera
fra la nuca di Alice e il lavabo.
Le dita dei piedi di Alice si muovevano sotto le coperte di cotone
bianco. Le piaghe da decubito si cicatrizzarono. E adesso?
domand Alice ai dottori. E adesso?
Ma i dottori sembravano eludere la domanda. Si rifugiavano
dietro i dettagli dei suoi miglioramenti, germogliati e fioriti accanto
ai dettagli della sua malattia: il numero crescente di giorni
senza febbre, le dosi sempre minori di morfina, i minuti che
passava seduta o gironzolando in corridoio, l'aumento della
percentuale di globuli rossi. I dati venivano calcolati e riportati
sulla sua cartella clinica, i cui primi volumi erano stati archiviati.
Ma su quello che avrebbero fatto a quel punto, i dottori non si
pronunciavano.
Preoccupiamoci del presente, d'accordo? dicevano tutti.
Non precipitiamo le cose aggiungevano le infermiere e i medici.
Stai gi molto meglio.
Alice odiava l'idea di dimostrare ingratitudine per la sua ripresa.
Il graduale venir meno del terribile dolore l'aveva profondamente
commossa, come se qualcuno le avesse fatto una gentilezza.
Ciononostante, venti minuti al giorno su una sedia geriatrica
dalle rotelle assurdamente piccole non corrispondevano alla sua
idea di buona salute. Non riteneva, come invece sembravano fare
i dottori, che questo rappresentasse un traguardo finale.
Malgrado la deprecabile impotenza dimostrata dai medici in
quegli ultimi cinque mesi, lei nutriva ancora la convinzione che
l'avrebbero guarita. Era un'idea poco realistica, che Alice attribuiva
alla spensieratezza indotta dall'attenuarsi del dolore, ma
che le attraversava la mente di continuo. L'agonia si era trasformata,
giorno dopo giorno, in disagio, le dosi di morfina erano
diminuite gradualmente e senza problemi, e i dottori sembravano
accontentarsi. Ma Alice divenne pi impaziente che mai.
Nelle chiese a nord di New York tremolavano le candele votive.
Il padre di sua madre, un venditore ambulante di articoli
idraulici, aveva allertato le imprese lungo il percorso che lo conduceva
al capezzale della nipote. I Ruggiero, i Bianchi e i De Mattio
accesero candele ad Albany, Syracuse e Poughkeepsie.
Vennero recitate alcune messe. In ospedale arrivarono i biglietti
d'auguri della B&G, servizio spurgo fognature con chiamata radio,
e della Corbonaro, riparazioni idrauliche pronto intervento.
Gli Scudini di Ithaca le mandarono una medaglietta di san Cristoforo.
Nonno, io non vado da nessuna parte.
Non ti piace? domand lui. Si era seduto sul bordo del letto
e continuava a baciarla.
Nonno, san Cristoforo  il patrono dei viaggiatori. Sto solo
dicendo che non andr da nessuna parte, tutto qui.
Mmuuah! fece suo nonno baciandola. Lo trovo un bel
pensiero soggiunse. Mmuuah!
 molto gentile, nonno. Mi sembra solo un po' sciocco, capisci,
visto che non andr da nessuna parte.
Mmuuah! Mmuuah!
Mmuuah! Alice adorava suo nonno.
Ne vuoi un'altra? domand lui. Un santo diverso? Non lo
so, Alice, tutti vogliono mandarti qualcosa. Lo trovo un bel pensiero.
Alice vi riflett per un istante. Durante il viaggio in Italia, l'estate
precedente, era rimasta colpita da un santo macilento che
campeggiava su una serie di quadri ed era rappresentato nell'atto
di sollevarsi il saio e mostrare una piaga nera e purulenta
sulla coscia, mentre un cagnolino seduto accanto a lui teneva un
tozzo di pane tra le fauci. San Sebastiano in estasi e san Lorenzo
sulla graticola erano interessanti, ma quello strano personaggio,
intento a indicare apertamente la sua piaga, le era sembrato una
figura iconografica improbabile. Aveva poi saputo che si trattava
di san Rocco, un ricco giovane il cui diritto alla santificazione
derivava dall'incrollabile determinazione con cui si era fatto
contagiare dalla peste. Non aveva mai aiutato nessuno, n scritto
alcunch, mai predicato n avuto una visione. San Rocco, desideroso
di martirio, aveva girato l'Italia controllando scrupolosamente
il proprio corpo e, quando finalmente aveva scorto
sotto le ascelle i bubboni neri, contento, si era lasciato cadere in
un fosso per morirvi. Ma un cane randagio gli aveva portato da
mangiare tutti i giorni, e san Rocco era guarito.
"Ecco un santo con cui ti puoi identificare" si disse Alice. Mi
piacerebbe una medaglietta di san Rocco, nonno.
E le medagliette di san Rocco cominciarono a piovere. Nello
stesso periodo, Alice ricevette due mezuzah d'argento da parte
di alcuni lontani parenti, e decise di metterle insieme alle medagliette,
pensando che forse si sarebbero annullate a vicenda. A
volte, mentre dormiva, la tintinnante collezione di ciondoli religiosi
di dubbio gusto le si arrotolava attorno al collo, e lei si svegliava
tossendo.
Quando i clienti di suo nonno seppero che stava migliorando,
le inviarono lettere di congratulazioni per il miracolo, chiuse in
buste con il logo delle rispettive imprese.
"Suo nonno mi ha felicemente informato della sua miracolosa
ripresa e della sua profonda fede in san Cristoforo, in san Rocco
e nella mazzuza" recitava una missiva che la mise particolarmente
a disagio.
"Una fede come la sua pu e deve rinnovare una fede come la
mia" diceva un'altra lettera.
"Oddio" pens Alice.
Ricevette poesie sulle Fiamme, sul Padre Nostro e sui Suoi
Aiutanti. Le lettere le dicevano che era benedetta, e a volte la
"B" era maiuscola.
Abbiamo pensato che il Manhattan Institute potrebbe essere
una buona idea annunci un giorno sua madre.
Sono dei pionieri nel campo della riabilitazione disse suo
padre.
Sua madre fu mandata in perlustrazione. Sbavavano tutti?
Ogni paziente era privo di almeno un arto e incapace di muovere
gli altri? C'erano molti bambini con le pinne? Alice era convinta
che la risposta a tutte le sue domande fosse "s", e dopo
che sua madre fu uscita dalla stanza, con l'elenco delle domande
diligentemente trascritto sul suo taccuino, rimase in attesa
fissando il vuoto con occhi vitrei.
"Un istituto che non  una scuola estiva" pens demoralizzata.
"Un istituto per disabili. Io sono disabile, e sto per andare in
un istituto."
Sar molto deprimente, gi lo so disse.
La riabilitazione  una cosa magnifica rispose suo padre,
che si era trattenuto con lei. Una cosa magnifica. Perbacco, un
tempo i malati venivano chiusi negli armadi a muro. Non potevano
uscire di casa, come tuo cugino Benjy. Suo cugino Benjy
aveva un tavolo da biliardo in sala da pranzo e bucce d'arancia
sui tappeti. Era tutto ci che Alice ricordava di lui. L'aveva visto
soltanto una volta, nella sua casa buia disseminata di bucce d'arancia
ormai secche. In realt, le spieg suo padre, il cugino
Benjy non era affatto in condizioni cos gravi. I suoi genitori non
lo lasciavano uscire di casa perch si vergognavano di lui. A
nessuno piaceva vedere il suo busto ortopedico disse.
Neanche a me piacciono i busti obiett lei. Sar molto deprimente.
Suo padre cominci a gingillarsi con l'unghia del pollice e fece
il possibile per rallegrarla, raccontandole del nuovo appartamento
a Vancouver e di come piovesse da quelle parti. Ma Alice
riusciva soltanto a pensare al cugino Benjy e alla sua casa buia e
ammuffita, cosparsa di bucce d'arancia. Perch mangiava tante
arance? Non si era mai resa conto che il cugino Benjy era disabile,
l'aveva sempre considerato un ritardato.
A quei tempi la riabilitazione non esisteva, e guarda cosa gli
 successo: il suo problema  stato trascurato ed  peggiorato
sempre di pi finch non l'ha reso veramente disabile riprese
suo padre. E naturalmente, dopo tutti quegli anni chiuso in casa,
 diventato un po' eccentrico.
Giocava a biliardo?
A biliardo?
S, a biliardo. Giocava a biliardo? Aveva un tavolo da biliardo.
Ci giocava?
Non so se giocasse a biliardo. Che differenza fa? Come faccio
a sapere se giocava a biliardo? Era un uomo triste, imprigionato
in casa dai suoi genitori, e sarebbe stato meglio se fosse finito
in un posto come l'istituto.
Attesero in silenzio. Alice osserv lo sgocciolio della flebo, la
soluzione che scendeva verso il fondo del piccolo serbatoio di
plastica fra il sacchetto e il tubicino, tendendosi e dondolando
fino a formare una goccia che cadeva con un piccolo "plink".
Suo padre si schiar la gola.
Sua madre ricomparve.
Delizioso! esclam battendo le mani. Proprio delizioso!
Erano tutti vestiti! C'era un giovane attraente con la barba e le
stampelle! E tutti sono stati cos gentili!
Alice si immagin corridoi affollati di Mrs Pulman vestite a
puntino, intente a scivolare a terra dalle loro sedie a rotelle recitando
afasici saluti dal pavimento.
Qualcuno sbava, cara ammise sua madre ma non tutti. E
gli amputati sono al primo piano. Tu saresti al quarto, quindi
non ci sarebbe problema. E suppongo che anche i bambini con
le pinne si trovino a un piano diverso. Io, quantomeno, non ne
ho visti. Al tuo piano...
"Al mio piano? Al mio piano!" pens Alice inorridita.
... al tuo piano c' qualche vecchietto, naturalmente, ma mi sono
sembrati assai ammodo. E c' un numero sorprendente di adolescenti!
Credo proprio che sia il posto giusto.  cos allegro!
Non ho nulla da mettermi obiett Alice. Non ci posso andare.
Tesoro, ti porteremo noi i vestiti. Oh, spero che tu venga accettata!
C' una lista d'attesa, a dire il vero. Credo che ci sia passato
anche uno dei Rockefeller. Oppure era Roosevelt?
Cara Katie,
NUOVI PETTEGOLEZZI, CALUNNIE E CHIACCHIERE DELLA SPIONA ZOPPA! Ieri
sera mi stavo accingendo a consumare un ispirato hamburger con
carote e piselli quando il focoso willie, fratello di mondo, ha fatto il
suo ingresso e si  unito a me. willie era in citt per fare visita a me,
ma si  ritagliato un po' di tempo per acquistare un maglione da
brooks BROTHERS, e aveva un'aria davvero elegante mentre discuteva
del semestre a venire e delle difficolt che prevede di incontrare nel
prendersi cura di pookie, il magnifico collie in compagnia del quale
viene visto spesso.
Presenti nella camera 903 erano anche mamma e PAP, che, come ho
gi accennato nella mia ultima rubrica, stanno "riesaminando la loro
situazione". So da fonti fidate che gli insigni e ben torniti genitori
stanno procedendo nei loro piani di divorzio, cosa che ha fatto discreta
sensazione nella cerchia familiare. Buona fortuna, mamma e pap!
C' stata una rapida apparizione del celebre chirurgo dottor witherspoons,
che si  precipitato da me per dirmi un paio di paroline ed elargirmi
un'entusiastica rotazione della caviglia, ma che sfortunatamente
non si  potuto trattenere. Il dottor witherspoons, a proposito,  stato
visto di recente davanti a morris delicatessen, in post road a westport,
mentre aiutava una ringhiosa donna dalle unghie lunghe a scendere da
una Mercedes marrone. Corre voce che la donna artigliata sia MRS
witherspoons. Buona fortuna, dottor witherspoons e signora!
Io, nel frattempo, sopraffatta dall'eccitazione per la cena e la compagnia,
mi sono addormentata. Nel caso tu gi non lo sappia, in autunno
prover qualcosa di completamente nuovo. Andando oltre i
miei passati progetti (i pi noti dei quali sono: Frequentare la scuola,
Ammalarmi e Riprendermi), comincer la Riabilitazione. Tale Riabilitazione
dovrebbe avere inizio in ottobre, al Manhattan institute.
Buona fortuna, alice brody!
Con amore,
Alice
Mentre Alice attendeva con impazienza di guarire e con pazienza
di trasferirsi all'istituto, sia il dottor Davis sia Simchas
partirono per le vacanze. Il dottor Davis trascorse tre settimane
in Portogallo, inviandole lettere piene di osservazioni moderatamente
spassose. ("Dopo che la farmacia ci ha dato il resto in
cerotti, ci siamo chiesti se il macellaio ci avrebbe dato un osso, il
ferramenta - e il bordello! - una chiave, il medico un punto di
sutura in pi.")
"Cara, piccola Alice," cominciavano le lettere "ti penso ogni
giorno". E si concludevano: "e mi sento in colpa per essere partito
da New York. Mi manchi in modo quasi tangibile e doloroso.
Ti amo molto". In mezzo c'erano apprezzamenti sui frutti locali e
citazioni dall'Ode al vento occidentale di Shelley che Alice non riusciva
a capire del tutto.
"Perch 'in modo quasi tangibile e doloroso'?" si chiese.
Si distese sullo stomaco l'ultima lettera del dottor Davis. Era
scritta in bella calligrafia, con un leggero inchiostro nero su un
foglio azzurrino di posta aerea. Il numero 7 dell'indirizzo del
mittente era tagliato, alla maniera europea. Sollev la missiva
controluce e si disse che l'azzurro della carta aveva una sfumatura
deliziosa, che l'intera lettera era deliziosa, che ogni cosa,
nel dottor Davis, era deliziosa, perfino le canzoni di Baciami, Rate
che lui le cantava. A volte si sedeva accanto al letto e cominciava
a divagare su quanto dovesse essere divertente vivere nel
Rinascimento e indossare calzamaglie. Alice osserv la calligrafia
minuta sul fragile foglio azzurrino e dimentic del tutto ci
che vi era scritto. Se soltanto fosse stato profumato. Era leggermente
sorpresa che non lo fosse.
Simchas le invi una lettera dalla Norvegia. Prima di allora,
Alice aveva ricevuto soltanto una sua missiva dal Texas. "Cara
Alice," diceva "spero che tu stia meglio. Qui c' un'umidit insopportabile.
Il convegno  una noia. Ti ho ordinato un apparecchio
pi sensibile. Dovrebbe arrivarti la prossima settimana.
Simchas."
La lettera dalla Norvegia era stata scritta sulla carta dell'albergo
con quella che Alice sapeva essere un'enorme e assurdamente
costosa penna stilografica che Simchas giustificava come una detrazione
fiscale. Il logo dell'albergo, stampato in alto sul foglio,
comprendeva il disegno di alcune rane danzanti. Simchas aveva
tratteggiato un'altra rana, distesa su un letto con un impacco di
ghiaccio sullo stomaco. In un primo momento Alice credette che
fosse una sua caricatura, e sorrise. Ma poi vide che sotto c'era
scritto "Simchas". La lettera era indirizzata ad "Alice Brody, Paziente
Modello". Raccontava che Simchas aveva rimesso durante
il volo.
Guardando le lettere, Alice cominci a piangere. Simchas e il
dottor Davis se n'erano andati, e lei era una storpia sudata in
un angusto letto d'ospedale. Usava una padella di plastica azzurra,
i suoi pasti arrivavano su un vassoio di plastica rosa, era
collegata a flaconi sgocciolanti e andava in giro su una sedia
geriatrica.
Alice conserv le lettere nel cassetto del comodino. Per le successive
tre settimane pianse perch avrebbe voluto camminare;
pianse perch temeva che non ci sarebbe pi riuscita; pianse
perch era debole, perch aveva i brufoli, perch sentiva la
mancanza del dottor Davis e di Simchas Fresser. Ma quando
piangeva per loro, si sentiva quasi felice. Anche le persone sane
piangevano per i loro amanti. Singhiozzava ascoltando i dischi
di Billie Holiday, stringendosi al petto le lettere sotto le coperte.
Al suo ritorno, Simchas le fece vedere alcune fotografie, scattate
da lui stesso, di una donna che si denudava in una stanza
d'albergo. Si sarebbe sposata di l a due settimane, e Simchas
l'aveva abbordata in treno. Era bionda, un po' nerboruta, e aveva
il segno del bikini sulla pelle abbronzata.
Il giorno dopo, Simchas le port due album di fotografie. Uno
conteneva immagini a colori di alberi e profili di tetti cittadini.
Bello disse Alice. Molto bello.
L'altro era popolato di donne, di tutti i tipi e le et, una pagina
dopo l'altra. La svedese col segno del bikini era stata inserita
verso la fine, nella pagina successiva al provocante ritratto in
bianco e nero di Alice che guardava l'obiettivo dal suo guanciale
ospedaliero. Al centro dell'album campeggiava una bellissima
immagine di sua madre, gli occhiali da sole sollevati fra i capelli,
la testa rovesciata all'indietro in una risata.
Togli la mia foto da quell'album disse Alice.
Perch?  uno dei miei scatti migliori.  un bellissimo ritratto.
La toglier io. E non mettercene un'altra copia. Sei davvero
disgustoso.
Simchas prese a percorrere la stanza a grandi passi, protestando.
Non  una raccolta di trofei. Per chi mi prendi?
Ti piacerebbe che fosse una raccolta di trofei ringhi lei incrociando
le braccia sul petto e tenendo in mano la fotografia.
Sono solo amiche.
Sono tutte donne.
Le donne sono pi graziose degli uomini. Sono soltanto le
mie amiche. Insomma, c' anche tua madre.
"Gi" si disse Alice. "C' anche mia madre."
Togli anche lei gli ordin.
Hai un'immaginazione malata, davvero.
"Vai con lo zoppo" pens Alice guardandolo "e impari a zoppicare."
Simchas le raccont di un paziente, un bambino di otto anni
che aveva chiesto al suo portinaio se "la sera si scopava la moglie".
Il portinaio gli aveva risposto che non era sposato. Quando
Simchas, come parte della terapia, gli aveva domandato di
terminare una storiella che cominciava con "Una fresca sera autunnale,
un ragazzino camminava per strada...", il bambino
aveva risposto: "... e all'improvviso calpest una merda di cane.
Fine della storia". Simchas aveva ripreso: "Era la vigilia di Natale,
e il ragazzino ud un rumore provenire dal tetto..." e il suo
piccolo paziente aveva concluso: "Babbo Natale aveva cagato, e
tutte le sue renne avevano scoreggiato".
Simchas era felice di quel nuovo, spassoso paziente. Non c'era
niente di sbagliato in lui, sicch non vi era alcuna possibilit che
migliorasse. E per di pi faceva tre sedute alla settimana.
La lasci che si stringeva al petto la fotografia e reclamava i negativi.
Non appena si fu allontanato, Alice nascose il ritratto nel
cassetto del comodino e accese la radio. Un uomo la esortava a
partecipare al Cricket Quiz. Chi avrebbe vinto la serie d'incontri
fra le Indie Occidentali e il Pakistan, e con quale scarto di punti?
Alice non sapeva quante partite ci fossero in una serie e come si
contassero i punti, ma sped la schedina. Us una cartolina dell'ospedale
e vot per le Indie Occidentali, pensando che le guerre in
cui il Pakistan era regolarmente coinvolto avrebbero potuto impegnare
i giocatori migliori, concedendo cos a quelli delle Indie Occidentali
pi tempo per allenarsi. Il premio era un viaggio per due
persone ai Caraibi. L'uomo alla radio non specific in quale posto
dei Caraibi, ma Alice si vide distesa su una spiaggia dapprima con
Simchas, il quale, per, era cos pallido e magro che lei subito dopo
prefer immaginare il dottor Davis in bikini.
Stephanie imbuc immediatamente la cartolina. In caso di parit,
avrebbe vinto quella spedita per prima.
Una settimana dopo, Alice stava passando in rassegna i biglietti
d'auguri appena arrivati, controllandone i mittenti e scartando
quelli che sapeva si sarebbero rivelati lacrimevoli. Uno
della zia Leona. Due provenienti dal Nord dello Stato. Poi vide
la busta della WLBB.
Viene dalla stazione radio! esclam.
Bene, cara disse sua madre alzando gli occhi da un libro.
Ho vinto! Ho vinto! grid Alice sventolando la lettera.
Mamma, ho vinto!
Magnifico, Alice! Che cos'hai vinto?
Il Cricket Quiz! Le Indie Occidentali hanno battuto il Pakistan
di quattordici punti!  quello che ho scritto! Ho vinto un
viaggio a Gumbo! Gumbo? Comunque sia, posso andarci?
Non credo proprio, cara rispose sua madre. Magari la
prossima volta.
Ma non ci sar una prossima volta!. Non avevo mai vinto
niente prima d'ora. Ci devo andare. Presto mi toglieranno la flebo.
Posso stare seduta...
Alice...
Non posso fare mai niente. Non voglio andare all'istituto.
Voglio andare a Gumbo.  il mio premio. L'ho vinto.
Alice...
Insomma, mamma...
Alice, sei stata molto malata. Stai ancora prendendo antibiotici
per endovena, per l'amor del cielo. E la morfina. Ti muovi a
malapena. Davvero, non riesco a credere alle mie orecchie.
Voglio andare a Gumbo.
Alice, sul serio!
Non posso fare mai niente.
E cos, al posto suo and una certa Mattie C. Ballou, residente
in Francis Lewis Boulevard.
Holly sedeva, minuta e silenziosa, accanto alla finestra. Le veneziane
erano sollevate. Era la prima cosa che Holly faceva ogni
mattina. I raggi del sole penetravano fra le lamine, e una striscia
bianca cadeva sul piede di Alice. Alice si guard il piede, la carne
incolore che faceva capolino da sotto le coperte; le parve distante,
remoto, una semplice conoscenza. Poteva udire la piccola
mandria di dottori e interni passare di stanza in stanza nel
giro di visite mattutine, lo scalpiccio delle suole morbide e il
frusciare dei camici l'uno contro l'altro mentre varcavano le soglie
per visitare un malato di fegato, una stanza piena di infartuati
che li accoglievano con incomprensibili suppliche, una
donna sofferente di dolori all'addome, la cui compagna di stanza
era cosparsa di chiazze marroni.
"Un piano eclettico" pens Alice.
Guard l'inserviente sospingere lo straccio da pavimenti nella
stanza, che fu invasa dal pungente odore dell'ammoniaca.
Holly sollev i piedini per lasciarlo passare. Dal corridoio giunse
il rumore secco dei cestini che venivano svuotati, e Holly alz
gli occhi e vide che Alice era sveglia. Cominci immediatamente
a rendersi utile; bacinelle, asciugamani e spazzolini da denti
svolazzarono accanto al letto come uccellini felici.
La-la-la-laaa! canticchiava Holly fra s immergendo la sottile
pezza di spugna nella bacinella a forma di fagiolo. Alice
odiava tutte le bacinelle. Erano di una plastica azzurro pallido
che non le sembrava mai pulita, nemmeno quando i piccoli contenitori
venivano estratti dalle loro confezioni di cellofan. Odiava
lavarsi i denti e sputare la schiuma sporca in una minuscola
mezzaluna sistemata sotto il mento, per poi vederla galleggiare
come uno scarico inquinante in uno stagno.
Gli interni entrarono lentamente nella stanza.
Ho evacuato, sono andata di corpo, ho assunto la mia dose e
ho espulso quello che dovevo, mi sono girata, ruotata e seduta.
Contenti? domand.
Va bene, va bene rispose uno di loro, voltandosi e conducendo
fuori gli altri. Avevano scarso interesse per una paziente assistita
da tanti specialisti, e che per giunta era migliorata bench loro
non avessero mai capito quale fosse il problema. Voltandosi,
uno dei giovani interni rimase impigliato con lo stetoscopio nell'asta
della flebo, ma si liber con dignit e segu i colleghi.
Alice si abbandon sui guanciali, chiedendosi come sarebbe
riuscita a superare le sei ore che mancavano alla puntata di Una
vita da vivere. Non aveva voglia di vedere sua madre, alla quale
il giorno prima aveva consigliato di assoldare un investigatore
privato.
Mandalo a Vancouver. Te lo dico io, c' un'altra donna.
Oh, Alice aveva protestato sua madre. Ma Alice ne era sicura.
Una donna con figlio. Suo padre aveva chiesto di spedirgli il
libro sul coniglio, che era stato il suo preferito da bambino e che
aveva fatto leggere a lei e a suo fratello non appena avevano avuto
l'et giusta.
"Dev'essere una donna con figlio" si ripet Alice. "Forse un
maschio di nove anni." Suo padre adorava i bambini di nove anni.
Era stato meraviglioso con lei e Willie, quando avevano nove
anni. Ma sembrava sciocco ricominciare con un altro novenne,
anche se canadese. Prima o poi avrebbe compiuto dieci anni, e
poi dodici. Avrebbe cominciato a uscire con le ragazzine e a tornare
a casa tardi, e in una crisi di ribellione adolescenziale avrebbe
perfino potuto dargli dello stronzo. "Povero pap" pens Alice.
Una storia del genere pu solo finire fra le lacrime.
Rimase seduta tutta la mattina, immersa nelle sue cupe fantasie,
chiedendosi come fosse quel ragazzino e concludendo che
dovesse avere capelli stopposi e una buona educazione. Quando
Stephanie arriv quel pomeriggio e Holly se ne and con un
allegro "Ciao ciao", Alice le salut a malapena.
Stephanie si sedette in poltrona e sollev i piedi su una sedia.
Forse dovrei lucidarmi le scarpe osserv, ruotandole per
mostrare i lati grigi e le stringhe consumate. Ma se non altro
non devo portare la cuffia.
Alice le offr una sigaretta e fumarono insieme in silenzio. La
porta era chiusa, e l'unico suono nella stanza era il mormorio
del condizionatore, soffocato dalle coperte infilate nelle bocchette
per frenare il getto d'aria gelata.
Sono felice che tu venga con me all'istituto disse Alice. Ci
sarebbe andata anche Holly, che non vedeva l'ora. Mrs Orion,
da parte sua, aveva declinato. Non gradiva l'atmosfera, aveva
detto. E Alice non aveva veramente bisogno di un'infermiera
notturna.
Anch'io rispose Stephanie. Spero di non dover portare la
cuffia.
Credo sia un posto molto informale.
Stephanie le raccont che suo marito non era rientrato a casa
per la terza notte consecutiva. E lei, aggiunse, era finalmente
uscita con il dottore del centro oncologico.
Scese di nuovo il silenzio, e Stephanie si sfil una scarpa e si
mise a esaminarla.
Sono felice di andarmene riprese Alice.
Gi, questo  proprio un postaccio convenne Stephanie.
E se anche l'istituto  un postaccio? domand Alice, quasi
convinta che lo fosse.
Ho sentito dire che  bello. Vuoi che vada a prenderti un hot
dog?
No, grazie.
Un po' di gelatina di frutta?
No, grazie ripet Alice pensando a un ragazzino dai capelli
stopposi che lasciava ditate sui suoi libri.
Oggi passer il tuo stregone? domand Stephanie, riferendosi
a Simchas.
Suppongo di s disse Alice, immaginandosi i grigi corridoi
dell'istituto. Sospir.
Dovrei lasciare mio marito? chiese Stephanie.
Suppongo di s rispose Alice, troppo sopraffatta dall'autocommiserazione
per darle retta. Come osava suo padre regalare
libri a un biondino sconosciuto, mentre lei era costretta a entrare
in un istituto?
Lo far quando ne avr il tempo disse Stephanie.
Che cosa?
Lasciare mio marito.
Poco dopo, avendo letto in un articolo che tutti stavano scrivendo
sceneggiature, Alice ne cominci una tutta sua. Ero una
zoppa adolescente, scrisse in cima alla pagina. Poi cancell il titolo
e lo sostitu con La tana magica. Non riuscendo ad aggiungere altro,
riemp la pagina di scarabocchi appena riconoscibili di dottori
che si amputavano le gambe a vicenda. Chiese a Stephanie
di appendere il disegno sopra il letto, accanto al ritratto di Miss
Darty armata di siringa.
Questo non  un granch osserv lei arretrando per osservarlo
meglio.
 astratto disse Alice.
Il giorno del trasferimento all'istituto, Alice lanci un'occhiata
alle scarpe in fondo alle gambe.
Non le voglio dichiar.
Perch no? domand sua madre.
Non le voglio ripet Alice con le lacrime agli occhi. Fiss i
propri piedi, piedi da marionetta, penzolanti all'estremit di
due gambe rigide, infilati in due scarpe da marionetta che non
toccavano mai terra. Le fiss inorridita: pulite e lucenti.
Non le voglio.
Sua madre gliele sfil - Speriamo che tu non ti prenda un
raffreddore. - e le mise in un sacchetto. Tutte le sue cose erano
state ammucchiate in grossi sacchetti di plastica verde per la
spazzatura, accatastati su una barella, ingombranti e deformi
come piccoli cadaveri grassocci.
Non sapendo quale fosse l'abbigliamento giusto per un centro
di riabilitazione, alla fine Alice aveva optato per un paio di
jeans. Ma sapeva che le scarpe su una barella non andavano bene.
"Scarpe puramente decorative, come tasche finte su una
giacca" pens ancora turbata dalla visione dei suoi piedi calzati.
Mentre aspettavano che gli inservienti la conducessero al pianterreno,
sua madre e Stephanie chiacchieravano. Alice si sentiva a
disagio nei suoi indumenti, bench fosse eccitante il fatto di averli
indossati di nuovo. Il lieve contatto con il colletto della camicia
era inconsueto quanto lo era stato quello con le babbucce di pelle
di pecora cinque mesi prima. A furia di contorsioni si era infilata i
jeans, godendo della loro pesantezza, della loro consistenza.
Niente pi sottili camicie da notte in pieno giorno, come una casalinga
depressa e annoiata. Poteva sentire le cuciture dei pantaloni
sotto di lei, e i polsini stretti della camicetta.
Un'aiuto infermiera in pantofole entr in camera e cominci a
rifare il letto che era stato appena liberato. Alice la osserv lisciare
in silenzio il lenzuolo inferiore, sistemarne gli angoli,
stendere il lenzuolo superiore e piegare una linda coperta bianca
ai piedi del letto. Mentre gli addetti all'ambulanza la spingevano
fuori dalla stanza, vide che l'aiuto infermiera faceva scivolare
i guanciali nelle federe. Federe fresche di bucato, bianche
con una fantasia di conchiglie rosa.
Le mie federe! grid. Fermi! Le mie federe sono tornate!
Non c' problema, piccola disse un inserviente. Ti stiamo
portando in un ospedale tutto nuovo, dove avrai delle federe
tutte nuove.
Mie, mie, le mie federe protest Alice gesticolando sotto la
coperta saldamente rimboccata.
Sua madre e Stephanie, impegnate a spingere la barella con il
carico di piante e sacchetti, non potevano udirla.
Mie gemette rivolta alle infermiere che vedeva sfilare in
corridoio.
Su, Alice, non piangere risposero loro. Al Manhattan Institute
ti troverai bene come qui da noi.


2.

L'aria fredda le faceva lacrimare gli occhi. Le sirene impazzavano
isteriche, le luci rosse lampeggiavano sull'ambulanza bianca
in attesa.
"Sono fuori" si disse Alice. Ma aveva pi che altro l'impressione
di trovarsi nel padiglione di una fiera campionaria in cui
si tentava di riprodurre i diversi ambienti. Quello in cui si trovava
sarebbe stato denominato Emergenza cittadina, e di l sarebbe
passata alla Corsa dell'ambulanza.
L'ambulanza era uguale a quella che l'aveva portata all'ospedale.
Alice scost la tendina bianca e osserv il traffico. Nella
corsia accanto c'era una Chevrolet lunga e ammaccata, piena di
bambini che la fissavano. Quando li salut con un cenno della
mano, si nascosero.
L'ambulanza percorse Park Avenue, sfrecciando accanto alle
isole centrali piene di fiori morenti.
La stanza era bianca come una scarpa da ginnastica nuova, il
letto stretto e alto come una capanna sugli alberi. Sul lato opposto
della strada campeggiava un cartellone pubblicitario: Babbo
Natale, il volto lustro e paonazzo, beveva da una bottiglietta di
Coca-Cola mentre alcune lattine fluttuavano senza meta nell'angolo
superiore destro. Il manifesto era stato cambiato la notte
precedente, o nelle prime ore del mattino. Erano soltanto le
sette. Il giorno prima, il cartellone mostrava un mucchio di foglie
autunnali su cui giacevano bottiglie e lattine di Coca-Cola.
Il giorno prima era Halloween. Una volta installatasi nella stanzetta,
Alice aveva fissato il manifesto finch non si era fatto
troppo buio per distinguerlo, quindi aveva acceso il televisore.
Distesa sul lettino, aveva seguito il telegiornale locale. Piccoli
bambini deformi avanzavano dondolando, spingendo le carrozzelle,
zoppicando lungo i corridoi di un ospedale. Alcuni erano
distesi bocconi sulle barelle, e ne facevano girare le ruote con le
loro mani penzoloni. Mascherati, facevano il giro delle stanze.
Si trovavano, aveva compreso Alice fissando con aria triste lo
schermo del televisore, al piano di sotto.
Si guard intorno nell'angusta stanzetta. Qualcuno era gi passato
a sistemarla. La sua spazzola era stata ordinatamente infilata
nel bicchiere vuoto dell'acqua. Poteva vedere i capelli premuti
contro il vetro, come minuscoli volti alla finestra. La radio era stata
spostata, e non era pi a portata di mano. La sua vista comprendeva
il cartellone della Coca-Cola, un ampio squarcio di cielo limaccioso
e l'improvviso, sorprendente grattacielo della Chrysler.
I'm tired of looking up to the Chrysler building. Let's fly away...
Smise di canticchiare quando entr un'infermiera con un trabiccolo che assomigliava vagamente a una sedia. Aveva un buco in quello che sembrava il sedile, come un elaborato gabinetto a rotelle.
Buongiorno esord l'infermiera. Hai dormito? Sono venuta
per accompagnarti alle docce.
Alle docce? Plurale? Docce con altri ebrei o docce con altre ragazze,
villani e prosperosi esemplari importati dal liceo locale?
Senta, io ho un'infermiera privata, e cos, insomma, non voglio
sottrarla ai suoi pazienti spieg Alice. "Vattene" pens.
"La tua stranissima sedia mi fa paura." E poi, ehm, non sono
sicura che sia giusto che mi faccia la doccia. Riesco a malapena a
sedermi, mi far fare una spugnatura non appena arriver l'infermiera,
dovrebbe essere qui a momenti, sono quasi le otto...
continu a blaterare disperata finch la donna non si allontan
con la sedia. "Povera me" disse fra s Alice. "Qui perfino le sedie
sono deformi."
Ud dei ronzii sommessi al di l della porta. Le carrozzelle
elettriche. Non riusciva a vederle, e ne era contenta.
Quando Holly finalmente comparve, teneva in mano un vassoio
per la colazione molto simile a quello del mattino precedente
allo Shadow of the Valley.
Com' l fuori? s'inform Alice. Fa impressione? Era stata
trasferita in fretta e furia il giorno prima, e aveva visto molto
poco.
 molto piacevole disse Holly, ma Alice non le credette. Le
carrozzelle ronzanti come insetti passavano davanti alla sua
porta con allarmante frequenza. "Quante ce ne sono?" si chiese.
Iiii-haaa ud gridare. Raduna la mandria e portala via!
Mentre Holly le lavava i piedi, osserv dalla finestra un elicottero
che attraversava il cielo.
Benvenuta.
I dottori sedevano in semicerchio di fronte a lei. L'infermiera
che aveva cercato di trasportarla alle docce con la strana carrozzella
era ricomparsa nella stanza con una sedia a rotelle convenzionale
e le aveva chiesto di "salire a bordo".
Non posso aveva risposto Alice.
Non pu era intervenuta lealmente Holly.
Lasciate fare a me aveva ribattuto l'infermiera dell'istituto.
L'aveva fatta sedere sul letto, le aveva sistemato i piedi sul poggiapiedi
della carrozzella e aveva fatto ruotare il resto del corpo
finch le sue spalle non si erano appoggiate allo schienale della
sedia. Alice sembrava seduta, ma in realt era sospesa alcuni
centimetri sopra il sedile.
Ecco fatto! aveva esclamato l'infermiera.
Alice, rigida, sembrava il fotogramma centrale della dimostrazione
filmata di un "sedile eiettabile in azione". Era stata pilotata
fuori della porta e lungo il corridoio, fino alla saletta nella
quale l'attendeva il semicerchio di dottori. Perplessa, non apr
bocca finch i dottori non le diedero il benvenuto.
Grazie rispose a quel punto, infilando entrambe le mani
nello spazio fra il suo didietro e il sedile di tela. Sei dita. Otto
centimetri? Forse dieci. Cominci a piangere.
Sono un po' scomoda disse sperando di non fare brutta impressione.
Sentiva il peso del proprio corpo gravare sulle anche
irrigidite e temeva che avrebbero ceduto, facendola crollare sul
sedile con un tonfo.
"Oddio" pens. "Non mi sono vestita. Avrei dovuto vestirmi.
Lo giudicheranno un modo di comportarsi sconveniente." Tir
pietosamente su col naso.
Ora torna in camera e riposati dissero i dottori.
Mentre l'infermiera la spingeva verso la sua stanza, seguita a
rispettosa distanza da Holly, Alice si rese vagamente conto delle
carrozzelle motorizzate che le sfrecciavano accanto su entrambi
i lati, mentre lei, a sua volta, sembrava superare quelle manuali,
sospinte dalle mani flosce dei loro occupanti. Era stordita: not
le mani flosce ma non vide i volti, le persone. Soltanto il ritmico
movimento delle mani e i rumori del traffico.
Ti dispiace guardare dove vai? grid qualcuno dopo un
turbinio di schiocchi e cigolii.
E tu non occupare tutto il corridoio latr qualcun altro.
Zum, zum, zum, ronzavano i motorini.
Alice si chiese come sarebbe riuscita a dormire in un posto cos
rumoroso. Il corridoio cominci a girarle intorno, e lei si sent
circondata da mostruosi veicoli a rotelle. La rimisero a letto. I
rumori si zittirono. I veicoli si dispersero. E Alice si addorment.
Sua madre port le numerose, contorte tele dei suoi ricami,
piene di fili che sbucavano dalle orecchie delle tigri e dai petali
dei fiori, e le infil in nuovi angoli e nascondigli. Il frigorifero
venne collegato alla presa e rifornito. Nell'angusto spazio fra i
piedi del letto e la finestra venne sistemata una poltrona in pi.
Come l'ospedale di Albert Schweitzer! dichiar sua madre
sedendosi. Quando Alice aveva cinque anni, prima di riempirle
il bicchiere di latte lei scuoteva la bottiglia. Come il latte di
montagna di Heidi! esclamava versando il liquido bianco e
schiumoso.
Come l'ospedale di Albert Schweitzer nella foresta, dove i familiari
dormono sulle stuoie! disse sistemando le piante e sprimacciando
i cuscini. Che divertente! Si erano preparate a una
nuova, lunga degenza, a interminabili, sconnesse giornate trascorse
nell'attesa delle iniezioni, degli spasmi, della notte. Ma il
giorno dopo, quando sua madre entr in camera, Alice non c'era.
Sono solo le nove. Dove pu essere? Credevo stesse ancora
dormendo.
Sta facendo la fisioterapia rispose Holly, che l'aveva accompagnata
in palestra alle otto e sarebbe dovuta andare a riprenderla
alle dieci.
In quel momento, Alice giaceva bocconi su un tavolo. Aveva
le gambe legate strette e agganciate al soffitto come un prosciutto.
Portatemi via di qui gridava di tanto in tanto.
Mentre era l appesa, alcuni pazienti incuriositi le si avvicinavano
sulle loro sedie a rotelle, frenandole con gesti esperti e un
lieve stridio di gomme. L'istituto sembrava ospitare soltanto
adolescenti e anziani. Era come se un'intera generazione fosse
stata inghiottita nel nulla, o fosse emigrata abbandonando gli
ingrati figli coi loro ingrati nonni. I vecchi borbottavano e tremavano,
e avevano nomi italiani o ebrei. Ges Cristo, Ges
Cristo mormorava di continuo l'uomo seduto accanto ad Alice.
Lei gli chiese educatamente per quale ragione si trovava l,
da quanto tempo era arrivato, come aveva detto di chiamarsi, se
era di New York. Lui annu in modo amabile e rispose: Ges
Cristo. Tutti gli anziani erano infartuati.
Gli adolescenti avevano avuto incidenti stradali. Indossavano
jeans e magliette coi nomi di pessimi gruppi rock e applicavano
decalcomanie e adesivi agli schienali delle loro sedie. Erano
scarmigliati e sporchi come sanno esserlo soltanto gli adolescenti
e i malati, e poich loro erano adolescenti e malati, l'aspetto
sporco e disordinato sembrava accentuato, quasi minaccioso.
In un primo momento, Alice se ne sent leggermente
intimorita. Poi una ragazza in jeans - con un giubbotto decorato
dalla scritta led zeppelin in borchie argentate - parcheggi accanto
a lei e cominci a raccontarle le gesta della Quad Squad,
un leggendario gruppo di quadriplegici fondato da un poliziotto
disabile ormai dimesso. Ma la Quad Squad continuava a esistere,
e Lynn, la ragazza in tuta, ne era diventata la leader.
Che cosa fa la Quad Squad? domand Alice.
Pattuglia rispose Lynn, e Alice decise che era sufficientemente
innocua.
Ehi, amica, riprese Lynn lasciando cadere la cenere della sigaretta
sui jeans e cercando di eliminarla dal tessuto con colpetti
della mano che cosa farai da grande? Voglio dire, quando
uscirai di qui?
Non lo so disse Alice. Una laurea. E un corso di specializzazione,
suppongo.
Io mi accaser. Ci si vede. Lynn sfrecci fuori del locale.
Alice venne finalmente slegata e condotta all'idromassaggio,
dove attese in un'anticamera che si liberasse una vasca. Holly
l'accompagn, si sedette e si mise a leggere una rivista.
E lei per che cosa  ricoverata? le domand una signora.
Sono un'infermiera.
Gi fece la signora. Molti hanno problemi nervosi.
Pi tardi, Alice fu esaminata. Un'enorme fisioterapista, che la
guardava da sotto due palpebre ombreggiate di azzurro, venne
a chiamarla.
Niente paura disse in quello che Alice trov un tono eccessivamente
cordiale. Si parte! annunci. Si era premurosamente
equipaggiata con una sedia a rotelle cos larga, con poggiapiedi
cos distanti, che lei riusciva addirittura a sedervisi.
"Devono averne un'ampia dotazione" pens.
Mentre la fisioterapista la spingeva in corridoio, not una
stanza con quattro letti; all'interno, asciugacapelli e pantofole
pelose. Pi in l, in un'altra stanza con quattro letti, scorse un
bersaglio per freccette. "La camerata delle ragazze e quella dei
ragazzi" si disse. "Ma dove sono i ragazzi e le ragazze?"
Quando superarono la saletta delle infermiere in fondo al corridoio,
sei sedie a rotelle svoltarono l'angolo sfrecciando davanti
alla carovana di Alice. I loro conducenti si incitavano a vicenda
urlando, con la sigaretta che pendeva dalle labbra; alcuni
portavano curiosi copricapi.
La Quad Squad spieg la fisioterapista.
Alla fine di un altro lungo corridoio Alice venne spinta in un
locale a forma di L, invaso da quelli che sembravano i pezzi di
un meccano sparpagliati da un bambino indisciplinato. Attrezzi
con pedali, gradini, cinghie e carrucole campeggiavano accanto
a parallele e materassini da ginnastica grigi arrotolati.
La riabilitazione annunci la fisioterapista.
Karat Kung Fu! grid un assistente effettuando una discutibile
sforbiciata.
Questo  Moses disse la fisioterapista. E questo  l'angolo
degli esercizi di PR.
Portoricani! esclam Moses calando un colpo deciso contro
una sedia a rotelle libera, che attravers vorticando la stanza,
and a colpire un materassino e si ferm.
Pratiche riabilitative, a dir la verit spieg la fisioterapista.
Be', quaggi siamo tutti portoricani. Moses si stava facendo
rimbalzare una palla di gomma rossa sulla testa e sulle spalle.
 vero confermarono i suoi colleghi, che effettivamente
sembravano portoricani. Indossavano magliette bianche con le
maniche corte e i bottoni lungo un fianco come i camici dei dentisti
o del dottor Kildare.
Impaqui caldi! Impaqui caldi! annunci Moses infilando cataplasmi
bollenti sotto le spalle dei pazienti sdraiati su una serie
di tavoli lungo i muri.
La fisioterapista fece salire Alice su uno dei tavoli ed estrasse
dalla tasca della sua uniforme quello che sembrava un goniometro
da scuola elementare. Tenendoglielo premuto contro il fianco,
cerc di spostare la gamba verso l'esterno. Non si muove.
No disse Alice.
La fisioterapista sollev la gamba e cerc di ruotarla. Non si
muove. Segn uno zero su una tabella accanto a lei. Poi prese
una seconda tabella, cerc di muovere l'altra gamba e segn
un'altra serie di zeri. Ecco fatto.
Ecco fatto? domand Alice. E questo sarebbe l'esame? Ho
ottenuto solo zeri?
S rispose la fisioterapista. Zero gradi. Mobilit zero. Alice
venne rimessa sulla sua ampia sedia a rotelle e riaccompagnata
nel suo angusto lettino.
A volte le sembrava di essere seduta su un carrello della spesa.
Mamma! Mamma! Corn-flakes! Wafer! Mamma! Mamma!
Invalidit!
La riabilitazione la occupava dalle otto e mezzo alle quattro,
con un'ora di pausa per il pranzo. Alice non era mai in camera.
"8,30, Stanza 201 ht", recitava il suo programma alle voci "Lun.,
Mar., Mer., Gio., Ven.". Holly la svegliava timidamente alle otto,
la caricava su una barella e la portava nel seminterrato. In un
ampio spogliatoio giallo sceglieva uno squallido costume da bagno
blu da una squallida pila di capi di cotone lavorati a maglia
che non assomigliavano a niente che lei e Alice avessero mai visto.
Nemmeno se avessero avuto un'etichetta con la scritta "Indumento
istituzionale, scolorisce nel tempo. Da non indossare
nel mondo esterno o acquistare al dettaglio" sarebbero potuti
appartenere con pi evidenza a un ospedale o a una prigione...
nella migliore delle ipotesi a un oscuro corpo dell'esercito. Alice
stava a guardare mentre Holly selezionava il costume pi largo
della pila e cercava di infilarle le gambe rigide nei fori. Quando
finalmente il costume era stato faticosamente indossato, era gi
trascorsa una ventina abbondante di minuti, e Alice, esausta e
senza fiato, fissava i magrissimi arti che spuntavano dalle pieghe
dell'indumento e liberava un sospiro.
Le era stato detto che HT significava Hydrotherapy, "idroterapia",
ma lei preferiva pensare che stesse per Hot Tubs, "vasche
calde". Tutti gli idromassaggi si trovavano in un locale del seminterrato:
grandi, ribollenti pentoloni di alluminio circondati
da tende gialle; il vapore sorgeva dall'acqua e usciva in nuvole
leggere dalle fessure fra le tende.
E alza e spingi e alza e spingi recitavano le voci smorzate dai
getti d'acqua e dal muggito dei motori.
Alice veniva accostata a una vasca libera e fatta girare su un
fianco. Un telo veniva steso sotto di lei e agganciato agli angoli
a quattro tiranti collegati a un cavo che correva lungo il soffitto.
Con un gran sferragliare di carrucole, il telo la sollevava in aria.
"Indosso un informe sacco blu e sono distesa su un'amaca sospesa
sopra una vasca di acqua ribollente" si diceva Alice chiudendo
gli occhi e aggrappandosi ai tiranti.
Una volta immersa l dentro, veniva lasciata in pace per
un'ora e solitamente si addormentava, la testa ciondoloni, la
bocca piena d'acqua. Alle nove e mezzo veniva estratta dalla
vasca e liberata, con notevole difficolt, dal costume fradicio.
Alice rabbrividiva fino all'istante in cui lo squallido indumento
non si decideva a lasciare la presa, poi continuava a rabbrividire
sotto una montagna di sottili teli di spugna finch Holly non la
rivestiva.
Alice si contorse, fingendo di non dover fare pip. Davvero?
Che bello disse in risposta a qualcosa che aveva detto il dottor
Davis. Non era sicura di che cosa si trattasse, ma riguardava
senz'altro la figlia, che lui adorava e, pertanto, non poteva che
essere magnifico.
Fantastico, davvero fantastico riprese. Ma ormai non gli
prestava pi alcuna attenzione. "Che imbarazzo" si disse. "Che
umiliazione. Non posso andare in bagno da sola. Dovr chiamare
un'infermiera e dire al dottor Davis: "Dottor Davis, mi
scusa un minuto?", mentre un'infermiera superaddestrata e
superpagata mi aiuta a coprire il metro e mezzo che mi separa dal
bagno cosicch io possa orinare. "Grazie, dottor Davis. Lei  un
medico, so che mi pu capire.""
Senta, dottor Davis, devo fare pip. Ora chiamer un'infermiera...
Vado io a prenderti la padella, tesoro. Dove si trova?
No, dottor Davis, non uso pi la padella. Grandissimo progresso.
Gabinetto speciale con sbarre di sicurezza...
Ma angelo, cara,  magnifico!  assolutamente meraviglioso!
Vieni, piccola mia, ti aiuto io. Il dottor Davis l'aiut delicatamente
a calarsi sulla sedia a rotelle, che spinse fino all'interno
del minuscolo bagno. Alice provava imbarazzo alla sola vista
del gabinetto speciale. Osservarlo accanto al dottor Davis con le
sue scarpe di camoscio le faceva addirittura impressione.
Che meravigliosa invenzione! esclam lui tendendo la mano
aggraziata fino a toccare il sedile elevato dalle sbarre metalliche.
Alice preg con tutte le sue forze che se ne andasse. Pens
anche di rimandare l'intera operazione, ma ormai aveva urgente
bisogno di fare pip.
Lascia che ti aiuti, cara stava dicendo il dottor Davis come
se si stesse rivolgendo a una bambina. Ecco, brava. Ci abbassiamo
la cerniera. Che graziose mutandine! Gi anche loro! Che
tenero momento  questo! Un momento dolce e privato! Ora
siediti sulla tazza...
"Fesserie!" stava pensando Alice.
Grazie, dottor Davis disse.
Come sei carina...
Grazie, dottor Davis.
Cos intima...
Dottor Davis, le dispiacerebbe uscire un minuto?
Ma cara...
Fuori.
Alice, amore, non c' nulla di cui vergognarsi.  la cosa pi
naturale del mondo...
"Fesserie!" pens Alice. "Fesserie! Sono intrappolata in bagno
con Havelock Ellis."
Cos incantevole... Cos impudica...
Fuori! grid. Fuo-ri! Fuori! E lui obbed. Ma in seguito
rievoc spesso il tenero momento, sospirando al ricordo.
Fra un esercizio e l'altro, Alice trascorreva la maggior parte
del tempo distesa a letto, esausta e sonnecchiante. Alcuni intervalli,
per, erano tanto brevi che non valeva la pena tornare in
camera e salire faticosamente sul letto; cos lei li passava seduta
davanti a una finestra, fissando gli elicotteri avvicinarsi e allontanarsi
da quello che immaginava fosse un eliporto nei paraggi.
In quel momento era seduta alla finestra e guardava fuori, annuendo
educatamente e sorridendo a Mr Malieri, che le stava
animatamente spiegando qualcosa. Di che cosa si trattasse non
era sicura, poich qualsiasi cosa Mr Malieri intendesse dire se
ne usciva sempre con le stesse parole: Ges Cristo, Ges Cristo.
Era una persona vivace, tuttavia, e Alice ne apprezzava la
compagnia.
Arrivederci, Mr Malieri gli disse. Ora andr sul tetto. Mr
Malieri annu ripetutamente.
Alice segu Lynn lungo il corridoio. "Perch riesce a distanziarmi?"
si chiese, paonazza in volto. "Pu a malapena usare le
mani."
Lynn! la chiam ansimando. Aspetta un attimo. Rallenta.
Le braccia le dolevano, e sui palmi si erano formate delle vesciche
che tutti le assicuravano si sarebbero presto trasformate in
calli. Nel giro di un mese sarai una professionista. Alice non
l'aveva mai trovata una promessa rassicurante.
Lynn! grid.
Guarda disse Lynn quando furono in ascensore. Estrasse un
oggetto dalla tasca. L'ho fregato nella saletta delle infermiere.
Che cos'? domand Alice.
Un forcipe rispose Lynn, fissandola come se le avesse chiesto
che cos'era una graffetta. Alice rimpianse di non essere rimasta
con Mr Malieri.
Il tetto non era in realt un tetto, bens uno stanzino, costruito
senza alcuno scopo evidente, che guardava sul tetto e sul fiume.
Gli elicotteri salivano e scendevano con il loro innaturale moto
verticale, e seguendoli con lo sguardo Alice faceva dondolare la
testa.
Chi rolla? domand un ragazzo che indossava grossi scarponcini
neri con pesanti fibbie. Sulle sue guance erano comparsi
irregolari ciuffetti di peluria.
"Oops" si disse Alice. "La Quad Squad. Che cosa ci faccio
qui? Non sono quadriplegica. Non sono neanche paraplegica.
Non sono plegica, punto e a capo. La Quad Squad  un gruppo
molto esclusivo. Perch sono stata invitata?" Si guard attorno
in preda al panico, chiedendosi che cosa avrebbe dovuto fare.
Rollare una canna? No, la canna era gi stata rollata. Passarla!
Ma che cosa avrebbe dovuto dire? Mi permetta? Decise di non
dire nulla e guard Lynn, che si pos il forcipe fra le ginocchia e
tenne lo spinello nell'ansa fra la mano e il polso. Alice la guard
avvicinarlo con grande attenzione al forcipe sistemato fra le ginocchia.
"Forse dovrei offrirle il mio aiuto" riflett Alice. Osserv
il ragazzo con i grossi scarponcini mentre cercava di far
funzionare un accendino tenendolo con il moncherino e sfregando
ripetutamente con l'altro polso.
Merda imprecava dopo ogni tentativo.
"So che dovrei offrire il mio aiuto" pens Alice. "Dovrei accendere
la fiammella, infilare lo spinello nel forcipe, accostarvi
l'accendino e cominciare il giro." Ma era troppo imbarazzata
per aprire bocca. Quando il forcipe cominci finalmente a passare
di polso in polso, Alice liber un sospiro di sollievo. Nessuno
vi crea problemi per l'erba? domand.
Non lo sanno rispose Lynn. Ma Alice sospettava che ne fossero
a conoscenza. Forse i dottori ritenevano che fosse terapeutico,
o che incoraggiasse l'indipendenza.
Quando lo spinello giunse a lei declin l'offerta, e subito si
sent alquanto sciocca.
Che problema c'? le chiese Lynn. Non sarai una della
"narco"? La Quad Squad le lanci un'occhiata sospettosa.
"Oddio" pens Alice osservando il cerchio di volti "e adesso
che cosa dico?" Un brutto trip rispose.
Wow esclam la Quad Squad. Che sfiga.
Alice aveva avuto veramente un brutto trip. Qualche anno
prima, mentre i genitori erano fuori citt, un'amica aveva invitato
Alice, Jeffrey e altri cinque o sei ragazzi a passare la notte
da lei. Avevano giocato a poker e ascoltato i dischi di Janis Joplin,
e la serata era stata piuttosto noiosa. Ma poich quell'evento
aveva richiesto notevoli menzogne ai rispettivi genitori, nessuno
avrebbe mai ammesso di annoiarsi. Il mattino successivo,
Alice e Jeff si erano divisi una pastiglia di quella che Jeffrey aveva
sostenuto fosse mescalina. La prendono gli indiani le aveva
spiegato.
Alice aveva inghiottito la sua met ed era rimasta in attesa.
Aveva letto i saggi sull'LSD di Alan Watts. Aveva anche visto un
documentario, a scuola, nel quale una ragazza posava la mano
sulla fiammella di una cucina a gas scambiandola per una magnifica
rosa. Alice aveva atteso le allucinazioni, che non erano
venute. Aveva preso, invece, a tremare e a piagnucolare.
Dopo ore di confuso terrore, Jeff l'aveva riaccompagnata a casa.
L'aveva informata che tutte le automobili avevano fari rossi e
azzurri, e Alice si era accorta che lui non li aveva neanche accesi.
Stronzo! aveva urlato, tenendosi alla cintura di sicurezza.
Hai pianto, cara? le aveva chiesto la madre, una volta a casa.
Oh, piangere, ridere, sai... aveva risposto lei. Sua madre
aveva sorriso, fingendo di aver capito.
"Penser che sono emotivamente instabile" si era detta Alice.
"Molto instabile." E in realt non faceva che ridere e piangere.
Ma sua madre era perspicace, anche se un po' confusa.
Stai fumando uno spinello? domandava ogni tanto la sua
voce dal piano superiore. No, mamma rispondeva Alice con
condiscendenza. E incenso. Ed era vero.
Puah! Quanto puzza quello stupido incenso! la udiva spesso
dire a suo padre, a suo fratello o alla donna di servizio. Ma
ci accadeva quando lei stava fumando uno spinello. Sua madre
era coerente. Gli odori non le sfuggivano mai. Il problema
era che non ne indovinava uno.
Oh, ridere, piangere, sai... aveva risposto Alice. E dopo
quella notte, non era pi riuscita a sopportare l'idea di drogarsi,
anche se soltanto d'erba.
Un brutto trip disse alla Quad Squad, consapevole di quanto
suonasse sciocco. Ma la Quad Squad annu rispettosamente,
scroll le spalle come meglio pot e concluse che avrebbe avuto
pi erba per s. Alice rimpianse di non essere rimasta con Mr
Malieri.
Non potreste addormentarmi, prima di farlo? domand
Alice mentre le corde le stringevano le caviglie e gliele sollevavano
dal tavolo. Non potreste addormentarmi, prima di appendermi?
ripet con il volto contro il tavolo e i piedi in aria.
Potremmo rompere qualcosa disse la fisioterapista.
Credevo che lo scopo fosse proprio quello. Credevo che stessimo
cercando di rompere qualcosa. Mi ha appena detto che sta
cercando di incrinare le aderenze che mi bloccano le anche. L'ha
appena detto.
S, s,  vero. Ma gradualmente. Come se stessimo tendendo
una stringa di liquirizia. Non possiamo farle saltare di colpo,
Alice.
Ma...
Abbiamo bisogno che tu sia sveglia perch ci possa dire
quando stiamo esagerando.
Ve lo dico di continuo: state esagerando obiett Alice. Appesa
e in preda a un terribile dolore, prese a fantasticare. "Penser a
cose piacevoli. Penser alla mia infanzia felice a Westport." Medit
sulle amichette, sulle pagelle, sui libri della sua infanzia:
Piggy va in lavanderia e Il cagnolino che non voleva scodinzolare, entrambi
moralistici racconti di cuccioli disobbedienti. Piggy, un
roseo, tondeggiante maiale-bambino in pantaloncini corti, si rifiutava
di riordinare la sua stanza; veniva raccolto insieme con le
lenzuola sporche mentre faceva un sonnellino e finiva in lavanderia.
Alice pregava perch le si leggesse quella storia tutte le sere,
e tutte le notti, dopo che sua madre o suo padre gliel'avevano
letta, si svegliava in lacrime. Piggy, Piggy! Piggy  andato in lavanderia
singhiozzava. La lavanderia era un luogo vasto, bianco,
sconcertante, proprio come l'ospedale. "Povero Piggy" pensava
ora Alice. "Povero, pigro Piggy."
L'altro libro, un grosso volume illustrato da acquerelli delicati,
era appartenuto al padre quand'era bambino, e lui amava
leggerglielo indicando i suoi passi preferiti e mettendo l'accento
sulle stesse parole sulle quali l'aveva messo sua madre. Ma
lui non voleva agitare la coda recitava dondolando la testa e
guardando Alice che muoveva le labbra, mentre seguiva le parole
ormai familiari e scuoteva il capo a tempo. Il cagnolino teneva
il broncio, e la graziosa fanciulla con la cuffia distribuiva
dolcetti ai suoi fratellini e alle sue sorelline; il cagnolino veniva
preso a calci da un ragazzino scalzo con una canna da pesca e
un paio di bretelle; e alla fine veniva ripudiato dalla sua stessa
madre, si arrendeva e incominciava ad agitare la corta coda
marrone.
"Che orribile storiella" pens Alice. "Insegnare l'adulazione e
il servilismo! E poi i cani non mangiano dolci. Perch mai
avrebbe dovuto scodinzolare?" Si abbandon torva sulla sedia a
rotelle, sulla quale l'avevano sistemata dopo averla slegata e
fatta scendere dal tavolo. Si ferm accanto ad alcuni tremanti
vecchietti, uno dei quali dondolava avanti e indietro. "Perch
avrebbe dovuto scodinzolare? Non ho voglia di scodinzolare."
Gli anziani avevano un'aria pallida e malandata, e la polvere
sulle veneziane la deprimeva. Invece che dalle impronte dei tacchi,
i pavimenti erano segnati dalle striature scure delle frenate.
Le sedie a rotelle avevano colori diversi, ma tutti scuri - marrone,
blu, verde -, e sugli schienali erano scritti i nomi e i numeri
di camera. Alcuni degli schienali avevano strisce di malandato
nastro adesivo, sulle quali i nomi nuovi coprivano i vecchi.
Alice non aveva ancora amici. "Perch sono in camera singola"
pens guardando imbronciata una donna in camicetta a maniche
corte che le passava accanto spingendo la sedia e cantando:
Row, row, row your boat.
C'era pur sempre la Quad Squad. Ma la Quad Squad era venuta
a patti con le proprie invalidit in un modo che per lei - cos
si sforzava di credere Alice - non sarebbe mai stato necessario.
Si considerava una disabile temporanea, anche se nessun
dottore le aveva mai detto che era migliorata a tal punto. La
Quad Squad, invece, sapeva di non poter guarire completamente
e cercava di fare buon viso a cattivo gioco. Erano cos intrepidi:
amavano gareggiare, rubare. Tutte cose che Alice reputava di
aver intelligentemente superato. Preferiva i tremanti vecchietti
che sorridevano perch lei prestava loro un po' di attenzione.
La conversazione era limitata, ma erano cos riconoscenti! Si
chiese se il dottor Davis provasse la stessa cosa per lei:  cos riconoscente...
"Oddio" si disse arrossendo e sentendosi all'improvviso accaldata.
Pass l'indice sulla ruota grigia della sedia e se lo ripul
sui pantaloni. Sapeva che Simchas non provava le stesse cose.
Non era abbastanza generoso. Ma il dottor Davis era generoso a
sufficienza. Era gentile e premuroso, e probabilmente sentiva
che lei gli era riconoscente.
"Ma lui  cos anziano" ricord Alice a se stessa. "E io sono
cos giovane." Forse ci pareggiava i conti. Forse il dottor Davis
non pensava che lei fosse riconoscente. Forse pensava soltanto
che era giovane.
"Ma lo sono" pens Alice. "Sono riconoscente."
Guard torva la donna canterina, che si stava avvicinando
vogando decisa e spensierata.
Ho gi visto il film disse la donna fermandosi accanto ad
Alice e guardandola in faccia.
Alice si strinse nelle spalle.
E lei? domand la donna.
Ma quale film? chiese Alice. "Scontrosa" pens. "Dio,
quanto sei scontrosa." La donna rispose che il film era Gangster
Story, e Alice afferm che, s, l'aveva visto.
Mi  piaciuto dichiar la donna rassettandosi la camicetta.
L'ho trovato magnifico.
Alice trasse un profondo respiro. Anch'io. Magnifico. Trasse
un altro respiro. E infine sorrise.
Si era quasi aspettata l'apparizione di bimbe ricciute e bimbi
scalzi intenti a danzare, a lanciare dolcetti, a sbattere le palpebre
sui loro occhioni color acquerello. Ma c'era soltanto la signora
con la camicetta a maniche corte, che percorreva cantando il
corridoio.
"Un buon allenamento" si disse. "La prossima volta sar pi
facile." Poi si ramment di un bambino che aveva visto seduto
su un'amaca nel giardino di Katie, mentre sei minuscoli carlini
abbaiavano e sbuffavano ai suoi piedi.
I cani mi piacciono continuava a canticchiare il bimbo con
circospezione, facendo ciondolare le scarpine da ginnastica e
improvvisando la melodia. I cani mi piacciono intonava ma
non fino a questo punto...
Il dottor Davis indossava un giubbotto di pelle trapuntato e
portava a tracolla una borsa da pescatore.
 la sua borsetta autunnale? domand Alice affettando una
pronuncia blesa e agitando mollemente il polso.
S rispose lui serissimo. In mano teneva una ruota di bicicletta.
Ho appena acquistato un modello a dieci rapporti. Molto
elegante.
 venuto in bicicletta? Fin qui? Sono quasi cento isolati, da
casa sua. Perch non ha preso un taxi?
Oh, Alice, mi piace andare in bicicletta. E non  poi cos lontano.
 un ottimo esercizio.
Esercizio? Non nomini mai pi quella parola in questa stanza.
Detesto gli esercizi. Questo posto  come un'interminabile
ora di ginnastica. E non posso nemmeno chiedere a mia madre
di firmarmi una richiesta di esonero. Odio gli esercizi.
Non dire sciocchezze, Alice.
Odio, odio gli stupidi esercizi. Li odio, e odio anche gli sport.
Odio lo sci: ti fanno male le caviglie, sei fradicia e stanca ma devi
continuare soltanto perch hai pagato il giornaliero. E odio la
barca a vela: tutti che vomitano, e tu non puoi scendere a terra. E
odio il nuoto: ti entra l'acqua negli occhi e nella bocca...
Oh, per l'amor del cielo...
E nelle orecchie! concluse lei.
Alice disse il dottor Davis staccandosi le mollette dai pantaloni
di velluto marroncino e gettandole all'estremit opposta
della stanza. Si sedette sul letto e la prese fra le braccia. Il suo
giubbotto di pelle scricchiol.
Dottor Davis sospir lei in tono appassionato, facendogli il
verso.
Il dottor Davis ridacchi. Mi sei mancata.
In un primo momento, anche lui le era mancato moltissimo.
Ormai l'andava a trovare soltanto una volta alla settimana, la
domenica. Non capitava pi all'improvviso, come quando lei
era in ospedale. Le era mancato terribilmente e aveva fantasticato
su di lui, dipingendosi i suoi occhi scuri e i suoi soffici capelli
grigi. Aveva immaginato il proprio volto a contatto con il
suo collo. Un uomo le aveva rivelato un giorno che la pelle delle
donne cambia dopo i quarant'anni, e che  per questo che
agli uomini anziani piacciono le donne pi giovani. La pelle del
dottor Davis era una pelle da ultraquarantenne, rugosa, leggermente
pi molliccia e carnosa della pelle liscia e piena di un
giovane, di Jeffrey per esempio. Aveva cominciato a trovarla
molto sensuale, quella sua pelle pi matura, dapprima estranea,
ora intima e familiare. Si era immaginata il proprio volto a
contatto con la pelle del suo collo. Ma dopo un po' non aveva
avuto pi tempo per pensare alla pelle del suo collo. Non aveva
avuto pi tempo per pensare a lui. Aveva il suo programma
di esercizi.
Anche lei mi  mancato rispose.
Lui la baci. Mia piccola spaccata continu. Mio bellissimo,
delicato sollevamento, mia flessione, mio addominale...
La smetta gli ingiunse Alice mentre lui le baciava il ginocchio
e l'alluce.
Mio adorato sollevamento alla sbarra riprese il dottor Davis
muovendosi verso la testiera del letto e baciandole il mento.
Mia cara soggiunse in tono serio. E torn a sedersi sul letto,
posando la testa accanto alla sua sui guanciali. Poi sal sul materasso.
Erano le nove di una domenica mattina, e Alice indossava
ancora la camicia da notte. Il dottor Davis abbass le spalline,
ci ripens, le rimise al loro posto, scese dal letto e le sfil la
camicia da notte dalla testa. Alice rimase distesa, nuda, le gambe
tese davanti a lei.
La porta ha una serratura gli comunic. La porta ha una
vera serratura.
Lui gir la chiave e torn accanto al letto. Mia pallida bambina
disse guardandola; poi le si sdrai nuovamente accanto. Alice
gli slacci la cintura, armeggi col bottone e con la cerniera e
lott coi pantaloni allo stesso modo in cui Holly combatteva con i
costumi da bagno dell'istituto.
Aspetti, no. Si sposti da quella parte, no, la sua scarpa mi si sta
conficcando nella caviglia. Okay, adesso, ma no, dottor Da...
Cos, solleva il braccio, piccolina...
Mi sta tirando i capelli...
Da quella parte. No, un po' indietro... Aspetta!
Aspetti!
"Proprio come i preliminari delle persone normali" pens
Alice con soddisfazione. Il dottor Davis stava manovrando con
grande impegno le corte gambe imprigionate nel velluto, cercando
invano di inserirsi fra le cosce immobili di Alice. La sua
fronte era aggrottata.
Bene, e adesso... oh, merde. Il suo volto era rosso e sudato.
Tesoro sbuff baciandola dietro l'orecchio. Mia piccola adorata
ansim. Le sue gambe si agitarono nei pantaloni attorcigliati
attorno alle ginocchia. Quelle di Alice, una morsa che non
stringeva niente, si contrassero, causandole una fitta dolorosa,
quando lui cerc di infilarvisi in mezzo.
Non ci avevano mai provato prima. E non ci avrebbero mai
pi provato in futuro, pens dolorosamente Alice. Mai pi.
"Non scoper mai pi."
 inutile disse. Ho finito di vivere.
Willie guardava fuori dalla finestra leccando rumorosamente
un gelato. Senti la mancanza di pap? domand. Alto e imbronciato,
assomigliava un po' a suo padre.
E tu? chiese Alice.
Sento la mancanza di tutti. C'est tragique. Pookie non  male,
per.
I cani sono fedeli. I migliori amici dell'uomo.
Certo, la conversazione con loro  un po' noiosa osserv
suo fratello.
E quale non lo ? chiese Alice.
Gi.
Lo ascolt leccare. Dopo un minuto, Willie fece schioccare le
labbra e soggiunse: Ogni tanto dormo in camera tua.
Non c' problema.
Davvero? domand. Quand'era a casa, Alice non gli permetteva
nemmeno di entrare.
Be',  pi grande, ha il telefono e tutto il resto, e io non ci
sono.
E poi ho sfondato il muro della mia stanza con un calcio.
Credo che un ratto ci abbia fatto la tana.
Alice guard suo fratello.
Ero di cattivo umore disse lui.
Un giorno Simchas entr in camera, chiuse la porta e si tolse
la giacca, gettandola al capo opposto della stanza con un gesto
teatrale. Una cinghia di pelle gli attraversava la spalla, e sotto il
braccio si notava una protuberanza di cuoio.
 una pistola? Ma sei matto? chiese Alice.
Non m'interessa ribatt lui sfilandosi la fondina ascellare e
riponendola nella valigetta. E pericoloso, l fuori. Abito nel
West Side!
Simchas, hai la minima idea di come si usa quell'aggeggio?
Hai mai sparato in vita tua?  carica? Portala via di qui.
Ma certo che so come si usa. Ho fatto il militare. Puah! Passi
il tempo a gridare e sollevare un gran polverone... Certo che 
carica. Un uomo ha il diritto di difendersi concluse con voce
improvvisamente pi profonda.
Il dottor Davis scivolava dentro e fuori dalla sua camera
d'ospedale come una carezzevole giornata primaverile: dolce, meraviglioso
anche se imprevedibile, un capriccio atmosferico.
Simchas era concreto, sgradevole e affidabile. La sua velenosa,
egoistica prospettiva le dava stabilit, le pareva puro e semplice
buonsenso. Lo vedeva tutti i giorni.
Devi avere una macchina fotografica le disse.
Regalamela tu.
Rimase in silenzio. Alice vide che ci stava pensando: calcolava
mentalmente le spese che affrontava andando a farle visita,
le corse dei taxi, le cassette, le prolunghe, vi sommava i suoi
onorari (ormai faceva pagare soltanto tre sedute alla settimana)
e valutava il profitto. Cap che stava calcolando se avrebbe potuto
regalarle una macchina fotografica mantenendo un buon
margine di guadagno. E vide che aveva concluso di no. Simchas
detestava che ci si approfittasse di lui.
Convincer tuo padre a comprartene una disse.
Molto generoso, davvero. Perch invece non te la ripaghi aumentando
le tariffe? Come se facesse parte delle spese generali.
Io ti aiuto! sbrait lui. Vi faccio pagare soltanto tre visite! E
vengo tutti i giorni!
Bla, bla, bla disse lei.
Ho un nuovo flash per scattare delle foto decenti anche in
questa stanza annunci Simchas. Un flash a luce indiretta. La
luce si riflette sul soffitto e smorza il bagliore delle pareti bianche.
Bene, ti hanno comunicato una data entro la quale ti rimetterai
in piedi? Non sono molto precisi, vero? Ho spostato due
appuntamenti per venire un po' prima il marted. E hai richiesto
l'agopuntura? Si metteranno a ridere, naturalmente, ma potrebbe
alleviare il dolore. Ridono sempre, i provinciali. Perch
porti colori cos spenti? Ti comprer una camicetta rossa. O rosa.
Per quale ragione non ti vesti mai di rosa?
Alice era diventata il fulcro della sua vita oltraggiata. Il giornale
non arrivava mai in tempo; gli americani usavano impropriamente
la parola "enormit"; se avesse detratto troppe cene dalle
tasse, avrebbe subito un controllo; non riusciva a ottenere il porto
d'armi; non riusciva a ottenere un pesce cotto nel modo giusto.
L'autocommiserazione funzionava da grande equilibratore, e
Simchas considerava Alice una vittima affine. Erano compatrioti,
andavano a braccetto, affrontavano la stessa battaglia contro l'ingiustizia
e le stupidit. Anche Alice considerava la loro un'alleanza.
I gretti sibili di Simchas sembravano echi sommessi e distanti
della sua rabbia ruggente e violenta. "Riesci a immaginare... mai
nella mia vita... con che coraggio... barbari... e poi... come se non
bastasse... non hai idea..." Costanti, ritmici, rilassanti, come il lontano
sciabordio delle onde su una spiaggia bianca.
Cara Katie,
dobbiamo, dobbiamo assolutamente rafforzare i pettorali! Nel giro
di poche settimane, anche tu potrai avere seno prorompente e gonfi bicipiti!
Come posso essere stata rimandata in ginnastica? Sono diventata
l'immagine stessa dei muscoli robusti e torniti. Dalla vita in su. Le mie
gambe hanno collaborato un po' meno. Continuo a dir loro che la flessibilit
 una virt e un'assoluta necessit, se sperano di tornare ad avvilupparsi
attorno a un paio di gambe maschili. Ma loro mi ignorano,
vecchiacce testarde che non sono altro. Sono una specie di cintura di castit
biologica. Ciononostante, la vita non  tutta frustrazioni. Questo
posto comincia a piacermi. I fisioterapisti sono un po' come delle ragazze
pompon. C' qualcosa di cos assurdo nel modo in cui sorridono,
esultano, incitano mentre noi facciamo cose come afferrare la palla, dire
"C-i-a-o", alzare il pollice sinistro. Ma sono giovani e robusti, e sono
talmente abituati a noi, ai nostri torsi privi di arti e ai nostri discorsi insensati
che ci trattano davvero come se fossimo normali. Vado ogni
giorno in piscina, anche se non nuoto. Mi reggo in piedi.  una sensazione
assolutamente fantastica. La prima volta che ci sono riuscita, ho
pianto. Mia madre era venuta a vedermi. Ha pianto anche lei. L'acqua
allevia il peso del corpo sulle anche e le aiuta a sostenere la pressione.
Certo, non posso andare da nessuna parte, ma non importa.
Se hai uno squilibrio chimico, significa che sei malata fisicamente o
mentalmente? Sei curabile? Potrai prendere solo le medicine, saltando
le noiosissime sedute? E ora non possono pi incolpare i tuoi genitori!
Con amore,
Alice
Alice era stata calata in piscina sulla stessa barella con la quale
veniva immersa nell'idromassaggio. Portava lo stesso costume
da bagno blu. La temperatura dell'acqua era di 35 gradi. La
prima volta che la percep - tiepida, docile alla pressione della
sua schiena sulla barella e piacevole a sentirsi sulle gambe -
pens al sogno di St Thomas e dei tedeschi e a quando bagnava
il suo letto. "Almeno questo non lo faccio pi" si disse. "Quanto
meno non bagno pi il letto. E non uso pi la padella. Anche se
il gabinetto ha un'asse ortopedica,  pur sempre un gabinetto."
Il fisioterapista le si affianc e la sollev dalla barella sommersa.
Le abbass le gambe finch i piedi non toccarono il fondo. E infine
la lasci andare.
Sto in piedi esclam lei allargando le braccia per tenersi in
equilibrio. L'acqua le arrivava al petto. Ehi, riesco a stare in
piedi! In piedi! Grosse, calde lacrime le scendevano lungo le
guance, sgocciolando nella piscina tiepida.
Stai in piedi grid sua madre dal bordo della piscina, saltellando
e battendo le mani. Tir su col naso e si cal furtivamente
gli occhiali scuri sugli occhi, come se fosse a un funerale o a un
matrimonio.
Alice guard il fisioterapista, che sorrideva come un padre
che assiste ai primi passi di suo figlio. "Be'" disse fra s "ne ha il
diritto. Che soddisfazioni pu ottenere dal suo lavoro, sguazzando
in una piscina insieme con i disabili?" E poteva guardarlo negli occhi: era di nuovo alta.
Ehi, mamma, sono di nuovo alta! Ehi, mamma, cammino!
Trasferiamoci in una palude! Posso camminare! Agit le braccia
in direzione di sua madre, quindi torn a guardare il fisioterapista.
Era giovane e muscoloso. E lei poteva guardarlo negli
occhi, come una normale persona in piedi, si disse mentre gli
occhi percorrevano il suo busto e si fermavano sul suo aderente
costume da bagno blu.
Alice trascorreva gran parte del tempo libero esaminandosi i
muscoli. Pieg il braccio come Braccio di Ferro e fiss affascinata
il gonfiore sodo e rotondo.
Sei bellissima le disse sua madre. Ma le aveva detto che era
bellissima anche dopo che lei aveva passato una rovente mattinata
d'estate a zappare il giardino. Sei cos rosea aveva
aggiunto in tono ammirato, e Alice era collassata sul vialetto di
ghiaia e aveva trascorso due giorni a letto a causa dell'insolazione.
Grazie, mamma rispose ripensando alla ghiaia grigiastra
che turbinava intorno alla sua faccia accaldata. Ma, in effetti, cominciava
a sentirsi benissimo.
Non credo di averti mai vista con un aspetto cos sano riprese
sua madre.
Mentre lei ostentava la sua muscolatura, Simchas se ne stava
torvamente seduto in un angolo della stanza.
Adoro tutta questa ginnastica afferm Alice.
Simchas lanci un'occhiata circospetta alle sue lunghe, forti
braccia. Bene, forzuta, comment allora perch non ti unisci
a un circo? E sollevi pesi da cinquecento chili? Perch non ti
metti a spingere un carrello in Central Park, o qualcosa del genere?
Alice si rese conto che con il suo salubre entusiasmo l'aveva
tradito.
Questo  un posto meraviglioso gli disse. La gente  cos
affettuosa, il personale cos servizievole. Sento davvero di fare
dei progressi, e lo devo all'istituto.  cos ben organizzato, cos
civilizzato... Deliziata, lo guard sprofondare sempre pi nella
poltrona, inserendo e staccando di continuo la spina delle sue
apparecchiature. Ecco che cos', riprese, rendendosi conto di
aver messo il dito sulla piaga pi dolorosa intelligente, sensato,
civilizzato. Un'istituzione lucida e razionale.
Sua madre li guard. "Con un lieve sospetto" pens Alice.
Sonnecchiava ancora durante l'idroterapia mattutina, ma alle
nove e mezzo, quando veniva sistemata fra le due pulegge a cui
erano attaccati dei pesi che doveva spingere 150 volte avanti, di
lato e ancora avanti, era completamente sveglia, e chiacchierava
amabilmente con i vecchietti, le vecchiette e due adolescenti che
si mettevano sempre uno accanto all'altro fra le rispettive pulegge.
I due ragazzi si portavano dietro un'enorme radio, che tenevano
in grembo a turno e che diffondeva il rapido ciarlare dei
disc-jockey interrotto da un rock pesante e monotono.
A me piace solo Elvis sospir un'anziana donna con una
borsetta. Questi Neil Diamond mi sembrano un po' tutti uguali.
Ma Elvis, lui s che ha una gran voce. Come un angelo.
Che cosa tiene nella borsetta? domand Alice. Me lo sono
sempre chiesta. Non  un po' scomodo portarsela dietro, visto
che deve soltanto sollevare dei pesi?
L'anziana signora apr la borsetta con uno scatto. Niente. Un
fazzoletto, un pacchetto di gomma da masticare... Oh, no, non
se ne parla grid all'improvviso mentre un'infermiera le si avvicinava
spingendo un carrello di medicinali. Questa volta no.
Lasciate stare una povera vecchia. Non li prender. Non posso
prendere quei biotici. Mi danno effetti collaterali.
Mrs Siegel, la prego. Sia ragionevole. Sono antibiotici. La sua
medicina.
Un tale prurito alla vagina! E i giramenti di testa! La scorsa
notte ho preso sonno alle sei e mi sono svegliata alle sette. Erano
le sette di sera, ma io credevo che fossero le sette del mattino
e facesse ancora buio. Ci siamo, ho pensato, sta arrivando la fine
del mondo...
Mrs Siegel, lei ha bisogno di questa medicina. La far star
meglio.
Buio alle sette. Ero cos spaventata. E con un tale prurito. Come
fanno questi poveri adolescenti a imbottirsi di droghe? E a
pagarle, e a cercarle, e a prenderle... sporche droghe. Oh, il mio
povero Elvis, cos grasso e paonazzo. Droghe. Sono le droghe.
Sono sempre le droghe. Che bisogno ne ha? L'infermiera vers
le pillole in un minuscolo bicchierino di carta e lo porse a Mrs
Siegel insieme a un bicchiere pi grande colmo d'acqua.
Io finir per morirne riprese la vecchietta, inghiottendo le
pillole con una raffica di conati. Guardate cosa stanno facendo
a Elvis. E lui ha una voce d'angelo.
In quel momento, Alice not un ragazzo dalla parte opposta
del locale. "Lui ha una faccia d'angelo" pens. A dire il vero, si
corresse, era un volto che aveva visto in un affresco, un volto
del Masaccio. Il viso sul dipinto era pi scuro, ma il naso era lo
stesso, pronunciato, elegante e non del tutto dritto. E le labbra,
grandi e carnose, erano uguali a quelle che aveva visto nella
Cappella Brancacci. Era un volto rinascimentale, e Alice fu quasi
sbalordita nel constatare che appena sotto c'era una maglietta
e non un farsetto, surfers have more fun recitava la T-shirt. I
surfisti si divertono di pi.
Alice tir le pulegge e lo fiss. Le sue labbra erano addirittura
rosa, e vi era una sottile fessura fra i due incisivi. Cerc di indovinarne
l'altezza - partendo dalle scarpe da ginnastica, risalendo
lungo i jeans scoloriti e la maglietta di un giallo pallido fino
al suo bellissimo volto - ma non ci riusc. Le sue braccia abbronzate
si stagliavano contro i braccioli della grigia sedia a rotelle.
Sorrideva a tutti. "Sorride troppo" pens Alice "per un surfista
appena storpiato. Forse ha preso un colpo in testa quando gli 
successo quello che gli  successo." Era tutto color pastello: i
jeans quasi bianchi, la maglietta gialla, le labbra rosa. Alice non
riusciva a scorgergli gli occhi. Ma vedeva che si stava concentrando,
mentre sollevava un bilanciere, si mordicchiava il labbro
inferiore e se lo umettava leggermente.
E lui chi ? domand a Moses.
Chi? Robert Redford? Ma il ragazzo era pi bello di Robert
Redford. Alice non aveva mai visto nessuno che avesse un'aria
cos pulita senza al contempo sembrare noioso.
S, lui. Aveva zigomi alti, ma le guance non erano incavate.
Incidente d'auto, appena arrivato. Si  spezzato la spina dorsale.
Un ragazzo piacevole, fra l'altro.
"Un ragazzo piacevole" si ripet Alice, e per il resto della
giornata pens al suo labbro inferiore umettato, alla fessura fra i
suoi incisivi, alla figura pastello incorniciata dalla sedia a rotelle
grigia.
Bene, bene, a quanto vedo stasera non siamo pi cos allegre
osserv Simchas con evidente soddisfazione. Nessun oro
olimpico, quest'oggi? Neanche un bronzo?
Alice era seduta alla finestra, intenta a fissare le stelle sopra lo
stabilimento della Coca-Cola. Si scost dalla finestra.
Scusami disse osservando la ruota della sedia a rotelle
affondare nella morbida pelle della scarpa destra di Simchas.
Non vi pass sopra ma dentro, come una bicicletta sulla sabbia,
lasciandovi un'impronta.
Simchas farfugli e imprec, con gentilezza. Era capace di
rinfacciarle la sua buona salute, ma mai la sua malattia, n qualsiasi
cosa avesse a che fare con essa.
Alice fum una sigaretta dietro l'altra mentre Simchas, avvertendo
l'atmosfera malinconica, sembr rinascere. Quel paziente
era un piromane, per era stato beccato. Quell'altro era un omosessuale
che si era fatto ipnotizzare per poter ricordare il numero
di targa di un uomo a cui aveva fatto un pompino sotto la
West Side Highway. Alice non gli prest alcuna attenzione,
udendolo a malapena. Avrebbe voluto che se ne andasse per
uscire in corridoio e trovare la stanza del ragazzo pastello.
Ti accompagno all'ascensore gli disse, quando le sue storielle
si furono esaurite, e non appena le porte si chiusero davanti
a lui, al suo cappotto e al suo berretto di pelle di pecora,
fece ruotare la sedia e ripercorse il corridoio, infilando la testa in
ogni stanza.
Vaffanculo, Betty Boop strill una ragazza all'incirca della
sua et nella prima camera.
Colpo apoplettico disse in tono di scusa la donna nel letto
accanto. La pillola, immagino.
Un'infuriata aiuto infermiera emerse da una porta, avanzando
a grandi passi e facendo oscillare le braccia lungo i fianchi.
Non usare mai pi quel tono grid riaffacciandosi sulla soglia
della stanza. E non venirmi a dire che cosa mi farai quando te
ne andrai di qui, perch, piccola mia, l'unico modo in cui uscirai
da questo posto sar con i piedi in avanti!
Dall'interno della camera provennero mormorii di indignazione
e solidariet. Non darle retta dissero alcune voci rivolte
a una ragazza di colore, che singhiozzava distesa bocconi su
una barella. Riconoscendola, Alice cap che l'aiuto infermiera
aveva probabilmente ragione.
Stupida! latr un paziente all'aiuto infermiera, che si stava
nuovamente allontanando con passo pesante. Stupida come
un cane.
Alice trov il ragazzo pastello nella camera successiva, quella
affacciata Sull'Empire State Building.
Salve esord cercando di fare la disinvolta. Gli occupanti della
stanza - un riccone del New England che si era rotto il collo in una
partita di caccia alla volpe, un simpatico grassone, quasi guarito, e
un fragile ragazzo dai capelli castani del North Carolina che si era
spezzato la schiena tuffandosi in un torrente a notte fonda - la
guardarono incuriositi. Alice aveva avuto modo di parlare con
tutti eccetto che con il riccone, il quale portava sempre un cache-col
e non rivolgeva la parola a nessuno. Ma non era mai andata a
trovarli in camera loro. Cerc di pensare a qualcosa da dire. Il
riccone, che non riusciva nemmeno a muovere la testa, chiuse gli occhi.
Il grassone la salut e torn a guardare i Waltons alla televisione.
Joe, il ragazzo con la schiena rotta, sorrise. Alice non riusciva a
lanciare nemmeno un'occhiata al giovane dai capelli biondi. Fuori
della finestra, l'Empire State Building torreggiava illuminato.
Ehi, mi offri una sigaretta? le chiese Joe. Me la devi anche
reggere, per.
Alice accese una sigaretta e gliel'accost alle labbra, staccandola
quando vide che aveva aspirato una boccata.
Grazie disse Joe soffiando fuori una nuvoletta di fumo. Alice
gli riport la sigaretta alle labbra, e lui sbuff grossi, languidi
anelli che presero a fluttuare pesantemente verso il riccone con
gli occhi chiusi, deformandosi durante il percorso. Alice li segu
con lo sguardo e lanci una rapida occhiata al ragazzo dai capelli
biondi, che giaceva sul letto a torso nudo. Anche lui stava
osservando gli anelli di fumo.
Ehi, grande! esclam rivolto a Joe. Grande? Il suo affresco
personificato apriva le rosee labbra e quello che ne usciva era
"Ehi, grande"? Alice si fece improvvisamente coraggio e si mise
a fissare la pelle abbronzata che risaltava sulle lenzuola bianche.
Oh, Alice, lui  Christopher disse Joe nel suo educato accento
del North Carolina.
Mi sono spezzato la spina dorsale in un incidente d'auto
spieg Christopher, indicando con un rapido cenno le gambe
paralizzate. Ho fatto a pezzi anche la macchina.
Da dove vieni? California?
New Jersey.
Il mattino successivo, mentre passava con Holly davanti alla
porta della stanza, Alice vide Christopher ancora a letto, sempre
a torso nudo.
Ehi, dottore. Il direttore dell'istituto era chino su di lui, intento
a esaminargli le gambe. Ehi, dottore, ripet Christopher,
sferrandogli un lieve pugno sul braccio sto migliorando. Riesco
a toccarmi il batacchio e a muovere le dita dei piedi!
Bravo rispose il dottore ma voglio vederti muovere il batacchio
e toccarti le dita dei piedi.
"Anch'io" pens Alice.
Durante le settimane successive non lo perse mai d'occhio.
Era stato in Vietnam - Ma non ho mai ucciso nessuno.- e Alice
cerc di immaginarsi l'elmetto sui suoi pallidi ricci. Pensava
di sperimentare l'acquacoltura quando fosse stato dimesso, e lei
cerc di figurarselo impegnato nella pesca delle aringhe in un
vivaio. Abitava nel New Jersey con i genitori e i due fratelli minori.
Alice prov a rappresentarselo mentre si cambiava le scarpe
da ginnastica in una stanza piena di modellini di aeroplani e
trofei di atletica sugli scaffali. Ma riusciva soltanto a vederlo sul
muro intonacato di Firenze, con un copricapo di velluto che gli
ricadeva da un lato.
La sera stavano seduti ai due lati del letto di Joe e spettegolavano
sulle infermiere e sui fisioterapisti. E tutto ci a cui Alice
riusciva a pensare era come approfondire il rapporto. Il corteggiamento
fra sedie a rotelle era difficile. Non avrebbe potuto
sfiorarlo casualmente, o toccargli accidentalmente la mano, o
gettarglisi allegramente in grembo.
E poi, quand'ero in Messico Christopher stava raccontando
a Joe mentre attraversavamo questo paesello - un cesso pieno
di capanne di paglia - abbiamo visto che stavano liberando un
toro, e cos ci siamo fermati. Ragazzi, che schifo... l'hanno preso
a pugnalate, poi hanno cominciato a rigirare il pugnale nella ferita,
e c'era tutto quel sangue che schizzava in ogni direzione, e
la gente gridava, e loro rigiravano il pugnale...
Avrebbe potuto invitarlo in camera sua. Ma che cosa gli
avrebbe detto? "Vieni in camera mia, premer il pulsante e abbasser
il letto e chieder a un'infermiera di aiutarci a salire..."
... il mare, per,  bellissimo per le immersioni...
Decise di invitarlo ad ascoltare qualche disco. Ma al momento
opportuno non ci riusc. Rimase invece ad ascoltare il racconto
sul Messico, dove lui aveva avuto l'incidente.
Christopher ostentava la languida allegria di tutti i surfisti
nelle pubblicit delle bibite, e Alice lo osservava stupita abbandonarsi
sullo schienale della sua sedia a rotelle, tendere le braccia
sopra la testa e fare commenti sulle curve di un'infermiera di
passaggio, sulla struttura di un elicottero che passava ronzando,
sulle spiagge sabbiose che aveva percorso.
" la droga" decise Alice. "Deve averlo reso stupido" pensava
"molto stupido, troppo stupido per capire quanto dovrebbe
essere depresso." E si meravigliava di vederlo scorrazzare in giro
sulla sedia a rotelle come se avesse appena acquistato un'auto
nuova e stesse imboccando a tutta velocit i vialetti di casa
degli amici.
Ogni mattina Alice cercava di abbandonare la stanza in tempo
per passare davanti a quella di Christopher nel momento in
cui usciva anche lui per la fisioterapia.
Ehi, Brody la chiamava lui. Aspettami.
Okay rispondeva lei fissando i muscoli delle braccia nude
che spingevano le ruote.
"Dio" diceva fra s. "Non sa nemmeno di essere disabile e patetico.
Crede che trovarsi qui sia come far parte della squadra di
nuoto."
Christopher sembrava considerare la riabilitazione un nuovo
sport. Le sedie a rotelle, le pulegge, i cuscinetti di silicone, le assi,
le corde e le fibbie che Alice aveva fatto tanta fatica ad accettare
furono da lui accolti come le ultime novit dell'attrezzatura
sportiva: un modello avanzato di guanto da baseball, un paio di
sci aerodinamicamente superiori.
Christopher diceva Alice sei cos abbronzato.
E pensava a ci che si era persa in tutti quegli anni, a tutti gli
atleti dai capelli dorati, con le calze a righe e i calzoncini corti,
che aveva ignorato poich non erano abbastanza intellettuali.
Avrebbe potuto trascorrere tanti pomeriggi soleggiati osservando
prestanti giocatori di football esercitarsi, sarebbe potuta andare
in piscina a vedere i tuffi della squadra di nuoto, si sarebbe
potuta circondare di tutta quella baldanzosa carne maschile.
Certo, non avrebbe mai trovato un surfista. A Westport non c'erano
surfisti. Ma c'era una squadra di tennis. Avrebbe potuto
guardare la squadra di tennis, tutta vestita di bianco.
Ora osservava Christopher, accanto a lei, impegnato con i pesi.
Sollevarono i bilancieri all'unisono. Tennero alte le braccia
per confrontare i muscoli, e Alice avvert il contatto con la sua
pelle sudata.
Niente male, Brody disse lui esaminandole i bicipiti. Ma
non c' confronto aggiunse tastandosi i propri con l'altra mano
e afferrando, poi, quella di Alice e posandosela sul muscolo
contratto.
Che bel ragazzo disse il dottor Davis entrando in camera.
Ricci dorati, labbra rosee...
 Christopher spieg Alice. Incidente d'auto. Spina dorsale
spezzata.  molto migliorato, se si eccettua il suo gluteus
maximus.
Che carnagione delicata, come quella di un bambino. O di
un poeta. S, di un poeta.  un poeta, il tuo Christopher?
Un surfista.
Il dottor Davis aggrott lievemente la fronte.
Arretra, stupido! sbrait Simchas Fresser in corridoio. Irruppe
affannato nella stanza. Un giovane pazzo su una sedia a
rotelle mi ha quasi ammazzato annunci.
Un bellissimo, bellissimo giovane disse il dottor Davis.
Simchas scocc ad Alice un'occhiata significativa.
 davvero simpatico disse lei. Incidente d'auto. Spina dorsale.
 molto migliorato, se si eccettua il suo gluteus maximus...
 una minaccia decret Simchas.
Un surfista soggiunse Alice. Spost lo sguardo sul cartellone
della Coca-Cola alla finestra e sospir. Christopher su una tavola
da surf. Christopher che smontava dalla tavola. Christopher che
si sdraiava su un telo al sole, l'acqua che gli scintillava sul petto,
il costume bagnato e... "Che fortuna" si disse "aver trovato un
surfista in un istituto."
Guard il dottor Davis e Simchas. Quest'ultimo era in piedi e
sembrava a disagio; si fissava torvamente la barba, borbottando.
Il dottor Davis sedeva sul bordo del letto, canticchiando,
sorridendo, studiando Simchas con blanda curiosit.
Il dottor Davis guardava ammirato la cravatta di Simchas, e
questi si stiracchiava la barba. Alice sorrise con aria indulgente,
chiedendosi chi se ne sarebbe andato per primo. Se fosse stato il
dottor Davis, lei avrebbe avuto modo di rivelare a Simchas
quanto fossero incapaci al centralino dell'istituto, oppure l'avrebbe
informato sui suoi progressi nel bowling guardandolo
stringere gli occhi per il disgusto. Se fosse stato Simchas, forse il
dottor Davis si sarebbe lanciato in una delle sue teatrali declamazioni.
Non sarebbe stata la prima volta. Si chiese se le avesse
portato un regalo e per darglielo stesse aspettando l'uscita di
Simchas.
Ciao, Alice disse Christopher sfrecciando nella stanza. Oh,
scusa, non sapevo che avessi ospiti.
Questo  il dottor Fresser, Christopher. E questo  il dottor
Davis.
Dottori. Spiacente, torner pi tardi. Dovete scusarmi. Ero
venuto a chiederti se pi tardi ti andava di spararti qualche canestro.
Spararti qualche canestro? domand Simchas. La sua mano
si mosse verso la fondina.
Sei un giovane molto atletico disse il dottor Davis.
Be', quantomeno lo ero. Senti, Alice, ci vediamo pi tardi.
Hai un magnifico tono muscolare. Hai mai pensato di fare il
modello?
Christopher  un surfista intervenne Alice. Le pareva che il
dottor Davis stesse un po' esagerando.
Crede che potrei fare il modello? Si guadagna un sacco di
grana.
Ho un amico che lo fa...
Non mi sorprende borbott Simchas nella sua barba.
Come? No, non  sorprendente, vero? Amo la bellezza, capite.
E la giovent. Per questo amo Alice. E la amo, sapete disse il
dottor Davis, sorridendo apertamente a Simchas e Christopher.
"Oddio" pens Alice. "Non adesso."
Hai due occhi bellissimi, Christopher diceva il dottor Davis
tenendogli la testa fra le mani.
 un oculista si affrett a spiegare Alice.
Ho pazienti uguali a lei sbott all'improvviso Simchas rivolto
al dottor Davis.
Credo che far un sonnellino annunci Alice.
Nessuno sembr udirla. Il dottor Davis le disse che aveva
buongusto, spostando lo sguardo da Simchas a Christopher, e
poi le fece l'occhiolino. Simchas si tirava la barba come se fosse
un freno di emergenza, ma senza alcun risultato. Christopher
cattur lo sguardo di Alice, si port un dito alla tempia e lo fece
ruotare con gesto significativo. Alice gli rivolse un debole sorriso.
Era radioso. I jeans gli aderivano alla vita stretta, suggerendo
l'assenza di mutande. " davvero irresistibile" pens Alice. Non
c'era da stupirsi che il dottor Davis continuasse a tenergli la mano
sulla spalla. La curva dal collo alla spalla di Christopher era
un punto particolarmente delizioso, e lei lo osserv con bramosia,
chiedendosi se i suoi capelli profumassero di shampoo e il
volto di sapone. E la graziosa, delicata mano del dottor Davis era
posata cos vicina. Era davvero senza mutande? All'improvviso le
sembr importante saperlo.
Alice, hai un'espressione lasciva disse Simchas.
Alice alz lo sguardo dalla vita di Christopher e lo pos su
Simchas, ringhioso e massiccio, fumante di rabbia. Lo trov bellissimo.
Adesso la stai rivolgendo a me protest Simchas.
Alice torn rapidamente a guardare Christopher. Ma le cose
non migliorarono. Era ancora l, con la sua maglietta bianca. E la
mano del dottor Davis si era posata sui suoi riccioli. Osserv
prima uno, poi l'altro. E c'erano anche Simchas, tutto gemelli
scintillanti, le lunghe ciglia di Christopher e i soffici capelli grigi
del dottor Davis.
Devo fare un sonnellino grid. Uscite. Mi state facendo
impazzire.
Povero agnellino esclam il dottor Davis, baciandola teneramente
sulle labbra.
Lei lo fiss, cercando di calmarsi.
Agnellino indiscreto, farebbe meglio a dire intervenne
Simchas fulminandola con lo sguardo. E smettila di fissarmi
in quel modo!
Ciao, Alice, ci vediamo la salut Christopher. E lei lo
guard mentre girava la sua sedia a rotelle e abbandonava la
stanza.
Finalmente sola, chiuse gli occhi e fantastic. Le scarpe da
ginnastica di Christopher caddero a terra, poi le mutandine nere
del dottor Davis, infine la cravatta di seta di Simchas: un impossibile
pasticcio. Cerc di sbrogliarlo, cerc di concentrarsi,
ma poi la cosa non ebbe pi importanza, e Alice scivol nel sonno
chiedendosi se adesso, oltre a tutto il resto, sarebbe diventata
cieca e le sarebbero cresciuti i peli sulle palme delle mani.
Quand'? domand Alice. Quando lo proiettano?
Mercoled, ma te l'ho detto, non possiamo vederlo.  un
gran segreto. Hanno gi avvertito quelli che saranno ammessi, e
gli hanno chiesto di non parlarne.
Lo devo vedere protest Alice. Non  giusto.
Gi disse Christopher.
Alice si present dal responsabile delle attivit ricreative e gli
chiese perch non potessero vedere il film.
Non  pornografia rispose lui. Aiuta le persone a adeguarsi,
a vivere una normale vita sessuale.
Be', e io? Non ho il diritto di adeguarmi?
Alice, disse il responsabile delle attivit ricreative non vogliamo
che la cosa si trasformi in un fenomeno da baraccone. E
tu non sei sufficientemente disabile.
"Invece lo sono" avrebbe voluto rispondere lei. "Non posso
scopare. Non posso farlo." Ma era troppo imbarazzata.
Quel mercoled, Christopher entr in camera sua. Be', sono
tutti alla proiezione.
Non  giusto ripet Alice. Scommetto che sar divertente
aggiunse un attimo dopo. Non vergognarti della tua gamba di
plastica. La tua protesi pu dare un significativo contributo all'esperienza
sessuale.
Il tuo moncherino pu essere eccitante disse Christopher.
Parcheggiate le sedie a rotelle accanto al letto riprese Alice
con la voce impostata della narratrice. Ridacchiando, si accostarono
entrambi al letto. Togliete i braccioli delle sedie. Potreste
anche staccarvi i braccioli a vicenda. Alcuni disabili trovano che
questo gesto sensibile e generoso favorisca l'eccitamento.
Ehi, piccola, vorresti staccarmi il bracciolo? mormor lui
ciondolando la testa e sollevando le spalle come un bullo di quartiere,
poi fece schioccare le dita di una mano, rimosse il bracciolo
della sedia di Alice e lo gett a terra.
Lei gli sorrise, distolse timidamente lo sguardo e sospir.
Oh, Christopher! disse battendo le ciglia; quindi, guardandolo da dietro le palpebre socchiuse, gli stacc lentamente il bracciolo
della sedia e lo pos delicatamente a terra.
A molte coppie piace abbassare il letto insieme riprese con
la voce da narratrice. Invece di lasciarsi distrarre o imbarazzare
dal ronzio del motorino, si concentrano sulle sensuali vibrazioni
dei comandi fra le loro dita.
Alice e Christopher tesero le mani verso i comandi della regolazione
e premettero insieme il pulsante. Il letto si abbass brontolando.
Aiutarsi a vicenda a salire sul letto pu costituire uno stadio
significativo del rapporto sessuale fra disabili. Il contatto fisico
necessario pu stimolare ulteriormente i due partner disse Alice
mentre le mani di Christopher la prendevano per la vita e la
sollevavano sul letto e ravvivare una sensazione di intimit
continu trascinando Christopher accanto a s. Rimasero seduti
a fissarsi le gambe. Quelle di Alice erano lunghe e rigide, quelle
di Christopher ancora pi lunghe e flosce. Avevano smesso di
ridere. Si guardarono negli occhi per un istante, quindi distolsero
lo sguardo.
Spogliare il vostro partner riprese Alice con la voce da narratrice,
poich non riusciva a pensare a nient'altro da fare dovrebbe
essere un'attivit fisicamente eccitante. Se il vostro partner
ha le gambe, e in esse ha un minimo di sensibilit, potreste
accarezzargliele mentre gli abbassate i pantaloni. Si spogliarono
a vicenda, togliendosi scarpe e calze con espressioni serie,
seduti sul bordo del letto. Si sbottonarono a vicenda le camicie,
e ad Alice non venne in mente nessun commento di sottofondo.
Stavano entrambi ansimando. Dal suo Ehi, piccola, vuoi staccarmi il
il bracciolo?, Christopher non aveva pi detto una parola.
Alice si chiese se la porta fosse chiusa, ma non le importava
pi di tanto. Si domand come avrebbero fatto a proseguire.
Invece di sollevare le vostre gambe sul letto, come fate normalmente
riprese a recitare con voce ansimante fatelo con
quelle del partner. Ma quando le tir sul letto, le lunghe gambe
di Christopher, coperte di peli dorati, si adagiarono sulle sue e
la imprigionarono. Christopher si infil le mani sotto le ginocchia
e le sollev per permetterle di arretrare, e Alice port le
proprie gambe sul letto. Lui la trasse a s, l'abbracci e la baci
ansimando.
Se doveste scoprire che il rapporto sessuale nella posizione
normale  ancora al di fuori della vostra portata riprese Alice
all'improvviso non abbiate paura di esplorare altre possibilit.
Una variante...
Oh, zitta disse Christopher. La baci sulla fronte, sollev
bruscamente le gambe e ruot su se stesso. Alice guard le sue
cosce abbronzate. E infine ud, dal fondo del letto, un lungo,
soddisfatto sospiro: Passera.
L'ergoterapista reclin la testa di lato. Come?
Ho detto che sono storpia.
Questo lo so. E la ragione per cui sei qui, e stai facendo progressi
quotidiani. Lo so che sembra lento, ma...
Oh, merda imprec Alice, e si allontan sulla sua sedia.
In un locale al piano inferiore, nei pressi della serra, le venne
insegnato a salire e scendere da un'auto. La stanza e la serra facevano
parte di una serie di ambienti fatti costruire appositamente
da un ricco paziente per la sua permanenza all'istituto.
L, nelle cucine in cui avevano lavorato le sue cuoche, i pazienti
imparavano ora a lavare i piatti e a preparare muffin restando
seduti. Le lenzuola venivano adagiate sul letto in cui il riccone
aveva recuperato le forze, e i pazienti spingevano le sedie a rotelle
ai quattro angoli per rimboccarle. E, nella camera in cui
aveva dormito la sua infermiera, una Ford Galaxy gialla sopportava
pazientemente l'andirivieni dei disabili che aprivano le
portiere e scivolavano nell'abitacolo. Aveva le ruote, ma era priva
di motore.
Prima apri la portiera venne istruita Alice. Poi accosta la
sedia e togli il bracciolo. Brava. Ora, questo  il piano inclinato...
Era un'asse di legno simile a uno skateboard privo di ruote.
Sistemi un'estremit sul sedile dell'auto e l'altra sul bordo
di quello della sedia a rotelle - cos, bravissima - e poi ci appoggi
sopra le mani e ti aiuti a scivolare dentro. Molto bene. Seduta
in auto, Alice guard fuori del finestrino. Il pavimento della
stanza era rivestito di moquette. La sua sedia a rotelle - con un
cuscino azzurro di silicone per prevenire le piaghe - la stava
aspettando.
Devo piegare la sedia e caricarla in macchina? domand.
Lo imparerai un'altra volta. Non esci ancora da sola, vero?
C'erano pazienti che uscivano da soli. La Quad Squad sfrecciava
per le strade, si lanciava gi da un marciapiede, saliva in
retromarcia su un altro, il tutto tenendo in grembo confezioni
da sei lattine di birra. Ma Alice avrebbe fatto meno fatica a immaginarsi
un neonato che se ne andava in giro da solo in carrozzina
che lei stessa abbandonata in mezzo a un marciapiede
sulla sua sedia a rotelle.
No rispose. Non ancora.
Alla sua prima uscita, Stephanie l'aveva accompagnata nel
grande magazzino in fondo alla strada per acquistare un paio di
scarpe; i dottori le avevano detto che era quasi pronta a reggersi
in piedi alle parallele, e Alice aveva deciso di regalarsi un simbolico
paio di scarpe. In ascensore, mentre gli orli delle giacche
dei suoi vicini le sfioravano il volto, si era sentita come una vecchietta
in libera uscita dalla casa di riposo, inerme e patetica. Si
era consolata pensando a Cole Porter, che non aveva mai avuto
un aspetto inerme e patetico.
La ragione dell'addestramento sulla Galaxy gialla era una
trasferta a Westport. Avrebbe trascorso il Natale a casa. Ci sarebbero
stati entrambi i suoi genitori.
Alice cerc di ricordarsi che cosa volesse dire essere a casa.
"Pi che altro" pensava fra s "mangiavi a tavola con gli altri
mentre il cane fissava con aria pietosa il tuo piatto e il gatto ti si
strusciava contro la caviglia."
E poi? domand a Christopher.
Non lo so. Vedi gli amici. Parli al telefono.
 quello che faccio qui rispose.
La Jaguar di suo padre era parcheggiata di fronte all'ingresso.
Alice scivol sul sedile di pelle di colore rosso scuro. Suo padre
le sollev le gambe e le fece posare i talloni sul tappetino.
Okay? Tutto bene? Hai abbastanza spazio? Sicura di sentirti
a tuo agio? Vuoi che sposti indietro il sedile? Credo che sia gi al
massimo, ma se vuoi... Si schiar la gola. Va bene. Chiuse la
portiera.
Alice lo osserv mentre, sul marciapiede, cercava di ripiegare
la sedia a rotelle. Avrebbe potuto dirgli che bastava tirare il sedile
verso l'alto per farla scattare automaticamente, ma lui non
glielo chiese, e cos lei lo guard arrabattarsi. Di tanto in tanto
lui alzava gli occhi e le lanciava un sorriso eroico e rassicurante.
"Il tuo triciclo sar pronto da un momento all'altro, tesoro. Perch
non giochi con la Barbie, laggi sotto l'albero di Natale?
Ahi... Non  nulla, soltanto il pollice di pap..."
Pap si decise finalmente a chiamarlo dopo aver aperto la
portiera, visto che i finestrini elettrici non funzionavano a motore
spento. Pap ripet con un lieve disgusto. Suo padre alz
gli occhi, e all'improvviso Alice sent di volergli molto bene.
Quasi subito prov un gran senso di colpa.
Pap ha una donna disse suo fratello quando Alice fu a Westport.
Erano seduti nella camera di Willie, ancora piena di gabbiette
per topolini, flaconi di sangue finto e modellini di navi da guerra
accatastati sugli scaffali e infilati nell'armadio. Le passioni
della sua infanzia erano state travestirsi da mostro con la pelle
verde e il sangue che gli colava dagli angoli della bocca, sdraiarsi
a terra e farsi zampettare sopra dai suoi novantasei topolini bianchi
e bruciare modellini di navi da guerra, per costruire i quali
aveva lavorato per intere settimane, sopra popolosissimi formicai.
Una donna con un figlio. Per forza. Sta raccogliendo tutti i libri
di Uncle Wiggly e vuole portarli a Vancouver. E continua a
chiedermi dove sono i trenini elettrici, e io sono sicuro che funzionino
ancora. Fece distrattamente girare la ruota di una gabbietta
per topi che si trovava sulla sua scrivania. Deve avere una nuova
donna con un figlio.
Forse sta entrando nella sua seconda infanzia.
Forse  un pederasta. Da un cassetto chiuso spuntava il
gommoso alluce verde di una zampa di mostro.
L'hai detto alla mamma? domand Alice.
Certo che gliel'ho detto. Ma lei non mi d retta. Dice che  la
nostalgia. Sai com' fatta. Sostiene che si tratta di ricordi, e che
lui  molto immaturo. Credo che la trovi una cosa dolce. Sai, per
essere una donna intelligente la mamma  una delle persone
pi stupide che abbia mai conosciuto. Le ho detto di assoldare
un investigatore privato.
Anch'io disse Alice. Quando otterranno il divorzio?
Suo fratello sospir. In gennaio, mi pare. Non riesco a credere
che andranno in tribunale. Che cosa diranno? Non vedo l'ora
di andarmene al college, lontano da qui. Pap ha preso in affitto
la dpendance della tenuta di qualcuno per il periodo in cui si
tratterr qui, e continua a chiedermi se voglio vedere i suoi "alloggi".
Fece una smorfia inorridita. I suoi alloggi! ripet.
Scossero entrambi il capo.
Il giorno dopo suo fratello la port in Main Street, spingendola
tra la folla natalizia intabarrata nei piumini da sci.
Vroom, vroom gridava facendola saettare fra la gente come
su una pista da slalom. Woosh!
Non rompete niente disse un commesso del Crystal Corner,
arricciando il naso.
Neanche un bicchierino? si lagn Alice.
Quella sera, Willie rientr a casa con un albero di Natale cos
alto che fu costretto a tagliargli la punta per farlo entrare nella
stanza, e cos grande che Alice riusciva a malapena a passarvi
accanto con la sedia a rotelle. Per ben due volte schiacci la coda
al gatto, e ogni volta che la vedeva avvicinarsi il cane si appiattiva
terrorizzato alle pareti.
Alice era sdraiata a letto nella sua vecchia stanza. Ascoltava il
brontolio della caldaia, e di tanto in tanto lo sferragliare delle
tubature. Al piano superiore, le unghie del cane picchiettavano
sul pavimento di legno.
"E cos bello essere a casa" pens, e si chiese dove fossero tutti
gli altri. Stephanie Carter stava probabilmente dormendo.
Holly stava preparando i biscotti e il latte per Babbo Natale. Si
chiese se Simchas fosse a casa sua, addormentato con un numero
di "Commentary" aperto sul petto. O era forse a una festa,
intriso di dopobarba e intento a latrare paroline dolci a un'attraente
giovane donna sana di gambe e con una camicetta colorata?
Forse il dottor Davis era alla stessa festa, e stava annoiando
attraenti giovani uomini con le sue interminabili citazioni:
"Salute a te, spirito leggiadro...". Christopher e i suoi amici dell'istituto
stavano probabilmente guardando la televisione a letto.
Stavano vedendo La vita  meravigliosa. Alice rimpianse di
non avere un televisore in camera e di non poter vedere La vita 
meravigliosa. E perch non riusciva a dormire?
Il giorno prima della sua partenza, Mrs Cohen era riuscita a
muovere entrambi i pollici. Un passo avanti. Mrs Cohen era fantastica.
Era tornata a casa per Natale? Alice aveva visto un nuovo,
attraente paziente ambulatoriale che cercava di usare la gamba
artificiale, e aveva scoperto che il suo delizioso fisioterapista della
piscina, cos sexy nel costume bagnato, era fidanzato.
Distesa sul letto, Alice guard nel buio fuori della finestra e
per un istante si chiese dove fosse il cartellone della Coca-Cola.
" assurdo" si disse. "Sono a casa. Fuori ci sono le stelle." Ma al
minimo rumore, il suo primo pensiero era che un'infermiera
stesse per entrare in camera e accecarla con il fascio della torcia.
Era soltanto il cane, o il vento, o lo scarico di un gabinetto, e allora
lei chiudeva gli occhi cercando di ignorare il guizzo di disappunto
che aveva provato.
Il mattino successivo si precipit impaziente in salotto.
Mmmfff! sbuff sua nonna. Indossava una vestaglia dalle
cui tasche e dai cui polsini spuntavano brandelli di fazzoletti di
carta. I goyim hanno ottenuto il loro bianco Natale.
Alice spost lo sguardo verso il prato, una curva bianca e sinuosa
che scendeva fino al limitare del bosco. Alcuni tordi
avanzavano becchettando sulla neve, che non era alta ma fresca
e bianchissima. Il cane accorse al galoppo, mettendo in fuga gli
uccelli indignati. Prese a raspare e addentare la neve, scuotendo
il muso in un ampio semicerchio, quindi vi si tuff e prese a
rotolarsi. Le sue zampe irrequiete si tendevano verso un cielo
perfettamente azzurro. I rami coperti di neve ticchettavano al
vento.
Malgrado fosse Natale e nessuno andasse a scuola, l'acuta
campanella delle vicine elementari prese a strimpellare. Era
programmata per suonare ogni giorno alle nove, alle dodici, all'una
e alle tre e mezzo. Anche di sabato, anche a Natale. Le funi
sbattevano contro l'asta metallica della bandiera, producendo
un tintinnio vuoto e metallico. Alice pos i piedi nudi sul tappeto
riscaldato dal sole. Appann la finestra con il fiato e vi pos
sopra la mano, lasciando un'impronta confusa. Un'enorme nostalgia
la rese improvvisamente molto felice. Suo padre aveva
voluto a tutti i costi fare le aringhe fritte, e la casa era invasa da
un fumo odoroso di pesce.
Grazie per il registratore, nonna disse suo fratello quando
cominciarono a scartare i regali.
Ooh, I look at you and I salivate! rispose sua nonna.
Mamma! esclam sua madre.
Grazie, nonno disse suo fratello.
Mmmuah!
Io non voglio niente stava dicendo sua nonna. Ho gi tutto.
Vi ho detto di non prendermi niente. Non ho bisogno di
niente... Oh! Un piattino per le bustine di t usate! Ne ho sempre
desiderato uno!  un tale spreco, gettare via la bustina dopo
una tazza soltanto...
Suo nonno la baci con insistenza e le porse una grossa scatola.
Conteneva un lungo cappotto di pelo di procione. Cos non
ti prenderai un raffreddore le spieg. Lei lo indoss e part in
quarta in corridoio. Ricca ebrea in arrivo! gridava imitando
l'ululato di una sirena. Era molto eccitata, sentiva di essere pi
vicina a Cole Porter.
Ooh riecheggiava la voce di sua nonna I look at you and I salivate!
Willie grid sua madre spegni quel maledetto registratore!
Sua nonna prese un album di fotografie. Morto disse posando
il dito sul volto di un uomo in una schiera di volti sorridenti
al matrimonio della figlia. Morto, morto, morto, morto...
prosegu in un'allegra cantilena, premendo il dito sui
restanti volti grigi. Morto, morto, morto...
Seduta sulla carrozzella e avvolta nella pelliccia, Alice pass lo
sguardo dall'uno all'altro dei familiari. Suo padre cominci a lamentarsi
del caff, sua nonna si catapult all'improvviso in bagno
per fare un sonoro starnuto, suo nonno baci suo fratello,
che cerc di sottrarsi alla stretta, sua madre esclam quanto fosse
graziosa e colorata la carta regalo sparpagliata per terra. Alice
scivol sul divano e nascose la sedia a rotelle dietro lo schienale.
C'erano bagel e salmone e aringhe con la panna, e sembrava quasi
un Natale come gli altri a casa Brody.
Bene esclam suo padre avvicinandosi alla finestra a grandi
passi. Una bella giornata, una bella giornata.
Sua madre guard le calze natalizie. Erano lunghe calze marroni,
che un tempo appartenevano al marito; traboccavano di
arance, dollari d'argento e pacchetti di gomma da masticare, e
ad Alice ricordarono i piedi deformi e ciondolanti della povera
Mrs Cohen. Sua madre raccolse due fiocchi rossi da terra e li appiccic sulle calze.
Ecco disse.
Willie era sdraiato per terra, intento a leggere il giornale. Sua
nonna spignattava in cucina. Mmmfff sbuff rivolta a pentole
e padelle. Proprio in mezzo ai boschi, doveva andare? E in Canada, per giunta? Oy, oy, oy...
Alice consider la possibilit di risalire sulla sedia e di andare
a tenere compagnia alla nonna, ma cos facendo sarebbe passata
sopra le dita di Willie, o si sarebbe incastrata nella porta della
cucina, o le sue ruote Si sarebbero impigliate fra gli spaghi e i
nastri come un gattino con un gomitolo di lana.
Suo padre indossava un panciotto di tessuto a scacchi e fumava
la pipa, come un sahib fra gli indigeni nelle loro tuniche sgualcite.
Ah esclam guardando fuori della finestra. La stalla. Il rumore
di un cavallo che sgranocchia la sua avena, l'odore vaporoso
e selvatico... Ma quei giorni sono perduti...
Non  deliziosa? convenne la madre di Alice. Sarebbe una deliziosa foresteria.
E il terreno degli Harris riprese lui dopo averla fulminata
con lo sguardo un tempo cos selvaggio e libero... Guardate che ne  stato della campagna.
S, non  meravigliosa? disse la madre di Alice. Ha un bellissimo
steccato, e in estate  piena di magnifici fiori, tutt'attorno alla piscina...
C' cos tanta gente nuova lungo la strada.
Persone davvero interessanti. E sempre rispettose dei limiti di velocit.
Per un attimo, Alice si chiese se sua madre facesse apposta a tormentare suo padre.
I suoi genitori erano praticamente divorziati, ma non si comportavano
fra loro in maniera diversa da come si erano comportati
negli ultimi dieci anni, se non per una sfumatura di
maggiore gentilezza. Lei era su una sedia a rotelle, eppure contava
ancora i regali chiedendosi se per caso Willie non ne avesse
ricevuti di pi. Se  vero che le personalit si formano nei
primi cinque anni di vita, forse ci valeva anche per le festivit
natalizie: qualunque cosa fosse successa, i Brody si sarebbero
riuniti sul tappeto dorato anno dopo anno, menomati, sdentati,
divorziati, morti, agitando i pacchi dono e chiedendosi: Chiss che cos'?.
Ma sua madre quell'anno aveva fatto regali insolitamente
modesti, e Alice cap che la ragione era che non aveva soldi. La
spiegazione era cos sorprendente che le ci volle tutto il pomeriggio
per arrivarci. Suo padre, al contrario, era stato molto generoso
e aveva augurato a tutti buone feste per il solstizio d'inverno,
poich disapprovava gli ebrei che festeggiavano il Natale.
Di solito lasciava che fosse la moglie a preoccuparsi dei regali,limitandosi a brontolare sui rituali pagani. Alice prese come una sorta di bustarella la macchina fotografica che lui le aveva comprato.
E stato Simchas a suggerirmi l'idea le disse suo padre.
Durante quella giornata, Alice e Willie non si separarono neppure
un istante. Lei aveva bisogno della sua compagnia, e lui le
rest vicino ovunque andasse. Non diceva un granch, ma sembrava
anche lui sollevato dalla sua presenza. Aggirandosi per la
casa con il fratello accanto, Alice si sentiva un po' come un animale
domestico. Una sorella domestica.
"Strano Natale" decret alla fine. E, naturalmente, l'ultimo
che avrebbero trascorso tutti insieme.
 un momento storico disse Willie. Penso che dovremmo immortalarlo.
Alice fotograf la testa china del padre e fece uno scatto alquanto
sfocato della nonna che si lanciava di corsa in corridoio,
mentre Willie registr il sospiro e lo starnuto che seguirono.
Quindi, annoiati, si allontanarono per fotografare Spotnose che
sonnecchiava sul pianoforte.
 tornata a casa pallidissima le rivel suo fratello qualche
settimana dopo, nella sua stanza all'istituto. Sapevo che non
mi avrebbe detto niente, ma era cos sconvolta. Era proprio
bianca. E aveva pianto.  stato orribile. Lui  salito sul banco dei
testimoni e ha detto che la casa era in disordine.
Si guardarono.
Non sto scherzando, Alice. Quando  toccato a lei, la mamma
 scoppiata in lacrime. Come pu un uomo adulto portare la
moglie in tribunale per rinfacciarle di non aver spolverato? E sai
un'altra cosa? L'estate scorsa, quando tu eri molto malata, le ha
detto che sarebbe andato in vacanza e le ha proibito di chiamarlo.
E se tu fossi... Si ferm. Insomma, hai capito.
Scommetto che si  gi risposato disse lei.
Suo fratello aveva l'aria torva. Non lo trovo un bell'esempio di comportamento.
Quando, infine, giunse l'annuncio, non ne furono sorpresi. Il
padre prese posto su una sedia di fibra di vetro.
Io... ehm, ehm... devo dirvi una cosa esord torcendo il collo
nella camicia.  una cosa per me molto importante, e mi rendo
conto che per voi sar alquanto scioccante.
Alice vide l'angolo della bocca di suo fratello sollevarsi e riabbassarsi
lentamente. "Non ridere" si disse "non ridere."
E voglio che entrambi sappiate quanto, ehm, quanto rispetto vostra madre...
Alice cerc di pensare a un'osservazione sarcastica.
... ma sento che nella Columbia Britannica ho ritrovato me
stesso. Suo padre continu, parlando di realizzazione, indipendenza
e responsabilit, e poi annunci che aveva conosciuto
una persona. In un rifugio di montagna. Aveva un figlio di nove
anni. Lei ne aveva trentacinque. Faceva l'insegnante. Si sarebbero sposati in marzo.
 ebrea? domand suo fratello con un ostentato accento yiddish.
Quando il padre rispose di no, rimasero entrambi a bocca
aperta. Era vero che lui detestava gli ebrei newyorkesi, gli ebrei
intellettuali, gli ebrei di bassa statura e lo yiddish. Ma li aveva
sempre costretti ad andare alla scuola domenicale presso la sinagoga,
anche quando piangevano e protestavano. Li aveva obbligati
a partecipare a ogni singola, sbiadita cerimonia dell'ebraismo
riformato. Aveva insistito perch assistessero a tutte le
funzioni delle festivit solenni, era stato perfino il suonatore ufficiale
di shofar del tempio ed era rimasto inorridito quando la
moglie aveva servito prosciutto di Praga il venerd sera.
E perch noi siamo stati costretti ad andare alla scuola domenicale?
domand Alice. Che ingiustizia!
Suo padre le invi un ritaglio del "Time" su una ballerina
classica a cui era stata trapiantata un'anca e una vignetta di Jules
Feiffer nella quale una bambina puntava una pistola contro
il padre. Le mand a chiedere se adoperava la macchina fotografica.
Alice si rifiut di rispondergli. Usava la macchina fotografica
per scattare fotografie in bianco e nero delle sue scarpe vuote.
Sua madre sembrava sempre un po' stordita, quasi che si fosse
appena svegliata. Come? chiedeva, qualsiasi cosa le dicessero.
Oh si affrettava ad aggiungere s, naturalmente! Era leggermente
ingrassata e, ogni volta che veniva a trovarla con Louie
Scifo, Alice vedeva quest'ultimo precipitarsi al bar e ritornare
con ciambelle dolci e gelato per sua madre. Decise che la stava facendo
ingrassare in modo che lei, una volta rinsavita, si sarebbe
ritrovata obesa e incapace di conquistare un altro uomo.
Ecco, Brenda, mangia questa.  buona le diceva. E sua madre
- lo sguardo fisso - si metteva in bocca la ciambella.
Brenda, mangia! E lei si portava alle labbra il cucchiaino di legno del gelato.
Mamma, forse dovresti mangiare un po' meno sugger timidamente Alice.
Come? rispose sua madre. Oh! S, naturalmente! soggiunse
affondando i denti nella torta al cioccolato.
Ha fame diceva Louie Scifo. La mamma ha fame. Lasciala mangiare.
Alice era stata costretta ad accettare il fatto che Louie Scifo
stesse diventando una presenza fissa nella vita di sua madre e
nella propria. Ogni volta che lui entrava in camera le veniva la
pelle d'oca, ma sua madre aveva un'aria tanto indifesa che aveva
paura di ferirla, e cos non le disse mai nulla.
Alice non era mai stata una giovane esploratrice, ma immaginava
che fosse pi o meno come essere una paziente dell'istituto.
Era vero che non marciavano in parata come le giovani
esploratrici, ma una sera andarono a sentire Benny Goodman
alla Carnegie Hall, e Alice, entrando nel teatro insieme agli altri
pazienti, un po' imbarazzata all'idea di essere la destinataria e
non la patrocinatrice di una serata di beneficenza, si sent proprio
come una giovane esploratrice o, in alternativa, come uno
dei carri mascherati nella sfilata del Memorial Day. E come agli
incontri delle giovani esploratrici, all'istituto si imparava a cucire
presine, a disegnare e a cucinare. I corridoi erano diventati il
suo mondo, come al liceo. Quando usciva, si sentiva come se
fosse in gita scolastica, in un'escursione didattica per cui aveva
bisogno di qualche dollaro per il pranzo e di cui avrebbe dovuto
scrivere un resoconto. Quando andava al cinema con Stephanie
e James, a colpirla erano i gradini - dodici, al buio, coperti da
una moquette di colore blu scuro - non i film. Dimenticava quasi
immediatamente chi vi recitasse o che cosa raccontassero. Ma
era in grado di ricordare fin nei minimi dettagli il momento della
risalita: Stephanie che tirava su per gli scalini la carrozzella
tenendola per il poggiapiedi, la maschera che la spingeva da
dietro, James che se ne stava in disparte a guardare la scena, impacciato,
mentre lei, tutta schiacciata contro lo schienale, si copriva
gli occhi con le mani, in parte per la paura e in parte per l'imbarazzo.
Tutto ci che la colp della spedizione da Bloomingdale's fu la
netta pendenza del marciapiede, che non aveva mai notato.
Mentre Cindy restava inutilmente aggrappata allo schienale
della sedia, sbattendole dietro come una bandiera al vento, Alice
sband lungo 59th Street cercando disperatamente di mantenere
la rotta, finch la carrozzella, con Cindy ancora aggrappata,
and a sbattere contro un albero circondato da minuscole cacche di cane ormai secche.
Quando si furono districate, lei e Cindy procedettero lentamente
fino all'angolo, dove aspettarono, cercando di assumere
un'espressione supplichevole, finch un uomo con un cappotto
di cammello e un paio di scarpe con le nappe le aiut a scendere
e a risalire sul lato opposto della strada. Quando finalmente fermarono
un taxi, il conducente caric la sedia a rotelle nel bagagliaio
dopo che Alice fu scivolata sul sedile, e attacc: Non tutti
si sarebbero fermati, sapete. Intendo dire...  una grossa
complicazione. Insomma, non abbiamo il dovere di fermarci,
non c' nessuna legge, o niente del genere. Siete fortunate che io
mi sia fermato, perch, ve l'ho detto, molti conducenti avrebbero
semplicemente proseguito, e voi sareste rimaste l ad aspettare chiss quanto....
Chiuda quella cazzo di bocca disse Cindy facendo scivolare
una banconota da cinque dollari attraverso il divisorio di plastica.
E Alice apprezz non poco il gesto. S esclam, anche se di
sua iniziativa non sarebbe mai riuscita a fare altrettanto. Sembrava
proprio una gita scolastica, come visitare le Nazioni Unite o il
teatro shakespeariano di Stratford. Al suo ritorno l'avrebbe raccontato
a Christopher, o a uno dei fisioterapisti, oppure a Moses.
Poi l'avrebbe detto a sua madre, che avrebbe risposto: "Come?
Ma certo!". E l'avrebbe riferito a Simchas, il quale l'avrebbe guardata
come per dire: "Ma che cosa ti aspettavi? Il mondo  una serie
di salite e di discese, e gli individui non sono altro che sedie a
rotelle". Quand'era con Simchas, Alice aveva la sensazione che le
cose stessero davvero cos. Uscire, per lui, sembrava difficile come
lo era per lei: l'oppressivo ticchettio dei tassametri, la tirannia
dei camerieri che insistevano a fare i gentili per ottenere buone
mance, l'usura prodotta dall'asfalto dei marciapiedi sulle sue
scarpe fatte su misura, tanto da costringerlo a risuolarle.
Una domenica Simchas and a prenderla e la port per la prima
volta a casa sua. Le si sedette accanto sul taxi, battendo i piedi
sul pavimento e tamburellando con le dita sul sedile.
Nervoso? chiese Alice.
Bah rispose lui.
Quando pag il conducente, estrasse dalla tasca un portafoglio
e un piccolo borsellino. Alice non aveva mai visto un uomo
con un borsellino. Cont attentamente le monete come un turista
con una valuta estera, studiandole una per una, leggendone
il valore e confrontandone le dimensioni.
Il portiere lo aiut a sistemare la sedia a rotelle, cosa che, sotto
la fine pioggerella, avrebbe reso necessaria una mancia. Insieme
a Simchas la trascin su per gli scalini e fino all'ascensore.
Simchas, imprigionato contro la parete alle sue spalle, prese a darle
piccoli colpi con le dita sulla testa.
Alice disse con voce dolce e sincera. Alice ripet nello
stesso tono, tanto insolito in lui da farla trasalire. Le pos entrambe
le rosee mani sulla testa, come un prete intento a benedirla.
Da quando ti ho conosciuta, Alice riprese con voce leggermente
incrinata io... ho smesso di prendere il Laroxil.
Le porte dell'ascensore si riaprirono, e Simchas la spinse verso
il suo appartamento, sfilandosi dalla tasca un portachiavi di
pelle nel quale tutte le chiavi erano ordinatamente allineate.
L'appartamento era bianco. Le pareti erano bianche, il tappeto
era bianco. I mobili non erano bianchi, ma in stile Bauhaus, e
pertanto era come se lo fossero. Niente sembrava confortevole.
Alice era contenta di essersi portata dietro la sua sedia.
Chez Simchas disse lui con orgoglio, spingendola al centro
del salotto come se la stesse portando in braccio oltre la soglia
di casa. Le pass davanti ansimando un po' e la guard, le mani
sui fianchi; apr la bocca per aggiungere qualcosa, ma all'improvviso
un'espressione inorridita gli si dipinse sul volto.
Che succede? grid Alice, spaventata. Simchas! Voltandosi
per seguire la sua occhiata raccapricciata, vide due strisce nere
sul pavimento. Il tappeto bianco, immacolato e austero, e all'improvviso
due linee parallele, nere e untuose, tracce di sporco che
conducevano direttamente alle ruote della sua sedia. Si sent come
se avesse defecato sul pavimento.
Oh, Simchas. Dio, quanto mi dispiace. Il tuo magnifico tappeto
bianco... Sar stato l'asfalto bagnato...
Simchas sembrava intento ad autoipnotizzarsi - gli occhi si
erano rovesciati all'indietro e il respiro si era fatto affannoso - a
meno che non stesse avendo una specie di crisi.
Simchas! ripet Alice. Tutto bene? Ehi!
Lui trasse un respiro, riapr gli occhi e rispose: Mi perdoni
un istante?. Alice rimase seduta in salotto come nel mezzo di
un deserto. Simchas fece ritorno con uno spray per la pulizia
dei tappeti, che punt sulle strisce oltraggiose. Sonori spruzzi di
schiuma densa e bianca colpirono il pavimento.
Ma Simchas... continuava a ripetere Alice, mentre lui, indaffaratissimo,
non sembrava darle ascolto. Ma Simchas! Ascoltami,
Simchas disse, quando lui finalmente smise di spruzzare.
Come faccio a liberarmi di questo affare?
Simchas allarg le narici e sembr sul punto di scoppiare a
piangere: si era reso conto che spostandosi dal tappeto, lei
avrebbe lasciato nuove tracce. Quindi la guard, ridandosi un contegno.
Non c' problema, Brody esclam alla fine. Non c' problema
ripet, mentre atteggiava il volto a un sorriso che assomigliava
a una smorfia, e che gli rimase stampato in volto mentre
indicava il tappeto con un debole gesto della mano. Non c'
nessun problema.
E in quel momento, lei si rese conto che lui l'amava.
Usc dalla sala e rientr un minuto dopo con alcune sagome
di cartone per le camicie, con le quali form sul pavimento due
piste dalla sedia a rotelle al parquet dell'ingresso.
Mi dispiace disse Alice mentre lui la spingeva lungo il sentiero
di cartone. La prossima volta mi pulir le ruote.
Non c' problema, Brody ripet lui magnanimo. So che
non lo farai pi.
La camera da letto era piena di libri e di mobili di mogano lucenti.
Il letto, not Alice, era in realt costituito da due letti, accostati
sotto una massiccia testiera. Erano preparati entrambi
con cura, con immacolate lenzuola fresche di bucato, che spuntavano
sotto coperte giallo limone, e avevano due guanciali
gonfi. Ma per un motivo o per l'altro Alice, che adorava i letti e
amava lasciarsi cadere su quelli appena rifatti, non desiderava
entrare in nessuno di essi allo stesso modo in cui non aveva mai
voluto assaggiare il marzapane, per invitante che fosse, poich
era sicura che sapesse di segatura. Quei letti sapevano di segatura.
Alice ne era certa.
Questi sono i miei armadi stava spiegando Simchas, aprendo
le ante a rivelare abiti, cravatte e scarpe ordinatamente riposti
nelle loro custodie. Questa  la mia scrivania... questa  la
mia segreteria telefonica... Premette il tasto del riavvolgimento e della riproduzione.
Clic. Bzzzzz fece l'apparecchio.
Hanno riagganciato, maledizione esclam Simchas.
Clic. Bzzzzz ripet la segreteria.
Dev'esserci qualcosa che non va nell'apparecchio...
Non ti abbiamo pi sentito. Non va bene... la mamma disse
una voce enfatica come se stesse leggendo un documento ufficiale.
Non voglio pi venire annunci una voce maschile. L'ho
vista sonnecchiare durante la seduta di venerd. La odio. Pausa.
Sono Robert Wills.
Clic. Bzzzzz continu l'apparecchio. Poi: Sono Susan James,
dottor Fresser, e non riesco a dormire. Voglio dire, stanotte
non ho chiuso occhio. Potrebbe ipnotizzarmi al telefono? La ringrazio.
Il mio numero ....
Pensa di non pagare! stava sbraitando Simchas. Pensa che
al telefono non la faccia pagare! Era sbalordito. La segreteria si
ferm. Alice si spinse in bagno, superando la cyclette e l'appendiabiti
elettrico per tenere in piega i pantaloni. C'era un portaoggetti
per la doccia carico di schiere ordinate di flaconi di
shampoo e balsamo accanto a spazzole di varie misure e spugne
di varie forme. C'era un portasapone a calamita attaccato alla
parete. C'era un filtro per l'acqua nel rubinetto del lavabo. C'era
una saponetta con la corda. C'era un impressionante campionario
di acque di colonia e dopobarba. C'erano uno spazzolino da
denti elettrico e un idropulsore.
La tecnologia della cucina era perfino pi avanzata. Una
yogurtiera, un macinacaff e un portapane elettrici, un tritatutto e
l'aspirabriciole a pile per il tavolo.
Potrei avere qualcosa da mangiare? chiese Alice, riluttante a toccare alcunch.
Simchas le offr sardine.
Anche alla donna di servizio offri sardine a pranzo? domand lei.
Tonno rispose lui.
Le piaci? chiese Alice.
Certo che le piaccio, sono una persona dolce. Perch non dovrei
piacerle? Sono molto pulito.
Alice era sicura che la donna di servizio lo odiasse nonostante
la sua pulizia. Prese una sigaretta.
Non a casa mia, Brody.
La rimise nel pacchetto. Lui le si sedette di fronte, al tavolo
della cucina, e cominci a scorrere vecchie copie del "New York
Times" prendendo appunti. Alice guard meglio. Stava leggendo
le recensioni dei ristoranti della settimana, annotando i nomi
dei locali su un blocco nero.
Andarono in un ristorante rumeno. Feelinks, nothing more
than feelinks... cantava un uomo quasi calvo con una dozzinale
giacca di pelle seduto davanti a una tastiera elettrica. Quando
attacc: I'm uh rhinestun cowboy, Alice cominci a ridere. L'improbabile
musicista pass infine a intonare canzoni tradizionali israeliane.
Credevo fosse un ristorante rumeno disse Alice, ma Simchas,
al quale era rivolta l'obiezione, era balzato in piedi all'improvviso
e aveva cominciato a battere le mani sopra la testa e a
cantare col suo vocione reboante. Suo padre le aveva insegnato
a fissare con aria di riprovazione il tavolo vicino quando le capitava
di far cadere a terra un cucchiaio. Fulmin con un'occhiata
il grassone e la sua rubiconda moglie al tavolo accanto, ma nessuno
avrebbe mai creduto che Simchas fosse caduto a loro e non
a lei. Lo guard. Allargava le braccia, sollevandosi sulla punta
dei piedi in quella che sembrava una specie di danza.
Yabababa cantava. Alice si concentr sulla sua birra.
Sulla via del ritorno, gli scivol accanto sul sedile del taxi. Gli
pos la mano sulla gamba. Gli strofin il naso sul collo. Cominci a sbaciucchiarlo.
Lo sai che non mi piace baciare con la lingua protest lui a disagio. Non  igienico.
Simchas, non mi riportare in quel posto. Portami da te, avanti.
Non si preoccuperanno?
Li avvertir. Lo troveranno salutare. Andiamo, Simchas insistette
risalendogli la gamba con la mano. Portami a casa tua.
Era un po' brilla, e ogni volta che la sua mano trovava quella di
Simchas era sicura che lui ne fosse eccitato. Probabilmente gli faceva
salire la pressione sanguigna. Il fatto stesso di trovarsi cos
vicino a lei nel taxi sobbalzante stava probabilmente mettendo a
dura prova il suo autocontrollo. Cena con collega borbottava
lui in un minuscolo registratore. Discusso uso di biofeedback
nella riabilitazione fisica. Trenta dollari e ottantacinque. Lo faceva
a scopi fiscali. Taxi fino a casa continu.
Oh, Simchas mormor lei passando leggiadra dall'auto alla
sedia, avvolta nella sua pelliccia.
Oy grugn lui in tutta risposta, perch di fatto una delle gambe
rigide di Alice era ostinatamente incastrata nel taxi e il resto
della sua persona era piombato sulla sedia schiacciandogli il
braccio. Alice, ti prego bofonchi Simchas mentre lei gli cingeva
la vita, credendo che la stesse abbracciando. Alice ripet,
dando uno strattone al braccio imprigionato fra lo schienale della
sedia e la massa pesante e ubriaca del suo corpo. Con l'altra mano
cerc di estrarle il piede da sotto il sedile dell'auto, poich il conducente
aveva cominciato la sua sinistra manovra di avvicinamento
in cerca della mancia e dalla direzione opposta stava venendo
loro incontro il portiere dello stabile. Ecco! grid
liberando il proprio braccio e il piede di Alice in un colpo solo.
No, grazie! disse al taxista in tono trionfale.
 tutto a posto! cinguett al portiere trascinando la sedia a
rotelle su per le scale, un gradino alla volta.
Non sono macchina del sesso protest Simchas. Quand'era
agitato dimenticava gli articoli. Alice si immagin un distributore
automatico di merendine. Vi aveva inserito la moneta da venticinque
centesimi e aveva spinto la levetta. Ma lo snack rimaneva
al suo posto, al di l del vetro.
Non sono macchina del sesso ripet, sulla difensiva.
 vero convenne Alice, cercando di confortarlo. Lui la fulmin
con lo sguardo.
Dopo quella notte, ogni volta che lei tornava a trovarlo Simchas
l'aiutava premurosamente a entrare nel letto di destra e le
rimboccava le lenzuola. Quindi indossava il pigiama. Poi apriva
un volume di racconti di Cynthia Ozick. Infine cominciava a
russare.
Brody diceva, quando lei tentava di liberarsi dalle lenzuola
strette come corsetti per avvicinarsi al suo letto sei maniaca
sessuale. Alice sospirava e si girava faticosamente dall'altra
parte. "Forse  solo un po' nervoso" pensava. "Forse ha bisogno
di tempo. Forse il giorno in cui sar guarita, chiss quando."
Poi cercava di girarsi di nuovo verso di lui.
Maniaca sessuale! ripeteva lui intercettandone l'occhiata.
E lei si rendeva conto che non lo faceva perch era malata.
Non sarebbe andata diversamente, quando lei fosse stata meglio.
Si comportava cos proprio perch stava meglio.
Ho preso un Valium soggiungeva Simchas accorgendosi
che lei continuava a fissarlo.
Alla fine di marzo camminava. Quando la portarono per la
prima volta alle parallele, Alice prov gioia alla prospettiva di
compiere tanti passi sulla terraferma e odio nei confronti delle
sbarre, che le ricordavano i documentari sugli invalidi di guerra
trasmessi alla televisione. Avrebbe camminato, e dunque sapeva
che stava migliorando. Ma fare l'approfondita conoscenza
dell'ennesimo attrezzo per handicappati le dava la sensazione
di essere, in qualche modo, ancora pi storpia. Ciononostante,
percorrere per la prima volta il metro e venti delle parallele,
tracciando piccoli, rigidi semicerchi con le gambe, fu una sensazione
esilarante. Camminava come se avesse i pantaloni arrotolati
attorno alle caviglie, ma sul suo volto un sorriso si faceva
strada con insistenza. Per l'occasione aveva acquistato un paio
di scarpe nuove e molto costose. Gli altri pazienti la osservavano
incoraggiandola dalle tavole inclinate e dai materassini.
"Ora sar una commensale pi elegante" si disse. "Forse il dottor
Davis lascer sua moglie."
Quando usciva, usava il deambulatore. In una giornata calda
e umida and a fare una passeggiata con Stephanie. I marciapiedi
erano bagnati, e l'apparecchio avanzava scricchiolando,
aggiungendo al rumore dei loro passi il suo lieve picchiettio. Ci
misero tanto ad attraversare la strada che il semaforo divenne
rosso.
Siamo finite gemette Alice guardando il muro ruggente di
taxi gialli, ma riuscirono a passare dall'altra parte. Alice punt
il deambulatore sul marciapiede e si sollev proprio come si era
esercitata a fare sulle scale antincendio dell'istituto.
Camminarono fino a un piccolo parco a mezzo isolato di distanza,
e Alice croll a sedere su una panchina. Il deambulatore
era bloccato davanti a lei all'altezza delle sue gambe.
Lascio mio marito annunci Stephanie.
Come mai? domand Alice. Teneva gli occhi chiusi. Il sole
nell'aria umida le dava una sensazione piacevole.
Il mio compagno si  suicidato. Me ne andr a Los Angeles.
Erano entrambe sedute sulla panchina, i volti al sole, gli occhi
chiusi.
Ma  terribile, Stephanie disse Alice.
Be', ormai non hai pi bisogno di me.
Parlavo del tuo compagno.
Avevo capito che era un po' strano: le pareti della sua camera
erano dipinte di nero.
Il sole scomparve dietro una nuvola, e Alice sent un freddo
improvviso.
Non mi chiamo veramente Stephanie confess Stephanie.
Alice la guard.
Davvero riprese Stephanie. Mi chiamo Lizzie. Ho cambiato
nome quand'ero nell'esercito.
Eri nell'esercito?
Lo odiavo. Mi dissero che non sembravo una Lizzie, che somigliavo
pi a una Stephanie. E cos lo cambiai.
 vero, sembri una Stephanie.
Lo so. Partir soltanto quando potrai fare a meno di me.
Non me ne vorrei andare, ma devo ricominciare daccapo.
Gi, anch'io disse Alice.
Rientrando all'istituto prov un gran dolore, poich sapeva
che si sarebbero scritte solo di tanto in tanto e poi mai pi, e voleva
bene a Stephanie.
Ricord quant'era compassata e formale la prima volta che
l'aveva vista.
Si  impiccato disse Stephanie. Alice stava morendo dalla
voglia di chiederglielo.
I dottori le dissero che stava compiendo grandi progressi. Alice
decise che se, una volta finito il college, non fosse riuscita a farsi
ammettere a un corso di specializzazione, sarebbe diventata
una fisioterapista. Fece un voto. Certo, le veniva in mente talvolta,
anche Martin Lutero aveva fatto un voto. Lei stessa, a ogni
Yom Kippur, si riprometteva di smettere di masturbarsi e di infilarsi
le dita nel naso. "E guardami adesso" pens tristemente.
Smettila di poltrire, Brody! stava gridando Jean, la fisioterapista.
Ci stiamo esercitando, ricordi?
"E come potrei dimenticarlo?" si chiese Alice.
Abbiamo soltanto due settimane per allenarci, dunque forza!
sbrait Jean attraverso le sue labbra dal rossetto scintillante.
Stamattina ho seguito gli allenamenti del secondo piano e,
lasciate che ve lo dica, sar difficile batterli. Potranno anche non
avere molte gambe, ma alcuni di loro sanno usare bene le braccia.
Forza, allora! Su, gi, su, gi...
Alice intrecci le dita dietro la nuca e cominci la serie degli
addominali.
Su, gi, su, gi...
Quando sollevava il busto, vedeva gli altri pazienti in una
sorta di turbine sfocato. Quando lo riabbassava, chiudeva gli
occhi.
Su, gi, su, gi, forza, ragazzi, dateci dentro!
Erano stati scelti per rappresentare il quarto piano in una partita
di pallavolo contro quelli del secondo piano.
Riva, lascia perdere gli addominali. Rimani seduta e cerca di
stare dritta. Bene. Brava. Forza, voialtri!
Ogni giorno svolgevano una speciale sessione di allenamento.
Alice guard la sagoma di Riva. Era piegata su un lato in equilibrio
precario. Tese la mano e raddrizz la donna di mezz'et prima
che Jean potesse vederla.
Grazie disse una voce stanca.
Pi veloci, pi veloci gridava Jean, saltellando per l'entusiasmo.
Forza, forza, forza!
Alice odiava la pallavolo. Nelle pubblicit televisive la gente
ci giocava in spiaggia, non seduta su materassini grigi. Durante
le partite scolastiche Alice mancava sempre la palla, sentendosi
stupida come solo in questi casi ci si pu sentire.
Okay disse Jean abbiamo finito! Domani monteremo la rete
e cominceremo a esercitarci. Siete stati magnifici! Siete un
gruppo fantastico soggiunse mentre rimetteva due macilenti e
silenziosi infartuati sulle loro sedie. Sono fiera di lavorare con
voi. Sollev Riva, quindi aiut Alice a rialzarsi, e lei si allontan
barcollando dietro al deambulatore verso la sua camera.
Era esausta.
Si allenarono per due settimane. Riva traballava pericolosamente,
mentre gli altri sudavano e ansimavano, e i tre in grado
di parlare si lamentavano. Jean danzava entusiasta davanti a loro,
guardandoli sollevare le braccia verso la palla. Alice non ne
aveva mai vista una di quelle dimensioni. Sembrava grande come
una palla medica, e scendeva dal cielo come se fosse stata
lanciata dagli di. Quando la mancavano, colpiva il materassino
con un tonfo e restava immobile. Quando veniva lanciata a Mrs
Antonini, un'infartuata, lei si copriva il volto con le mani e ruotava
le spalle per schivarla.
Non  cos che giochiamo! gridava esasperata Jean. Quando
la palla veniva lanciata all'altro infartuato, lui l'afferrava tra le
mani.
Non  cos che giochiamo! gridava nuovamente Jean.
Bene cos! Magnifico! Che occhio! esclamava nelle altre occasioni.
Le braccia di Alice erano ormai piene e muscolose. Con ogni
braccio poteva fare cinquanta sollevamenti del manubrio da venticinque
chili. Indossava camicette con le maniche corte. Invece di
dare inutili schiaffi alla palla, cominci a ripassarla a Jean. A poco
a poco si appassion al gioco, sferrando colpi secchi e sonori alla
palla e mandandola oltre la testa ciondolante di Jean.
Forza! Grande, Brody! Cos si fa! gridava la fisioterapista, e
Alice si rendeva conto con imbarazzo di quanto lei, una persona
intelligente, si sentisse gratificata dal fatto di aver spedito una
grossa palla sopra la testa di qualcuno.
No, no, Mr Sopkin diceva Jean. Non deve afferrarla, provi
a colpirla.
Non pu farci niente interveniva Christopher.  troppo
veloce per lui.
Credo che pensi di doverla afferrare. Guarda che aria soddisfatta.
Mr Sopkin, posso riavere la palla? La prossima volta prover
a colpirla? Grazie, Mr Sopkin.
 cos che vuoi diventare? bisbigliava Riva con voce roca,
indicando Jean con un cenno del capo.
Non  un lavoro facile replicava Alice dandosi un contegno.
All'improvviso la palla saettava fra di loro. Yaaaahhh! gridava
Riva ribaltandosi.
Decisamente non  cos che giochiamo borbottava Jean
puntellando la schiena di Riva con un materassino arrotolato.
E per tutto il tempo il fisioterapista della piscina restava alle
spalle di Alice.
Bel colpo, Brody! esclamava quando lei colpiva la palla,
cambiando posizione. Era seduto dietro di lei e le sosteneva la
schiena con le ginocchia. Alice non era abbastanza snodata per
riuscire a stare seduta da sola. Si appoggiava languidamente alle
sue ginocchia piegate nei pantaloni bianchi.
Il mattino della partita, i pazienti del secondo piano salirono in
corteo e presero posto a un'estremit della palestra. Schierati in
modo asimmetrico, i tre arbitri, per un totale di due gambe, si
guardavano intorno eccitati, dandosi occasionalmente di gomito
e scambiandosi pareri tecnici. Il pavimento era coperto di materassini
grigi e una rete pi bassa del normale era stata sistemata
nel mezzo della stanza, a qualche decina di centimetri da terra.
Arrivava alla vita dei fisioterapisti impegnati a tenderla.
Yeee! gridarono i pazienti del quarto piano all'ingresso di
Alice e dei suoi compagni di squadra.
Buuu! ulul il secondo piano.
Riva rideva in modo incontrollabile. Christopher si strinse le
mani sopra la testa, come chi sta celebrando una vittoria. Gli infartuati
sorridevano miti, facendo scorrere lo sguardo da persona
a persona. I giocatori arrivarono con le sedie a rotelle fino ai
tappetini e furono aiutati a scendere, mentre attorno a loro gli
spettatori, seduti oppure sdraiati, li incitavano urlando. Alice si
ferm contro il bordo del tappetino e afferr il deambulatore
che qualcuno le stava mettendo davanti. Mentre si alzava e
procedeva verso la sua postazione sottorete, un uomo della
squadra avversaria grid: Non vale, non vale! Lei pu camminare!.
Tutti lo guardarono.
Zitto, Arthur disse un suo compagno di squadra.
Non vale borbott l'uomo.
Alice lo guard mentre la fisioterapista la calava sul tappeto
come una torre pendente. Vide che Arthur aveva tutt'e due le
gambe, ma notando la loro posizione scomposta sul pavimento
sospett che non gli servissero a molto. Decise che era comunque
una bestia.
Si sedette all'estrema destra, vicina alla rete. L'uomo che afferrava
la palla era sistemato accanto a lei, e subito dopo c'era un infartuato
leggero di nome Mickey. Un fisioterapista le puntellava
la schiena con le ginocchia, e dietro di lui era sistemata Riva. La
donna che schivava la palla era seduta al centro e Christopher in
fondo al campo. "Non siamo certo una formazione che incute rispetto"
si disse Alice. "Ma nemmeno gli avversari lo sono, tutto
sommato."
Il loro giocatore chiave sussurr Jean alla squadra  quella
bella ragazza sul piano inclinato svedese. Una graziosa fanciulla
dalla carnagione chiara torreggiava sui compagni di
squadra da un'asse regolata sulla posizione verticale. Malgrado
fosse tenuta ferma da diverse cinghie, era circondata da numerosi
cuscini disposti sul materassino.
Ragazzi, cominci a lamentarsi la squadra di Alice ci massacreranno...
Ma  valido? Non credo sia valido...  cos alta, su
quell'aggeggio... Nessuno ci aveva detto...
Jean, il fischietto appeso al collo, ingiunse loro di calmarsi.
Oddio... Che imbroglio... Non ci posso credere... Ci massacreranno
insistettero loro.
Moses si accost alla rete e si fece ruotare la palla sull'indice.
Io sono il segnapunti, ragazzi, e dico che si inizia!
Gli avversari servirono, e Riva, miracolosamente, riusc a ribattere.
Con un elegante pallonetto la palla giunse ad Arthur,
l'uomo che aveva protestato perch Alice poteva camminare. E
lui la schiacci sulla rete.
Schiacciata! Schiacciata! gridarono gli arbitri all'unisono.
Non era una schiacciata latr l'uomo afferrando la palla,
che gli era rotolata fra le gambe. Questa  una schiacciata! soggiunse,
sollevando il braccio muscoloso e colpendo la palla
inerme con tale forza che Alice riusc a capire dove fosse andata
soltanto quando ud rimbombare un sonoro schiocco alle sue
spalle. La donna che generalmente cercava di schivare la palla
aveva scelto proprio quel momento per non farlo. Era stata sorpresa
mentre fissava stupidamente il soffitto. E ora giaceva stordita
sul materassino con una chiazza rossa e rotonda stampata
sul volto. Grosse lacrime le rigavano le guance e colavano sul
pavimento.
Buuu ulularono gli spettatori.
Stronzo grid Christopher.
L'ha fatto apposta disse Mickey, che parlava di rado.
Non  vero cominci Arthur, ma venne interrotto da un
suono terribile, una specie di nitrito. Yii-ii-ii strill la donna
abbattuta. Jean le asciug gli occhi e l'aiut a rimettersi seduta.
La partita si concluse in fretta. Christopher serv la palla su
un lato della ragazza legata al piano inclinato, quindi sull'altro.
Mentre Arthur imprecava, la palla volteggi sopra di lui, oltrepass
le braccia flaccide e mulinanti dei quadriplegici appostati
accanto alla graziosa fanciulla, sfior le dita di quest'ultima e atterr
fra i cuscini con un morbido tonfo.
Ecco fatto disse Christopher senza sorridere quando fu finita.
Non  carino colpire le vecchiette aggiunse rivolto ad Arthur.
Alice trov quasi eroico il modo in cui si iss da solo sulla sedia
a rotelle e usc dalla palestra con la schiena dritta.
Mr Sopkin, la prego, ci restituisca la palla disse una voce alle
sue spalle mentre se ne andava. La partita  finita, Mr
Sopkin.
Alice si allontan camminando dietro la sua sedia a rotelle e
appoggiandovisi per avere un sostegno.
Ha visto?! esclam Arthur indicando Alice, con un dito accusatore,
a un'infermiera che era salita a prenderlo.
Poco dopo la partita di pallavolo, Christopher le diede appuntamento
nella serra. Alice ci and con il deambulatore e si
sedette ad aspettarlo su una cassa di legno. La serra aveva la
pi grande collezione di begonie che avesse mai visto. Probabilmente
provenivano dalle camere dei pazienti. Erano diventate
enormi e traboccavano dai loro vasi.
Un lucente pappagallo verde attravers all'improvviso la serra.
Ted! strill. Ted! Ted!
Mi hai spaventata, stupido uccellaccio disse Alice. Aveva il
terrore degli uccelli. A casa, i tordi volavano nella stalla e sbattevano
freneticamente contro le pareti nel tentativo di uscirne.
Alz gli occhi sul pappagallo stagliato contro i pannelli di vetro
del lucernario e si rammaric di averne paura. Davanti a lei, in
fondo, stava un animale quasi domestico.
Wendy dice gracchi il volatile sbattendo le palpebre.
Alice ne guard il becco: due affilatissimi mezzi gusci che si
chiudevano con un colpo secco e minaccioso. I lunghi artigli
erano serrati attorno a una sbarra appesa al soffitto. "Proprio
come il mio trapezio" pens Alice.
Wendy dice
Dice cosa? domand educatamente all'uccello, sperando
che non l'aggredisse. Le sembrava grande come un'aquila, e altrettanto
feroce. Chi  Wendy? Chi  Ted? Perch mi stai dicendo
questo? Vuoi sederti sulla mia spalla? Rabbrivid. Era inutile.
L'avrebbe di sicuro ghermita con gli artigli e trascinata fra il
fogliame. Lasciamo perdere, d'accordo? Sei troppo nobile per
essere un animale domestico. Salute a te, spirito leggiadro e
quant'altro. Nato libero, eccetera eccetera.
Il pappagallo si aggrapp ancora pi saldamente alla sbarra e
riprese a chiamare Ted. Alice strinse le dita attorno al deambulatore
e attese l'arrivo di Christopher.
Quando lui entr nella serra, era raggiante. Le diede una pacca
sulla spalla, una sul ginocchio, un buffetto sulla testa e le
batt un "cinque" sulla mano. Ma bene, ma bene disse come se
qualcuno avesse appena segnato un punto decisivo.
Indovina? Indovina? Alice, indovina? Le sferr un pugno
leggero nello stomaco. Il pappagallo volava in circolo sopra le
loro teste, inneggiando alla loquace e autoritaria Wendy. Torno
a casa! annunci Christopher. Questa settimana user il
deambulatore, e poi torner nel New Jersey e frequenter il centro
di riabilitazione locale come paziente esterno, e alla fine
guarir!
Era cos felice che Alice sent di non potersi esimere dal rispondergli
con una pacca sulle spalle e sulle ginocchia, ma
quando gli diede un colpetto sulla sua bellissima testa si rese
conto di quanto le sarebbero mancati le sue spalle, le sue ginocchia,
i suoi soffici capelli biondi.
Mi mancherai disse.
Ted!
Ehi, anche tu. Ma ci possiamo scrivere, telefonare...
Ted! Ted!
... e io torner in citt. E tu verrai a trovarmi, vero? In spiaggia,
Alice. In spiaggia!
Alice cerc di immaginarsi in spiaggia con Christopher. Non
era del tutto convinta che il New Jersey avesse una spiaggia. E
sebbene, da quando aveva conosciuto Christopher, non avesse
fatto che pensare alla stranezza di quell'incontro in un istituto di
riabilitazione, ora le sembrava che fosse il loro unico terreno comune.
Detestava la spiaggia. Andava bene finch era una sudicia
bambinetta che si faceva colare addosso i ghiaccioli, ma col passare
del tempo le giornate erano diventate cos calde, l'acqua cos
fredda, il sole cos brillante. Non si riusciva a leggere. Non si riusciva
a dormire. Ci si annoiava, in spiaggia. E lei si scottava facilmente.
Wendy dice gracchi il pappagallo dal suo trapezio.
Senti scatt Alice non me ne frega un cazzo di quello che
dice! Sta' zitto!
Ted! ribatt l'uccello.
Sei un mostro grid lei di rimando.
Alice, non dire cos. Sono pazzo di te, ma devo tornare a
casa...
Come? Certo che devi tornare a casa. Si ramment all'improvviso
di un verso che le era stato recitato una volta. Quello
che abbiamo avuto  stato meraviglioso soggiunse. Una sorta
di... ehm... momento esistenziale.
Christopher sbatt le palpebre.
Il pappagallo sbatt le palpebre.
Una storia soggiunse Alice.
Giusto! esclam Christopher sollevato.
Alice adorava vederlo sorridere. Anche se non era ansiosa di
trascorrere un pomeriggio in spiaggia con lui, Christopher aveva
un bellissimo sorriso. E negli ultimi tempi aveva sorriso ben
poco. Malgrado avesse sistemato una lampada solare in camera,
la sua abbronzatura si era sbiadita, e lui se n'era dispiaciuto.
Alice pens che Christopher senza l'abbronzatura sarebbe sembrato
piuttosto innaturale. La sua energia avrebbe potuto risentirne.
Sarebbe deperito, come un animale selvatico in gabbia.
Alice sorrise, si congratul con lui e cerc di convincersi che
fosse meglio cos. Si disse che si stava comportando in modo
nobile, come Joy Adamson che liberava i suoi leoni perch potessero
correre nella savana e sbranare le graziose gazzelle. Per
un attimo pens di correre a propria volta fino a Christopher e
di ucciderlo fra quelle piante da serra. In fin dei conti, lui la stava
abbandonando. Ma lo vide cos contento, mentre si agitava
sulla sedia a rotelle, cingendole il collo con un braccio e colpendole
affettuosamente il mento con un pugno, che non pot fare
a meno di ridere. Se lo immagin in piedi, i jeans bassi intorno
alla vita nuda, i piedi immersi nella sabbia tiepida, le mani sui fianchi. Sospir.
Christopher, sarai cos... cos abbronzato disse.
No, quello  brutto sentenzi, e il commesso incresp le
labbra. E troppo grosso spieg Alice.
Sua madre e Stephanie erano accanto a lei, appoggiate al bancone.
Quello  grazioso diceva una delle due, e l'altra annuiva
entusiasticamente. Davvero grazioso.
E orrendo replicava Alice, e il commesso gliene mostrava un altro.
No, no, la quercia va bene per i vecchi e per i mobili. Macch,
troppo vistoso. Brutto manico, gibboso, scomodo scart
ogni proposta. Alla fine, annoiata anche lei, scelse una coppia di
bastoni di ebano dalle impugnature d'osso, una a testa d'anatra, l'altra di cane.
In quella transizione da un congegno all'altro che era la guarigione,
niente era pi eccitante del passaggio dalle stampelle di
metallo ai bastoni. Perfino il progresso dalla sedia a rotelle alle
parallele impallidiva in confronto all'acquisto dei due bastoni
di ebano con l'impugnatura d'osso. "Questi bastoni" pens Alice
il mattino successivo accarezzando affettuosamente l'anatra
"non sono stati progettati soltanto per i disabili.  un grande passo avanti."
Stephanie se ne and a Los Angeles, Holly spos un dermatologo
filippino e Alice rimase da sola. L'istituto trovava che questo
fosse un magnifico progresso, e nutriva la speranza che lei
sarebbe sbocciata, trasformandosi in un'invalida davvero indipendente.
Alice stessa sentiva di essere giunta a una svolta, a
uno spartiacque nella sua riabilitazione; non voleva deludere
nessuno, ma le sue infermiere le mancavano. A volte si svegliava
e borbottava qualcosa all'inesistente Holly, come una moglie
che tasta il letto in cerca del marito che si  gi alzato. Al termine
delle giornate di esercizi sedeva imbronciata: rimpiangeva
Stephanie, ma non aveva voglia di andarsi a cercare qualcun altro con cui parlare.
La procedura della vestizione e della svestizione, che con la
supervisione delle infermiere era filata cos liscia che Alice non
vi aveva mai prestato grande attenzione, era diventata lunga e
complessa, come in un campo di addestramento militare. Prendere
le mutande non era un problema: si trovavano in un cassetto
accanto al letto. Ma poich non riusciva a piegare gli arti
inferiori, doveva infilare tutt'e due le gambe contemporaneamente
e poi dimenarle finch le mutande non salivano all'altezza
delle ginocchia, dove poteva finalmente afferrarle e tirarsele
su. Per mettersi le calze disponeva di un attrezzo effettivamente
ingegnoso, il quale, per, le faceva venire voglia di piangere
ogni volta che lo guardava, bench fosse rivestito di un vivace
tessuto a fiorellini che ricordava la tappezzeria di una camera
per gli ospiti. Era simile a un calzascarpe ma molto pi grosso e
morbido, come un'opera di Claes Oldenburg, ed era appeso al
muro con un lungo cappio elastico. Ogni mattina Alice srotolava
un paio di calze e ne infilava una nel calzascarpe, il quale era
dotato di fermagli che lei agganciava all'orlo superiore della
calza. Dopodich, lanciava quell'aggeggio fiorito in direzione
delle sue estremit. Le sembrava di calare le reti in un fiume,
dragando il fondale alla ricerca dei suoi piedi. Poi recuperava
l'attrezzo e riprovava, stringendo il cappio elastico. Quando il
calzascarpe atterrava finalmente nei pressi di un piede, quest'ultimo
poteva essere raggiunto e infilato nella calza; Alice tirava
l'elastico e faceva scivolare il calzascarpe oltre il tallone e la
calza sul piede. Dando un secco strattone, i fermagli si staccavano
e l'aggeggio schizzava verso di lei, ma la calza rimaneva diligentemente
sul piede. La stessa operazione doveva essere ripetuta
per l'altro piede, e sebbene Alice ammirasse la tecnologia
dell'attrezzo, spesso lo scagliava a terra, frustrata e spazientita.
A quel punto era costretta a raccoglierlo, operazione che richiedeva
tempo - scendere dal letto, zoppicare fino al calzascarpe,
chinarsi, zoppicare fino al letto - e la sfiniva.
Penso di farcela, penso di farcela borbottava lanciando i
pantaloni in direzione dei piedi e cercando di infilarseli a colpi di anca.
Penso di farcela, penso di farcela, penso di farcela sospirava
senza entusiasmo mentre arrancava con i bastoni verso il bagno
e si lavava svogliatamente i denti. Dopo aver gettato un'occhiata
nostalgica al letto, varcava la soglia con quel suo passo
strano e rigido. Era molto indipendente, lo sapeva. Ma quella
lotta per vestirsi, per lavarsi, per afferrare una matita con cui
scrivere una lettera le sembrava un vero e proprio spreco di
energie. La consumava, e temeva che nuocesse al suo vero lavoro:
cose come il sollevamento pesi e la pallavolo.
Ma  proprio a questo che serve la terapia le dicevano i dottori.
"No" protestava lei fra s. La terapia avrebbe dovuto aiutarla
ad adattarsi alla vita normale.
 quella la vita normale spiegavano loro.
Per convincerla, per farle capire che cosa aveva perso in tutti
quei mesi, le ordinarono di trascorrere un giorno, un'intera
giornata, fuori dall'istituto. Passa una giornata con tua madre
dissero i dottori. E la notte.
E cos Alice and a dormire nell'appartamento che i nonni
avevano subaffittato per la madre.
Non  divertente? esclam sua madre porgendole un'enorme
ciotola colma di zuppa. Guarda che belle luci ci sono fuori.
Rosse e verdi! E bianche! Guarda quante macchine!
Alice fiss la zuppa, dalla quale sbucavano voluminosi ossi e
brandelli giallastri di pelle di pollo.
Zuppa del contadino! spieg sua madre.
Una notte fra amiche! esclam pi tardi, preparandole il
letto. Poi scoppi in lacrime, stringendola fra le braccia. Anche
Alice cominci a piangere. Scusami disse sua madre. Ma ho
pensato a quand'eri piccola. E adesso sei cos cresciuta. Si
asciug gli occhi. E hai sofferto tanto.
Su, su mormor lei, e si mise a piangere ancora pi forte.
Su, su la consol sua madre, di nuovo in lacrime.
Anche tu hai sofferto molto disse Alice, la sua autocommiserazione
per il momento smorzata dalla gratitudine e dalla
compassione verso la madre. Sentimenti, questi ultimi, che la
portarono rapidamente al risentimento verso il padre. Avresti dovuto sposare un altro.
Hai detto una cosa terribile rispose sua madre. Significa che non avrei avuto te e Willie.
S che ci avresti avuti.
No.
E allora? Saremmo stati meglio.
Alice! disse sua madre.
Cominci a piovere, e le gocce presero a picchiettare sul compressore
esterno dell'aria condizionata.
 cos accogliente osserv sua madre. Adoro il tamburellare
della pioggia sul tetto.
Siamo soltanto al quinto piano.
S, cara. Sua madre le diede un bacio, spense la luce e si ritir
in camera, dove cominci quasi immediatamente a russare.
Alice fiss lo sguardo nel buio. Aveva visto gli abiti di taglia
ridotta di Louie Scifo nell'armadio, e l'odore della sua acqua di
colonia aleggiava nell'appartamento come un gas venefico. Il
pensiero di Louie Scifo la faceva infuriare con suo padre.
Ho programmato una giornata deliziosa. Guarda annunci
sua madre il mattino dopo, estraendo un foglietto dalla tasca
della vestaglia. No, questa  una multa.  questo? Ma dove sono
i miei occhiali?
Questo dice "Arance, detersivo, tovaglioli di carta...".
Eccoli riprese sua madre tirando fuori gli occhiali da una
tasca. Eccolo! esclam estraendo un foglietto da un'altra tasca.
Il nostro programma.
Il programma diceva:
GIORNATA TIPO
1. Una bella colazione
2. Una deliziosa passeggiata (Questa voce era cancellata)
3. Una commissione
4. Acquisti
5. Pranzo da Rumpelmayer's
6. Visita a un'amica simpatica
7. T al Plaza
8. Sonnellino
Leggendo il programma, Alice si disse che dopotutto la vita
reale non sembrava poi cos male.
Un'avventura! cinguett sua madre.
La "bella colazione" venne servita a un minuscolo tavolino,
infilato fra la finestra della cucina e i fornelli, e definito "intimo"
da sua madre. A parte il caff versato da sua madre sulla bustina
del t, il pasto fil liscio e si concluse con la distribuzione sul
davanzale delle briciole di brioche per quelli che chiamava i
"colombi torraioli".
Sono soltanto vecchi, luridi piccioni, mamma obiett Alice.
Ma sua madre si era da poco iscritta alla Audubon Society, e
non volle sentire ragioni.
La "commissione" consisteva nell'iscrizione di sua madre ai
corsi di italiano della vicina Amerigo Vespucci Society.
Perch vuoi imparare l'italiano? le chiese Alice insospettita.
Se la immagin intenta a dissodare campi in Sicilia, esclamando:
"Un'avventura!". State programmando un viaggio in madrepatria?
Sua madre la trov un'uscita spassosa e, dopo aver riso di gusto,
rispose che s, in effetti, lei e Louie stavano pensando a un
viaggetto in Sicilia, che si diceva fosse magnifica, piena di rovine
romane e normanne e moresche...
L'Amerigo Vespucci Society distava soltanto pochi isolati, ma
il loro cammino era disseminato di ostacoli rappresentati da
profumatissime e accoglienti panetterie. La madre di Alice sembrava
abitare in un quartiere di panetterie, e premeva il naso
contro ogni vetrina, annusava l'aria vicino a ogni porta aperta,
indugiava e sospirava con tale abbandono che perfino Alice,
che arrancava reggendosi ai bastoni, si spazient per quel ritmo cos lento.
Andiamo, mamma la incit.
Ma prima di raggiungere l'edificio di mattoni rossi dell'Amerigo
Vespucci Society, sua madre fece in tempo a entrare in una
libreria per bambini e in due pasticcerie.
S? domand l'alta, sottile italiana accuratamente truccata
che venne ad aprire la porta. Le parole sembrarono strisciarle languidamente
fuori dall'esofago. Che cosa posso fare per voi?
Vorrei iscrivermi al corso di italiano rispose la madre di Alice.
M-m-s disse la donna. Fiss Alice con occhio critico. Alice
guard i suoi vestiti: molto chic. Sei... La donna fece una pausa
come per cercare la parola giusta. Bellissima! sbott infine
nel suo strano accento italiano, facendo rotolare la parola sulla
lingua con profonda soddisfazione. Tese la mano e le accarezz la guancia.
Oh, grazie mormor Alice.
Bel-lis-si-ma ripet la donna.
Mia figlia sa gi l'italiano disse orgogliosa la madre di Alice.
Sua figlia? domand la signora italiana. Credevo fosse la
sua... fece una pausa teatrale, facendo scorrere un dito sulle
labbra di Alice ... la sua amica.
Mamma! grid Alice quando furono di nuovo in strada.
Ci ha credute due lesbiche! Credeva che fossi la tua amante!
Mio Dio esclam sua madre, e cominci a ridere.
Guardaci! Due lesbiche! Alice indic i suoi pantaloni di tela,
il giubbotto di pelle e le scarpe da ginnastica, quindi l'impermeabile,
i pantaloni e le comode scarpe da passeggio di sua madre.
Quel mattino camminavano a braccetto.
E disgustoso! comment sua madre, e riprese a ridere.
La giornata tipo prosegu. La madre di Alice consult il programma,
vide che la voce successiva era "acquisti" e sugger un
cappello. Venne tuttavia distratta dal suo "delizioso progetto"
dalla vetrina di un negozio interamente dedicata a una collezione
di tenue, delicata biancheria da casa prodotta a Milano. Alice,
circondata dalle pi belle lenzuola sui cui avesse mai posato
la guancia, pens che la vita reale le piaceva sempre di pi.
Ti stai adattando meravigliosamente al mondo esterno osserv
sua madre mentre sceglievano un completo di lenzuola a
righe color pastello e quattro federe con una fantasia di cestini di viole.
Presero un vecchio taxi Checker - Alice non riusciva a salire
sulle auto pi piccole - fino all'incrocio fra 50th Street e Fifth
Avenue e si appoggiarono a un muretto che le separava da Central Park.
Guarda, tesoro, un uccellino. Che cos'? Non riesco a distinguerlo senza gli occhiali.
Un passero, immagino.
Che bellezza disse sua madre.
Attraversarono la strada ed entrarono da Rumpelmayer's, un
locale specializzato in gelati e giocattoli che sembrava frequentato
esclusivamente da ragazzine con mocassini di vernice e anziane
signore con scarpe dcollet bicolori. La madre di Alice pasteggi a gelato.
La successiva voce del programma era "visita a un'amica
simpatica". Alice rifiut di andare a trovare una delle sue, e cos
decisero di recarsi a casa di Joannie Schrecker, una giovane donna
che la madre aveva conosciuto in uno dei suoi corsi. Aveva
appena avuto un figlio, e lei voleva portare un regalo per il nuovo
arrivato. Si chiese se ci avrebbe trasformato la visita in
un'altra commissione, rovinando il programma, ma Alice le assicur
di no, e ripresero il cammino verso l'appartamento dell'amica.
Mentre una perplessa Joannie Schrecker ringraziava per il
grazioso tagliacarte, e sua madre si rendeva conto di aver inviato
allo zio Herbert un abitino a nido d'ape per il suo compleanno,
Alice decise che la vita reale era decisamente spassosa.
E questo dev'essere il pap disse sua madre afferrando una
fotografia incorniciata che campeggiava sul pianoforte.
Mamma l'ammon Alice.
Che bell'uomo!
Mamma! ripet Alice.
Mi sembra proprio che il piccolo gli assomigli.
Mamma! invoc disperata Alice.
La fotografia era un ritratto di Gertrude Stein.
Ma guarda che coincidenza! esclam sua madre. Alice?
Pensa che proprio stamattina...
Mamma!
Alice si disse contentissima di aver fatto visita a un'amica simpatica.
Non  divertente, la vita reale? domand sua madre mentre
uscivano da casa Schrecker. Alice dovette convenire che lo era.
Andarono a prendere il "t al Plaza", dove mangiarono fragole,
ascoltarono i violini e rimpiansero nostalgicamente i bei tempi
andati, la vecchia New York di Edith Wharton.
Certo, a quei tempi noi avremmo spinto i carretti, vero cara?
disse sua madre. Certo che doveva essere davvero... Si
ferm, e Alice si domand come ne sarebbe uscita. Doveva essere
davvero... romantico? divertente? allegro? intimo? ... proficuo!
esclam, sorridendo al pensiero di tutti quegli industriosi mercanti.
Sulla via del ritorno a casa, Alice guard fuori dei finestrini
mentre il taxi procedeva a scatti e sobbalzi e sua madre osservava
che avrebbero potuto trovarsi su una diligenza del selvaggio
West. Il cielo era azzurro, e stavano attraversando un Central
Park fitto di alberi fioriti di bianco.
Non  magnifica, New York? chiese sua madre guardandosi
intorno. Pensa, potremmo essere a... Westport!
Alice si limit ad annuire. Stava pregustando il suo sonnellino
fra le lenzuola a righe color pastello e le federe con i cestini di viole.
La vita reale non era cos male. Alice si domandava quando sarebbe
guarita. Le aderenze aderivano, e nessuno accennava pi a
romperle. Parlavano di rafforzare la sua muscolatura, di aumentare
la sua resistenza, ma ogni volta che le sue capacit di movimento
venivano messe alla prova, il risultato era lo stesso: non
riusciva a chinarsi o ad allargare le gambe, e nessuno sembrava
aspettarsi alcunch di diverso.
Quando? cominci a chiedere ai dottori. Si sentiva come se
stesse aspettando l'ultimo giorno di scuola. Come se tutta la sua
malattia fosse stata una serie di terribili semestri in un odioso
collegio. Come se potesse trasferirsi altrove.
Quando? li interrogava strattonandoli per le maniche, ma loro non lo sapevano.
Abbiamo deciso le comunic un giorno il suo dottore che hai bisogno di un intervento.
E che ne sar delle aderenze? chiese Alice.
Non si romperanno rispose il dottore. Ti asporteremo le
anche spieg. Ma le sostituiremo aggiunse mentre il volto di
Alice si contraeva preparandosi alle lacrime.
Con che cosa? domand lei insospettita.
Congegni artificiali! esclam il dottore.
Il volto di Alice cedette. I singhiozzi cominciarono a scuoterla.
Alice, Alice riprese il dottore. Sono degli ottimi congegni.
Protesi! Sono fatti di metallo e plastica. Molto resistenti. Durano
a lungo. Sarai in grado di allacciarti le scarpe.
Alice lo squadr da capo a piedi, stringendo gli occhi. Allacciarmi le scarpe?
Hmm-hmm.
E infilarmi le calze senza... quell'affare?
S, se l'intervento avr successo. Cosa che ritengo probabile.
Lo giura?
Be', naturalmente non posso garantire che funzioner...
Non lo giura?
Be', no. Ma sono convinto che l'operazione ti aiuter. Veramente.
Potr allacciarmi le scarpe?
Mobilit quasi perfetta, gamma completa di movimenti.
E va bene disse Alice. Ci penser.
Se non altro le protesi non si vedranno fece notare a sua madre,
anche se quella consolazione era guastata da fuggevoli immagini
di Mr Machine, un giocattolo di plastica che attraversava
cigolando goffamente le pubblicit televisive della sua infanzia.
Il pensiero che le avrebbero portato via una parte del corpo,
anche se cos inutile e malandata, la terrorizzava. L'asportazione
della parte malata del femore avrebbe creato un vuoto di pochi
centimetri, e soltanto per i pochi minuti che precedevano
l'applicazione della protesi. Ma nella sua mente quel vuoto si
allargava e cresceva, aprendosi su una sorta di baratro esistenziale.
"Non sar mai pi la stessa" si diceva Alice, come se stesse
per perdere non le anche, ma la verginit.
 un'operazione magnifica le disse una donna gentile avvolta
in rosee pieghe di pelle soffice come una coperta per neonati.
A Miami l'hanno fatta un po' tutti.
Mio marito l'ha fatta! intervenne un'altra. Pace all'anima sua.
Mia sorella l'ha fatta!... Mia moglie l'ha fatta!... Mio fratello!...
Mia cognata! annunciarono tutti allegramente.
A me hanno asportato entrambe le anche! grid una piccola
creatura. La donna era relegata per sempre su una carrozzella
elettrica, che lei manovrava con l'unico, rigido dito che era ancora
in grado di muovere. Alice la fiss, apr la bocca, ma non
riusc a dire nulla. Continu a guardarla, come un coniglietto
sorpreso in mezzo alla strada dai fari di un'auto in corsa.
Ma, cara, esclam la donna indicandosi i fianchi con il dito rigido ha funzionato!
Alice annu stordita.
Ha funzionato insistette la donna. Sono le ginocchia, le caviglie,
i polsi, i gomiti e le dita di plastica a non andare. I miei
fianchi sono perfetti.
Ahh sospirarono tutti.
Dopo essere rientrata in camera camminando a passetti corti
e rigidi, Alice si sedette di sbieco sulla poltrona da cui si intravedeva
uno scorcio del fiume. I rimorchiatori sospingevano basse,
cariche chiatte e un idrovolante scivolava sull'acqua.
Se l'intervento fosse fallito, sarebbe comunque riuscita a camminare.
Lo avrebbe fatto come la signora in fondo al corridoio,
che era priva di anche e si teneva in equilibrio fra un bastone e
l'altro. Non sembrava pi ridicola, non provava pi dolore e non
era n pi n meno efficiente di lei. "A dire il vero" si disse Alice
"lei ha un vantaggio rispetto a me: si pu piegare per entrare nei
taxi." "Che cos'ho da perdere?" concluse, chiedendosi allo stesso
tempo che cosa ci facesse un idrovolante sull'East Ri ver.
 un intervento per persone molto anziane disse il primo
specialista che consultarono. "Tu dovresti saperlo" pens Alice
guardandolo. Era arcigno e grigio, con denti guasti e scuri. Sulla
sua scrivania campeggiava un barattolo pieno di un liquido
giallo. "Principessa Radziwill" diceva l'etichetta.
 un'operazione che viene praticata soltanto da quindici anni
spieg. Sappiamo che dura quindici anni, ma dopo? Emise
un sospiro teatrale e alz le mani con le palme rivolte al cielo.
Non ne abbiamo idea.
Che cosa significa "non ne abbiamo idea"? domand Alice.
Di che cosa "non abbiamo idea"? Marcisce o cose del genere?
Provoca il cancro?
Oh, no, no, no rispose il dottore. Il collante.  il collante.
Quanto dura? Dopo i primi cinque anni eravamo preoccupati
per i successivi cinque. Dopo dieci anni ci siamo chiesti se sarebbe
arrivato a quindici. Ora sappiamo che dura quindici anni,
ma dopo? Scroll le spalle.
Quindici anni sono sempre meglio di niente obiett Alice.
Consigliamo questo intervento soltanto ai pazienti pi anziani ribad il dottore.
"Perch muoiono prima che scadano i quindici anni" pens Alice.
Trovo che lei sia troppo giovane riprese il dottore.
Trovo che io sia troppo giovane per questa malattia.
Sua madre sugger di togliere il disturbo. Alice, il dottore
non  tuo padre. Non dovresti essere cos scortese.
Alice incresp le labbra.
L'intervento scatener le infezioni latenti nella zona decret
lo specialista successivo. Perch non provare questa soluzione?
domand all'improvviso, estraendo un lucente oggetto di
metallo da un cassetto della scrivania. Incapsula il femore senza
bisogno di sostituire tutta l'anca. Certo, in questo modo non
riacquister una mobilit completa. A dire il vero, il risultato
sar pari solo al trenta per cento di quello che potrebbe ottenere
sostituendo l'anca, ma...
Dottore lo interruppe Alice se intervenire sulla zona malata
per applicare un'anca completa rischia di scatenare un'infezione,
non potrebbe succedere la stessa cosa applicando quell'aggeggio?
Oh, il dottore guard perplesso il pezzo di metallo che reggeva
in mano suppongo di s!
"Avanti il prossimo!" avrebbe voluto dire Alice, ma vide che
sua madre le stava inviando occhiate di avvertimento.
Incresp le labbra.
Perch scherzare col fuoco? domand il terzo specialista.
Pu camminare, no?
Alice ricord la scheda che aveva visto sulla scrivania del secondo
specialista.
Donna di razza bianca, 1,70 m, 53,5 kg. Con l'aiuto di due bastoni,
la paziente pu deambulare per mezzo isolato senza disagi. Non  in
grado di allacciarsi le scarpe n di tagliarsi le unghie dei piedi.
Perch correre il rischio? ripet.
Posso deambulare concluse Alice al posto suo, increspando
le labbra in modo eloquente.
Suo padre torn da Vancouver per l'intervento, e si port dietro
Patricia Brody nata Hum. Chiese ad Alice se volesse conoscerla.
No rispose Alice, nonostante la curiosit.
Willie la chiamava Patricia Hum la Mogliastra, e la descriveva
come instancabilmente beneducata.
Che religione interessante  la vostra! gli aveva detto un
giorno.
Stai godendo della giovanile indipendenza che d il vivere
fuori del nucleo familiare? gli aveva domandato (o almeno cos
sosteneva Willie; Alice non era sicura di dovergli credere).
No? Capisco. Be', certamente, le attivit familiari e la routine
giornaliera dell'ambiente domestico sono altrettanto importanti
per il processo di maturazione di un giovane pareva che avesse
continuato.
Bevono del gran t rivel Willie. Scaldano la teiera, pap
dice "A te, cara" e Patricia Hum la Mogliastra lo versa. Il t non
sa di niente, non trovi?
Alice conveniva che il t fosse insapore, e compativa Willie
per aver dovuto trascorrere un pomeriggio con la coppietta felice,
ospite della sorella del padre a Westport. Sembra una donna
terribile disse.
Be', no replic Willie.  come se venisse da un altro pianeta
o qualcosa del genere, come se avesse imparato il linguaggio
e i concetti terrestri da un repertorio di frasi fatte.
... ... determinata concluse.
Le piacerebbe conoscerti le disse il padre.
Credo che far un sonnellino, pap rispose Alice. Sono un
po' stanca. Guardando suo padre uscire dalla stanza, si chiese
se lo avesse ferito. Sperava di s. Quella processione di mogliastre
al capezzale delle figlie disabili le sembrava una cosa
profondamente insensibile. E Patricia Hum le avrebbe probabilmente
chiesto se la sua malattia fosse stata un'esperienza formativa.
L'ha portata a casa! esclam la nonna di Alice. Voleva i
suoi stivali da equitazione!
Erano nell'armadio della camera degli ospiti, tutti infangati
raccont Willie. E io avevo tolto tutte le sue cose dalla cassettiera:
mozziconi di matite, sagome di cartone per le camicie,
pettini rotti. Ne avevo riempito alcune scatole e le avevo accatastate
nella sauna.
Ha portato a casa quella donna! grid nuovamente la nonna
di Alice esprimendo il proprio disappunto con un lezioso gesto
della mano. E con la mia costituzione delicata, be', puoi immaginarti
che colpo mi abbia preso quando ho aperto la porta e
ho visto lui e... lei! E per quella l lui avrebbe lasciato la mia
Brenda?  incredibile, dico io. Inaudito, nel mondo civilizzato.
Ha lasciato una Rolls-Royce prosegu arrotando le ultime due
parole con rispetto per un camioncino Ford! Lo ridurr sul lastricato,
quella contadina. Date retta a me. E la vostra nonna
non parla a fanfara!
Sul lastrico, nonna la corresse Alice. A vanvera.
Hanno suonato alla porta raccont Willie. La nonna  andata
ad aprire, pap ha fatto le presentazioni e Patricia Hum le
ha teso la mano. C' stato un silenzio, poi la nonna gliel'ha stretta,
e all'improvviso... ha strillato! Patricia Hum  impallidita.
Pap  impallidito. E poi...
 stata colpa di quel maledetto cagnaccio, mi ha infilato il
muso freddo e bagnato sotto il vestito...
 stato fantastico! esclam Willie.
... ha un muso cos lungo, quella bestiaccia. E cos umido!
Forse aveva il raffreddore... Pensa un po', portare quella contadina
a casa di tua madre...
Ma cos'hanno detto quando hai strillato? domand Alice.
Ho spiegato che era colpa del cane rispose sua nonna, paonazza
per l'eccitazione e quella donna ha detto non so cosa...
Ha detto riprese Willie "Che grazioso animale domestico."
Alice trascorse a Westport la settimana precedente l'operazione.
Sedeva in terrazza, con le gambe distese, un panama calato
sul capo. Leggeva i gialli di Perry Mason. Ne leggeva tanti e tanto
rapidamente che a volte credeva che il personaggio di un libro
avesse assassinato quello di un altro. L'aria era tiepida e carica di
freschi, umidi odori: l'erba nuova, i teneri germogli sull'acero, le
forsizie. Alice sonnecchiava con il cappello sugli occhi, ascoltando
le mosche che ronzavano contro le finestre cercando di entrare
in salotto. "Perch?" si chiese. Dentro casa, le mosche ronzavano
contro le finestre per cercare di uscire. Ud il verso sordo di una
colomba, il cinguettio acuto di un pettirosso e, nel tardo pomeriggio,
il gracidio di una rana. Il luned sent i bambini che andavano
a scuola, e la campanella del mattino, di mezzogiorno - quando il
cane comparve con residui di latte e di pane sul muso -, della ricreazione
e infine delle tre e mezzo. Ieee! gridavano i bambini.
E poi: Dammelo! No! Lo dico alla maestra!.
Di tanto in tanto una grossa ape cozzava contro la finestra del
salotto, producendo un lieve tonfo, e si allontanava ronzando come un vecchietto inacidito.
Quando il cielo era azzurro gli aerei si lasciavano dietro sottili
strisce bianche e la luna compariva, pallida e trasparente, ancora
prima che il sole tramontasse. "Questo  bello" pens Alice
ascoltando la fune della bandiera della scuola picchiettare lievemente contro l'asta.
"Questo  bello" si disse quando due germani reali le zampettarono
davanti, diretti allo stagno ai piedi della collina.
"Perfino questo  bello" pens quando il cane le premette il
muso freddo e umido contro il palmo della mano e la dest da
un tranquillo sonnellino.
Il gatto divor una famiglia di piccoli cardinali e le port le
loro minuscole carcasse. Lei pianse. Attraversando a piedi nudi
la terrazza, calpest un acino d'uva che sembr gridare: "Iiiip!".
Scopr che era un piccolo rospo. "Ma la natura  crudele" si ricord.
"Lo dice Darwin."
Nel viaggio verso l'ospedale, lasci il finestrino aperto finch
non si trovarono intrappolati nel traffico accanto a un enorme autoarticolato.
Ooh! esclam sua madre. Cacca di vacca! Puzzolente cacca di vacca! I finestrini vennero chiusi.
Superarono l'ingresso dell'istituto ed entrarono nel parcheggio dell'ospedale.
Peccato che non mi abbiano lasciata nella mia vecchia stanza
si rammaric Alice.
Spero che avrai buona compagnia disse sua madre. Forse
sar qualcuno di simpatico!
Alice aveva suggerito una camera a due letti, nella speranza
che i suoi genitori insistessero per una singola. Ma non l'avevano fatto.
Si sedette su un divano mentre suo fratello trascinava dentro
la borsa e sua madre riempiva i moduli per il ricovero.
Stai rischiando! latr una madre a suo figlio. Stai rischiando
grosso! soggiunse, mentre il ragazzino saltellava sul divano di fronte ad Alice.
Qualcuno toss.
Sono vecchia piagnucol una donna anziana. Perch mi
fanno aspettare? Guard Alice con aria accusatrice.
Il fratello di Alice and a prendere qualcosa da mangiare alla
caffetteria.
Un inserviente arriv spingendo una sedia a rotelle.
Ma non ne ho bisogno! protest Alice. Posso deambulare
soggiunse orgogliosa.
 il regolamento spieg l'inserviente spingendola al piano
superiore.
Strano odore osserv Alice mentre avanzavano in corridoio.
Dolciastro soggiunse mentre l'odore s'intensificava. L'inserviente
si ferm sulla soglia di un'angusta, buia stanzetta. Le veneziane
erano abbassate. Il letto accanto alla finestra era circondato
da una tenda gialla.
Uuuu gemette qualcuno dietro la tenda.
Mamma, questa stanza non mi piace protest Alice.
Ha uno strano odore disse sua madre. Come di fiori. O di
frutta.
Non credo che siano fiori obiett lei.
O frutta intervenne suo fratello tappandosi il naso.
Povera mamma disse una donna di mezz'et facendo capolino
dalla tenda gialla. Diabete... cancrena... ha appena perso
una gamba... e l'altra non sembra in condizioni migliori... chiedo
scusa se i gemiti vi disturbano.
Oh, no risposero all'unisono Alice, sua madre e suo fratello.
Quando la donna scomparve di nuovo dietro la tenda, si allontanarono in silenzio.
Cara Katie,
non riesco a dormire. Domani mi operano.
Sarei dovuta andare in una camera a due letti, ma la mia compagna
di stanza si stava deteriorando a una velocit allarmante, e l'odore
della carne in cancrena, unito ai suoi gemiti, era troppo deprimente.
Perfino i dottori l'hanno ammesso.
E cos, eccomi in un'altra camera singola.
Odio Simchas. Oggi non  venuto a trovarmi e non mi ha telefonato.
Fa schifo. Mi hanno dato un sonnifero, ma sono cos arrabbiata con lui e
cos terrorizzata che non riesco a dormire. Se al mio risveglio dopo l'operazione
lo trover qui con un mazzo di fiori non acquistati al chiosco
della metropolitana, lo perdoner. Tu lo odieresti.
Come mai non hai gettato le pillole nel gabinetto? Voglio dire, non ho
idea del perch tu non le voglia prendere, ma dopo esserti data la pena
di nasconderle sotto la lingua fingendo di inghiottirle, non credi che
avresti potuto trovare un sistema migliore per liberartene che schierarle
sul davanzale della finestra? Be', la prossima volta sarai pi fortunata.
Ti rendi conto che sono un'handicappata, e che per quelli come me
ci sono sedili speciali sugli autobus? Se l'intervento fallisse, dovr rinunciare
alle lezioni di danza al Dorfman's Danceland. E non potr
pi pattinare sul ghiaccio.
Con amore,
Alice
Una donna era entrata in camera sua strascicando i piedi e
spingendo un carrello con le mani protette da guanti di gomma.
ma questa volta Alice sapeva che non era venuta a fare le pulizie.
Era l'addetta alla rasatura.
Suppongo che dovr raderli di nuovo disse Alice mentre il
rasoio le sfiorava rapido le gambe, indicandosi i peli pubici ormai
ricresciuti.
La donna, tarchiata e con gli occhi stretti come due fessure,
sollev le mani dalle sue cosce. E perch mai? chiese facendo
un passo indietro e fissandola perplessa. La devono operare alle
gambe.
Certo, magnifico, ma vede, l'ultima volta mi avevano rasata
anche l, e credevo...
Se ne vedono di tutti i colori borbott la donna raccogliendo
le sue cose e gettando ad Alice un'ultima, indignata occhiata
di traverso.
Alice attese l'arrivo di Simchas. "Brody" le avrebbe detto "spero
che usino strumenti elettrici Black&Decker, e non di una marca
scadente." Poi avrebbe aggiunto: "Brody, ti ho comprato delle
scarpe da corsa". Quindi le avrebbe chiesto perch non indossava
una camicia da notte dai colori pi brillanti. Poi avrebbe
espresso la sua meraviglia perch non aveva mai letto non si sa
quale autore ebreo. Poi avrebbe detto che Dickens era un antisemita.
Avrebbe criticato e stigmatizzato e raccontato stupide barzellette;
lei avrebbe espresso gemendo il suo finto sgomento, e
infine sarebbe giunta la mezzanotte e si sarebbe addormentata.
Ma Simchas non arriv.
Distesa a letto, Alice pens a quanto fosse brutto. Che scarpe
terribili portava: nere con le fibbie!
Continu a borbottare girandosi da una parte e dall'altra, trascinando
le gambe rigide ingarbugliate nella lunga camicia da
notte. Si disse che forse quella sera lui avrebbe preso la pillola
sbagliata e sarebbe morto. E finalmente, corrucciata, si addorment.
Il mattino successivo si svegli e rimase in attesa. Sul davanzale
della finestra c'era un tulipano giallo nel vaso che le aveva
regalato Simchas. I raggi del sole lo illuminavano direttamente,
e i suoi petali erano lucidi e scintillanti. "Se quel farabutto non
mi porta dei fiori, non gli rivolger mai pi la parola. Che fiori
non si possono trovare nei chioschi della metropolitana? Giacinti!
Giacinti o sar tutto finito" decise.
Gi sveglia? domand un'infermiera. La fece girare su un
fianco e le fece una puntura. Ti causer un po' di sonnolenza
soggiunse.
E Alice aspett. La riproduzione del Van Gogh appesa al muro
le faceva girare la testa, dandole una lieve nausea. Accese la
radio e si mise a ruotare la manopola, ma riusc soltanto a passare
da un'interferenza all'altra. Ci rinunci e prese a respirare
lentamente, profondamente.
"Non morir" si disse. "E se anche morissi, non lo sapr mai.
Non sar pi storpia di come sono adesso, e forse addirittura
meno. Non soffrir. Morir! Zitta. Mi amputeranno una gamba, e
andr in cancrena. Zitta."
Salve disse al medico interno che venne a inserirle l'ago
della flebo. Ma lui non parve udirla.
Salve disse all'inserviente che venne a prenderla per portarla
in sala operatoria. Ma lui si limit a canticchiare: Rock the
boat, don't rock the boat, baby.
Salve disse a un paziente infagottato su una barella parcheggiata
accanto alla sua. "O  morto oppure mi sto rivolgendo
ai suoi piedi" decise quando lui non le rispose. "Forse non
ha piedi, e io mi sto rivolgendo ai suoi monconi. Forse  morto,
e per di pi io sto parlando ai suoi monconi."
Salve disse alla donna sulla barella dalla parte opposta. La
donna toss e sput in una bacinella.
Su con la vita, ragazzi grid un interno spingendo una barella.
Ho trovato la mano.
La mano di chi?
Del tizio. Si  fatta sedici piani in caduta libera, ma l'abbiamo
trovata.
Quale tizio? si domandarono l'un l'altro medici e inservienti.
Quale mano? Di chi?
Be', e adesso che cosa ne faccio? In che stanza si trova?
Chi? Che cosa ne fai di cosa?
Della mano.
"Oddio" pens Alice. "Su quella barella c' la mano di qualcuno.
Non potevano farla entrare con discrezione? In un sacchetto?"
Il morto con i monconi accanto a lei emise un gemito. "E cos
non sei morto" pens Alice. "Ma hai i piedi mozzati?"
Mettila in frigorifero disse qualcuno.
Che cosa?
La mano. Hai detto che avevi una mano.
S, ma...
Una nuova voce. Qualcuno ha visto una mano? Stiamo
aspettando una mano dal West Side.
Era ora! Dove volete che la porti?
"Forse l'uomo coi monconi qui accanto  Simchas" pens Alice.
"Forse  finito sotto un autobus, ed  per questo che non 
venuto a trovarmi."
Bene, buongiorno disse cordialmente il suo dottore chinandosi
sulla barella.
Alice cerc di rispondergli, ma le labbra sembravano gonfie e
non volevano saperne di muoversi. Quel mattino il suo dottore
sembrava molto peloso. Le sue braccia erano irsute e abbronzate,
e una profusione di peli ricciuti sbucava dal collo a V del camice
verde. Sembrava cos grande. E all'improvviso tutto quello
a cui Alice riusc a pensare fu il Dies irae, che aveva imparato
durante l'ora di latino. Dies irae, dies illa, poi qualche parola che
si era dimenticata e, infine, cum favilla. Ma che cos'era una favilla?
E cosa diceva il resto? Dies irae...
Siii parteee canticchi il dottore spingendola in sala operatoria.
"L'anestesista ha la forfora" pens Alice mentre lui si chinava
su di lei controllando la flebo. "Non credo che un anestesista
dovrebbe avere la forfora, non va bene."
Lui iniett qualcosa nel tubicino e disse: Dies irae.
Che cosa? cerc di chiedere Alice.
Tutto bene? ripet lui.
Alice annu.
L'anestesista la fece girare su un fianco. Soltanto un ago nella
schiena le comunic.
Lei non sent nulla.
Una luce dall'alto l'accecava. Poteva scorgere il proprio riflesso
sulla lampada di alluminio: una distesa di lenzuola azzurre
spiegazzate, un minuscolo volto bianco a un'estremit, due
gambe bianche all'altra. Uomini e donne vestiti di verde si indaffaravano
attorno a lei. Portavano tutti cuffie da doccia sulle
scarpe. E all'improvviso, riflessa sull'alluminio, vide una sega.
"Una sega!" credette di gridare. Ma la sua voce non doveva
avere molta forza, poich nessuno le prest attenzione. Poi vide
un seghetto. Un seghetto! grid con pi energia.
Dottore, disse il giovane vestito di verde che aveva portato
l'attrezzo la ragazza sta dicendo qualcosa. Mi sta strattonando
la manica del camice.
Una sega e un seghetto! annunci Alice al dottore. E un
trapano! strill nel vedere un grosso strumento elettrico che
veniva collegato a una presa accanto ai suoi piedi.
Che cos'hai detto, Alice? domand il dottore chinandosi su
di lei. Una sega? Naturale che c' una sega. Come facciamo ad
asportarti le anche senza una sega?... Doris, smettila.
Che co-o-o-sa? piagnucol Doris, un'infermiera che reggeva
un vassoio.
Smettila di tamburellare.
Non sto tamburellando.
S che stai tamburellando. Non sta tamburellando, Peters?
domand il dottore all'interno con la sega.
Oh, immagino di s, dottore.
Visto? Ora smettila.
Non sto tamburellando, sto sistemando disse Doris muovendo
gli strumenti sul vassoio.
Il dottore sospir: Peters, taglia tu.
Oh, certo, dottore.
Alice guard i riflessi sull'alluminio. Peters prese il bisturi
dalle mani dell'infermiera.
Doris, stai masticando gomma americana? domand il dottore.
Ti dispiace non farla schioccare? Sai che lo detesto.
"S, Doris," cerc di intromettersi Alice "smettila di far
schioccare la gomma. Sai che lo detesta."
Mi innervosisce soggiunse il dottore.
"Doris," cerc di gridare Alice "lo innervosisce!"
Dio, non ci posso credere si lagn Doris. Cerchiamo di essere
adulti!
Peters prese il bisturi, lo fiss con espressione seria e lo premette
sulla coscia di Alice.
Oddio, mi  schizzato sugli occhiali! Non vedo pi niente.
Datemi un asciugamano.
Oh, dottore, mi dispiace, davvero. Non volevo.
Doris, sputeresti quella gomma?
Alice alz gli occhi sulla lampada di alluminio, ma era coperta
di schizzi di sangue e lei non pot vedere nulla. Un trapano
strepit. Le seghe presero a raschiare.
Doris, stai fischiettando!
E allora? Fammi causa.
No, Peters, stai sbagliando.  al contrario.
Oh, dottore...
Doris...
Insomma, non farne un caso federale.
Cos come va, dottore?
Dov' il filo? Cosa ti fa credere che basti?
Perdonami se respiro.
Che cosa ne faccio di questo, dottore?
Ehi, gran bel lavoro, per quanto non spetti a me dirlo! Che
cosa ne pensate? Peters? Doris? Niente male, eh?
Sembra perfetto.
Sai che roba.
Alice, sei una donna nuova.
Alice apr gli occhi.
Perch piangi, cara? domand un'infermiera.
Ma Alice non lo sapeva.
L'infermiera le porse una bacinella, e lei rigett diligentemente.
Sei nella sala postoperatoria.
Che cos' suc...
Stai bene.  stato un successone! annunci l'infermiera. La
tua mano sar come nuova.
Co...? fece Alice. La sua bocca era molle e pesante.
Hanno trovato la mano sul marciapiede, accanto a un idrante,
e te l'hanno ricucita alla perfezione.
Alice sollev faticosamente le mani e se le guard.
Dio, che bel lavoro ti hanno fatto! esclam ammirata l'infermiera.
I punti non si vedono nemmeno.
Alice accost le mani al volto e cerc le suture.
Congratulazioni disse l'anestesista avvicinandosi alla sua
barella. Sente dolore? s'inform.
Lei gli mostr le mani e gli rivolse un'occhiata patetica.
Perch piange? Non pianga disse lui. Va tutto bene. Ha
un'anca nuova, un'anca deliziosa. Incisione pulitissima. S, ha
delle mani bellissime. Vuole che gliele stringa? Meglio cos? Freddo?
Infermiera, possiamo avere un'altra coperta?  l'anestetico:
sta esaurendo il suo effetto. Per questo sta piangendo. Non abbia
paura. Brava, cos. Ora mi lasci andare le mani. Miss Brody, la prego,
mi lasci andare le mani. Solo per un istante. Torner, glielo
prometto. Sta bene, davvero. Ecco, brava...
Quando Alice riapr gli occhi, sua madre era accanto a lei.
Erano di nuovo in camera.
Mamma disse Alice. Aveva la gola secca, e la luce la costrinse
a stringere gli occhi. Mi hanno fatto qualcosa alle mani?
No, tesoro. Perch avrebbero dovuto? Ma la tua anca  stata
un gran successo. Ho parlato col primario.  molto contento.
Bene disse Alice. Molto bene. L'infermiera mi avr scambiato
per qualcun altro. Vuoi dire che sono a posto? Davvero?
S, amore. Ora rimettiti a dormire.
Quando si risvegli per la terza volta, era quasi sceso il buio
ed era arrivato anche Simchas.
L'adolescente bionica disse lui. Ti ho portato dei fiori.
Erano garofani.
Li hai presi in metropolitana?
Be', s, a dire il vero. Dicono che di solito li rubano dalle corone
funerarie, ma questi mi sembravano freschi.
Sono rossi.
Gi. Allegri, non trovi?
Funerale italiano disse Alice. "Louie Scifo?" pens speranzosa.
Ma Louie Scifo, lo sapeva, non sarebbe morto mai.
I funerali italiani sono magnifici, sai intervenne sua madre.
Alice fiss i gemelli di Simchas, i nodi d'oro da lei preferiti, e
fu lieta che fosse l, garofani rossi e tutto il resto. Dopotutto, era
stato buono con lei. L'aveva aiutata, avrebbe detto lui. E l'amava.
A suo modo. Lei era stata una storpia, una foruncolosa invalida
confinata a letto, e lui l'aveva amata. Le aveva offerto sardine
e l'aveva aiutata a infilarsi le scarpe.
Simchas mormor Alice tendendo la mano verso la sua.
Oddio disse all'improvviso sua madre in tono sommesso
dalla poltrona accanto alla finestra.
Alice la guard, Simchas la guard. Entrambi ritrassero la
mano.
Oddio ripet sua madre.
"Ho commesso un incesto" pens Alice. "Avevo ragione fin
dall'inizio." Cominci a sudare.
Brenda protest Simchas non capisci.
Brutto mascalzone disse la madre di Alice.
Alice cominci a piangere. Mascalzone disse a Simchas.
Vattene.
Simchas obbed. Ti ho aiutata disse sulla soglia, portandosi
distrattamente via i garofani.
Alice si fiss la mano. "Disgustoso" continuava a ripetersi.
"Disgustoso, disgustoso." Poi si accorse che la stanza era immersa
nel buio. Mamma cominci, ma non riusc a proseguire.
Era troppo umiliante.
Tua madre  uscita un minuto. Era la voce di suo padre. Al
buio non poteva vederlo. Aveva dormito? Forse. Dunque, era
stato tutto un sogno. Doveva essere cos... per via dell'anestesia.
Pap?
Lui accese una luce.
Pap ripet lei sto davvero meglio?
Suo padre tir su col naso e si asciug gli occhi con un fazzoletto
sgualcito. Stai molto meglio rispose, e poi l'abbracci, rischiando
di stritolarla. Erano anni che non l'abbracciava. Alice
sent il profumo della sua brillantina per i baffi e del suo dopobarba.
Non sapeva di che marca fosse, ma non era mai riuscita ad
annusare il dopobarba di un uomo senza chiedersi come mai non
avesse lo stesso meraviglioso profumo di quello che da piccola
sentiva addosso a suo padre quando lui l'abbracciava. Ma perch
usava la brillantina per i baffi? Non se li arricciava ridicolmente
come faceva qualcuno, ma era abbastanza assurdo da passarvi la
brillantina fino a farli star dritti in una sorta di rigidezza militaresca.
Alice guard suo padre, con i suoi baffoni ispidi, e si disse
che era forse l'uomo pi sciocco che avesse mai conosciuto. Anche
sua madre era sciocca, naturalmente. Sua madre era in grado
di trovare un lato romantico perfino in un mandarino. Le sue
fantasie la sopraffacevano, ma erano fantasie innocenti, portatili,
personali, e l'accompagnavano ovunque andasse come una nuvoletta
di profumo. La madre di Alice non faceva alcuno sforzo
per creare un mondo in cui il sole screziava i pavimenti, la frutta
era sempre matura, i divani sempre confortevoli. Se addentava
una mela, questa diventava matura; se si sedeva su un divano, i
cuscini si ammorbidivano. Perfino nelle scure giornate di pioggia,
lei si affacciava alla finestra, allargava le braccia ed esclamava:
Oh, che giornata! Senti che vento! Potremmo essere nella
brughiera!.
Ma nel caso di suo padre c'era sempre un alto livello di pianificazione.
A volte Alice aveva la sensazione che tutti loro - lei,
suo fratello, il collie, il cavallo, il giardiniere - fossero solo oggetti
di scena, e che suo padre fosse un gigantesco, goffo bambino
che sistemava i mobili della sua casa di bambola.
Desideri qualcosa, Alice? le chiese lui. Un goccio di t? Un
biscotto?
No, grazie. Magari un sorso d'acqua. Alice lo vide riempire
un bicchiere di carta.
Ogni mattina lei e suo fratello l'avevano guardato versarsi il
caff, tenendo in mano entrambi una pallina bianca di saccarina
in attesa di farla cadere nella bevanda nera e fumante. Ah, il
mio alluce! Ah, le mie ginocchia! gridavano fingendo che la
saccarina stesse annegando.
Ricordi quando ti mettevamo la saccarina nel caff e gridavamo
"Ah, il mio alluce"?
Suo padre scoppi a ridere. Non bevo pi caff. Ho scoperto
di preferire una bella tazza di t.
Guardando il padre in giacca blu e cache-col di seta, Alice
pens a quanto dovesse essere stato difficile, per lui, assistere
alla sua trasformazione da felice ragazzina intenta a convincere
il suo focoso pony a saltare un muretto di pietra a imbronciata
adolescente chiusa nella propria stanza ad ascoltare rock and
roll chiassoso. Una poltroncina della casa di bambola che aveva
improvvisamente rovinato l'arredamento. Si era sempre meravigliata
della facilit con cui riusciva a farlo infuriare. Gli passava
accanto senza dirgli una parola, entrava in camera e chiudeva
la porta a chiave, e lui sferrava immancabilmente un pugno
contro il muro, gridando: Come osi? Apri quella porta, maledizione,
aprila!.
"Mi sta perseguitando" pensava lei sdraiata sul letto. "Perch
non mi lascia in pace? Mi odia." TI odio gli gridava.
Come osi? latrava lui, tempestando di pugni la porta.
"Ma anche la pancetta poco cotta" si disse Alice "produceva
quell'effetto." Qualsiasi variazione dei dettagli che lui aveva accuratamente
predisposto - una figlia imbronciata, un piatto di
spaghetti scotti, una moglie tremante sulle piste da sci - era parimenti
insidiosa.
Suo padre aveva cominciato a pettinarsi i baffi. Indossava
scarpe bianche di camoscio con la suola di gomma rossa. Chiamava
"brache" i suoi pantaloni. "Molto raffinato" pens Alice.
"E poi, naturalmente, oltre a essere imbronciata mi sono anche
ammalata. Deve averla vista come una specie di nefandezza."
Vuoi una salvietta? domand all'improvviso suo padre, notando
che aveva sgocciolato un po' d'acqua sul guanciale.
Alice lo fiss. Da un momento all'altro sarebbe potuto sbottare
in un "Ehm, bene, che mi racconti, hai passato dei gran brutti
momenti in ospedale, eh?". Quando si fossero rivisti, probabilmente
avrebbe avuto un bastone da passeggio. E forse un paio
di calzoni alla zuava.
Mentre fissava il cache-col di suo padre entr il dottore. Alice,
sei come nuova annunci. Guarda! Le afferr la caviglia e
le sollev dolcemente la gamba. Alice la osserv come se fosse
lontana, o comparisse su uno schermo televisivo, o appartenesse
al paziente della stanza vicina. La vide flettersi all'altezza del
ginocchio e dell'anca. Guard il ginocchio avvicinarsi al petto. Il
dottore ruot la gamba da una parte e poi dall'altra, e Alice continu
a fissarla. Le sembrava quasi impossibile che potesse essere
la sua gamba quella che si muoveva verso l'esterno e subito
dopo verso l'interno. Ramment un concerto a cui aveva assistito
con suo padre quand'era molto, molto piccola. Era il suo primo
concerto. La banda del liceo aveva attaccato a suonare una
chiassosa, ritmata marcetta, e lei aveva chiesto a suo padre: Da
dove viene la musica?.
Dagli strumenti aveva risposto lui.
Non prendermi in giro aveva gridato lei battendo il piede a
terra. Era rimasta seduta a bocca aperta nella palestra del liceo,
cercando il mangiadischi e il piccolo disco rosso, incapace di
credere che il suono potesse provenire da cos tanti strumenti
diversi. E ora fissava sbalordita la sua sottile gamba bianca veleggiare
nel vuoto, guidata dalla mano del dottore.
Sei guarita, Alice disse lui.
Grazie, dottore rispose lei senza distogliere lo sguardo dalla
gamba. Il dottore la pos dolcemente sul letto, le diede un
pizzicotto sulla guancia e se ne and.
Congratulazioni! esclam suo padre, asciugandosi gli occhi
con il fazzoletto sgualcito.
Non riesco a crederci.
Sicura di non volere un goccio di t?
No, grazie, pap. Pap?
S?
Sono felice che tu sia qui. Le parole le erano scivolate fuori
di bocca. "Maledizione" si disse Alice. "E un tale farabutto! Perch
gli ho detto questo?" Ma gli occhi le si velarono di lacrime
quando lui l'abbracci di nuovo, e ancora una volta il profumo
del dopobarba le riport alla mente quelle mattine in cui marciavano
insieme sulla moquette blu della camera da letto al suono
delle bande di ottoni trasmesse dalla radio, mentre sua madre
dormiva serenamente.
"Sto delirando" pens. "L'anestesia mi sta facendo delirare."
L'operazione all'anca fu un successo. Sei settimane dopo le sostituirono
anche l'altra. Ansiosa di mettere alla prova la protesi,
Alice sedusse un simpatico aiuto infermiere. Convinta che i congegni
artificiali le avessero ridato la salute, torn a casa. Era passato
un anno quasi esatto dal giorno in cui si era ammalata. Regal
al suo dottore una cravatta. Simchas Fresser piomb in uno
stato di profonda depressione, e dovettero smettere di vedersi.
"Sono libera!" si diceva ogni mattina. "Oggi mi alzer presto.
Far una passeggiata, andr a visitare il convento, legger
Middlemarch, far acquisti da Bendel's." E il suo piede scivolava
gaio fra le lenzuola lisce e pulite. La trapunta era venuta a frapporsi,
come di propria iniziativa, fra i suoi occhi e la luce che entrava
dalla finestra. "Sono troppo debole per camminare. Il convento
 cos lontano. Middlemarch  cos lungo. Bendel's  cos
affollato."
Alice! strill sua madre, i capelli in piega. Alice!
Che cosa? Che c'? esclam Alice mettendosi seduta sul letto.
Il cuore le batteva all'impazzata. Che cos' successo? Tutto
bene?
Sto per avvelenare il cane e non voglio sentire proteste!
sbrait sua madre.
"Mamma" pens Alice "ti si stanno letteralmente rovesciando
gli occhi nelle orbite." Hmm, d'accordo.
Alzati immediatamente!
Va bene, mamma disse in tono mite.
Questa stanza  un porcile! Ci si potrebbe prendere una malattia.
Perch non hai rifatto il letto?
Ma ci sono ancora dentro protest.
Alzati!
Sospir. La convivenza con la madre aveva i suoi alti e bassi.
Mander il cane a tuo padre. Mi stai ascoltando? Gli appender
al collo un messaggio di fuoco e lo metter sul treno con
un biglietto di sola andata.
Alice cominci a rifare il letto.
Perch dormi fino a tardi? domand sua madre. Sei depressa?
No, mamma rispose Alice meccanicamente.
Il cane zampett nella stanza, agitando innocente la coda a
pennacchio. Guard la madre di Alice, scodinzol ancora pi forte,
si lasci cadere a terra con un grugnito e sollev una zampa.
Alice! esclam disperata sua madre.
Ci penso io disse Alice.
No, lascia fare a me.  abituato al mio tocco, vero Pookie? Il
cane sbadigli e frust il pavimento con la coda. La madre di
Alice usc dalla stanza e rientr con un piccolo tubetto di crema
e un paio di guanti di gomma. La coda del cane percosse ancora
pi rapidamente il pavimento.
Non ci posso credere, sto spalmando crema sulle palle del
cane borbott da terra la madre di Alice. Ma cane  malato
soggiunse imitando il veterinario russo da cui avevano portato
Pookie. Zcroto di cane  malato.
Non avevo mai veramente capito cosa fosse uno scroto
comment Alice sprimacciando i cuscini.
In un primo tempo Pookie aveva rifiutato le cure, ma ora, non
appena vedeva la madre di Alice, scodinzolava, si sdraiava a
terra e sollevava la zampa speranzoso.
Alice si era trasferita da tre mesi nell'appartamento della madre.
(La villa di Westport era stata venduta, il ricavato diviso fra
i suoi genitori.) Cominci a dormire sopra il copriletto per potersi
alzare esibendo un letto gi rifatto non appena sua madre
entrava nella stanza.
Una sera, Alice era seduta in camera, intenta a fissare le tavole
a colori delle farfalle sul dizionario.
Ciao, Alice! esclam sua madre entrando in camera con Louie
Scifo che le zampettava di fianco. Siamo in partenza, cara!
Buon divertimento, mamma. Dicono che Atlantic City sia
magnifica soggiunse rivolgendosi educatamente a Louie Scifo.
I de Scifo l'hanno sempre pensata cos rispose lui in tono
solenne.
Ciao! Ciao! grid sua madre mentre uscivano a fatica dalla
porta di casa coi bagagli. Abbi cura di te, Alice! Sar di ritorno
domani.
Va bene disse Alice. Ciao, mamma.
Torn in camera e si sedette alla scrivania. "Caro pap" scrisse
su un foglio di carta da lettere con il nome di sua madre. "Il
kilt ti sta davvero bene. Immagino sia stata Patricia a scattare la
foto. Quando lo indossi? Spero non alla cerimonia di conferimento
del mio diploma di laurea. Con amore, Alice." Quindi
guard fuori della finestra.
Sul lato opposto della strada vivevano delle suore ("Proprio
come in Italia!" aveva notato sua madre), e Alice ne osserv ammirata
il composto andirivieni.
"Forse non far la fisioterapista, se non verr ammessa al corso
di specializzazione" si disse. "Forse diventer una suora gentile
e silenziosa. Un angusto giaciglio con lenzuola fresche e pulite.
Cibo semplice e gustoso scodellato da una povera ciotola.
Me ne starei seduta a un lungo tavolo di legno, mentre la luce
proveniente dai bow-window alle mie spalle si riversa su Tacito
e Catullo e Orazio e Virgilio."
Rimase alzata fino a tardi, immaginandosi nel convento.
Avrebbe avuto bisogno di un nuovo nome. Sorella Didone, magari.
Sorella Beatrice? Sorella Lesbia!
Sorella Lesbia, sono le sei! Hai perso il mattutino.
Ancora dieci minuti diceva sorella Lesbia dal suo letto, un
letto stretto e alto, alto come una casa sugli alberi, bianco come
una scarpa da ginnastica nuova. La sua cella aveva veneziane
alle finestre.
Mattutino! gracchiava l'altoparlante sopra la sua testa. La
cella si riempiva di suore armate di siringhe. Mattutino! Mattutino!
Sei malata diceva sorella Darty avanzando a passi pesanti
verso il letto. Malata.
Stai fuggendo diceva fratello Witherspoons. Alice vedeva
soltanto la sua veste. Era bianca. Non aveva piedi, testa, mani.
Stai fuggendo dalla realt soggiungeva.
Mattutino, mattutino, mattutino gridava la folla di suore,
spruzzandole il volto con le siringhe.
Alice balz a sedere sul letto. Pookie, smettila intim al cane,
che protendeva il muso verso di lei per continuare a leccarle
il viso.
Erano veramente le sei del mattino. Le suore dall'altra parte
della strada erano gi sveglie e operose. "Devo scendere dal letto"
si disse Alice. Si abbandon sui guanciali e si accese una sigaretta.
"Devo scendere dal letto. Sono malata e sto fuggendo
dalla realt."
Pookie balz a terra all'improvviso e sollev la zampa.
"Ma perch dovrei alzarmi? Non ho niente da fare. I miei
amici sono via, mia madre  via, mio padre  via, mio fratello 
via. Non ho infermiere con cui parlare. Mi rimetter a dormire."
Pookie agit la zampa e percosse il pavimento con la coda.
"Devo scendere dal letto." Alice si accese un'altra sigaretta.
"Forse potrei leggere, a letto. Ma ho una gran fame. E il cibo  in
cucina. Il caff  in cucina."
Pookie si era rotolato sulla schiena e agitava le zampe in aria.
Non voglio strofinarti lo scroto gli disse. "Balle, disse la regina,
se le avessi sarei re" pens Alice. "Se le avessi io, probabilmente
vorrei soltanto che qualcuno me le spalmasse di crema."
Da quando era tornata a casa, aveva fedelmente seguito la
soap opera ambientata in un ospedale e non aveva fatto molto
altro. Parlava al telefono con anziani parenti dell'artrite in generale
e del tempo in relazione all'artrite; leggeva gli articoli di
giornale sulla salute e sulle malattie; osservava i muscoli delle
sue braccia indebolirsi mentre quelli delle gambe diventavano
un po' pi forti. Non sopportava i suoi amici, che non erano
mai stati malati e pertanto mancavano di carattere e forza morale.
Strisciava fuori dal letto nel pomeriggio, pranzava sdraiata
sul divano guardando la televisione e quindi tornava a letto a
leggere un altro giallo. S'infuri quando l'istituto si rifiut di
appoggiare la sua richiesta di uno speciale permesso di parcheggio
per disabili.
"Devo alzarmi." Alice se lo disse e subito dopo si ricord che
doveva farlo veramente: alle otto e mezzo aveva appuntamento
all'istituto per una visita di controllo. Non ci tornava da due
mesi, e balz gi dal letto piacevolmente eccitata, come se stesse
andando a una festa di compleanno. "Rivedr tutti i miei amici"
pens.
Nell'ascensore non riconobbe nessuno e rimase delusa. Accanto
a lei c'era uno sconosciuto senza gambe su una sedia a rotelle.
Una gamba dei pantaloni era piegata sotto di lui, l'altra
penzolava dal sedile come una bandiera. Alice distolse rapidamente
lo sguardo.
Al quarto piano il linoleum segnato dalle strisce nere delle frenate
sembrava remotissimo. Il soffitto era molto pi basso di
quanto si ricordasse. E che brutto colore avevano le pareti. Verde
pallido. Verde ospedale. " bello essere di nuovo qui" disse fra s
Alice. "Chiss dove sono i miei amici." Avanzava velocemente in
corridoio, senza gettare nemmeno un'occhiata all'interno delle
camere. Un'infermiera le pass accanto spingendo una sedia a
rotelle vuota. Il sedile verde e infossato e i poggiapiedi sollevati
avevano un aspetto malandato e familiare. " la mia sedia." Alice
strinse i pugni.
Hai un aspetto magnifico, Alice constat il suo dottore.
Non dovr visitarti per altri sei mesi.
Ripercorrendo il corridoio, lei si chiese che cosa avrebbe fatto
in quei sei mesi. Con la coda dell'occhio vide alcune porte aperte,
ma pass oltre senza voltarsi. Le sembrava di riconoscere
certi odori: arti, alcol, padelle. Le pareti del lungo corridoio non
avevano finestre, ma quelle alle due estremit erano traslucide e
luminose. Fra l'una e l'altra il corridoio si allungava stretto e opprimente
come una galleria. Alice si diresse con decisione all'ascensore.
C' Alice! esclam una minuta vecchietta di cui lei non ricordava
il nome. Usc insieme ad altri tre pazienti da una delle
palestre. Alice! Alice! Hai un magnifico aspetto, che bello vederti,
come vanno le cose l fuori? le domandarono tutti.
Alice cominciava ad avere caldo, e si asciug la fronte sudata.
Bene, bene rispose, ma si sentiva strana, debole. "Forse  perch
non ho fatto colazione." Che bello vedervi. Come vanno le
cose qui dentro? Abbass gli occhi sul gruppo di sedie a rotelle.
Erano i suoi amici, e lei non riusciva a ricordarsi come si chiamassero.
Ogni volta che posava gli occhi su uno di loro, si sorprendeva
a distoglierli immediatamente, voltandosi verso la
porta dell'ascensore. Si trovava a circa tre metri dal punto in cui
era stata circondata da tutte quelle persone. Sudando, rispose
gentilmente alle loro domande, e intanto fissava prima l'ascensore,
poi il pavimento. Alcuni dei suoi amici non sarebbero mai
guariti. Rossa di vergogna, Alice si guard le scarpe. Sandali eleganti.
"I miei amici non mi piacciono" si disse. "Non mi piacciono
pi. Non riesco a trovare niente da dire loro. Sono a disagio
come lo erano i miei stupidi visitatori. Sono patetica. Sono una
traditrice." Guard disperata la porta dell'ascensore.
Hai davvero un magnifico aspetto ripet la vecchietta. Sorrise
e le diede una serie di affettuosi colpetti sulla mano.
Mrs Cohen! esclam Alice, ricordandosi improvvisamente
il suo nome. Le strinse la mano e fece un balzo verso l'ascensore,
la cui porta si era appena aperta.
Il mattino successivo si svegli presto, cos presto che fuori era
ancora buio. Rimase distesa a letto, attendendo la visita di qualcuno.
"Quanto sono patetica" si disse. "Sono sdraiata a letto ad
aspettare che vengano a trovarmi." Guard il comodino: tre bicchieri
vuoti, una tazzina e un piattino, la confezione accartocciata
di un pacchetto di cracker. "Patetico" si ripet. "Sembra proprio
un comodino da ospedale." Per un attimo ripens con affetto al
suo comodino da ospedale, quindi si mise seduta sul letto.
Nostalgia dell'ospedale. Patetica. Afferr i bicchieri sporchi e si avvi
verso la cucina. Basta. Avrebbe preso le vitamine. Avrebbe fatto
ginnastica. Niente pi atteggiamenti da ospedale. "Ma  proprio
quello che facevo quand'ero ricoverata" si disse. "Prendevo
vitamine e facevo ginnastica." Un bicchiere le cadde di mano e
rimbalz sulla moquette.
Merda.
Alice, sei tu? chiam sua madre dalla cucina. Cosa fai gi
in piedi a quest'ora?
Pulisco la mia stanza rispose Alice abbandonando il bicchiere
nel punto dov'era rotolato ed entrando in cucina.
Sua madre sembrava preoccupata.
Poi porter fuori il cane. Pulir la cassetta del gatto e passer
lo straccio sul pavimento. Andr a Westport e taglier l'erba
di qualcuno. Finch vivr, non rimetter mai pi piede in un
letto. Mai pi.  una trappola. Ci si muore di fame, e il telefono
non ci arriva nemmeno. Cominci a lavare un bicchiere.
Alice...
Non cercare di dissuadermi. Ho deciso.
Finito di lavare il bicchiere, lasci l'altro ancora sporco nel lavello.
Si sedette e si vers una tazza di caff. E tu perch sei
sveglia? domand.
Gli occhi di sua madre s'illuminarono. La migrazione!
esclam, battendo quasi le mani per l'eccitazione. La migrazione
degli uccelli marini!
Ah, gli uccelli ti hanno invitata a seguirli?
Andr sulla spiaggia con il binocolo. Sono cos eccitata. E
credo che dovresti venire anche tu. Ossigeno, Alice. Quello di
cui hai bisogno  un po' di ossigeno. Vieni e respira!
I volatili portano malattie rispose Alice. Ma subito dopo
pens a tutte le giornate che aveva trascorso a letto, ascoltando
il ronzio del condizionatore. Forse aveva davvero bisogno di ossigeno.
Forse si stava ammalando. Una crisi di claustrofobia, o
qualcosa del genere.
"Oddio" pens "adesso sto diventando ipocondriaca. La situazione
si sta facendo disperata. Ma non ceder." E si raddrizz
le spalle. Osservare gli uccelli era certamente meglio che
lavare i pavimenti. E si sarebbe trovata a chilometri di distanza
dal suo letto. Sarebbe andata. Avrebbe visto sorgere il sole.
I volatili sarebbero stati troppo occupati a migrare per svolazzarle
minacciosamente attorno alla testa. Si sarebbero librati altissimi
nel cielo.
In auto, Alice si riaddorment. Si svegli in un parcheggio
che dominava una palude verde. Il sole era gi sorto.
Siamo in ritardo disse sua madre. Imboccarono un ampio
sentiero sterrato alla ricerca della classe di bird watching.
Alice camminava accanto alla madre, che continuava a fermarsi
e indicare: Guarda! Un uccello!.
Mamma, se non ti sbrighi non li troveremo mai.
E marrone!
Alice attendeva mentre sua madre, nel tentativo di puntare il
binocolo sul volatile, veniva distratta da una graziosa formazione
di nubi.
Guarda!
S, mamma diceva Alice, e la madre riprendeva la sua allegra
avanzata.
Avete visto qualcosa? chiedevano, superandole, altri individui
armati di binocoli.
Oh, s! rispondeva la madre di Alice.
Magnifico! E cosa?
Ah, non lo so.
Camminandole accanto, Alice osservava scorrere le sottili nubi
bianche. Era scesa dal letto. Stava camminando. Quello che
pochi mesi prima veniva considerato un miracolo, adesso era
qualcosa che ci si aspettava da lei. "Come dimenticano in fretta" si disse.
Stai bene, Alice? domand sua madre. Non sei stanca?
Certo che sto bene rispose lei. Non sono pi una storpia.
Sono in perfetta salute, e non mi vedrai mai pi a letto.
"Se non con lui" aggiunse fra s nel vedere un giovane alto e
barbuto. Torreggiava sul gruppetto che lo circondava. Aveva la
corporatura di uno scalatore, e Alice ebbe la sensazione che
avrebbe potuto tranquillamente sollevarla sul palmo di una mano.
"Vorrei che lo facesse" pens. Era enorme. Era magnifico.
Scrutava la distesa d'acqua con il suo binocolo.
Eccoci! annunci la madre di Alice, mentre l'uomo alto le
rivolgeva un cenno di saluto. Quello  il nostro insegnante soggiunse.
Alice liber un amaro sospiro. Un insegnante di bird watching.
Gli guard la fronte scottata dal sole e aggrottata per la concentrazione.
Di cosa avrebbe potuto parlargli? Lei odiava gli uccelli. Ce n'erano interi stormi, e volteggiavano nel cielo. Lui amava gli uccelli.
Gli uccelli erano probabilmente tutta la sua vita. I piccoli volatili maculati che correvano lungo la spiaggia cercando di controbilanciare i loro becchi lunghi e sottili erano interessantissimi per lui. Forse aveva perfino scritto delle monografie sull'argomento. Casa sua doveva essere circondata da mangiatoie che attiravano le irrequiete creature provenienti da ogni dove. Probabilmente si chiamava Ted, e le uniche parole che pronunciava erano "Wendy dice". Ma era cos alto. Alice si ferm accanto a lui. Il suo corpo proiettava un'ombra ampia e fresca. No, non c'era alcuna speranza. Lui l'avrebbe trovata arida e poco interessante. E lei non aveva idea di come civettare con un uomo appassionato di uccelli. Non era neanche sicura di volerlo fare. Ma che peccato. La sua barba aveva una sfumatura ramata.
Salve le disse.
Alice smise di respirare. Lui aveva ciglia lunghe e rughe ai lati degli occhi. Cerc di pensare a una risposta. Non ci riusc.
Hai visto la pittima?
Alice si sent sprofondare il cuore nel petto. Scosse la testa.
La trover prima che la gita finisca.
Alice annu. Era cos determinato. Cos risoluto.
Sei venuta con Brenda?
Alice assent. Questa volta riusc a sorridere.
Mia figlia Alice la present sua madre. Questo  Nick.
"Oh" pens Alice. "Nick. Che bel nome. Nick. Nick." Sapeva che presto avrebbe dovuto dire qualcosa. Qualcosa di brillante e sorprendente. Piacere.
E cos sei un'appassionata di bird watching come tua madre? domand Nick.
Oh, no rispose Alice. Non proprio. Voglio dire, no.
Ah esclam Nick.
Gi replic Alice.
La stai soltanto accompagnando?
Gi ripet Alice. Proprio cos.
Nick fece per voltarsi, tenendo in mano il binocolo.
"Oddio" pens Alice. "Parla, di' qualcosa." Apr la bocca nella speranza che ci avrebbe contribuito a innescare il processo.
E cos insegni ornitologia sbott. In una... in una... in un'universit o qualcosa del genere? "Brillante" si disse. Abbass gli occhi a terra.
No, no rispose Nick. Questo  soltanto un passatempo.
Alice lo guard speranzosa. E che lavoro fai? domand.
Sono un dottore.
Un dottore? ripet sgranando gli occhi. Gli si avvicin, mentre il cuore le batteva all'impazzata. C'era speranza. C'era
speranza, dopotutto. Lo guard negli occhi, si apr in un lieve sorriso e soggiunse: Io sono stata una paziente.
...
.
...
FINE.